Fratelli di sangue?

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FRATELLI DI SANGUE?

Perché i lituani comprendono il dolore dell'Ucraina

... e in che modo hanno evitato lo stesso destino.

Il popolo lituano e quello ucraino

hanno una lunga storia condivisa.

Secoli fa, hanno persino formato insieme

una delle più grandi nazioni d'Europa

e più di recente, negli ultimi 25 anni,

entrambi hanno fatto una rivoluzione.

Ma i risultati delle due rivoluzioni

si sono rivelati molto diversi.

La Lituania, ad esempio,

ha aperto il 2015 come membro dell'Eurozona,

con un'economia rinvigorita e il programma

di rimpolpare la sua presenza NATO.

L'Ucraina, invece, ha cominciato l'anno

con una guerra divampata a est,

un'economia in bancarotta

e con oltre mezzo milione di ucraini

divenuti esuli nel proprio paese.

Perché, allora, i percorsi

di queste due nazioni si sono rivelati così diversi,

e in che misura la Lituania ha sfiorato

le stesse sorti dell'Ucraina?

Per capire la differenza,

dobbiamo analizzare

gli eventi accaduti di recente in Lituania.

L'11 Marzo del 1990,

la Lituania ha dichiarato la sua indipendenza

dall'Unione Sovietica.

I negoziati con Mosca

sulla sua indipendenza nazionale sono continuati

finché, nel Gennaio 1991,

l'Unione Sovietica ha inviato un contingente armato

per sopprimere la rivoluzione popolare.

Quella notte ci sono state 14 vittime

e più di mille feriti.

Io ero uno di quegli studenti

che protestava in mezzo ad altre migliaia

e migliaia di persone,

presenti quella notte

e per molte notti successive

davanti al palazzo del parlamento.

I lituani contrattaccano

cantando.

E quando parlo di difesa...

Questa difesa consisteva

soprattutto nel cantare inni,

recitare il rosario

o erigere barricate.

Questo potrà sembrarvi

un semplice canto corale,

ma in realtà è un elemento chiave

della lotta dei lituani per l'indipendenza.

Quando i carri armati sono entrati

a Vilnius, oltre 20 anni fa,

la direttiva del leader

dell'indipendenza è stata di cantare.

Cantare, non contrattaccare.

Nessuna ostilità, solo cantare.

L'uomo che impartisce questa direttiva

è il leader per l'indipendenza

Vytautas Landsbergis.

Per lui, questo non è un tentativo

di demolire l'intero sistema sovietico,

ma l'espressione della volontà

dei lituani di non voler più

vivere nel blocco sovietico.

Un'annessione

che era stata decisa

con il Patto Molotov-Ribbentrop

50 anni prima.

Se volete tenere in vita

la vecchia Unione Sovietica, sono affari vostri.

Noi siamo indipendenti nello spirito,

nelle leggi, a livello di legislazione internazionale,

e nessuno ci fermerà.

Invece di seguire

il nuovo e più moderno approccio glasnost,

Mosca infligge alla Lituania

una repressione severa e tradizionalista.

Quando le truppe sovietiche

attaccano la Lituania nel 1991,

puntano al parlamento,

così come alla sede dell'emittente televisiva nazionale.

Lo scopo è annientare quelli che

combattono per la libertà e azzittire la loro voce.

Eglie Bucalaite trasmetteva

in diretta alla nazione quella sera

quando si è consumata la violenza.

Questo è lo studio da cui Eglie

era in collegamento quel giorno del 1991.

E questa è la porta

buttata giù dai soldati sovietici.

Credo che nessuno pensasse

alla propria incolumità in quel momento.

Gli unici istanti in cui non è stato chiaro

se sarei sopravvissuta o no

sono stati quelli in cui ho visto

i soldati con maschere e uniformi

percorrere i corridoi,

mentre io ero seduta lì in studio.

A quel punto mi è balenato il pensiero

che forse era arrivata la mia fine

e che tutto può concludersi

nel modo più semplice e inaspettato.

È un momento chiave.

Il controllo dell'informazione

è fondamentale per i russi,

specie nell'estinguere una rivoluzione.

Il periodo sovietico è stato terrificante.

Potevo ascoltare l'inno nazionale

solo sul canale radiofonico americano.

Quando trovavo

una trasmissione lituana alla radio

e sentivo l'inno nazionale,

alzavo il volume al massimo

perché si sentisse

in tutta la casa.

La sede delle trasmissioni

era occupata da una televisione militare

che divulgava informazioni

diametralmente opposte alla verità dei fatti.

Era la propaganda russa,

che oggi ci farebbe sorridere

se non fosse per quello

che sta succedendo in Ucraina.

Stanno usando la stessa tattica.

L'attacco agli studi televisivi

causa 14 vittime,

ma presto la strategia sovietica s'inasprisce,

diventando ancora più minacciosa.

Il 31 Luglio 1991, c'erano otto uomini

che lavoravano in questo capanno doganale

sul confine lituano.

Il capanno è stato preso con un'imboscata

dai soldati russi emersi dalla boscaglia,

che portavano scarpe sportive

per non essere uditi e prenderli di sorpresa.

Hanno fatto irruzione nel capanno e costretto

gli 8 uomini che lavoravano qui

a inginocchiarsi in questo angolo della stanza

e poi, uno dopo l'altro,

hanno sparato loro alla nuca.

Una vera e propria esecuzione, usando un silenziatore.

Questi sette uomini, alcuni di loro

appena ventenni, sono morti sul colpo.

C'è un solo sopravvissuto

che può raccontare la storia,

e quell'uomo è Tomas Šernas.

