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NATO e Svezia: vecchi partner, nuove prospettive?

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Pochi paesi hanno avuto un ruolo primario nel partenariato con la NATO paragonabile a quello della Svezia, che, dalla Bosnia alla Libia, ha sempre partecipato alle operazioni guidate dalla NATO. Come valuta i cambiamenti nelle nuove strutture di partenariato della NATO?

 Sottotitoli: On / Off

NATO e Svezia: vecchi partner, nuove prospettive?

Guardiamo agli interessi da diverse prospettive.

Svolgiamo entrambi un ruolo rilevante nella politica internazionale di sicurezza e di difesa.

Abbiamo un’industria di difesa. Pertanto, è assai importante

far sì che l’interoperabilità funzioni

e che la NATO sia l’organizzazione principale a tale riguardo.

Ciò ha costituito un elemento trainante.

E poi, la NATO è stata un’importante organizzazione nella gestione delle crisi.

Certamente sì, dalla Bosnia a KFOR, dal Kosovo a ISAF ora.

Dato che la Svezia è stata tradizionalmente molto attiva

nelle operazioni di gestione delle crisi sul fronte UE,

ha partecipato infatti a tutte le missioni PESD,

sia civili che militari, è stato naturale diventare un partner,

quando c’è stata una risoluzione, su cui basare il nostro coinvolgimento,

per partecipare attivamente a quegli impegni internazionali

che venivano fondamentalmente assegnati alla NATO.

Così, il partenariato ci consente di fare molto

e pertanto siamo focalizzati su ciò che si può fare,

su quanto si può ancora fare tra ciò che resta,

e inoltre siamo focalizzati su certi settori, pur rimanendo un partner attivo.

Anche i partenariati mondiali della NATO sono un messaggio

che dice come la NATO non si focalizza solo su se stessa, sull’articolo 5,

sulla propria difesa, ma che è aperta al mondo.

E quel messaggio di apertura e trasparenza è ben accolto.

La Svezia, come vede i cambiamenti della NATO?

Devo anche dire che la NATO ha fatto numerosi e notevoli passi solo assai di recente.

Il Concetto Strategico fornisce un’immagine tutta nuova,

una visione tutta nuova della NATO, questa è una nuova NATO.

Penso sia stato del tutto sorprendente vedere con quanta cura la NATO abbia consultato,

attraverso il Segretario di Stato Albright

e il lavoro di consultazione del gruppo di esperti,

non solo i paesi partner, ma anche ampi strati della società civile.

Un vasto e approfondito processo di consultazione, che abbiamo apprezzato

come paesi non membri e come partner.

Molte delle questioni che abbiamo sottolineato come partner durante tale processo

le abbiamo poi ritrovate nel Concetto Strategico.

Così, molto di ciò che abbiamo sentito e che abbiamo visto

nel governo, in parlamento, tra l’opinione pubblica,

se non altro coloro che si sono impegnati in questo dibattito,

è un messaggio molto positivo che viene dalla NATO.

Quali cambiamenti hanno interessato di più la Svezia?

Dato che vediamo aumentare l’agenda politica,

nuove minacce e sfide che vanno affrontate,

è stato importante sforzarsi di lavorare attraverso un più forte dialogo politico.

Così, il dialogo politico ha rappresentato da parte nostra un interesse fondamentale,

rafforzando il nostro ruolo di paese che partecipa con proprie truppe

a operazioni di gestione delle crisi. Non solo sul piano militare,

ma prendiamo l’Afghanistan quale esempio concreto: è

l’intero processo di transizione che è connesso a questioni civili-militari.

Questo è il modo in cui lavoriamo su base nazionale,

promuovere e sforzarsi di lavorare secondo un approccio globale,

mettendo insieme attività civili, politiche e militari.

Dato che ora anche la NATO ha fatto proprio questo modo di lavorare,

si vorrebbe partecipare agli aspetti politici

che riguardano un’operazione.

La Svezia dove vede spazi di miglioramento?

L’ultima questione è stata di migliorare le relazioni UE-NATO.

Migliorare le relazioni con le organizzazioni internazionali

come l’ONU… ci sono stati progressi in tale cooperazione.

UE-NATO, continuiamo a fare sforzi in quella direzione,

perché abbiamo bisogno di buoni rapporti di lavoro

tra queste organizzazioni.

