La Prima Guerra Mondiale è stata un bene per la medicina?

Dalla cupa realtà del 1914 a quella effettiva odierna, questo mini documentario spiega perché le cure mediche ebbero un ruolo cardine nella guerra del 1914-18. Oggi sappiamo che molti soldati sopravvissero alle trincee, ma pativano la minaccia di infezioni e malattie. Le cure somministrate oggi sui campi di battaglia possono essere spesso ricondotte ai progressi raggiunti durante la Grande Guerra. Questo significa forse che la guerra è stata un bene per la medicina?

map
Full video transcript

La Prima Guerra Mondiale è stata un bene per la medicina?

Dalla cupa realtà del 1914

a quella effettiva odierna

È difficile rendere giustizia a parole

a ciò che accadde qui a Ypres

tra il 1914 e il 1918.

Forse i numeri possono chiarire meglio le cose.

Questo fu il teatro di quattro grandi battaglie,

che furono combattute con ferocia.

Solo durante la terza si contarono 15.000 morti

alla fine del primo giorno.

Al termine della campagna

il bilancio fu di 270.000 vittime

solo fra le fila degli alleati.

In termini di artiglieria, gli inglesi

in un solo giorno, a settembre del 1917

spararono un milione di cartucce

da oltre 2.000 fucili.

E alla fine di tutto ciò, a Ypres

quante case erano rimaste in piedi?

Solo quattro.

Fu la prima guerra totale

che l'umanità avesse mai vissuto.

Quindi una guerra di natura differente,

che nessuno

aveva mai sperimentato prima.

Nuove armi da fuoco,

il gas cloro, l'iprite,

cartucce più veloci,

mitragliatrici moderne e potenziate...

Tutti questi ordigni

e molti altri attendono i soldati,

che si apprestano a combattere la Prima Guerra Mondiale.

E gli effetti saranno devastanti.

Almeno nove milioni di morti

e più del doppio i feriti.

L'opinione diffusa

è che l'enorme numero di vittime

durante la Prima Guerra Mondiale

fu causato dalla guerra di trincea

tra i due schieramenti opposti,

che proseguì per anni.

Mi trovo oggi in un cimitero

dove sono sepolti diecimila soldati

che combatterono

durante la Prima Guerra Mondiale.

Quanti di questi

persero la vita in battaglia?

Solo il cinque per cento.

Le ferite sono suscettibili alle infezioni,

perché spesso contengono schegge di proiettile

e vengono a contatto

con le uniformi sudicie nelle trincee fangose.

Gli antibiotici non sono ancora stati inventati

e si pone una grande sfida

ai medici da campo.

Wynand Korterink

è il Consulente Medico

dello Staff Internazionale Militare

del Quartier Generale NATO.

Wynand, spiegami che peso ebbero

le infezioni e le malattie

sul numero delle vittime

della Prima Guerra Mondiale.

Allo scoppio

della Prima Guerra Mondiale,

non si pensava

alla sanità o alle cure mediche.

Le norme igieniche erano scarse.

E le cure riservate ai pazienti

erano piuttosto antiquate.

Anche gli anestetici

erano un grosso problema.

Si usavano le mascherine al cloroformio

e altri tipi di anestetici,

ma talvolta, molto spesso, i soldati

si risvegliavano durante gli interventi,

altri morivano accidentalmente sotto i ferri.

Le trasfusioni di sangue

erano una faccenda complicata.

Il sangue veniva pompato

da un paziente a un altro.

L'assenza di igiene,

specie nelle trincee,

acuiva il problema dei pidocchi

e del cosiddetto piede da trincea.

Era una questione puramente igienica.

E di cattiva alimentazione.

Un altro fattore

erano le ferite purulente.

Un altro ancora

le malattie infettive.

Pensa che l'influenza

del 1918 fece più vittime

della Prima Guerra Mondiale in sé.

La conoscenza

delle pratiche mediche di base è scarsa

se confrontata alla medicina odierna,

ma lo scoppio della guerra

offre una grande opportunità

per testare

nuove tecniche e nuove cure.

Si può dire che i campi di battaglia

erano un enorme laboratorio

in ambito medico,

dove i migliori nel loro settore

andavano a sperimentare nuove tecniche.

Marie Curie, con la figlia Irène,

si recò sul fronte

e installò macchinari per le radiografie

in tutti gli ospedali da campo.

La tecnica era già nota,

ma non era mai stata usata su così larga scala.

La guerra era considerata

da molti medici, non come una nemica

nonostante uccidesse, mutilasse,

ferisse e trasmettesse malattie.

La guerra era una collega,

la guerra era una maestra.

La guerra era il medico dei medici.

Non sono solo le pratiche mediche

che spesso lasciano a desiderare,

anche gran parte del personale incaricato

di aiutare i soldati

non era qualificato per quel ruolo.

Non c'era tempo per il tirocinio.

Subito dopo la laurea

bisognava partire.

E talvolta anche senza laurea

era necessario andare,

perché al fronte

serviva sempre una mano.

Quindi c'erano medici non qualificati

che curavano a livello fisico

e psicologico soldati non qualificati.

Gran parte del personale medico

era composto da volontari.

Gruppi della Croce Rossa,

ma anche volontari del posto,

suore dai monasteri...

tutti intervenivano a supporto dei soldati.

Uno dei disturbi più noti

è la sindrome da stess post-traumatico,

e sebbene il fenomeno

sia sperimentato in entrambi gli schieramenti,

i metodi di intervento

differiscono enormemente.

La sindrome da stress post-traumatico

era un grave problema bellico.

Come lo riconoscevano?

Come facevano ad essere sicuri

che qualcuno non fingesse il trauma?

C'erano

alcuni psichiatri e alcuni medici

molto più progressisti,

ma almeno fino al 1925,

il medico militare

incaricato del resoconto ufficiale

dei servizi medici

dell'esercito canadese

scriveva che il trauma

era una forma di isteria

e che non c'era

alcun rimedio all'effeminatezza,

come veniva descritta.

Gli inglesi e i francesi

consideravano le ferite psicologiche

e quelle fisiche più in termini di genere.