Questo posto ricordava Maidan, in Ucraina,

ma qui nessuno cantava.

Dovevamo lavorare

e non c'erano folle di gente,

solo 7 o 8 persone al limitare della foresta

sprovvisti di qualunque mezzo

di telecomunicazione.

Stavo lavorando

ed ero seduto a quella scrivania.

Era mattina presto,

circa un paio d'ore prima dell'alba.

La baracca sorgeva

dove ora vedete quelle croci.

Ho sentito un rumore strano,

ho alzato lo sguardo

e ho visto un uomo

che correva imbracciando un fucile.

Erano russi

con uniformi russe

senza alcun segno distintivo

e non portavano stivali militari,

ma scarpe di ginnastica.

Questo ha permesso loro

di avvicinarsi furtivamente durante la notte.

Hanno spento la luce.

Ci hanno detto di metterci a terra.

Poi hanno cominciato a sparare

e nel silenzio sono morti tutti.

Il fucile aveva il silenziatore,

quindi i colpi non facevano rumore.

Non hanno detto una sola parola.

Hanno solo ucciso sette uomini

sparando loro alla nuca.

E lo stesso è successo a me.

L'attacco avviene sul confine fra Lituania

e Bielorussia, e persino oggi

le mentalità su ciascun lato del confine

restano nettamente in contrasto.

Siamo sul confine lituano.

La Lituania su questo lato

e la Bielorussia su quello.

Ma questo è ben più

di un confine geografico,

è una delimitazione ideologica.

Su questo lato l'Unione Europea,

dall'altra parte quella che è stata definita

l'ultima dittatura d'Europa.

E tra poco

vi mostreremo com'è.

La Bielorussia ha trascorso i 25 anni

dalla caduta dell'Unione Sovietica

restando fedele alleata della Russia,

sia a livello politico che economico.

Non opponendosi alla Russia,

ha ricevuto in cambio

petrolio e gas a basso costo.

L'Ucraina, invece, è stata regolarmente punita

da Mosca a partire dal 1991,

per ogni suo tentativo di avvicinarsi all'Europa.

E i risultati

sono evidenti a livello economico.

Anche la Lituania riceve un trattamento simile

quando osa sfidare il governo di Mosca.

Eravamo in difficoltà

all'inizio degli anni '90.

Forse non lei non lo ricorda, ma io sì.

Le strade erano deserte,

non c'era né benzina, né auto.

Era inverno,

ricordo che nelle case si gelava.

Era una specie di lezione

perché volevamo l'indipendenza.

Quindi ok, potevamo essere indipendenti,

e quello era il prezzo da pagare.

Ma la Lituania

sfrutta la situazione a suo vantaggio.

In questi otto mesi, siamo riusciti

ad aprire la nostra economia all'Occidente

e in otto mesi

abbiamo cominciato a commerciare con l'Occidente

per due terzi della nostra economia.

E oggi la Lituania è a capo

delle proteste per assicurarsi

che la Russia venga sanzionata

per le sue azioni in Ucraina,

anche se queste sanzioni

dovessero arrecarle un danno economico.

Confinando con la Russia,

subiamo anche noi queste sanzioni.

Il settore agricolo

e quello dei trasporti

ne risentono ogni giorno,

ma nonostante questo

siamo fra i primi

promotori di queste sanzioni

perché è l'unico modo

per fermare le ostilità,

e mandare un messaggio

molto deciso al governo russo.

La reazione

di Mosca è simile

a quella seguita alle rivoluzioni

in Lituania e in Ucraina.

E forse perché,

oggi come nel 1991,

l'economia russa arranca.

Avevamo capito bene

che l'Unione Sovietica era in bancarotta.

E l'avevano capito anche loro,

ecco perché cercavano

di ingegnarsi con qualche riforma

per salvare l'impero sovietico.

Il nazionalismo era una distrazione.

E oggi è lo stesso.

L'economia è distrutta, francamente.

Nessun investimento, niente prospettive.

Inoltre,

i prezzi del petrolio, pur essendosi abbassati,

non hanno ancora raggiunto

un livello soddisfacente.

Quindi la situazione è molto grave.

Possono ripiegare sul nazionalismo,

ma per quanto tempo ancora basterà?

Il Russia Today,

che io chiamo Russia Yesterday,

e tutte le altre reti in lingua russa

non propinano altro che una pessima propaganda.

Talvolta interpretata

come libertà di parola.

Se Goebbels era un giornalista,

allora ci rinuncio.

Ma così come gli attacchi

ad entrambe le rivoluzioni sono simili,

tale è la coesione della popolazione

che per esse combatteva.

Dobbiamo restare

al fianco dell'Ucraina

e non solo noi lituani,

credo che tutta l'Europa debba...

debba fare lo stesso,

perché ciò che sta accadendo in Ucraina

non riguarda solo l'Ucraina,

come gli eventi lituani non riguardavano solo la Lituania.

Nel 2018 ricorrerà il centesimo anniversario

della dichiarazione

dell'indipendenza lituana.

Ma anche il 2015 è un anno importante

perché la Lituania

è entrata nell'Eurozona,

ha adottato l'euro

e questa è la nuova moneta lituana.

Sedere al parlamento europeo

è un conto,

ma la Lituania sa

che convincere i partner europei

che il compromesso con la Russia

non funzionerà sarà altrettanto difficile.

Siamo circondati

da solide istituzioni internazionali, enormi budget,

tante ambizioni.

Siamo nel 21esimo secolo e non possiamo fare nulla

se un paese europeo invade

una nazione confinante.

