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Cambiamenti politici: come i social media possono influirvi o meno

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I social media possono favorire i cambiamenti politici? Sono già stati la forza d’impulso per dei cambiamenti politici? In questo articolo, degli esperti chiariscono come i social media vi abbiano avuto un ruolo – ma anche i limiti che essi hanno.

 Sottotitoli: On / Off

Cambiamenti politici: come i social media possono influirvi o meno.

Quando il popolo è insorto in Nord Africa,

Time Magazine, HuffPost, e anche il New York Times,

si chiesero se quegli eventi potessero essere considerati una rivoluzione di Facebook.

Se non ci fossero stati i social media, queste rivoluzioni,

la loro velocità di propagazione

sarebbero state assai differenti.

Penso che i social media siano stati molto importanti.

I social media offrono un ambiente sicuro.

Su Twitter o su Facebook non chiedono di sapere nulla su di te.

In tempo di crisi, penso che la gente vada alla ricerca d’informazioni

ovunque le possano trovare. Se hanno l’accesso ad Internet,

Facebook è uno dei luoghi in cui le cercano.

Uno dei preferiti dal movimento, Facebook,

nacque sulla costa orientale americana.

Ma solo quando giunse sulla costa occidentale, in California,

la sua crescita esplosiva incontrò il successo. Perciò, come si vede dalla California

il ruolo dei social media nel determinare i cambiamenti?

Prendiamo le rivoluzioni, di solito hanno un leader.

Di solito c’è un gruppo di individui che rappresenta la causa,

la motivazione.

Ora assistiamo a rivoluzioni prive di tutto ciò.

Assistiamo a dei cambiamenti democratici, o qualcosa che ci auguriamo lo sia,

che si verificano con una assai ampia base di sostegno ma senza leader.

Perciò, in che modo i social media contribuiscono a determinare tale cambiamento?

Ciò che hanno fatto i social media è mostrare in modo tangibile e istantaneo la verità,

forse, su quanto i potenti si fossero arricchiti.

E anche su ciò che è possibile in altri paesi.

Una volta che si consente alla gente di cominciare ad esprimersi

e questa poi trova altra gente,

gente che potrebbe non incontrare mai nella vita,

ma che condivide le stesse idee, allora questo processo si rivela dirompente.

Si raggiunge un punto in cui istantaneamente

il calderone comincia a bollire

e la gente repentinamente si accorge di non essere sola.

È come un rapido fuoco incontenibile, con un forte vento,

che istantaneamente mette la gente in contatto

e rende evidente come in molti condividono la soluzione scelta,

e che si potrebbe fare qualcosa al riguardo.

Perché l’uso dei social media si è diffuso così rapidamente?

L’aspetto positivo è che sono gratis o a costo molto basso.

Facebook e Twitter sono gratis. Si può aprire una pagina Ning

che è un altro sito di social media.

Gli individui possono organizzarsi praticamente senza alcun costo,

condividere le informazioni praticamente senza alcun costo,

e ciò consente loro di condividere idee, di stare in contatto,

di chiedere cambiamenti quasi immediati,

laddove in precedenza ciò sarebbe stato molto più difficile.

Ma questa è solo un aspetto della realtà. Quanto credito è attribuibile ai social media

per i recenti cambiamenti politici in Nord Africa?

I social media offrono più spazio rispetto ai 144 caratteri di Twitter

o all’aggiornamento del tuo status su Facebook. Sono utili,

ma quanto al modo in cui la gente ha condiviso video e informazioni,

in Egitto, in Tunisia, in Libia,

ciò è avvenuto più attraverso SMS, che Twitter.

E allora, come si è arrivati a definirla la rivoluzione di Facebook?

Vi sono molti aspetti in queste insurrezioni che la gente non può comprendere.

Cerca spiegazioni. Com’è avvenuto allora?

Penso che segua la moda…

Questi sono i giocattoli più recenti, e tutti vogliono averli.

Non per sminuire il ruolo dei social media,

ma dato che il popolo cerca di capire tutto ciò, conclude:

questi sono gli strumenti che hanno reso possibile che ciò si verificasse. Io non penso che ciò sia vero.

Prendiamo Twitter, gli attribuiamo molto credito,

ma c’è tanta altra comunicazione che circola.

Per quella gente che la definisce la rivoluzione di Twitter o di Facebook,

penso che sia una definizione erronea, non chiara per la gente

che è scesa nelle strade, che ha rischiato e anche perduto la vita

per la causa di queste rivoluzioni.

La realtà dei fatti in Nord Africa sembra confermare

i limiti del ruolo avuto dai social media.

In Egitto, l’acme delle proteste si è verificata

dopo che il governo ha oscurato Internet.

Penso che i social media lanciano l’idea. Coinvolgono il popolo.

Ma poi la protesta vive di vita propria.

Il governo egiziano fermò tutto ciò che poteva.

Ogni cosa, da Internet al sistema ferroviario.

