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L’industria della difesa: cambiano le regole del gioco?
L’industria della difesa ha qualcosa di nuovo da difendere: se stessa. Con bilanci ridotti o che in molti casi precipitano, con numerosi nuovi concorrenti sul mercato, e con una completa panoplia di nuove minacce non-tradizionali da cui guardarsi, il modo d’essere dell’industria della difesa è sotto attacco su più fronti. Può adattarsi per sopravvivere? La Rivista della NATO va a scoprirlo.
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Il calcio e il settore della difesa hanno un sacco di cose in comune. Per esempio, entrambi necessitano di una forte difesa, di potenti attaccanti e di un capitano capace di organizzare ogni cosa. La Rivista della NATO cerca di mostrare come apparirebbero i recenti cambiamenti nell’industria della difesa se venissero trasposti in una partita di calcio simulata.
Immettere un nuovo prodotto della difesa sul mercato richiede dieci anni. Di cosa pensano i vertici industriali che ci si debba preoccupare ora? Abbiamo chiesto a sei importanti manager di altrettante aziende di rivelarci dove ritengono che si svilupperanno le maggiori minacce.
Immaginate di essere proprietario di un negozio e che un gruppo di 28 persone vi entri. Come fare per esaudire le richieste di ciascuna di esse? Questa può essere la sfida tanto per la NATO che per l’industria quando si confrontano. Chiediamo a dei manager dell’industria come vedono tale rapporto, cosa si potrebbe fare per migliorarlo, e come la Difesa intelligente può essere d’aiuto.
Tra le imprese della difesa della UE e quelle degli USA vi sono delle evidenti barriere. Sebbene le imprese delle due sponde dell’Atlantico lavorino insieme, ciò spesso accade nonostante i loro paesi siano alleati, non perché lo sono. Ma delle nuove iniziative commerciali dovrebbero avvicinare di più i due principali mercati. Da ciò potrebbero derivarne una maggiore collaborazione nel settore della difesa - e benefici per i paesi occidentali e per la NATO?
Le novità?

Se chiedessi ad alcune persone: “Cosa produce Nokia?” La maggior parte probabilmente risponderebbe: telefoni cellulari. Pochi – probabilmente nessuno – risponderanno che Nokia ha cominciato come azienda cartiera, che è poi passata a produrre prodotti di gomma, come pneumatici, che ha esteso la propria attività all’elettronica e che solo negli anni ’60 ha cominciato a produrre telefoni – inclusi i radiotelefoni per l’Esercito finlandese. Comunque, anche dopo i prodotti di Nokia nel settore dei computer e della TV hanno avuto più importanza, in termini di mercato, dei suoi prodotti telefonici.

Se chiedessi ad alcune persone: “Cosa produce Nokia?” La maggior parte probabilmente risponderebbe: telefoni cellulari. Pochi – probabilmente nessuno – risponderanno che Nokia ha cominciato come azienda cartiera, che è poi passata a produrre prodotti di gomma, come pneumatici, che ha esteso la propria attività all’elettronica e che solo negli anni ’60 ha cominciato a produrre telefoni – inclusi i radiotelefoni per l’Esercito finlandese.

Comunque, anche dopo, i prodotti di Nokia nel settore dei computer e della TV hanno avuto più importanza, in termini di mercato, dei suoi prodotti telefonici.

Adattarsi al mutevole contesto e alla mutata domanda è esattamente ciò che l’industria della difesa necessita ora. Messa alle strette tanto da un calo nei bilanci della difesa che dall’assenza d’importanti conflitti, i suoi vertici sanno che il consueto modo di fare affari è a forte rischio.

Alcuni hanno già affermato che il numero delle aziende del settore si ridurranno. I più ottimisti ne sono addirittura lieti.

Ma i più s’affrettano ad adattarsi ad una situazione che vede la maggior parte dei paesi occidentali – leggi la NATO – combattere con l’austerità in casa e mostrarsi poco disposti nell’impegnarsi in conflitti su larga scala all’estero.

I mercati emergenti possono fornire una soluzione. Ma i clienti di quei paesi sanno di essere avvantaggiati in un mercato dei compratori. Le loro richieste riguardo ai prezzi, ai posti di lavoro, ai trasferimenti di tecnologia e alla proprietà intellettuale sono molto più esose che in passato.

Un’altra soluzione per sopravvivere è quella di occuparsi delle minacce emergenti. Tra queste, è quella cibernetica ad attrarre la maggior parte delle aziende della difesa. Ma questa resta un’attività a basso margine di profitto se comparata ai massicci ordini di materiali cui le industrie della difesa erano abituate.

Situazioni nuove richiedono approcci nuovi. E in questo la NATO può avere un ruolo.

La collaborazione tra paesi occidentali nel pianificare gli acquisti di materiali rimane frammentaria. Praticamente, tutte le decisioni vengono prese a livello strettamente nazionale. Con il suo programma di Difesa intelligente, potrebbe la NATO unire i paesi e determinare un’effettiva differenza nel modo in cui le capacità sono pianificate ed acquisite? E come verrebbe visto ciò dall’industria?

Queste sono alcune delle questioni che affrontiamo in questo numero della Rivista della NATO. Esaminiamo come le divisioni tra le industrie sulle due sponde dell’Atlantico rimangano un ostacolo e chiediamo ai loro vertici d’indicarci quelle che considerano le minacce – e i mezzi per combatterle – nei prossimi dieci anni. Da ultimo, abbiamo un video su un uomo fuori forma che gioca al calcio, ricorrendo a metafore calcistiche per spiegare quali cambiamenti abbiano avuto luogo di recente nell’industria…..

In conclusione, tutto si reduce all’adattabilità. E Nokia lo sa bene. Ma nel settembre 2013, la centenaria impresa è stata acquistata da Microsoft. In ciò probabilmente è racchiusa una lezione.

Paul King

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