I feriti a livello psicologico

erano degli effeminati, dei rammolliti.

E in che modo un soldato

traumatizzato poteva dimostrare

di essere guarito,

se non facendo il suo dovere al fronte?

I tedeschi, invece, consideravano

i traumi psicologici

in termini economici. Più o meno

come gli operai di una fabbrica in sciopero.

Ciò significa

che i medici tedeschi erano soddisfatti

quando riabilitavano

i pazienti traumatizzati negli arsenali.

Non combattevano più sul campo,

ma davano il loro contributo in termini bellici.

Le sofferenze sono terribili

al fronte, ma in patria non sono da meno.

E non solo perché gran parte

delle scorte alimentari e mediche

erano destinate al fronte

e non alla popolazione.

Durante la guerra,

la medicina civile soffrì enormemente.

In Francia, ad esempio, prima

prima della guerra, c'era un medico

ogni 2.500 civili.

Durante la guerra, uno ogni 14.000.

E sempre che il medico ci fosse,

non aveva medicinali

perché anche quelli

venivano spediti al fronte.

Se torniamo a cent'anni fa

e alle conoscenze dell'epoca,

possiamo dire che fecero del loro meglio?

Da un punto di vista militare

fecero uno splendido lavoro.

Senza la medicina

e l'assistenza sanitaria,

il numero di uomini in battaglia

sarebbe stato di gran lunga inferiore.

Senza di esse,

non avrebbero resistito tanto a lungo

e forse la guerra

sarebbe finita prima del Novembre 1918.

Con un esito diverso,

perché non sarebbero intervenuti gli americani.

La medicina durante la guerra

non solo salvò molte vite, ma le sacrificò.

L'enorme numero di infortunati

e la natura specifica delle ferite

implicano che

entrambi gli schieramenti debbano riconsiderare

le cure da riservare ai soldati feriti.

Questo produce dei cambiamenti,

specie nella maniera in cui trasportare i soldati

dal campo di battaglia

al letto d'ospedale.

A livello militare,

le tecniche di evacuazione

e la pianificazione degli sgomberi

si specializzarono, durante la Grande Guerra.

Allo scoppio

della guerra, capirono

che dovevano migliorare l'assistenza sanitaria

e la logistica,

ma soprattutto l'assistenza sanitaria.

Ad esempio,

c'era bisogno di ospedali mobili,

di medici e di portantini

al fronte, per spostare i pazienti in ospedale

perché spesso restavano feriti

sul campo di battaglia per giorni.

Serviva una catena di evacuazione.

Le ferite allo stomaco

dovevano essere operate tempestivamente

e il più vicino

possibile alla linea del fronte

Quindi furono aperti

degli avamposti chirurgici

a due chilometri e mezzo,

massimo tre chilometri dal fronte.

La prontezza nel curare i soldati

diventa una questione cardine durante la Grande Guerra.

Quattro soldati feriti su cinque

morivano entro la prima ora

dal momento del ferimento.

È la cosiddetta "ora d'oro",

oggi persino ristretta

ai primi dieci minuti di platino.

I veri progressi nell'evacuazione

cominciarono allora: l'ora d'oro,

il ten-one-two e via dicendo.

I nostri sono perfezionamenti

delle invenzioni fatte all'epoca.

Alcuni sostengono

che i progressi medici aiutino la sanità civile,

ma è anche dimostrato

che sono i progressi civili a contribuire in tempo di guerra

Alcuni dicono:

"Pensate alla Seconda Guerra Mondiale,

senza di essa non avremmo la penicillina."

Eppure la penicillina è stata introdotta nel 1928.

Ma era una sostanza strana,

non si era propensi a somministrarla.

Poi, nel 1942,

ci fu un grave incendio in un nightclub di Boston.

Non aveva nulla a che fare con la guerra.

Non c'erano più farmaci

e alcuni medici proposero l'uso

di quella strana sostanza.

Forse poteva aiutare.

E aiutò davvero,

aiutò enormemente.

A quel punto, allora,

si decide di somministrarla ai soldati.

In realtà credo che la penicillina

sia una delle cause più sottovalutate

... della vittoria degli Alleati.

I tedeschi non avevano la penicillina.

I progressi medici cominciati

durante la Grande Guerra si incrementano nei conflitti successivi.

La guerra in Corea assiste

allo sviluppo degli ospedali chirurgici mobili

chiamati MASH.

All'epoca della guerra in Vietnam,

le ambulanze aeree diventano il sistema più comune

e veloce per curare i soldati feriti.

Nella guerra in Corea, solo 17.000 feriti

sono trasportati in elicottero,

ma nel 1969, in Vietnam,

200.000 feriti all'anno

vengono evacuati con mezzi aerei.

Questo, aggiunto al numero

e alla disponibilità degli ospedali,

significa che i tempi di intervento

calano a meno di un'ora, in media

da una media

di quattro o sei ore in Corea.

Dopo l'esperienza in Vietnam,

molti ospedali civili americani

introducono le ambulanze aeree.

Che continuano a giocare

un ruolo chiave ancora oggi in Afghanistan.

Lo staff medico

dell'ISAF si concentrava

non solo sull'installazione

degli ospedali da campo

ma anche sul trasporto

dei pazienti in quegli ospedali.

Furono impiegati più di cento elicotteri

per trasportare i pazienti

negli ospedali centrali.

Il problema di oggi

non è la mancanza di progressi tecnologici.

Negli ultimi cento anni

sono stati fatti incredibili passi da gigante.

Il problema attuale

è che il numero dei medici scarseggia

così come il personale medico

a praticare le cure.

Solo nell'Unione Europea

è previsto un calo

di circa un milione

di operatori sanitari entro il 2020.

Quindi il mondo sta cambiando.

C'è una crescente penuria

di medici in tutto il mondo.

Una crescente penuria di infermiere.

Fra cento anni

la popolazione mondiale raggiungerà i dieci miliardi,

forse supererà i dieci miliardi di abitanti.

