I 65 anni della NATO: che cosa significa essere uno Stato membro

Che cosa è accaduto alla libertà nei 65 anni dall'istituzione della NATO? E per i più giovani che non lo ricordano, quali aspetti della libertà sono state difesi in quest'arco di tempo? Questo breve videoclip mostra una selezione dei momenti più propizi e di quelli più infelici per la libertà.
Lord Robertson era il Segretario Generale NATO durante gli attacchi dell'11 Settembre 2001. È l'unico Segretario Generale ad aver mai invocato l'Articolo 5 dell'Alleanza. La Rivista la NATO gli ha chiesto un resoconto dell'operato dell'Alleanza nei suoi primi 65 anni - e se ha il potenziale per sopravvivere altri 65 anni.
Il giorno dell'ingresso nella NATO è stato un momento storico per molte nazioni private per decenni della libertà. Oggi scopriremo come i giornali e i politici hanno commemorato o festeggiato quel giorno tanto atteso.
Per alcuni, il 12 Marzo 1999 è stato il coronamento di un sogno. Tra questi Marcela Zelníčková della Rivista NATO. Qui ci racconta cosa ha provato e come ha reagito quando il suo paese ha realizzato la sua speranza di diventare un membro effettivo della NATO.
Vedere la propria bandiera sventolare davanti al quartier generale della NATO, per alcuni, è un motivo di vanto, poiché simboleggia il lungo cammino verso la creazione di un paese più sicuro e democratico. Per Gabriella Lurwig-Gendarme della NATO, è un promemoria quotidiano del fatto che l'appartenenza non riguarda solo la sua generazione ma anche la successiva.
Quando la Polonia è entrata nella NATO, Chris Piekoszewski era un giovane studente e non è riuscito a delineare appieno il contrasto con il regime preesistente. Tuttavia ha notato che il cambiamento ha operato una differenza a livello personale - e ha infranto alcune barriere del passato, ormai in fase di collasso.
I cambiamenti operati da Manfred Wӧrner al ruolo di Segretario Generale della NATO - dalla ricerca del consenso diplomatico al sostegno appassionato dell'azione - erano destinati ad avere un impatto duraturo sull'Alleanza. In occasione del ventesimo anniversario della sua morte, avvenuta nell'esercizio delle sue funzioni, Ryan Hendrickson espone alcuni dei motivi per cui Wӧrner merita una menzione speciale nella storia della NATO.
Le novità?

Quando avevo all'incirca 12 anni, gli insegnanti ci facevano fare ogni settimana una corsa campestre. All'epoca mi sembrava una fatica interminabile, ma in realtà credo si trattasse di pochi chilometri.

La parte più difficile era l'ultimo tratto prima di rientrare a scuola. Era allora che le gambe cominciavano a dolere sul serio. Per riuscire a percorrere quegli ultimi passi, pensavo a chi in quel momento soffriva più di me e mi ripetevo: "Se ce la fanno loro, puoi farcela anche tu".

Ricordo che una delle persone a cui pensavo più spesso era Lech Walesa. Era circa il 1981, e lo vedevamo spesso al telegiornale perché leader del movimento Solidarność in Polonia, arrestato dopo la proclamazione della Legge Marziale. Per me era fonte di ispirazione.

Chiaramente non lo facevo con consapevolezza. Mi limitavo a trasformare una storia giornalistica in un incentivo che mi aiutasse a portare a termine la mia corsa: una corsa che aveva luogo in un verdeggiante sobborgo di Londra in cui molti si affannavano a superare un breve periodo di crisi economica. Walesa, l'uomo che mi forniva l'ispirazione, apparteneva ad un mondo diverso, un mondo che nessuno poteva vedere, dall'altra parte della Cortina di Ferro.

Quando avevo all'incirca 12 anni, gli insegnanti ci facevano fare ogni settimana una corsa campestre. All'epoca mi sembrava una fatica interminabile, ma in realtà credo si trattasse di pochi chilometri.

