Ucraina e Russia: le percezioni e la realtà

Quando un paese è attaccato con forze convenzionali, siano esse terrestri, marittime o aeree, generalmente è chiaro come sia meglio rispondere. Ma che cosa succede quando l'attacco è un connubio di forze speciali, campagne informative e accordi ufficiosi? Qual è la risposta migliore? E in che maniera le organizzazioni votate alla sicurezza internazionale come la NATO possono adattarsi ad attacchi di questo genere?
Fra le versioni proposte dalla Russia negli ultimi vent'anni, circola la leggenda secondo cui l'Occidente si sia sottratto alla promessa di non allargare le affiliazioni NATO al confine con la Russia. Eppure quest'impegno non è mai stato sancito con trattati o accordi ufficiali. Allora da dove ha origine la storia? Michael Rühle affronta i miti e le verità della versione diffusa dalla Russia.
In che misura avremmo potuto prevedere la crisi in Crimea? La Rivista NATO intervista alcuni esperti di sicurezza, chiedendo loro se le precedenti avventure della Russia - specie in Estonia e in Georgia - potevano fornire indizi sull'approssimarsi della situazione in Crimea.
IPer la NATO è tempo di ristabilire che direzione prenderanno i suoi rapporti con la Russia, sostiene l'esperto di politiche russe Andrew Monaghan. Dopo rapporti scarsi già destinati a peggiorare, la NATO deve ora prendere decisioni drastiche sulle sue relazioni con un paese che chiaramente non apprezza né l'organizzazione né la sua influenza, afferma Monaghan.
Le novità?

In questo numero, cercheremo di capire che ruolo abbiano giocato le incomprensioni (reali o intenzionali) nella crisi in Ucraina. Per esempio, in che maniera la convinzione della Russia di essere stata tradita dall'Occidente sull'allargamento della NATO spiega davvero le sue azioni in Ucraina? E da cosa deriva quest'incomprensione? Passeremo in rassegna anche le metodologie di aggressione (milizie, campagne informative, forze speciali, etc.) usate contro l'Ucraina e ci chiederemo: La guerra ibrida è davvero una guerra? E, se lo è davvero, come deve reagire la NATO?

La crisi missilistica a Cuba è stato un momento cruciale del Ventesimo secolo. Coloro che l'hanno subita - in un periodo in cui l'informazione era strettamente controllata - ricordano di aver vissuto nella paura e nella totale ignoranza di ciò che stava accadendo. Ora sappiamo che si è trattato di una faccenda estremamente delicata, basata in larga misura su incomprensioni e fraintendimenti.

Gli appunti privati del leader sovietico Nikita Khrushchev, pubblicati nel 1987 per il 25esimo anniversario della crisi, dimostrano che il suo più grande timore era che gli Stati Uniti tentassero l'invasione di Cuba. Nel 1961, il disastroso attacco alla 'Baia dei Porci' aveva cercato di sovvertire il nuovo regime comunista cubano di Castro - e Khrushchev era sicuro che ci sarebbero stati altri tentativi. Il leader vedeva quindi l'installazione delle testate missilistiche russe a Cuba come una manovra necessaria alla difesa di un paese comunista alleato.

Gli Stati Uniti, dal canto loro, videro lo stanziamento delle testate nucleari a un passo dall'America come una mossa puramente offensiva da parte dell'Unione Sovietica. Le due maggiori superpotenze nucleari al mondo, dunque, misero in scena un tira e molla pericoloso con la posta in gioco più alta in assoluto. E tutto, a quanto pare, sulla base dell'incomprensione dei motivi e sul fraintendimento delle azioni dell'altro.

In questo numero cercheremo di capire che ruolo abbiano giocato le incomprensioni (reali o intenzionali) nella crisi in Ucraina. Per esempio, in che maniera la convinzione della Russia di essere stata tradita dall'Occidente sull'allargamento della NATO spiega davvero le sue azioni in Ucraina? E da cosa deriva quest'incomprensione?

Passeremo in rassegna anche le metodologie di aggressione (milizie, campagne informative, forze speciali, etc.) usate contro l'Ucraina e ci chiederemo: La guerra ibrida è davvero una guerra? E, se lo è davvero, come deve reagire la NATO?

Cercheremo di capire inoltre se i rapporti della Russia con la NATO siano davvero stati permeati, per un certo periodo, dalle incomprensioni. Ad esempio, è vero che l'assenza di una risposta forte alle azioni della Russia in Estonia nel 2007 e in Georgia nel 2008 è stata interpretata dai russi come un lasciapassare per continuare ad interferire negli affari dei paesi limitrofi?

Infine analizzeremo la direzione che potrebbero prendere i rapporti della NATO con la Russia, un tempo partner strategico. E studiare la lezione della crisi cubana può rivelarsi un buon punto di partenza. Perché, come sappiamo, chi non impara dalle lezioni della storia è condannato a ripetere gli errori del passato.