LINGUA
Dati i tempi di traduzione, l'edizione italiana della NATO Review sarà online circa due settimane dopo l'edizione inglese
LA RIVISTA DELLA NATO
REGOLE DI COLLABORAZIONE
INFORMAZIONI SUL COPYRIGHT
GRUPPO DI REDAZIONE
 RSS
INVIA QUESTO ARTICOLO AD UN AMICO
ABBONARSI ALLA RIVISTA DELLA NATO
  

La NATO e i suoi partner: cambiano i rapporti?

Get the Flash Player to see this player.

La NATO sta cambiando il modo di lavorare con i propri partner. L’ambasciatore Dirk Brengelmann, Segretario Generale aggiunto per gli affari politici e la politica di sicurezza, spiega cosa significano questi cambiamenti per entrambe le parti.

 Sottotitoli: On / Off

La NATO e i suoi partner: cambiano i rapporti?

La nostra politica di partenariato esiste ormai da tempo.

Questa riunione ha inteso rappresentare sia una fine che un nuovo inizio:

il Consiglio di partenariato euro-atlantico.

Vi sono stati cambiamenti all’interno della nostra istituzione.

Abbiamo creato una nuova divisione sulle emergenti sfide alla sicurezza.

E abbiamo approvato il Concetto Strategico nel vertice di Lisbona.

Cos’è cambiato – e perché?

Si è deciso di considerare in modo nuovo i nostri partenariati.

Pertanto, ciò che si è fatto è stato produrre una nuova politica di partenariato,

che ci desse la possibilità di agire in modo più flessibile con i nostri partner,

e qualche volta più adeguata a problemi specifici.

E ciò può andare oltre l’esistente sistema dei partenariati,

ma senza eliminare quei partenariati, non del tutto.

Che ne è delle vecchie strutture di partenariato?

Ci saranno ancora le riunioni dell’EAPC...

il Consiglio di partenariato euro atlantico

con 50 membri: 28 paesi NATO, 22 partner della NATO - dal 1997

Quelle del Dialogo Mediterraneo...

Dialogo Mediterraneo = 7 paesi partner mediterranei

che vanno dalla Mauritania a Israele - istituito nel 1994.

E quelle dell’ICI…

ICI = Iniziativa di Istanbul per la cooperazione

4 membri del Medio Oriente: Bahrain, Qatar, Kuwait e UAE,

istituita nel 2004.

Sta a noi far sì che quelle siano sempre delle riunioni

in cui si discutono questioni fondamentali,

rilevanti per noi e per i nostri partner.

Ci proponevamo di portare avanti contemporaneamente tre progetti.

Un nuovo documento sulla politica di partenariato…

Allora abbiamo aperto il nostro strumentario, come lo chiamiamo noi.

Gli esistenti contesti di partenariato hanno tutti strumenti differenti,

o menù di attività,

che ora sono stati compilati in astratto, e che sono aperti a tutti,

il che significa che al momento c’è più lavoro perché dobbiamo assicurare

un dialogo individuale con i nostri partner,

di cui possiamo adattare necessità e ambizioni alle offerte.

Non esiste un formato che vada bene a tutti.

Occorre molto più dialogo individuale con i partner e ciò è positivo.

Possono i partenariati affrontare dei problemi globali?

Ci siamo resi conto che su molte questioni dobbiamo avere delle aperture

verso quelli che chiamiamo partner globali o altri partner di interesse.

C’è un’attenzione particolare, per esempio, verso Cina e India,

due paesi con cui è necessario dialogare.

Prendiamo un problema come la situazione al largo delle coste della Somalia,

dove tutti noi, e non solo noi e Cina e India,

ma con numerosi altri ci siamo riuniti, letteralmente parlando, nella stessa barca.

Pertanto, dobbiamo far sì che vi siano più contatti con altri paesi

su quei problemi che travalicano i confini.

Stiamo pensando a riunioni sulla sicurezza cibernetica o marittima.

La NATO ha appena adottato una nuova strategia di sicurezza marittima.

Chi stabilisce chi parteciperà ai nuovi partenariati?

Sarà il Consiglio a decidere

chi parteciperà a quelli 28 più n.

Ma, secondo me, i partner hanno anche un ruolo. Essi possono esprimere interesse,

possono chiederci quali contributi o interessi strategici

portare sul tavolo per quei tipi di dibattiti e,

come si può immaginare, la discussione sulla sicurezza marittima

coinvolge alcuni paesi piuttosto che altri.

Si determinerà quindi il coinvolgimento o l’esclusione

in base ai loro interessi in tale processo.

Nessuno sarà interessato a tutte le questioni,

ma ognuno sarà interessato a qualcuna di queste.

Non penso che possa verificarsi una situazione

in cui qualcuno potrebbe sentirsi escluso da tale nuova flessibilità.

Quanto costeranno questi cambiamenti?

Non supereranno i bilanci esistenti.

Nel senso che siamo obbligati a renderli produttivi.

Non costeranno di più.

Ma, è ovvio, significherà che dobbiamo essere in grande sintonia

con i nostri colleghi militari per vedere sin da ora come si utilizzano

i nostri soldi nei differenti partenariati.

E se siamo obbligati a fare ciò che vogliamo fare con le risorse esistenti,

dobbiamo stare attenti ad assicurarci

di dare le giuste priorità nella pianificazione del bilancio.

Come saranno adattate le nuove strutture?

Penso anche che siamo tutti d’accordo che impareremo...

imparando mentre lo facciamo,

e in tal senso penso che tra un po’ di tempo noi stessi

avremo delle lezioni apprese.