Nelle relazioni UE-NATO è necessario un progresso sul piano del dialogo.

Ora che abbiamo una crisi come quella libica,

sarebbe naturale che entrambe le organizzazioni si sedessero,

i leader e le organizzazioni,

e discutessero insieme cosa sta succedendo sul terreno.

Come possiamo essere utili, senza essere in competizione con gli altri,

ma in stretta cooperazione ed evitando duplicati.

Entrambe le organizzazioni sono necessarie. Nel lungo periodo

la UE ha strumenti che la NATO non possiede,

guardando agli aspetti civili, allo sviluppo economico, al commercio...

Tutti strumenti che saranno necessari nella fase successiva alla crisi,

ma che si devono affrontare ora per definire le priorità.

Così, ciò per noi non ha senso

e lamentiamo che quel dialogo non ci sia.

La Svezia è interessata all’adesione alla NATO?

Non abbiamo deciso di diventare membri.

Non c’è... nell’attuale fase dato che ne stiamo parlando,

non c’è consenso nazionale sull’adesione alla NATO.

Quindi, questo non è un argomento su cui il governo è attivamente coinvolto,

su cui sta attivamente discutendo, così pure il parlamento.

Perché la Svezia vorrebbe qualcosa di più del partenariato con la NATO?

Ora possiamo essere un partner attivo

e potrebbe anche essere più interessante averci come partner

che come uno dei 29 membri della NATO.

Vorrei... affronto la questione dal punto di vista degli svedesi,

inclusi i parlamentari svedesi, che chiedono

proprio come diceva lei: Perché dobbiamo diventare membri?

Possiamo avere un dialogo politico,

possiamo contribuire alle operazioni, attuare l’interoperabilità

con parte del gruppo di esperti nell’ambito della NATO.

La mia personale idea, vedendo come l’alleanza lavora,

è che, o tu sei un membro,

sei parte del processo decisionale ad ogni livello, o non lo sei.

E possiamo fare un po’ i difficili,

ma quando si arriva alle decisioni importanti,

al cuore della cooperazione tra i membri,

non siamo al tavolo, non siamo nel NAC,

lì dove si discuteranno le questioni e i preparativi per l’intervento.

Non possono beneficiare del nostro contributo

per influenzare, plasmare il processo.

Quindi, a mio avviso, ci sarà sempre una chiara differenza

tra l’essere membro o meno.

NATO e Svezia: vecchi partner, nuove prospettive?

Guardiamo agli interessi da diverse prospettive.

Svolgiamo entrambi un ruolo rilevante nella politica internazionale di sicurezza e di difesa.

Abbiamo un’industria di difesa. Pertanto, è assai importante

far sì che l’interoperabilità funzioni

e che la NATO sia l’organizzazione principale a tale riguardo.

Ciò ha costituito un elemento trainante.

E poi, la NATO è stata un’importante organizzazione nella gestione delle crisi.

Certamente sì, dalla Bosnia a KFOR, dal Kosovo a ISAF ora.

Dato che la Svezia è stata tradizionalmente molto attiva

nelle operazioni di gestione delle crisi sul fronte UE,

ha partecipato infatti a tutte le missioni PESD,

sia civili che militari, è stato naturale diventare un partner,

quando c’è stata una risoluzione, su cui basare il nostro coinvolgimento,

per partecipare attivamente a quegli impegni internazionali

che venivano fondamentalmente assegnati alla NATO.

Così, il partenariato ci consente di fare molto

e pertanto siamo focalizzati su ciò che si può fare,

su quanto si può ancora fare tra ciò che resta,

e inoltre siamo focalizzati su certi settori, pur rimanendo un partner attivo.

Anche i partenariati mondiali della NATO sono un messaggio

che dice come la NATO non si focalizza solo su se stessa, sull’articolo 5,

sulla propria difesa, ma che è aperta al mondo.

E quel messaggio di apertura e trasparenza è ben accolto.

La Svezia, come vede i cambiamenti della NATO?

Devo anche dire che la NATO ha fatto numerosi e notevoli passi solo assai di recente.

Il Concetto Strategico fornisce un’immagine tutta nuova,

una visione tutta nuova della NATO, questa è una nuova NATO.

Penso sia stato del tutto sorprendente vedere con quanta cura la NATO abbia consultato,

attraverso il Segretario di Stato Albright

e il lavoro di consultazione del gruppo di esperti,

non solo i paesi partner, ma anche ampi strati della società civile.