E non ci saranno

dieci milioni di laureati in medicina in più

nei prossimi cinquant'anni.

L'unico modo di ovviare

al problema è usare la tecnologia.

La carenza di personale medico

necessita di una maggiore flessibilità.

E la telemedicina può essere la soluzione.

Non abbiamo medici

da mettere su tutte le ambulanze,

quindi opteremo per dei medici virtuali.

Non abbiamo il dono dell'ubiquità,

ma con la telemedicina possiamo

essere in qualunque posto vogliamo.

Possiamo salvare vite. Se prima...

per il trasferimento dei pazienti

era necessaria qualche ora,

con questo nuovo sistema

possiamo farlo entro un'ora

perché riceviamo l'informazione

e poi, se abbiamo l'elicottero,

la decisione può essere presa in tempi rapidi.

Il Dottor Arafat sa per esperienza

quanto questo sistema sia cruciale.

Ad esempio, le volte

che ha notato un battito cardiaco irregolare

sulla cartella clinica di un paziente

spedita in ospedale da un'ambulanza,

ha potuto stabilire

l'urgenza o meno di un intervento medico.

Il medico è saltato in elicottero

e dopo sei minuti stava già curando il paziente.

Se non fosse stato mandato

un medico in elicottero

e le cose fossero

andate normalmente,

il paziente avrebbe dovuto

attendere quaranta minuti

di viaggio in ambulanza.

E le possibilità che l'aritmia

si trasformasse in un arresto cardiaco

con il rischio

di perdere il paziente erano molto alte.

Oggi l'assenza fisica

non è più un ostacolo per i medici

che vogliono curare i pazienti.

Si sono già svolti interventi chirurgici

in cui il chirurgo era in un continente

e il paziente in un altro.

Il 7 Settembre 2001,

Jacques Marescaux, medico di Strasburgo

dell'Istituto Europeo di Telechirurgia,

era a New York

e ha operato

una paziente a Strasburgo.

Le ha asportato la cistifellea.

Una colecistectomia

usando il robot Zeus.

La paziente era in Francia

con un'equipe di medici e chirurghi,

il robot era chinato su di lei

e il professore era a New York

che lo manovrava,

per asportarle la colecisti.

La mattina dell'11 Settembre

il chirurgo era diretto

al World Trade Centre

per rilasciare una conferenza stampa.

Lui è rimasto illeso,

ma come sapete è accaduto qualcos'altro.

Questa è fra le storie

più misconosciute del 2001.

Ma la telemedicina

porta con sé nuove difficoltà.

Esiste il fuso orario.

C'è il problema dei limiti geografici

e della velocità di connessione.

Ci sono nazioni

con credo religiosi,

valori culturali e lunghe diverse.

Un medico americano

curerà o darà un consiglio

a qualcuno

che lavora in un altro paese,

il quale potrà non riconoscere

le qualifiche di quel medico.

Se le cure sono progredite

nel corso degli ultimi cento anni,

molte ferite sono rimaste incredibilmente simili,

tra cui le amputazioni

e i disturbi traumatici.

Ma il trattamento

della sindrome post-traumatica da stress

ha incluso una componente attiva

riportando i soldati affetti dal trauma

sullo scenario in cui sono stati feriti

per affrontare la realtà del luogo e della situazione

dove il problema ha avuto origine.

E quelli che sono impossibilitati a spostarsi?

Sarà lo stesso scenario

a raggiungerli.

Il Centro Medico di Realtà Virtuale

è un ottimo esempio di questa nuova tecnica.

La direttrice del centro,

Brenda Wiederhold, mi ha mostrato

come riprodurre scenari virtuali

per aiutare i pazienti

ad affrontare la fonte primaria del loro stress.

La cura aiuta

a simulare l'esplosione di ordigni improvvisati,

l'origine del disturbo post-traumatico

e la più comune causa di ferite

nei soldati impegnati

durante la guerra in Iraq e in Afghanistan.

I postumi della sindrome,

tra cui la depressione,

hanno portato l'esercito americano

alla progettazione di iniziative apposite

come la Settimana Nazionale

di Prevenzione contro i Suicidi.

Cominciamo la terapia a bassi livelli

di stress e poi aumentiamo gradualmente.

Parlando con i pazienti

prima di cominciare la terapia,

individuiamo

qual è il trauma specifico

e partiamo da un livello più basso,

da un contesto meno traumatico,

ad esempio la base militare

o un mercato affollato.

Poi li portiamo sul campo di battaglia,

dove possono rivivere lo stress affrontato.

C'è da aggiungere

che i rumori giocano un ruolo chiave.

Ho appena sentito

un cecchino sparare da non so dove.

Esatto. Se guardi sui tetti

ne vedrai uno

dall'altra parte della strada.

Il battito cardiaco è 92

e il ritmo di respirazione è...

Molto veloce.

Alcuni pazienti ci hanno detto

che riescono a gestire meglio la rabbia,

a parlare con i figli

senza perdere la pazienza,

che hanno migliorato

il rapporto con la moglie

e sono in grado di

tornare in servizio o affrontare un impiego civile.

Un ragazzo ha persino

ripreso l'università e si è laureato.

Ma il recupero psicologico

non può prescindere da quello fisico.

Il centro riabilitativo del Ministero

della Difesa Olandese li affronta entrambi.

Il centro ha l'obiettivo

di restituire sicurezza ai pazienti

e aiutarli a svolgere attività

che prima erano in grado di compiere.

Curiamo non solo

chi ha subito amputazioni, ma anche danni cerebrali

o chi ha problemi a caviglie e ginocchia.

L'allenamento si basa

sulla stabilità e sull'equilibrio.

Il sistema

è in uso dal 2008

e cura

circa 50 pazienti alla settimana.

Ha riscosso un tale successo

che ora è usato per curare sia militari che civili.

Colonnello Mert,

in quest'ala della struttura

avete allestito una palestra,

laggiù ci sono campi da tennis,

e alle nostre spalle

una piscina attrezzata.

Come usate queste risorse

per curare le lesioni e i traumi?

Il centro riabilitativo militare

è il centro di riabilitazione

per i membri dell'esercito.