Non possiamo far nulla,

solo esprimere preoccupazione.

Per lei non è strano? Per me sì.

Cos'è il compromesso?

I russi hanno sempre,

come nel nostro caso nel 1990,

chiesto la capitolazione,

definendola compromesso.

Landsbergis ricorda

che sebbene l'Unione Sovietica

usasse belle parole in pubblico,

dietro le quinte

i leader lituani

subivano ripetute minacce.

Non otterrete mai

la vostra indipendenza,

sono state queste le parole rivoltemi da Gorbachov.

Siate ragionevoli, è irrealistico.

Tornate coi piedi per terra.

Vi daremo più autonomia.

Ora vi viene corrisposto il 7%

del vostro reddito nazionale in valuta.

7%. Vi daremo il 20, accontentatevi.

Una persona normale si chiederebbe:

"Perché non il 100%? Sono i nostri guadagni."

E per alcuni, anche solo

parlare di concessioni

riguardo l'attacco russo in Ucraina

non fa altro che peggiorare la situazione.

Non dico che siamo responsabili,

perché non abbiamo attaccato noi l'Ucraina,

non l'abbiamo invasa.

Ma restando passivi

o non intervenendo,

stiamo contribuendo a quest'escalation.

Volendo parlare apertamente,

ciò a cui stiamo assistendo

è un secondo tradimento di Monaco,

la svendita dell'Ucraina.

Ricordo ancora il consiglio

di una donna anziana in un villaggio lituano.

Ci disse: "Ragazzi,

non fate nemmeno un passo indietro

perché metteranno i loro piedi

qui, dov'erano i vostri."

E quel che è peggio, mentre il mondo

si unisce contro il terrorismo,

alcuni pensano che le tattiche terroristiche

ora siano uno strumento nelle mani di Mosca.

Se vedete un esercito addestrato,

senza segni identificativi

né bandiera,

come lo chiamate?

Chiaramente si tratta di un esercito

e sappiamo che sono soldati russi,

ma si comportano come terroristi.

Le vittime sono vittime

se si tratta di civili.

Faccio sempre quest'esempio.

Ho preso parte alla marcia di Parigi

per 'Je suis Charlie',

e ho manifestato

insieme a tutti i miei colleghi

difendendo la libertà di parola.

In quel periodo c'erano il doppio delle vittime

di Parigi ogni giorno, in Ucraina.

Quindi forse non è giusto fare raffronti,

perché ogni vittima è una di troppo.

Ed è l'ideologia del Cremlino

a preoccupare maggiormente.

Essa riflette

un nuovo paese nazionalista,

mentre il Cremlino sostiene

che è necessaria a proteggere il popolo russo.

La Russia è uno stato

che non ha confini, e questo a molti sfugge.

Persino a Est dell'Ucraina

soffre ancora per la presenza di un confine

con le repubbliche baltiche.

Ed esistono delle contese territoriali

persino sul confine con l'Estonia.

Forse sarebbe più semplice dire

che i russofoni hanno bisogno di protezione.

Ci sono tanti anglofoni

in qualunque parte del mondo

e magari il Regno Unito

potrebbe tornare a colonizzare l'India.

Sono anglofoni anche loro,

forse soffrono.

Può darsi che i diversi punti di vista

siano dovuti a definizioni diverse.

La democrazia significa la stessa cosa

in Russia e in Occidente?

Loro hanno una democrazia speciale.

La loro democrazia è differente.

È una specifica democrazia russa.

Nel significato occidentale, partenariato

significa fare qualcosa insieme

per il bene comune,

per un comune beneficio.

Nel significato orientale, russo,

il partenariato è un gioco

in cui l'obiettivo

è mettere il compagno in ginocchio.

Quindi cosa consigliano

di fare i lituani all'Occidente

alla luce dell'attacco di Putin?

Il mio consiglio non è di ascoltare

cosa dice. Ma di guardare cosa fa.

Guardate le azioni.

Sono abbastanza eloquenti.

Che cosa ha detto,

cosa ha detto oggi, cosa ha detto ieri.

È cambiato qualcosa.

L'ironia della storia

è che l'Ucraina ha avuto la sua occasione

di aprirsi all'Occidente

firmando un accordo di adesione all'UE

durante la presidenza europea della Lituania.

Il Presidente Yanukovych

avrebbe potuto rompere

con le aggressioni

dell'imprevedibile vicino russo.

Ma le cose non sono andate così.

Ed è all'ingresso alle mie spalle

che la storia chiude il suo cerchio.

È qui che la presidenza europea

affidata alla Lituania,

la prima repubblica baltica

ad ottenere questa presidenza,

aveva organizzato un incontro

dove l'accordo con l'Ucraina

sarebbe stato firmato

dall'ex-presidente ucrainoYanukovych.

Lui si è presentato ma ha rifiutato

di firmare la convenzione

sotto le pressioni del Cremlino.

Ed è stato quel rifiuto

a condurre alle proteste Euromaidan.

Altra ironia è che sia un lituano,

Aivaras Abromavicius,

il ministro

per lo sviluppo economico e il commercio

del nuovo governo ucraino,

formatosi

quando l'ex-presidente russofono Yanukovych

è fuggito per vivere in Russia.

Di contro, in Lituania, i leader

e la popolazione sono rimasti uniti.

Ma che sarebbe successo se la visione comune

di una Lituania europea non si fosse realizzata?

Quale sarebbe oggi la sua posizione

se non fosse diventata membro della NATO?

Sa, non voglio

nemmeno pensarci.