Un vasto e approfondito processo di consultazione, che abbiamo apprezzato

come paesi non membri e come partner.

Molte delle questioni che abbiamo sottolineato come partner durante tale processo

le abbiamo poi ritrovate nel Concetto Strategico.

Così, molto di ciò che abbiamo sentito e che abbiamo visto

nel governo, in parlamento, tra l’opinione pubblica,

se non altro coloro che si sono impegnati in questo dibattito,

è un messaggio molto positivo che viene dalla NATO.

Quali cambiamenti hanno interessato di più la Svezia?

Dato che vediamo aumentare l’agenda politica,

nuove minacce e sfide che vanno affrontate,

è stato importante sforzarsi di lavorare attraverso un più forte dialogo politico.

Così, il dialogo politico ha rappresentato da parte nostra un interesse fondamentale,

rafforzando il nostro ruolo di paese che partecipa con proprie truppe

a operazioni di gestione delle crisi. Non solo sul piano militare,

ma prendiamo l’Afghanistan quale esempio concreto: è

l’intero processo di transizione che è connesso a questioni civili-militari.

Questo è il modo in cui lavoriamo su base nazionale,

promuovere e sforzarsi di lavorare secondo un approccio globale,

mettendo insieme attività civili, politiche e militari.

Dato che ora anche la NATO ha fatto proprio questo modo di lavorare,

si vorrebbe partecipare agli aspetti politici

che riguardano un’operazione.

La Svezia dove vede spazi di miglioramento?

L’ultima questione è stata di migliorare le relazioni UE-NATO.

Migliorare le relazioni con le organizzazioni internazionali

come l’ONU… ci sono stati progressi in tale cooperazione.

UE-NATO, continuiamo a fare sforzi in quella direzione,

perché abbiamo bisogno di buoni rapporti di lavoro

tra queste organizzazioni.

Nelle relazioni UE-NATO è necessario un progresso sul piano del dialogo.

Ora che abbiamo una crisi come quella libica,

sarebbe naturale che entrambe le organizzazioni si sedessero,

i leader e le organizzazioni,

e discutessero insieme cosa sta succedendo sul terreno.

Come possiamo essere utili, senza essere in competizione con gli altri,

ma in stretta cooperazione ed evitando duplicati.

Entrambe le organizzazioni sono necessarie. Nel lungo periodo

la UE ha strumenti che la NATO non possiede,

guardando agli aspetti civili, allo sviluppo economico, al commercio...

Tutti strumenti che saranno necessari nella fase successiva alla crisi,

ma che si devono affrontare ora per definire le priorità.

Così, ciò per noi non ha senso

e lamentiamo che quel dialogo non ci sia.

La Svezia è interessata all’adesione alla NATO?

Non abbiamo deciso di diventare membri.

Non c’è... nell’attuale fase dato che ne stiamo parlando,

non c’è consenso nazionale sull’adesione alla NATO.

Quindi, questo non è un argomento su cui il governo è attivamente coinvolto,

su cui sta attivamente discutendo, così pure il parlamento.

Perché la Svezia vorrebbe qualcosa di più del partenariato con la NATO?

Ora possiamo essere un partner attivo

e potrebbe anche essere più interessante averci come partner

che come uno dei 29 membri della NATO.

Vorrei... affronto la questione dal punto di vista degli svedesi,

inclusi i parlamentari svedesi, che chiedono

proprio come diceva lei: Perché dobbiamo diventare membri?

Possiamo avere un dialogo politico,

possiamo contribuire alle operazioni, attuare l’interoperabilità

con parte del gruppo di esperti nell’ambito della NATO.

La mia personale idea, vedendo come l’alleanza lavora,

è che, o tu sei un membro,

sei parte del processo decisionale ad ogni livello, o non lo sei.

E possiamo fare un po’ i difficili,

ma quando si arriva alle decisioni importanti,

al cuore della cooperazione tra i membri,

non siamo al tavolo, non siamo nel NAC,

lì dove si discuteranno le questioni e i preparativi per l’intervento.

Non possono beneficiare del nostro contributo

per influenzare, plasmare il processo.

Quindi, a mio avviso, ci sarà sempre una chiara differenza

tra l’essere membro o meno.

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