È un obbligo che abbiamo

nei confronti dei nostri soldati,

quello di cercare

tecniche sempre nuove per curare questi pazienti.

Perché vogliamo mantenerli

attivi e farli tornare in servizio.

Alla fine interviene uno psicologo

che guida il paziente

verso la completa guarigione.

La struttura non fa altro che facilitare.

La diminuzione di personale medico

implica un maggiore affidamento alla tecnologia.

Ma gli sviluppi

in campo medico

nel prossimo futuro sono incoraggianti.

Stiamo attuando sviluppi tecnologici

che in un futuro molto prossimo ci permetteranno

di effettuare

l'evacuazione meccanizzata dei pazienti.

Stiamo assistendo anche

ad un grande miglioramento degli arti artificiali

unito a un'interazione cervello-macchina

che perfezioneranno il campo dell'implantologia.

Ma forse la cosa più importante

è una migliore comprensione,

e oggi ce l'abbiamo,

del disturbo da stress post-traumatico

e di come sia possibile

ricondurre il paziente a una vita normale.

Gli smartwatches sono sempre più popolari.

Lo smartwatch

è un computer molto sofisticato,

se paragonato

alla tecnologia di sei o sette anni fa.

È dotato di GPS,

misuratore del battito cardiaco,

accelerometro e via dicendo.

Quindi è molto utile

per monitorare le funzioni vitali del paziente.

In un futuro molto vicino, la nanotecnologia,

la stampa in 3D

e la ricerca staminale

cambieranno radicalmente la medicina.

Siamo all'alba di una nuova era

cominciata durante la Grande Guerra

realizzando ciò che serviva.

Oggi realizziamo ciò che è possibile.

La tecnologia ci consente

di trasformare quei bisogni in produzione

e sfruttare questi meccanismi nella medicina moderna.

E infine, uno dei più importanti

messaggi legati alle Fiandre

sugli eventi

accaduti qui cent'anni fa

è che se la medicina

può progredire con la guerra,

non ha bisogno

necessariamente della guerra per progredire.

L'invenzione della penicillina nel 1928,

la scoperta

della struttura del DNA nel 1953

sono tutte scoperte avvenute in tempo di pace.

Perché non diciamo mai

che la pace è un bene per la medicina?

La guerra è il nostro flagello;

eppure ci ha resi saggi.

E, lottando per la libertà,

siamo liberi.

L'orrore delle ferite

e l'ira per il nemico.

E la perdita delle cose bramate:

tutto dovrà passare.

Siamo la legione felice, perché sappiamo

che il tempo è solo un vento dorato

che scuote l'erba.

Siegfried Sassoon - Assoluzione (1915)

La Prima Guerra Mondiale è stata un bene per la medicina?

Dalla cupa realtà del 1914

a quella effettiva odierna

È difficile rendere giustizia a parole

a ciò che accadde qui a Ypres

tra il 1914 e il 1918.

Forse i numeri possono chiarire meglio le cose.

Questo fu il teatro di quattro grandi battaglie,

che furono combattute con ferocia.

Solo durante la terza si contarono 15.000 morti

alla fine del primo giorno.

Al termine della campagna

il bilancio fu di 270.000 vittime

solo fra le fila degli alleati.

In termini di artiglieria, gli inglesi

in un solo giorno, a settembre del 1917

spararono un milione di cartucce

da oltre 2.000 fucili.

E alla fine di tutto ciò, a Ypres

quante case erano rimaste in piedi?

Solo quattro.

Fu la prima guerra totale

che l'umanità avesse mai vissuto.

Quindi una guerra di natura differente,

che nessuno

aveva mai sperimentato prima.

Nuove armi da fuoco,

il gas cloro, l'iprite,

cartucce più veloci,

mitragliatrici moderne e potenziate...

Tutti questi ordigni

e molti altri attendono i soldati,

che si apprestano a combattere la Prima Guerra Mondiale.

E gli effetti saranno devastanti.

Almeno nove milioni di morti

e più del doppio i feriti.

L'opinione diffusa

è che l'enorme numero di vittime

durante la Prima Guerra Mondiale

fu causato dalla guerra di trincea

tra i due schieramenti opposti,

che proseguì per anni.

Mi trovo oggi in un cimitero

dove sono sepolti diecimila soldati

che combatterono

durante la Prima Guerra Mondiale.

Quanti di questi

persero la vita in battaglia?

Solo il cinque per cento.

Le ferite sono suscettibili alle infezioni,

perché spesso contengono schegge di proiettile

e vengono a contatto

con le uniformi sudicie nelle trincee fangose.

Gli antibiotici non sono ancora stati inventati

e si pone una grande sfida

ai medici da campo.

Wynand Korterink

è il Consulente Medico

dello Staff Internazionale Militare

del Quartier Generale NATO.

Wynand, spiegami che peso ebbero

le infezioni e le malattie

sul numero delle vittime

della Prima Guerra Mondiale.

Allo scoppio

della Prima Guerra Mondiale,

non si pensava

alla sanità o alle cure mediche.

Le norme igieniche erano scarse.

E le cure riservate ai pazienti

erano piuttosto antiquate.

Anche gli anestetici

erano un grosso problema.

Si usavano le mascherine al cloroformio

e altri tipi di anestetici,

ma talvolta, molto spesso, i soldati

si risvegliavano durante gli interventi,

altri morivano accidentalmente sotto i ferri.

Le trasfusioni di sangue

erano una faccenda complicata.

Il sangue veniva pompato

da un paziente a un altro.

L'assenza di igiene,

specie nelle trincee,

acuiva il problema dei pidocchi

e del cosiddetto piede da trincea.

Era una questione puramente igienica.

E di cattiva alimentazione.

Un altro fattore

erano le ferite purulente.

Un altro ancora

le malattie infettive.

Pensa che l'influenza

del 1918 fece più vittime

della Prima Guerra Mondiale in sé.

La conoscenza

delle pratiche mediche di base è scarsa

se confrontata alla medicina odierna,

ma lo scoppio della guerra

offre una grande opportunità

per testare

nuove tecniche e nuove cure.