Non penso che si debbano necessariamente cambiare le carte,

ma piuttosto adeguare la mentalità interna,

avanzando nuove idee,

o piuttosto focalizzandoci su questioni particolari e meno su altre questioni.

Ma penso che sarà solo tra qualche mese che

forse ci troveremo in questo tipo di situazione.

La NATO e i suoi partner: cambiano i rapporti?

La nostra politica di partenariato esiste ormai da tempo.

Questa riunione ha inteso rappresentare sia una fine che un nuovo inizio:

il Consiglio di partenariato euro-atlantico.

Vi sono stati cambiamenti all’interno della nostra istituzione.

Abbiamo creato una nuova divisione sulle emergenti sfide alla sicurezza.

E abbiamo approvato il Concetto Strategico nel vertice di Lisbona.

Cos’è cambiato – e perché?

Si è deciso di considerare in modo nuovo i nostri partenariati.

Pertanto, ciò che si è fatto è stato produrre una nuova politica di partenariato,

che ci desse la possibilità di agire in modo più flessibile con i nostri partner,

e qualche volta più adeguata a problemi specifici.

E ciò può andare oltre l’esistente sistema dei partenariati,

ma senza eliminare quei partenariati, non del tutto.

Che ne è delle vecchie strutture di partenariato?

Ci saranno ancora le riunioni dell’EAPC...

il Consiglio di partenariato euro atlantico

con 50 membri: 28 paesi NATO, 22 partner della NATO - dal 1997

Quelle del Dialogo Mediterraneo...

Dialogo Mediterraneo = 7 paesi partner mediterranei

che vanno dalla Mauritania a Israele - istituito nel 1994.

E quelle dell’ICI…

ICI = Iniziativa di Istanbul per la cooperazione

4 membri del Medio Oriente: Bahrain, Qatar, Kuwait e UAE,

istituita nel 2004.

Sta a noi far sì che quelle siano sempre delle riunioni

in cui si discutono questioni fondamentali,

rilevanti per noi e per i nostri partner.

Ci proponevamo di portare avanti contemporaneamente tre progetti.

Un nuovo documento sulla politica di partenariato…

Allora abbiamo aperto il nostro strumentario, come lo chiamiamo noi.

Gli esistenti contesti di partenariato hanno tutti strumenti differenti,

o menù di attività,

che ora sono stati compilati in astratto, e che sono aperti a tutti,

il che significa che al momento c’è più lavoro perché dobbiamo assicurare

un dialogo individuale con i nostri partner,

di cui possiamo adattare necessità e ambizioni alle offerte.

Non esiste un formato che vada bene a tutti.

Occorre molto più dialogo individuale con i partner e ciò è positivo.

Possono i partenariati affrontare dei problemi globali?

Ci siamo resi conto che su molte questioni dobbiamo avere delle aperture

verso quelli che chiamiamo partner globali o altri partner di interesse.

C’è un’attenzione particolare, per esempio, verso Cina e India,

due paesi con cui è necessario dialogare.

Prendiamo un problema come la situazione al largo delle coste della Somalia,

dove tutti noi, e non solo noi e Cina e India,

ma con numerosi altri ci siamo riuniti, letteralmente parlando, nella stessa barca.

Pertanto, dobbiamo far sì che vi siano più contatti con altri paesi

su quei problemi che travalicano i confini.

Stiamo pensando a riunioni sulla sicurezza cibernetica o marittima.

La NATO ha appena adottato una nuova strategia di sicurezza marittima.

Chi stabilisce chi parteciperà ai nuovi partenariati?

Sarà il Consiglio a decidere

chi parteciperà a quelli 28 più n.

Ma, secondo me, i partner hanno anche un ruolo. Essi possono esprimere interesse,

possono chiederci quali contributi o interessi strategici

portare sul tavolo per quei tipi di dibattiti e,

come si può immaginare, la discussione sulla sicurezza marittima

coinvolge alcuni paesi piuttosto che altri.

Si determinerà quindi il coinvolgimento o l’esclusione

in base ai loro interessi in tale processo.

Nessuno sarà interessato a tutte le questioni,

ma ognuno sarà interessato a qualcuna di queste.

Non penso che possa verificarsi una situazione

in cui qualcuno potrebbe sentirsi escluso da tale nuova flessibilità.

Quanto costeranno questi cambiamenti?

Non supereranno i bilanci esistenti.

Nel senso che siamo obbligati a renderli produttivi.

Non costeranno di più.

Ma, è ovvio, significherà che dobbiamo essere in grande sintonia

con i nostri colleghi militari per vedere sin da ora come si utilizzano

i nostri soldi nei differenti partenariati.

E se siamo obbligati a fare ciò che vogliamo fare con le risorse esistenti,

dobbiamo stare attenti ad assicurarci

di dare le giuste priorità nella pianificazione del bilancio.

Come saranno adattate le nuove strutture?

Penso anche che siamo tutti d’accordo che impareremo...

imparando mentre lo facciamo,

e in tal senso penso che tra un po’ di tempo noi stessi

avremo delle lezioni apprese.

Non penso che si debbano necessariamente cambiare le carte,

ma piuttosto adeguare la mentalità interna,

avanzando nuove idee,

o piuttosto focalizzandoci su questioni particolari e meno su altre questioni.

Ma penso che sarà solo tra qualche mese che

forse ci troveremo in questo tipo di situazione.

Leggi anche:partenariati
Condividi questo    DiggIt   MySpace   Facebook   Delicious   Permalink