La parte più difficile era l'ultimo tratto prima di rientrare a scuola. Era allora che le gambe cominciavano a dolere sul serio. Per riuscire a percorrere quegli ultimi passi, pensavo a chi in quel momento soffriva più di me e mi ripetevo: "Se ce la fanno loro, puoi farcela anche tu".

Ricordo che una delle persone a cui pensavo più spesso era Lech Walesa. Era circa il 1981, e lo vedevamo spesso al telegiornale perché leader del movimento Solidarność in Polonia, arrestato dopo la proclamazione della Legge Marziale. Per me era fonte di ispirazione.

Chiaramente non lo facevo con consapevolezza. Mi limitavo a trasformare una storia giornalistica in un incentivo che mi aiutasse a portare a termine la mia corsa: una corsa che aveva luogo in un verdeggiante sobborgo di Londra in molti erano impegnati a superare un breve periodo di crisi economica. Walesa, l'uomo che mi forniva l'ispirazione, apparteneva ad un mondo diverso, un mondo che nessuno poteva vedere, dall'altra parte della Cortina di Ferro.

In questo numero leggeremo le testimonianze di chi invece questa consapevolezza la aveva, di chi era dall'altra parte della cortina. Di chi può dirci davvero cosa significa far parte della NATO. In Occidente davamo tante cose per scontate, e lo stesso vale per i paesi entrati nella NATO negli ultimi vent'anni.

Sono lieto che a raccontare cos'abbia significato entrare a far parte dell'Alleanza sia proprio Marcela Zelníčková, della Rivista NATO. Marcela è una sostenitrice convinta della Rivista da circa dieci anni e lavora strenuamente dietro le quinte, ma questo è il suo primo contributo scritto. È stato parlando con lei un giorno in ufficio, a livello informale, che ho capito di essere attorniato da testimonianze personali sull'importanza di essere uno stato membro, proprio nel quartier generale NATO. In questo numero Marcela, insieme a una collega ungherese e ad uno polacco, ci racconteranno come ricordano il giorno in cui i loro paesi sono entrati a far parte di un'Alleanza spesso identificata con 'il nemico'.

Vi proporremo anche le testimonianze dei cittadini e i titoli delle testate giornalistiche dei paesi entrati nella NATO dalla fine della Guerra Fredda, per spiegarvi com'è stato vissuto quest'evento in loco.

Ma non è solo negli ultimi vent'anni che la NATO si è schierata in difesa della libertà. A onor del vero, ad Aprile 2014 ricorre il sessantacinquesimo anniversario della NATO. Per l'occasione abbiamo realizzato un filmato che illustra i principali accadimenti storici mondiali degli ultimi 65 anni, con il quale speriamo di dimostrare che non si è trattato solo di affrontare risvolti geopolitici - ma anche di difendere questioni più semplici, come il diritto di protesta e di aggregazione.

L'interrogativo che solleva questo sessantacinquesimo anniversario è: che cosa riserva il futuro? Ci rivolgeremo all'ex-Segretario Generale della NATO, Lord Robertson, a cui domanderemo se secondo lui la NATO esisterà anche fra 65 anni. E se è così, che assetto avrà.

Infine concluderemo con il contributo di un altro ex-Segretario Generale della NATO: Manfred Wӧrner, morto nell'esercizio delle sue funzioni vent'anni fa. Ma è il suo operato in vita che passeremo in rassegna in questo numero. La sua personalità energica, la sua passione per il cambiamento e i suoi principi solidi e inflessibili hanno fatto di lui un uomo ammirato da alcuni, criticato da altri, ma notato da tutti. Non è un'esagerazione affermare che il segno da lui lasciato è evidente ancora oggi nel ruolo di Segretario Generale della NATO. Forse una fonte d'ispirazione appropriata per i corridori dodicenni di oggi?