Si può dire che i campi di battaglia

erano un enorme laboratorio

in ambito medico,

dove i migliori nel loro settore

andavano a sperimentare nuove tecniche.

Marie Curie, con la figlia Irène,

si recò sul fronte

e installò macchinari per le radiografie

in tutti gli ospedali da campo.

La tecnica era già nota,

ma non era mai stata usata su così larga scala.

La guerra era considerata

da molti medici, non come una nemica

nonostante uccidesse, mutilasse,

ferisse e trasmettesse malattie.

La guerra era una collega,

la guerra era una maestra.

La guerra era il medico dei medici.

Non sono solo le pratiche mediche

che spesso lasciano a desiderare,

anche gran parte del personale incaricato

di aiutare i soldati

non era qualificato per quel ruolo.

Non c'era tempo per il tirocinio.

Subito dopo la laurea

bisognava partire.

E talvolta anche senza laurea

era necessario andare,

perché al fronte

serviva sempre una mano.

Quindi c'erano medici non qualificati

che curavano a livello fisico

e psicologico soldati non qualificati.

Gran parte del personale medico

era composto da volontari.

Gruppi della Croce Rossa,

ma anche volontari del posto,

suore dai monasteri...

tutti intervenivano a supporto dei soldati.

Uno dei disturbi più noti

è la sindrome da stess post-traumatico,

e sebbene il fenomeno

sia sperimentato in entrambi gli schieramenti,

i metodi di intervento

differiscono enormemente.

La sindrome da stress post-traumatico

era un grave problema bellico.

Come lo riconoscevano?

Come facevano ad essere sicuri

che qualcuno non fingesse il trauma?

C'erano

alcuni psichiatri e alcuni medici

molto più progressisti,

ma almeno fino al 1925,

il medico militare

incaricato del resoconto ufficiale

dei servizi medici

dell'esercito canadese

scriveva che il trauma

era una forma di isteria

e che non c'era

alcun rimedio all'effeminatezza,

come veniva descritta.

Gli inglesi e i francesi

consideravano le ferite psicologiche

e quelle fisiche più in termini di genere.

I feriti a livello psicologico

erano degli effeminati, dei rammolliti.

E in che modo un soldato

traumatizzato poteva dimostrare

di essere guarito,

se non facendo il suo dovere al fronte?

I tedeschi, invece, consideravano

i traumi psicologici

in termini economici. Più o meno

come gli operai di una fabbrica in sciopero.

Ciò significa

che i medici tedeschi erano soddisfatti

quando riabilitavano

i pazienti traumatizzati negli arsenali.

Non combattevano più sul campo,

ma davano il loro contributo in termini bellici.

Le sofferenze sono terribili

al fronte, ma in patria non sono da meno.

E non solo perché gran parte

delle scorte alimentari e mediche

erano destinate al fronte

e non alla popolazione.

Durante la guerra,

la medicina civile soffrì enormemente.

In Francia, ad esempio, prima

prima della guerra, c'era un medico

ogni 2.500 civili.

Durante la guerra, uno ogni 14.000.

E sempre che il medico ci fosse,

non aveva medicinali

perché anche quelli

venivano spediti al fronte.

Se torniamo a cent'anni fa

e alle conoscenze dell'epoca,

possiamo dire che fecero del loro meglio?

Da un punto di vista militare

fecero uno splendido lavoro.

Senza la medicina

e l'assistenza sanitaria,

il numero di uomini in battaglia

sarebbe stato di gran lunga inferiore.

Senza di esse,

non avrebbero resistito tanto a lungo

e forse la guerra

sarebbe finita prima del Novembre 1918.

Con un esito diverso,

perché non sarebbero intervenuti gli americani.

La medicina durante la guerra

non solo salvò molte vite, ma le sacrificò.

L'enorme numero di infortunati

e la natura specifica delle ferite

implicano che

entrambi gli schieramenti debbano riconsiderare

le cure da riservare ai soldati feriti.

Questo produce dei cambiamenti,

specie nella maniera in cui trasportare i soldati

dal campo di battaglia

al letto d'ospedale.

A livello militare,

le tecniche di evacuazione

e la pianificazione degli sgomberi

si specializzarono, durante la Grande Guerra.

Allo scoppio

della guerra, capirono

che dovevano migliorare l'assistenza sanitaria

e la logistica,

ma soprattutto l'assistenza sanitaria.

Ad esempio,

c'era bisogno di ospedali mobili,

di medici e di portantini

al fronte, per spostare i pazienti in ospedale

perché spesso restavano feriti

sul campo di battaglia per giorni.

Serviva una catena di evacuazione.

Le ferite allo stomaco

dovevano essere operate tempestivamente

e il più vicino

possibile alla linea del fronte

Quindi furono aperti

degli avamposti chirurgici

a due chilometri e mezzo,

massimo tre chilometri dal fronte.

La prontezza nel curare i soldati

diventa una questione cardine durante la Grande Guerra.

Quattro soldati feriti su cinque

morivano entro la prima ora

dal momento del ferimento.

È la cosiddetta "ora d'oro",

oggi persino ristretta

ai primi dieci minuti di platino.

I veri progressi nell'evacuazione

cominciarono allora: l'ora d'oro,

il ten-one-two e via dicendo.

I nostri sono perfezionamenti

delle invenzioni fatte all'epoca.

Alcuni sostengono

che i progressi medici aiutino la sanità civile,

ma è anche dimostrato

che sono i progressi civili a contribuire in tempo di guerra

Alcuni dicono:

"Pensate alla Seconda Guerra Mondiale,

senza di essa non avremmo la penicillina."

Eppure la penicillina è stata introdotta nel 1928.

Ma era una sostanza strana,

non si era propensi a somministrarla.

Poi, nel 1942,

ci fu un grave incendio in un nightclub di Boston.

Non aveva nulla a che fare con la guerra.

Non c'erano più farmaci

e alcuni medici proposero l'uso

di quella strana sostanza.

Forse poteva aiutare.

