Mladic, Srebrenica e la g
Dove parlano gli esperti
Questo mese in
Rivista della NATO
Mladic, Srebrenica e la giustizia
Nel novembre 1995, Ratko Mladic venne accusato del genocidio di Srebenica. Solo quattro mesi prima costui aveva coordinato le operazioni che avevano causato la morte di circa 8.000 tra uomini e ragazzi. Nell’annunciare l’incriminazione, il giudice del Tribunale Penale Internazionale per l’ex Yugoslavia aggiungeva che Srebrenica aveva assistito a “scene infernali, scritte sulle pagine più nere della storia umana”. Oggi Mladic affronta il processo nello stesso palazzo in cui furono pronunciate quelle parole. La Rivista della NATO chiede cosa cambierà per le famiglie delle vittime e per la regione. E se ciò costituisce una pietra miliare nella storia dei Balcani occidentali.
Prossimamente
Rivista della NATO
Da non perdere!
Ottimizzato
per iPhone

Mladic, la giustizia e il 2011: il punto di vista della Croazia
Il 2011 è stato un anno importante per la Croazia. La Rivista della NATO ne intervista il Presidente nel giorno in cui questo paese ha confermato l’ingresso nell’Unione Europea e gli chiede se il 2011 è l’anno in cui si è discusso del futuro dei Balcani occidentali più di quanto non si sia rimuginato sul passato.

Mladic, la giustizia e il 2011: il punto di vista della Serbia
Per la Serbia, il 2011 ha rappresentato l’anno in cui ha ottemperato ai suoi ultimo impegni verso il Tribunale Penale Internazionale per la ex Yugoslavia di L’Aia. Il suo percorso verso la UE può ora avvenire senza ulteriori intoppi. Ma come i politici serbi puntualizzano, il paese è ora più focalizzato nel recuperare il suo antico ruolo di centro propulsivo regionale nei Balcani.

Un punto di vista della regione
Come i paesi dell’ex Yugoslavia valutano gli eventi del 2011, tra cui l’arresto del generale Ratko Mladic? La Rivista della NATO intervista i protagonisti chiave della regione per scoprirlo.

Mentre il processo per genocidio a Ratko Mladic si svolge a L’Aia, la Rivista della NATO ricorda gli eventi di Srebrenica del luglio 1995, intervista i superstiti e chiede se l’arresto di Mladic voglia dire che la regione può finalmente guardare al proprio futuro e non al proprio passato.
"Costruire la pace" racconta del progressivo impegno della NATO a sostegno dell’azione delle Nazioni Unite per porre fine alla guerra di Bosnia (1992-1995) e del dispiegamento della sua prima forza per il mantenimento della pace nel dicembre 1995. La missione della NATO è durata nove anni, fino a quando la responsabilità per la sicurezza è stata trasferita all’Unione Europea nel dicembre 2004.
"Riformare le forze armate" mostra come il sostegno della NATO alle fondamentali riforme della difesa in Bosnia Erzegovina abbia contribuito a ridimensionare le forze armate e a trasformarle in un’unica forza armata sotto il controllo dello stato. I progressi compiuti hanno consentito al paese di aderire al Partenariato per la Pace della NATO nel 2006.
"La via per l’integrazione" evidenzia il crescente partenariato del paese con la NATO e dà un’idea delle sfide che l’attendono sulla via della possibile adesione all’Alleanza.
Le novità?

Della mia permanenza a Sarajevo, tre anni fa, ricordo una persona del posto che diceva che ciò che voleva più di tutto era la cattura di “Rat e Special K”. Questi erani i soprannomi dati a Ratko Mladic e al suo capo politico, Radovan Karadzic. A quel tempo, si ritineva comunemente o che fossero protetti o che fossero ben nascosti.

Ora sappiamo che ciò non corrispondeva al vero.

Della mia permanenza a Sarajevo, tre anni fa, ricordo una persona del posto che diceva che ciò che voleva più di tutto era la cattura di “Rat e Special K”. Questi erani i soprannomi dati a Ratko Mladic e al suo capo politico, Radovan Karadzic. A quel tempo, si ritineva comunemente o che fossero protetti o che fossero ben nascosti.

Ora sappiamo che ciò non corrispondeva al vero.

Karadzic era nascosto, soprattutto dietro un’enorme barba. Difficilmente si sarebbe potuto definire la sua ubicazione nei dintorni di Belgrado un efficace nascondiglio. Può darsi che Mladic nei primi anni sia stato protetto. Ma certamente quando è stato arrestato quest’anno, il luogo in cui si trovava era ben lungi dall’essere segreto. Viveva senza protezione nella modesta casa di suo cugino, in un villaggio della Serbia settentrionale.

Il novembre 2011 segna il 16° anniversario dell’incriminazione di Mladic per il genocidio di Srebrenica. Era già stato incriminato con la stessa accusa per il sanguinoso assedio di Sarajevo. Nel 2011 per la prima volta le famiglie delle vittime di Srebrenica possono finalmente vedere l’uomo accusato dell’uccisione dei loro familiari sul banco degli imputati.

Mladic, un uomo che persino il suo assolutamente imprevedibile capo Karadzic aveva definito un pazzo, respinge ogni accusa.

In questo numero della Rivista della NATO, vedremo se l’arresto di Ratko Mladic può rappresentare un punto d’arrivo per le famiglie coinvolte, per i paesi e per la regione nel suo complesso. Intervisteremo tanto i bosniaci che i serbo-bosniaci per vedere che cosa pensano di questo importante sviluppo. E riproponiamo anche i video che risalgono al 2008, quando Karadzic venne arrestato, per vedere quali progressi – se ce ne sono – siano stati fatti da allora.

Uno dei punti sollevati nei video è che non si può espiare un genocidio mettendo in carcere un uomo. Quanto accaduto a Srebrenica nel luglio 1995 ha coinvolto centinaia, se non migliaia di soldati. Ma quei soldati erano sotto il comando e agli ordini di un solo uomo. E portare costui davanti alla giustizia, anche se imperfetta, è incalcolabilmente meglio che non averlo mai arrestato.

Paul King

citazioni
Aristotele
Bollettino
Assicurati di non perdere nulla
"Il solo stato stabile è quello
in cui tutti gli uomini sono uguali davanti alla legge"
RIGUARDO ALLA RIVISTA
Go to
NATO A to Z
NATO Multimedia Library
NATO Channel
Condividi questo
Facebook
Facebook
Twitter
Twitter
Delicious
Delicious
Google Buzz
Google Buzz
diggIt
Digg It
RSS
RSS
You Tube
You Tube