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Mladic, la giustizia e il 2011: il punto di vista della Croazia

Il 2011 è stato un anno importante per la Croazia. La Rivista della NATO ne intervista il Presidente nel giorno in cui questo paese ha confermato l’ingresso nell’Unione Europea e gli chiede se il 2011 è l’anno in cui si è discusso del futuro dei Balcani occidentali più di quanto non si sia rimuginato sul passato.

Mladic, la giustizia e il 2011: il punto di vista del Presidente croato

Signor Presidente, ritiene che quest’anno con l’arresto

del generale Ratko Mladic, si sia compiuto un passo fondamentale

nella regione dei Balcani occidentali?

Pensa che ciò significhi che la regione può guardare

al futuro piuttosto che al passato?

Per la riconciliazione è molto importante che i criminali di guerra vengano puniti.

Uno dei principali imputati è Ratko Mladic

che ora verrà processato davanti all’ICTY.

Ma non è l’unico. Non c’è pace senza giustizia.

Ciò vuol dire che dobbiamo essere preparati

a punire chiunque abbia perpetrato crimini di guerra.

Tutti i criminali di guerra di tutte le fazioni. Questo è il punto principale

perchè senza un ugual trattamento di tutti i criminali di guerra

non ci sarà alcun senso di giustizia e di riconciliazione.

Ritiene che la giustizia del Tribunale di L’Aia

possa sempre risultare accettabile da tutti nei Balcani occidentali?

Se si analizza quanto viene scritto

nei differenti paesi della regione sull’ICTY,

si riscontra che non in tutti i paesi l’ICTY è considerato imparziale.

Ma la realtà è differente. Ognuno ha i propri criteri.

Nessuno è sempre felice,

ma in fondo L’Aia ha modificato l’atteggiamento della giustizia

nonostante tutte le debolezze che si possono menzionare.

Ciò è importante, perché è cambiato l’approccio

degli ordinamenti giudiziari interni in tutti paesi.

E ogni cosa è cominciata con l’ICTY

perché proprio all’inizio della guerra e dopo la guerra

non tutti i paesi volevano giudicare i criminali di guerra.

Perciò L’Aia è molto importante, ma è ancora più importante

che in particolari paesi ci sia il giusto approccio verso i criminali di guerra.

Ciò significa che tutti gli ordinamenti giudiziari sono ora in grado di giudicare

e di essere ad un livello assai alto.

Oggi, la Croazia ha firmato il trattato di adesione alla UE

e c’è la possibilità che il prossimo anno anche la candidatura

della Serbia possa essere confermata.

Ritiene che questi sviluppi significhino

che la regione è ora divenuta più integrata?

È in atto una sorta di nuova integrazione.

Nessuno pensa di rimettere in piedi l’ex Yugoslavia.

Non è possibile dopo quanto è accaduto,

ma dobbiamo fondere tutti i neo nati paesi dell’ex Yugoslavia nell’Europa

e ciò è assai importante perché la mia politica, la politica del mio paese,

e mi auguro la politica di tutti i leader della regione,

è quella di creare un’area di pace, stabilità, sicurezza e cooperazione.

Ciò è importante, non solo per noi, ma anche per l’Europa.

Rimangono ancora punti di disaccordo

tra i paesi dei Balcani su questioni quali la proprietà,

le vie di navigazione, le banche, ecc.

Ritiene che ora siano in grado di affrontare

le questioni più importanti, cioè quelle sui crimini di guerra,

che quelle meno importanti saranno più facili da risolvere?

Certamente ciò contribuisce ad una nuova atmosfera,

ma ancor più decisiva sarà la capacità dei leader della regione

di comprendere che un diverso approccio, non la guerra, non la guerra fredda,

è il modo per ricostruire i rapporti nella regione.

Penso che da un anno o due a questa parte,

abbiamo un nuovo approccio.

Abbiamo cominciato a discutere tutte quelle cose assai complicate,

persone scomparse, confini, questioni economiche,

la successione dell’ex Yugoslavia.

Ci sono degli argomenti veramente difficili,

ma dobbiamo cominciare a risolverli

e il primo passo è sempre il più difficile.

Abbiamo fatto il primo passo e ora dobbiamo continuare.

Ciò che è assai importante… per esempio è la questione dei confini.

La Croazia ha problemi di confine con la Serbia, con la Slovenia,

con la Bosnia Erzegovina, con il Montenegro,

ma ora quello non è più un problema politico intricato.

Lo consideriamo come un problema legale che sarà risolto con un arbitrato

o dalla Corte Internazionale di Giustizia o semplicemente con un negoziato.