E aiutò davvero,

aiutò enormemente.

A quel punto, allora,

si decide di somministrarla ai soldati.

In realtà credo che la penicillina

sia una delle cause più sottovalutate

... della vittoria degli Alleati.

I tedeschi non avevano la penicillina.

I progressi medici cominciati

durante la Grande Guerra si incrementano nei conflitti successivi.

La guerra in Corea assiste

allo sviluppo degli ospedali chirurgici mobili

chiamati MASH.

All'epoca della guerra in Vietnam,

le ambulanze aeree diventano il sistema più comune

e veloce per curare i soldati feriti.

Nella guerra in Corea, solo 17.000 feriti

sono trasportati in elicottero,

ma nel 1969, in Vietnam,

200.000 feriti all'anno

vengono evacuati con mezzi aerei.

Questo, aggiunto al numero

e alla disponibilità degli ospedali,

significa che i tempi di intervento

calano a meno di un'ora, in media

da una media

di quattro o sei ore in Corea.

Dopo l'esperienza in Vietnam,

molti ospedali civili americani

introducono le ambulanze aeree.

Che continuano a giocare

un ruolo chiave ancora oggi in Afghanistan.

Lo staff medico

dell'ISAF si concentrava

non solo sull'installazione

degli ospedali da campo

ma anche sul trasporto

dei pazienti in quegli ospedali.

Furono impiegati più di cento elicotteri

per trasportare i pazienti

negli ospedali centrali.

Il problema di oggi

non è la mancanza di progressi tecnologici.

Negli ultimi cento anni

sono stati fatti incredibili passi da gigante.

Il problema attuale

è che il numero dei medici scarseggia

così come il personale medico

a praticare le cure.

Solo nell'Unione Europea

è previsto un calo

di circa un milione

di operatori sanitari entro il 2020.

Quindi il mondo sta cambiando.

C'è una crescente penuria

di medici in tutto il mondo.

Una crescente penuria di infermiere.

Fra cento anni

la popolazione mondiale raggiungerà i dieci miliardi,

forse supererà i dieci miliardi di abitanti.

E non ci saranno

dieci milioni di laureati in medicina in più

nei prossimi cinquant'anni.

L'unico modo di ovviare

al problema è usare la tecnologia.

La carenza di personale medico

necessita di una maggiore flessibilità.

E la telemedicina può essere la soluzione.

Non abbiamo medici

da mettere su tutte le ambulanze,

quindi opteremo per dei medici virtuali.

Non abbiamo il dono dell'ubiquità,

ma con la telemedicina possiamo

essere in qualunque posto vogliamo.

Possiamo salvare vite. Se prima...

per il trasferimento dei pazienti

era necessaria qualche ora,

con questo nuovo sistema

possiamo farlo entro un'ora

perché riceviamo l'informazione

e poi, se abbiamo l'elicottero,

la decisione può essere presa in tempi rapidi.

Il Dottor Arafat sa per esperienza

quanto questo sistema sia cruciale.

Ad esempio, le volte

che ha notato un battito cardiaco irregolare

sulla cartella clinica di un paziente

spedita in ospedale da un'ambulanza,

ha potuto stabilire

l'urgenza o meno di un intervento medico.

Il medico è saltato in elicottero

e dopo sei minuti stava già curando il paziente.

Se non fosse stato mandato

un medico in elicottero

e le cose fossero

andate normalmente,

il paziente avrebbe dovuto

attendere quaranta minuti

di viaggio in ambulanza.

E le possibilità che l'aritmia

si trasformasse in un arresto cardiaco

con il rischio

di perdere il paziente erano molto alte.

Oggi l'assenza fisica

non è più un ostacolo per i medici

che vogliono curare i pazienti.

Si sono già svolti interventi chirurgici

in cui il chirurgo era in un continente

e il paziente in un altro.

Il 7 Settembre 2001,

Jacques Marescaux, medico di Strasburgo

dell'Istituto Europeo di Telechirurgia,

era a New York

e ha operato

una paziente a Strasburgo.

Le ha asportato la cistifellea.

Una colecistectomia

usando il robot Zeus.

La paziente era in Francia

con un'equipe di medici e chirurghi,

il robot era chinato su di lei

e il professore era a New York

che lo manovrava,

per asportarle la colecisti.

La mattina dell'11 Settembre

il chirurgo era diretto

al World Trade Centre

per rilasciare una conferenza stampa.

Lui è rimasto illeso,

ma come sapete è accaduto qualcos'altro.

Questa è fra le storie

più misconosciute del 2001.

Ma la telemedicina

porta con sé nuove difficoltà.

Esiste il fuso orario.

C'è il problema dei limiti geografici

e della velocità di connessione.

Ci sono nazioni

con credo religiosi,

valori culturali e lunghe diverse.

Un medico americano

curerà o darà un consiglio

a qualcuno

che lavora in un altro paese,

il quale potrà non riconoscere

le qualifiche di quel medico.

Se le cure sono progredite

nel corso degli ultimi cento anni,

molte ferite sono rimaste incredibilmente simili,

tra cui le amputazioni

e i disturbi traumatici.

Ma il trattamento

della sindrome post-traumatica da stress

ha incluso una componente attiva

riportando i soldati affetti dal trauma

sullo scenario in cui sono stati feriti

per affrontare la realtà del luogo e della situazione

dove il problema ha avuto origine.

E quelli che sono impossibilitati a spostarsi?

Sarà lo stesso scenario

a raggiungerli.

Il Centro Medico di Realtà Virtuale

è un ottimo esempio di questa nuova tecnica.

La direttrice del centro,

Brenda Wiederhold, mi ha mostrato

come riprodurre scenari virtuali

per aiutare i pazienti

ad affrontare la fonte primaria del loro stress.

La cura aiuta

a simulare l'esplosione di ordigni improvvisati,

l'origine del disturbo post-traumatico

e la più comune causa di ferite

nei soldati impegnati

durante la guerra in Iraq e in Afghanistan.