Posso solo ringraziare il cielo che la decisione

presa dalla nostra nazione 25 anni fa

sia stata in favore della libertà

e che siamo diventati membri

della NATO e dell'Unione Europea.

Per noi era un'occasione storica,

e l'abbiamo colta al volo.

Quindi non ha idea

di come sarebbe andata se invece...

Non voglio nemmeno pensarci.

È evidente

che la strada imboccata dalla Lituania

sia l'unica a poter garantire

la sicurezza di una nazione.

Ricordando il 2008, la Georgia

non era un membro della NATO.

Ed ecco il risultato. L'Ucraina,

una grande nazione nel cuore dell'Europa,

non era un membro della NATO,

ed ecco il risultato.

Ecco la differenza.

Ma il modo migliore per sapere

quanto i lituani si sentano sicuri

è semplicemente chiederglielo.

E noi l'abbiamo fatto.

Secondo te oggi

la Lituania è sicura?

Credo di sì.

- Sì, ancora abbastanza sicura.

Forse non al 100%, ma...

Ok. E perché è sicura?

- Perché siamo nella NATO.

Perché siete nella NATO?

- Sì, penso di sì.

Almeno oggi parlo

con i miei genitori e diciamo:

"Grazie a Dio non siamo più

in quella situazione,

e per il momento siamo felici."

Spero non succeda qui

quel che sta succedendo a est.

Sì, mi sento abbastanza tranquillo.

So che la situazione

a est è molto difficile

ma grazie alla NATO, mi sento più sereno.

Ricordo l'Unione Sovietica

e sono felice che siamo passati

dall'altra parte della cortina.

E cosa hanno provato i lituani

quando la rivoluzione ucraina

e poi la guerra

sono scoppiate, l'anno scorso?

Provo pena per i nostri vicini

che hanno praticamente perso 25 anni

della loro indipendenza

dopo il collasso

del sistema sovietico, intendo l'Ucraina.

Per alcuni significa andare oltre

le parole di incoraggiamento.

E avere l'opportunità

di rivestire un ruolo

in una lotta per la libertà

persa nel 1991.

Žana Puodžius aiuta i volontari

che combattono

contro i ribelli filorussi in Ucraina

in Ucraina,

da Donetsk a Debal’tseve.

In Ucraina ho cominciato a capire

cos'è successo davvero nel mio paese,

perché all'epoca ero molto piccola

e non me lo ricordo.

Era un capitolo di storia

che studiavamo a scuola e via dicendo,

ma non mi suscitava

delle emozioni vere.

E in Ucraina ho cominciato a comprendere

cos'è successo alla mia nazione

in maniera più profonda.

E anche chi ricorda bene

gli eventi del 1991,

con le battaglie dell'Ucraina ha capito

di aver sfiorato lo stesso destino molto da vicino.

Sì, mi ricorda molto

quello stesso periodo

e mi fa capire

che siamo molto fortunati.

Faccio un raffronto con tutto quello

che sta succedendo ora in Ucraina.

Non è stato facile, è stata molto dura,

non si può dire che siamo fuggiti

agevolmente dall'Unione Sovietica,

senza alcun danno,

senza alcun sacrificio.

Ma quando vedo

ciò che sta accadendo ora,

da quanto dura

e che costo ha per la popolazione,

è difficile da credere

e provo una gioia sconfinata

per non aver fatto

la stessa fine anche in Lituania

e di poter godere della libertà da anni.

La Lituania ha ammonito spesso

i partner europei sulle reali intenzioni della Russia.

Ammonimenti liquidati

come eccessivamente prudenti.

Ma oggi la Lituania può dire

con sicurezza di averci visto giusto.

Dieci anni fa dicevamo

che era necessario guardare la Russia

da una prospettiva diversa,

e ora a quanto pare

la nostra sensazione era giusta.

Avevamo ragione

sulla nostra analisi della Russia,

sui processi interni

che stavano avendo luogo in Russia.

E ora si è aperto

anche un nuovo dibattito

perché in Europa ascoltano

con molta più attenzione il nostro parere.

E c'è una lezione

più profonda per tutti noi:

che la libertà

non va mai data per scontata.

Credo

che fu il presidente Reagan a dire

che la libertà è sempre

a una generazione dalla possibile estinzione.

Quindi ogni generazione

deve fare la sua parte.

La libertà è sempre contestata,

non è mai garantita.

E la gioia derivata dall'assicurarsi

la libertà non dovrebbe essere mai dimenticata.

Abbiamo preso la decisione giusta

entrando nella NATO e nell'Unione Europea.

È il primo punto

che voglio menzionare.

In quel periodo ero il ministro della difesa.

Ricordo le trattative per l'adesione

e la grande emozione

il giorno in cui abbiamo fatto il nostro ingresso in Europa.

Ero a Washington

e ho ricevuto una telefonata dal mio ufficiale di servizio.

L'aviazione belga aveva attraversato il nostro spazio aereo

e stava per atterrare nella nostra base

per avviare il monitoraggio.

È successo proprio poche ore prima

del nostro ingresso in Europa.

È davvero difficile

spiegare quali erano i miei sentimenti.

È stato un momento molto, molto speciale.

E quei sentimenti

sono tuttora molto forti.

Sono molto fiera che la Lituania

sia riuscita a fare ciò che ha fatto al momento giusto,

che abbiamo capito i nostri vicini

e abbiamo compreso cos'era necessario fare

proprio in virtù di questa conoscenza,

e che oggi siamo

dalla parte giusta della storia.

È un'enorme fortuna per la nostra nazione.

Una fortuna

che l'Ucraina non condivide.