Cercava di paralizzare questo movimento, ma non ha funzionato.

Questi movimenti rivoluzionari sviluppano una specie di forza cinetica

e una volta partiti non importa cosa faccia il governo.

Cambiamenti politici: come i social media possono influirvi o meno.

Quando il popolo è insorto in Nord Africa,

Time Magazine, HuffPost, e anche il New York Times,

si chiesero se quegli eventi potessero essere considerati una rivoluzione di Facebook.

Se non ci fossero stati i social media, queste rivoluzioni,

la loro velocità di propagazione

sarebbero state assai differenti.

Penso che i social media siano stati molto importanti.

I social media offrono un ambiente sicuro.

Su Twitter o su Facebook non chiedono di sapere nulla su di te.

In tempo di crisi, penso che la gente vada alla ricerca d’informazioni

ovunque le possano trovare. Se hanno l’accesso ad Internet,

Facebook è uno dei luoghi in cui le cercano.

Uno dei preferiti dal movimento, Facebook,

nacque sulla costa orientale americana.

Ma solo quando giunse sulla costa occidentale, in California,

la sua crescita esplosiva incontrò il successo. Perciò, come si vede dalla California

il ruolo dei social media nel determinare i cambiamenti?

Prendiamo le rivoluzioni, di solito hanno un leader.

Di solito c’è un gruppo di individui che rappresenta la causa,

la motivazione.

Ora assistiamo a rivoluzioni prive di tutto ciò.

Assistiamo a dei cambiamenti democratici, o qualcosa che ci auguriamo lo sia,

che si verificano con una assai ampia base di sostegno ma senza leader.

Perciò, in che modo i social media contribuiscono a determinare tale cambiamento?

Ciò che hanno fatto i social media è mostrare in modo tangibile e istantaneo la verità,

forse, su quanto i potenti si fossero arricchiti.

E anche su ciò che è possibile in altri paesi.

Una volta che si consente alla gente di cominciare ad esprimersi

e questa poi trova altra gente,

gente che potrebbe non incontrare mai nella vita,

ma che condivide le stesse idee, allora questo processo si rivela dirompente.

Si raggiunge un punto in cui istantaneamente

il calderone comincia a bollire

e la gente repentinamente si accorge di non essere sola.

È come un rapido fuoco incontenibile, con un forte vento,

che istantaneamente mette la gente in contatto

e rende evidente come in molti condividono la soluzione scelta,

e che si potrebbe fare qualcosa al riguardo.

Perché l’uso dei social media si è diffuso così rapidamente?

L’aspetto positivo è che sono gratis o a costo molto basso.

Facebook e Twitter sono gratis. Si può aprire una pagina Ning

che è un altro sito di social media.

Gli individui possono organizzarsi praticamente senza alcun costo,

condividere le informazioni praticamente senza alcun costo,

e ciò consente loro di condividere idee, di stare in contatto,

di chiedere cambiamenti quasi immediati,

laddove in precedenza ciò sarebbe stato molto più difficile.

Ma questa è solo un aspetto della realtà. Quanto credito è attribuibile ai social media

per i recenti cambiamenti politici in Nord Africa?

I social media offrono più spazio rispetto ai 144 caratteri di Twitter

o all’aggiornamento del tuo status su Facebook. Sono utili,

ma quanto al modo in cui la gente ha condiviso video e informazioni,

in Egitto, in Tunisia, in Libia,

ciò è avvenuto più attraverso SMS, che Twitter.

E allora, come si è arrivati a definirla la rivoluzione di Facebook?

Vi sono molti aspetti in queste insurrezioni che la gente non può comprendere.

Cerca spiegazioni. Com’è avvenuto allora?

Penso che segua la moda…

Questi sono i giocattoli più recenti, e tutti vogliono averli.

Non per sminuire il ruolo dei social media,

ma dato che il popolo cerca di capire tutto ciò, conclude:

questi sono gli strumenti che hanno reso possibile che ciò si verificasse. Io non penso che ciò sia vero.

Prendiamo Twitter, gli attribuiamo molto credito,

ma c’è tanta altra comunicazione che circola.

Per quella gente che la definisce la rivoluzione di Twitter o di Facebook,

penso che sia una definizione erronea, non chiara per la gente

che è scesa nelle strade, che ha rischiato e anche perduto la vita

per la causa di queste rivoluzioni.

La realtà dei fatti in Nord Africa sembra confermare

i limiti del ruolo avuto dai social media.

In Egitto, l’acme delle proteste si è verificata

dopo che il governo ha oscurato Internet.

Penso che i social media lanciano l’idea. Coinvolgono il popolo.

Ma poi la protesta vive di vita propria.

Il governo egiziano fermò tutto ciò che poteva.

Ogni cosa, da Internet al sistema ferroviario.

Cercava di paralizzare questo movimento, ma non ha funzionato.

Questi movimenti rivoluzionari sviluppano una specie di forza cinetica

e una volta partiti non importa cosa faccia il governo.

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