I postumi della sindrome,

tra cui la depressione,

hanno portato l'esercito americano

alla progettazione di iniziative apposite

come la Settimana Nazionale

di Prevenzione contro i Suicidi.

Cominciamo la terapia a bassi livelli

di stress e poi aumentiamo gradualmente.

Parlando con i pazienti

prima di cominciare la terapia,

individuiamo

qual è il trauma specifico

e partiamo da un livello più basso,

da un contesto meno traumatico,

ad esempio la base militare

o un mercato affollato.

Poi li portiamo sul campo di battaglia,

dove possono rivivere lo stress affrontato.

C'è da aggiungere

che i rumori giocano un ruolo chiave.

Ho appena sentito

un cecchino sparare da non so dove.

Esatto. Se guardi sui tetti

ne vedrai uno

dall'altra parte della strada.

Il battito cardiaco è 92

e il ritmo di respirazione è...

Molto veloce.

Alcuni pazienti ci hanno detto

che riescono a gestire meglio la rabbia,

a parlare con i figli

senza perdere la pazienza,

che hanno migliorato

il rapporto con la moglie

e sono in grado di

tornare in servizio o affrontare un impiego civile.

Un ragazzo ha persino

ripreso l'università e si è laureato.

Ma il recupero psicologico

non può prescindere da quello fisico.

Il centro riabilitativo del Ministero

della Difesa Olandese li affronta entrambi.

Il centro ha l'obiettivo

di restituire sicurezza ai pazienti

e aiutarli a svolgere attività

che prima erano in grado di compiere.

Curiamo non solo

chi ha subito amputazioni, ma anche danni cerebrali

o chi ha problemi a caviglie e ginocchia.

L'allenamento si basa

sulla stabilità e sull'equilibrio.

Il sistema

è in uso dal 2008

e cura

circa 50 pazienti alla settimana.

Ha riscosso un tale successo

che ora è usato per curare sia militari che civili.

Colonnello Mert,

in quest'ala della struttura

avete allestito una palestra,

laggiù ci sono campi da tennis,

e alle nostre spalle

una piscina attrezzata.

Come usate queste risorse

per curare le lesioni e i traumi?

Il centro riabilitativo militare

è il centro di riabilitazione

per i membri dell'esercito.

È un obbligo che abbiamo

nei confronti dei nostri soldati,

quello di cercare

tecniche sempre nuove per curare questi pazienti.

Perché vogliamo mantenerli

attivi e farli tornare in servizio.

Alla fine interviene uno psicologo

che guida il paziente

verso la completa guarigione.

La struttura non fa altro che facilitare.

La diminuzione di personale medico

implica un maggiore affidamento alla tecnologia.

Ma gli sviluppi

in campo medico

nel prossimo futuro sono incoraggianti.

Stiamo attuando sviluppi tecnologici

che in un futuro molto prossimo ci permetteranno

di effettuare

l'evacuazione meccanizzata dei pazienti.

Stiamo assistendo anche

ad un grande miglioramento degli arti artificiali

unito a un'interazione cervello-macchina

che perfezioneranno il campo dell'implantologia.

Ma forse la cosa più importante

è una migliore comprensione,

e oggi ce l'abbiamo,

del disturbo da stress post-traumatico

e di come sia possibile

ricondurre il paziente a una vita normale.

Gli smartwatches sono sempre più popolari.

Lo smartwatch

è un computer molto sofisticato,

se paragonato

alla tecnologia di sei o sette anni fa.

È dotato di GPS,

misuratore del battito cardiaco,

accelerometro e via dicendo.

Quindi è molto utile

per monitorare le funzioni vitali del paziente.

In un futuro molto vicino, la nanotecnologia,

la stampa in 3D

e la ricerca staminale

cambieranno radicalmente la medicina.

Siamo all'alba di una nuova era

cominciata durante la Grande Guerra

realizzando ciò che serviva.

Oggi realizziamo ciò che è possibile.

La tecnologia ci consente

di trasformare quei bisogni in produzione

e sfruttare questi meccanismi nella medicina moderna.

E infine, uno dei più importanti

messaggi legati alle Fiandre

sugli eventi

accaduti qui cent'anni fa

è che se la medicina

può progredire con la guerra,

non ha bisogno

necessariamente della guerra per progredire.

L'invenzione della penicillina nel 1928,

la scoperta

della struttura del DNA nel 1953

sono tutte scoperte avvenute in tempo di pace.

Perché non diciamo mai

che la pace è un bene per la medicina?

La guerra è il nostro flagello;

eppure ci ha resi saggi.

E, lottando per la libertà,

siamo liberi.

L'orrore delle ferite

e l'ira per il nemico.

E la perdita delle cose bramate:

tutto dovrà passare.

Siamo la legione felice, perché sappiamo

che il tempo è solo un vento dorato

che scuote l'erba.

Siegfried Sassoon - Assoluzione (1915)