Almeno, non ancora.

FRATELLI DI SANGUE?

Perché i lituani comprendono il dolore dell'Ucraina

... e in che modo hanno evitato lo stesso destino.

Il popolo lituano e quello ucraino

hanno una lunga storia condivisa.

Secoli fa, hanno persino formato insieme

una delle più grandi nazioni d'Europa

e più di recente, negli ultimi 25 anni,

entrambi hanno fatto una rivoluzione.

Ma i risultati delle due rivoluzioni

si sono rivelati molto diversi.

La Lituania, ad esempio,

ha aperto il 2015 come membro dell'Eurozona,

con un'economia rinvigorita e il programma

di rimpolpare la sua presenza NATO.

L'Ucraina, invece, ha cominciato l'anno

con una guerra divampata a est,

un'economia in bancarotta

e con oltre mezzo milione di ucraini

divenuti esuli nel proprio paese.

Perché, allora, i percorsi

di queste due nazioni si sono rivelati così diversi,

e in che misura la Lituania ha sfiorato

le stesse sorti dell'Ucraina?

Per capire la differenza,

dobbiamo analizzare

gli eventi accaduti di recente in Lituania.

L'11 Marzo del 1990,

la Lituania ha dichiarato la sua indipendenza

dall'Unione Sovietica.

I negoziati con Mosca

sulla sua indipendenza nazionale sono continuati

finché, nel Gennaio 1991,

l'Unione Sovietica ha inviato un contingente armato

per sopprimere la rivoluzione popolare.

Quella notte ci sono state 14 vittime

e più di mille feriti.

Io ero uno di quegli studenti

che protestava in mezzo ad altre migliaia

e migliaia di persone,

presenti quella notte

e per molte notti successive

davanti al palazzo del parlamento.

I lituani contrattaccano

cantando.

E quando parlo di difesa...

Questa difesa consisteva

soprattutto nel cantare inni,

recitare il rosario

o erigere barricate.

Questo potrà sembrarvi

un semplice canto corale,

ma in realtà è un elemento chiave

della lotta dei lituani per l'indipendenza.

Quando i carri armati sono entrati

a Vilnius, oltre 20 anni fa,

la direttiva del leader

dell'indipendenza è stata di cantare.

Cantare, non contrattaccare.

Nessuna ostilità, solo cantare.

L'uomo che impartisce questa direttiva

è il leader per l'indipendenza

Vytautas Landsbergis.

Per lui, questo non è un tentativo

di demolire l'intero sistema sovietico,

ma l'espressione della volontà

dei lituani di non voler più

vivere nel blocco sovietico.

Un'annessione

che era stata decisa

con il Patto Molotov-Ribbentrop

50 anni prima.

Se volete tenere in vita

la vecchia Unione Sovietica, sono affari vostri.

Noi siamo indipendenti nello spirito,

nelle leggi, a livello di legislazione internazionale,

e nessuno ci fermerà.

Invece di seguire

il nuovo e più moderno approccio glasnost,

Mosca infligge alla Lituania

una repressione severa e tradizionalista.

Quando le truppe sovietiche

attaccano la Lituania nel 1991,

puntano al parlamento,

così come alla sede dell'emittente televisiva nazionale.

Lo scopo è annientare quelli che

combattono per la libertà e azzittire la loro voce.

Eglie Bucalaite trasmetteva

in diretta alla nazione quella sera

quando si è consumata la violenza.

Questo è lo studio da cui Eglie

era in collegamento quel giorno del 1991.

E questa è la porta

buttata giù dai soldati sovietici.

Credo che nessuno pensasse

alla propria incolumità in quel momento.

Gli unici istanti in cui non è stato chiaro

se sarei sopravvissuta o no

sono stati quelli in cui ho visto

i soldati con maschere e uniformi

percorrere i corridoi,

mentre io ero seduta lì in studio.

A quel punto mi è balenato il pensiero

che forse era arrivata la mia fine

e che tutto può concludersi

nel modo più semplice e inaspettato.

È un momento chiave.

Il controllo dell'informazione

è fondamentale per i russi,

specie nell'estinguere una rivoluzione.

Il periodo sovietico è stato terrificante.

Potevo ascoltare l'inno nazionale

solo sul canale radiofonico americano.

Quando trovavo

una trasmissione lituana alla radio

e sentivo l'inno nazionale,

alzavo il volume al massimo

perché si sentisse

in tutta la casa.

La sede delle trasmissioni

era occupata da una televisione militare

che divulgava informazioni

diametralmente opposte alla verità dei fatti.

Era la propaganda russa,

che oggi ci farebbe sorridere

se non fosse per quello

che sta succedendo in Ucraina.

Stanno usando la stessa tattica.

L'attacco agli studi televisivi

causa 14 vittime,

ma presto la strategia sovietica s'inasprisce,

diventando ancora più minacciosa.

Il 31 Luglio 1991, c'erano otto uomini

che lavoravano in questo capanno doganale

sul confine lituano.

Il capanno è stato preso con un'imboscata

dai soldati russi emersi dalla boscaglia,

che portavano scarpe sportive

per non essere uditi e prenderli di sorpresa.

Hanno fatto irruzione nel capanno e costretto

gli 8 uomini che lavoravano qui

a inginocchiarsi in questo angolo della stanza

e poi, uno dopo l'altro,

hanno sparato loro alla nuca.

Una vera e propria esecuzione, usando un silenziatore.

Questi sette uomini, alcuni di loro

appena ventenni, sono morti sul colpo.

C'è un solo sopravvissuto

che può raccontare la storia,

e quell'uomo è Tomas Šernas.

Questo posto ricordava Maidan, in Ucraina,

ma qui nessuno cantava.

Dovevamo lavorare

e non c'erano folle di gente,

solo 7 o 8 persone al limitare della foresta

sprovvisti di qualunque mezzo

di telecomunicazione.

Stavo lavorando

ed ero seduto a quella scrivania.

Era mattina presto,

circa un paio d'ore prima dell'alba.

La baracca sorgeva

dove ora vedete quelle croci.

Ho sentito un rumore strano,

ho alzato lo sguardo

e ho visto un uomo

che correva imbracciando un fucile.

Erano russi

con uniformi russe

senza alcun segno distintivo

e non portavano stivali militari,

ma scarpe di ginnastica.

Questo ha permesso loro

di avvicinarsi furtivamente durante la notte.

Hanno spento la luce.

Ci hanno detto di metterci a terra.

Poi hanno cominciato a sparare

e nel silenzio sono morti tutti.

Il fucile aveva il silenziatore,

quindi i colpi non facevano rumore.

Non hanno detto una sola parola.

Hanno solo ucciso sette uomini

sparando loro alla nuca.

E lo stesso è successo a me.

L'attacco avviene sul confine fra Lituania

e Bielorussia, e persino oggi

le mentalità su ciascun lato del confine

restano nettamente in contrasto.

Siamo sul confine lituano.

La Lituania su questo lato

e la Bielorussia su quello.

Ma questo è ben più

di un confine geografico,

è una delimitazione ideologica.

Su questo lato l'Unione Europea,

dall'altra parte quella che è stata definita

l'ultima dittatura d'Europa.

E tra poco

vi mostreremo com'è.

La Bielorussia ha trascorso i 25 anni

dalla caduta dell'Unione Sovietica

restando fedele alleata della Russia,

sia a livello politico che economico.

Non opponendosi alla Russia,

ha ricevuto in cambio

petrolio e gas a basso costo.

L'Ucraina, invece, è stata regolarmente punita

da Mosca a partire dal 1991,

per ogni suo tentativo di avvicinarsi all'Europa.

E i risultati

sono evidenti a livello economico.

Anche la Lituania riceve un trattamento simile

quando osa sfidare il governo di Mosca.

Eravamo in difficoltà

all'inizio degli anni '90.

Forse non lei non lo ricorda, ma io sì.

Le strade erano deserte,

non c'era né benzina, né auto.

Era inverno,

ricordo che nelle case si gelava.

Era una specie di lezione

perché volevamo l'indipendenza.

Quindi ok, potevamo essere indipendenti,

e quello era il prezzo da pagare.

Ma la Lituania

sfrutta la situazione a suo vantaggio.

In questi otto mesi, siamo riusciti

ad aprire la nostra economia all'Occidente

e in otto mesi

abbiamo cominciato a commerciare con l'Occidente

per due terzi della nostra economia.

E oggi la Lituania è a capo

delle proteste per assicurarsi

che la Russia venga sanzionata

per le sue azioni in Ucraina,

anche se queste sanzioni

dovessero arrecarle un danno economico.

Confinando con la Russia,

subiamo anche noi queste sanzioni.

Il settore agricolo

e quello dei trasporti

ne risentono ogni giorno,

ma nonostante questo

siamo fra i primi

promotori di queste sanzioni

perché è l'unico modo

per fermare le ostilità,

e mandare un messaggio

molto deciso al governo russo.

La reazione

di Mosca è simile

a quella seguita alle rivoluzioni

in Lituania e in Ucraina.

E forse perché,

oggi come nel 1991,

l'economia russa arranca.

Avevamo capito bene

che l'Unione Sovietica era in bancarotta.

E l'avevano capito anche loro,

ecco perché cercavano

di ingegnarsi con qualche riforma

per salvare l'impero sovietico.

Il nazionalismo era una distrazione.

E oggi è lo stesso.

L'economia è distrutta, francamente.

Nessun investimento, niente prospettive.

Inoltre,

i prezzi del petrolio, pur essendosi abbassati,

non hanno ancora raggiunto

un livello soddisfacente.

Quindi la situazione è molto grave.

Possono ripiegare sul nazionalismo,

ma per quanto tempo ancora basterà?

Il Russia Today,

che io chiamo Russia Yesterday,

e tutte le altre reti in lingua russa

non propinano altro che una pessima propaganda.

Talvolta interpretata

come libertà di parola.

Se Goebbels era un giornalista,

allora ci rinuncio.

Ma così come gli attacchi

ad entrambe le rivoluzioni sono simili,

tale è la coesione della popolazione

che per esse combatteva.

Dobbiamo restare

al fianco dell'Ucraina

e non solo noi lituani,

credo che tutta l'Europa debba...

debba fare lo stesso,

perché ciò che sta accadendo in Ucraina

non riguarda solo l'Ucraina,

come gli eventi lituani non riguardavano solo la Lituania.

Nel 2018 ricorrerà il centesimo anniversario

della dichiarazione

dell'indipendenza lituana.

Ma anche il 2015 è un anno importante

perché la Lituania

è entrata nell'Eurozona,

ha adottato l'euro

e questa è la nuova moneta lituana.

Sedere al parlamento europeo

è un conto,

ma la Lituania sa

che convincere i partner europei

che il compromesso con la Russia

non funzionerà sarà altrettanto difficile.

Siamo circondati

da solide istituzioni internazionali, enormi budget,

tante ambizioni.

Siamo nel 21esimo secolo e non possiamo fare nulla

se un paese europeo invade

una nazione confinante.