Related videos
|
  • USA e UE: più protezione che difesa?
  • Quali saranno le maggiori minacce nei prossimi dieci anni?
  • NATO e Industria: stessi obiettivi, linguaggi diversi?
  • Calcio e mutamenti nella difesa
  • L'elicottero. La sua importanza
  • La difesa moderna: meglio intelligente che attraente?
  • I Balcani occidentali faranno squadra?
  • Ahmed Rashid: saranno le elezioni, non i soldati
  • NATO-Russia: ricominciamo da zero?
  • Franco Frattini:
  • Europe e Stati Uniti: quanto è solido questo legame?
  • Hacker cercasi
  • La guerra cibernetica esiste?
  • Gli attacchi cibernetici, la NATO e gli Angry Birds
  • Attacchi cibernetici: come ci possono colpire?
  • L’Artico che muta: quanto dovrebbe esservi coinvolta la NATO?
  • Cosa rende imnportanti i Partner? Quattro ministri degli esteri lo spiegano
  • Donne nella sicurezza: una presenza che cresce?
  • Ashton e Paloméros: perché è necessario che UE e NATO siano partner
  • Irlanda: rapporti con la NATO e neutralità
  • Donne nel campo della sicurezza: storie individuali
  • Donne in prima linea
  • La rivoluzione libica del 2011… in 2 minuti
  • Petrolio: un grosso problema
  • Acqua o guerra?
  • Energia e ambiente: ciò che è positivo, ciò che è negativo e ciò che preoccupa
  • Le forze della natura e le forze armate
  • Terrorismo endogeno: come lo considera la UE
  • Terrorismo endogeno: come può combatterlo la NATO?
  • Da Cronkite alla Corea: le lezioni apprese
  • Il signor TransAtlantico
  • Realizzare il concetto
  • Social media e NATO: una questione complicata
  • Missione impossibile?
  • Il vertice NATO del 2012: cosa significa per Chicago
  • Un’istantanea dell’Afghanistan: come lo vedono gli esperti
  • Grecia: cosa significano 60 anni nella NATO
  • Turchia: intervista con il Ministro della difesa Yilmaz
  • Turchia: cosa significano 60 anni nella NATO
  • Grecia e NATO: il punto di vista della nuova generazione
  • Mladic, la giustizia e il 2011: il punto di vista della Serbia
  • Mladic, Srebrenica e la giustizia
  • Un punto di vista della regione
  • Mladic, la giustizia e il 2011: il punto di vista della Croazia
  • Come vanno le cose in Afghanistan? Intervista con Ahmed Rashid
  • Duplice prospettiva: un punto di vista afgano-americano
  • Armi leggere: le effettive armi di distruzione di massa?
  • La NATO e i suoi partner: cambiano i rapporti?
  • NATO e Svezia: vecchi partner, nuove prospettive?
  • La sicurezza sta nei numeri? La NATO e i suoi partner
  • Partenariati stabili: è ora la corruzione il principale campo di battaglia in Afghanistan?
  • I social media: possono anche nuocere alla democrazia?
  • Cambiamenti politici: come i social media possono influirvi o meno
  • La primavera araba: la prima rivoluzione di Facebook?
  • Sfamare il pianeta
  • Morire di fame
  • Ottimismo o realismo?
  • L’economia mondiale nel 2011: migliora o peggiora?
  • Terre rare: il nuovo petrolio del 2011?
  • Il Concetto Strategico della NATO: una riuscita operazione di equilibrismo?
  • Lisbona: ideale luogo di nascita per il nuovo Concetto Strategico della NATO?
  • Uniti per affrontare le questioni globali
  • Obama, elezioni e politica estera: tutta qui la responsabilità?
  • Il Tea Party: in casa, soli?
  • “Le donne sono diventate oggi dei soldati in prima linea, senza armi”
  • UNSCR 1325: un decimo anniversario felice?
  • La sicurezza: una carriera ancora al maschile?
  • Che importanza hanno le donne nel nuovo Concetto Strategico della NATO?
  • Perché lo Yemen dovrebbe preoccuparci?
  • Yemen: 10 ragioni per preoccuparsi
  • Difesa e attacco: come i soldati vedono il calcio
  • Il calcio, divide o unisce?
  • Che effetto avranno i cambiamenti in campo nucleare sulla NATO?
  • Il Trattato di non proliferazione: il più importante trattato al mondo?
  • La bomba sporca: bassi costi, alti rischi
  • La partita a scacchi in campo nucleare: la prossima mossa dell’Iran?
  • L’AIEA: l’agenzia mondiale più importante?
  • Operazione Active Endeavour: un punto di vista privilegiato
  • 2010: anno zero per lo zero nucleare?
  • Il sogno nucleare di Obama: Yes, he can?
  • Il traffico marittimo e la pirateria: un punto di vista qualificato
  • La sicurezza marittima cambia aspetto
  • La sicurezza marittima cambia aspetto
  • La Cina e l’Occidente: un conflitto informatico?
  • Ivo Daalder, Ambasciatore USA presso la NATO
  • Madeleine K. Albright, Presidente del Gruppo di esperti sul Concetto Strategico della NATO
  • Il tempismo è tutto?
  • Ammiraglio James G. Stavridis, Comandante supremo delle forze alleate in Europa
  • Generale Klaus Naumann, ex Presidente del Comitato militare della NATO
  • La grande questione che il Concetto Strategico deve affrontare è ...
  • Sede della NATO: tempo di cambiamenti?
  • Jeroen Van der Veer, Vice Presidente del Gruppo di esperti sul Concetto Strategico della NATO
  • Uno scontro di opinioni
  • Tempi nuovi, minacce nuove, risposte nuove
  • Che significato ha per i militari?
  • L’opinione pubblica deve poter comprendere: la semplicità è fondamentale (parte 1)
  • L’opinione pubblica deve poter comprendere: la semplicità è fondamentale (parte 2)
  • Storia: quali fattori hanno determinato il Concetto Strategico?
  • Crimine organizzato e gruppi terroristici: camerati o camaleonti?
  • Pirateria, porti e stati in disfacimento: questa la prima linea del crimine organizzato?
  • Perché la crisi finanziaria coinvolge la sicurezza: una guida in tre minuti
  • Dalla finanza alla difesa
  • La crisi finanziaria: rivolgersi agli esperti
  • La governatrice afgana, Habiba Sarabi: “La nuova legislazione proposta sui diritti delle donne costituirà un passo indietro”
  • Il governatore Amin della provincia di Farahi: “La recessione può avvantaggiare i talebani”
  • Sotto il ghiaccio del mondo…
  • Intervista a Søren Gade, Ministro della difesa danese
  • Intervista a Jonas Gahr Støre, Ministro degli esteri norvegese
  • Video intervista con Ahmed Rashid
  • Talebani, televisione, telefoni - e terrore
  • Partenariato o adesione per la Finlandia?
  • Jamie Shea: Kosovo, ieri e oggi
  • Intervista: Paddy Ashdown
  • Bosnia: un nuovo modello di esercito?
  • La riforma della polizia in Bosnia: missione incompleta o missione impossibile?
  • Karadzic: da Sarajevo a L'Aia
  • Video intervista
  • Video dibattito. I nuovi mezzi di comunicazione: un aiuto o un ostacolo nelle situazioni di conflitto?