Non possiamo far nulla,

solo esprimere preoccupazione.

Per lei non è strano? Per me sì.

Cos'è il compromesso?

I russi hanno sempre,

come nel nostro caso nel 1990,

chiesto la capitolazione,

definendola compromesso.

Landsbergis ricorda

che sebbene l'Unione Sovietica

usasse belle parole in pubblico,

dietro le quinte

i leader lituani

subivano ripetute minacce.

Non otterrete mai

la vostra indipendenza,

sono state queste le parole rivoltemi da Gorbachov.

Siate ragionevoli, è irrealistico.

Tornate coi piedi per terra.

Vi daremo più autonomia.

Ora vi viene corrisposto il 7%

del vostro reddito nazionale in valuta.

7%. Vi daremo il 20, accontentatevi.

Una persona normale si chiederebbe:

"Perché non il 100%? Sono i nostri guadagni."

E per alcuni, anche solo

parlare di concessioni

riguardo l'attacco russo in Ucraina

non fa altro che peggiorare la situazione.

Non dico che siamo responsabili,

perché non abbiamo attaccato noi l'Ucraina,

non l'abbiamo invasa.

Ma restando passivi

o non intervenendo,

stiamo contribuendo a quest'escalation.

Volendo parlare apertamente,

ciò a cui stiamo assistendo

è un secondo tradimento di Monaco,

la svendita dell'Ucraina.

Ricordo ancora il consiglio

di una donna anziana in un villaggio lituano.

Ci disse: "Ragazzi,

non fate nemmeno un passo indietro

perché metteranno i loro piedi

qui, dov'erano i vostri."

E quel che è peggio, mentre il mondo

si unisce contro il terrorismo,

alcuni pensano che le tattiche terroristiche

ora siano uno strumento nelle mani di Mosca.

Se vedete un esercito addestrato,

senza segni identificativi

né bandiera,

come lo chiamate?

Chiaramente si tratta di un esercito

e sappiamo che sono soldati russi,

ma si comportano come terroristi.

Le vittime sono vittime

se si tratta di civili.

Faccio sempre quest'esempio.

Ho preso parte alla marcia di Parigi

per 'Je suis Charlie',

e ho manifestato

insieme a tutti i miei colleghi

difendendo la libertà di parola.

In quel periodo c'erano il doppio delle vittime

di Parigi ogni giorno, in Ucraina.

Quindi forse non è giusto fare raffronti,

perché ogni vittima è una di troppo.

Ed è l'ideologia del Cremlino

a preoccupare maggiormente.

Essa riflette

un nuovo paese nazionalista,

mentre il Cremlino sostiene

che è necessaria a proteggere il popolo russo.

La Russia è uno stato

che non ha confini, e questo a molti sfugge.

Persino a Est dell'Ucraina

soffre ancora per la presenza di un confine

con le repubbliche baltiche.

Ed esistono delle contese territoriali

persino sul confine con l'Estonia.

Forse sarebbe più semplice dire

che i russofoni hanno bisogno di protezione.

Ci sono tanti anglofoni

in qualunque parte del mondo

e magari il Regno Unito

potrebbe tornare a colonizzare l'India.

Sono anglofoni anche loro,

forse soffrono.

Può darsi che i diversi punti di vista

siano dovuti a definizioni diverse.

La democrazia significa la stessa cosa

in Russia e in Occidente?

Loro hanno una democrazia speciale.

La loro democrazia è differente.

È una specifica democrazia russa.

Nel significato occidentale, partenariato

significa fare qualcosa insieme

per il bene comune,

per un comune beneficio.

Nel significato orientale, russo,

il partenariato è un gioco

in cui l'obiettivo

è mettere il compagno in ginocchio.

Quindi cosa consigliano

di fare i lituani all'Occidente

alla luce dell'attacco di Putin?

Il mio consiglio non è di ascoltare

cosa dice. Ma di guardare cosa fa.

Guardate le azioni.

Sono abbastanza eloquenti.

Che cosa ha detto,

cosa ha detto oggi, cosa ha detto ieri.

È cambiato qualcosa.

L'ironia della storia

è che l'Ucraina ha avuto la sua occasione

di aprirsi all'Occidente

firmando un accordo di adesione all'UE

durante la presidenza europea della Lituania.

Il Presidente Yanukovych

avrebbe potuto rompere

con le aggressioni

dell'imprevedibile vicino russo.

Ma le cose non sono andate così.

Ed è all'ingresso alle mie spalle

che la storia chiude il suo cerchio.

È qui che la presidenza europea

affidata alla Lituania,

la prima repubblica baltica

ad ottenere questa presidenza,

aveva organizzato un incontro

dove l'accordo con l'Ucraina

sarebbe stato firmato

dall'ex-presidente ucrainoYanukovych.

Lui si è presentato ma ha rifiutato

di firmare la convenzione

sotto le pressioni del Cremlino.

Ed è stato quel rifiuto

a condurre alle proteste Euromaidan.

Altra ironia è che sia un lituano,

Aivaras Abromavicius,

il ministro

per lo sviluppo economico e il commercio

del nuovo governo ucraino,

formatosi

quando l'ex-presidente russofono Yanukovych

è fuggito per vivere in Russia.

Di contro, in Lituania, i leader

e la popolazione sono rimasti uniti.

Ma che sarebbe successo se la visione comune

di una Lituania europea non si fosse realizzata?

Quale sarebbe oggi la sua posizione

se non fosse diventata membro della NATO?

Sa, non voglio

nemmeno pensarci.

Posso solo ringraziare il cielo che la decisione

presa dalla nostra nazione 25 anni fa

sia stata in favore della libertà

e che siamo diventati membri

della NATO e dell'Unione Europea.

Per noi era un'occasione storica,

e l'abbiamo colta al volo.

Quindi non ha idea

di come sarebbe andata se invece...

Non voglio nemmeno pensarci.

È evidente

che la strada imboccata dalla Lituania

sia l'unica a poter garantire

la sicurezza di una nazione.

Ricordando il 2008, la Georgia

non era un membro della NATO.

Ed ecco il risultato. L'Ucraina,

una grande nazione nel cuore dell'Europa,

non era un membro della NATO,

ed ecco il risultato.

Ecco la differenza.

Ma il modo migliore per sapere

quanto i lituani si sentano sicuri

è semplicemente chiederglielo.

E noi l'abbiamo fatto.

Secondo te oggi

la Lituania è sicura?

Credo di sì.

- Sì, ancora abbastanza sicura.

Forse non al 100%, ma...

Ok. E perché è sicura?

- Perché siamo nella NATO.

Perché siete nella NATO?

- Sì, penso di sì.

Almeno oggi parlo

con i miei genitori e diciamo:

"Grazie a Dio non siamo più

in quella situazione,

e per il momento siamo felici."

Spero non succeda qui

quel che sta succedendo a est.

Sì, mi sento abbastanza tranquillo.

So che la situazione

a est è molto difficile

ma grazie alla NATO, mi sento più sereno.

Ricordo l'Unione Sovietica

e sono felice che siamo passati

dall'altra parte della cortina.

E cosa hanno provato i lituani

quando la rivoluzione ucraina

e poi la guerra

sono scoppiate, l'anno scorso?

Provo pena per i nostri vicini

che hanno praticamente perso 25 anni

della loro indipendenza

dopo il collasso

del sistema sovietico, intendo l'Ucraina.

Per alcuni significa andare oltre

le parole di incoraggiamento.

E avere l'opportunità

di rivestire un ruolo

in una lotta per la libertà

persa nel 1991.

Žana Puodžius aiuta i volontari

che combattono

contro i ribelli filorussi in Ucraina

in Ucraina,

da Donetsk a Debal’tseve.

In Ucraina ho cominciato a capire

cos'è successo davvero nel mio paese,

perché all'epoca ero molto piccola

e non me lo ricordo.

Era un capitolo di storia

che studiavamo a scuola e via dicendo,

ma non mi suscitava

delle emozioni vere.

E in Ucraina ho cominciato a comprendere

cos'è successo alla mia nazione

in maniera più profonda.

E anche chi ricorda bene

gli eventi del 1991,

con le battaglie dell'Ucraina ha capito

di aver sfiorato lo stesso destino molto da vicino.

Sì, mi ricorda molto

quello stesso periodo

e mi fa capire

che siamo molto fortunati.

Faccio un raffronto con tutto quello

che sta succedendo ora in Ucraina.

Non è stato facile, è stata molto dura,

non si può dire che siamo fuggiti

agevolmente dall'Unione Sovietica,

senza alcun danno,

senza alcun sacrificio.

Ma quando vedo

ciò che sta accadendo ora,

da quanto dura

e che costo ha per la popolazione,

è difficile da credere

e provo una gioia sconfinata

per non aver fatto

la stessa fine anche in Lituania

e di poter godere della libertà da anni.

La Lituania ha ammonito spesso

i partner europei sulle reali intenzioni della Russia.

Ammonimenti liquidati

come eccessivamente prudenti.

Ma oggi la Lituania può dire

con sicurezza di averci visto giusto.

Dieci anni fa dicevamo

che era necessario guardare la Russia

da una prospettiva diversa,

e ora a quanto pare

la nostra sensazione era giusta.

Avevamo ragione

sulla nostra analisi della Russia,

sui processi interni

che stavano avendo luogo in Russia.

E ora si è aperto

anche un nuovo dibattito

perché in Europa ascoltano

con molta più attenzione il nostro parere.

E c'è una lezione

più profonda per tutti noi:

che la libertà

non va mai data per scontata.

Credo

che fu il presidente Reagan a dire

che la libertà è sempre

a una generazione dalla possibile estinzione.

Quindi ogni generazione

deve fare la sua parte.

La libertà è sempre contestata,

non è mai garantita.

E la gioia derivata dall'assicurarsi

la libertà non dovrebbe essere mai dimenticata.

Abbiamo preso la decisione giusta

entrando nella NATO e nell'Unione Europea.

È il primo punto

che voglio menzionare.

In quel periodo ero il ministro della difesa.

Ricordo le trattative per l'adesione

e la grande emozione

il giorno in cui abbiamo fatto il nostro ingresso in Europa.

Ero a Washington

e ho ricevuto una telefonata dal mio ufficiale di servizio.

L'aviazione belga aveva attraversato il nostro spazio aereo

e stava per atterrare nella nostra base

per avviare il monitoraggio.

È successo proprio poche ore prima

del nostro ingresso in Europa.

È davvero difficile

spiegare quali erano i miei sentimenti.

È stato un momento molto, molto speciale.

E quei sentimenti

sono tuttora molto forti.

Sono molto fiera che la Lituania

sia riuscita a fare ciò che ha fatto al momento giusto,

che abbiamo capito i nostri vicini

e abbiamo compreso cos'era necessario fare

proprio in virtù di questa conoscenza,

e che oggi siamo

dalla parte giusta della storia.

È un'enorme fortuna per la nostra nazione.

Una fortuna

che l'Ucraina non condivide.

Almeno, non ancora.

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