Ora c’è un’atmosfera assai differente rispetto a dieci anni fa.

Siamo in grado di discutere di ogni cosa in un’atmosfera amichevole.

Ha citato le questioni economiche. Ritiene

che con la Serbia probabile membro della UE nel prossimo futuro,

con la Croazia che aderirà alla UE a breve

e con la Slovenia che è già membro, la loro collaborazione

possa far sì che l’economia dell’Europa sud-orientale divenga

come una forza propulsiva, ora che è più integrata?

Ora abbiamo relazioni commerciali.

Non sempre eccezionali, ma ora abbiamo il commercio,

abbiamo società che si sono stabilite in differenti paesi e

che operano in quelli contigui. E i risultati sono visibili.

Proprio ieri ho partecipato all’inaugurazione

di un programma tra Bosnia Erzegovina e Croazia.

È importante perché non è un programma locale,

ma esporteranno strumentazioni mediche in tutto il mondo.

Questo è un buon esempio e spero che le nostre economie

nel nostro interesse, di ogni singolo paese,

alla fine possano migliorare attraverso la cooperazione.

C’è stata una conferenza qui a Bruxelles

sui problemi dei Balcani, dell’area dei Balcani occidentali,

e se questi sono ora problemi comuni a tutti noi.

I problemi della sua regione sembrano simili a quelli di tutti gli altri?

I problemi economici sono più o meno gli stessi in tutta l’Europa,

ma vorrei sottolineare che:

sì, abbiamo dei problemi irrisolti tra paesi,

ma ora l’Europa sud-orientale, i paesi dei Balcani occidentali,

i problemi di maggiore intensità alla fine ce li hanno al loro interno

più che tra loro. Dentro la Bosnia-Erzegovina,

le relazioni tra Serbia e Kosovo, due paesi diversi,

ma con delle significative differenze politiche.

Ora c’è una buona atmosfera per risolvere tutti questi problemi.

Ora è il momento opportuno per cominciare a creare nuovi rapporti.

E penso che ora rientri nella responsabilità di ogni

leader della regione perché questa generazione di politici

non dovrebbe lasciare questi problemi alla prossima generazione.

Sarebbe assai rischioso per la regione e per l’Europa.

Alcuni commentatori hanno indicato che il 2011

potrebbe essere l’anno in cui i paesi dei Balcani occidentali

cominciano a stabilire rapporti più stretti

piuttosto che ad allontanarsi l’uno dall’altro come in passato.

É vero o pensa che gli scontri

tra Kosovo e Serbia riguardo ai confini

siano più indicativi del fatto che non tutti nella regione

abbiano abbandonato la violenza?

Alla fine la storia è in qualche modo anche parte delle nostre vite quotidiane.

Vi è un retaggio, sfortunatamente un retaggio di odio,

specialmente in alcune aree dei Balcani occidentali,

ma qui subentra la responsabilità degli attuali politici.

Devono rompere questa tradizione, devono creare nuovi rapporti

e risolvere tutti questi problemi.

Ultima domanda. Per quanto riguarda la riconciliazione,

ognuno ha affermato quanto sia importante.

Quando ritiene che possa essere raggiunto il punto d’arrivo della riconciliazione

e quanto è stato importante il 2011?

Ci sono degli alti e bassi.

Specialmente in alcune parti della nostra regione,

non sempre miglioriamo la situazione.

Capitano fasi poco felici, ma la tendenza è chiara.

L’approccio generale è positivo.

Penso che nessuno possa dire in quale anno, giorno e mese

avremo una stabile pace e prosperità,

ma sicuramente ora ci muoviamo nella giusta direzione

e la completa soluzione di tutti i problemi non avverrà domani.

Abbiamo bisogno di tempo, abbiamo ancora bisogno di tempo,

ma ciò che è importante è che la tendenza è visibile.

Se si confrontano le nostre relazioni, le relazioni della Croazia con la Serbia,

con la Bosnia Erzegovina o con la Slovenia o con il Montenegro,

non sono tra loro comparabili.

Le differenze sono marcate.

Grazie signor Presidente.

Mladic, la giustizia e il 2011: il punto di vista del Presidente croato

Signor Presidente, ritiene che quest’anno con l’arresto

del generale Ratko Mladic, si sia compiuto un passo fondamentale

nella regione dei Balcani occidentali?

Pensa che ciò significhi che la regione può guardare

al futuro piuttosto che al passato?

Per la riconciliazione è molto importante che i criminali di guerra vengano puniti.

Uno dei principali imputati è Ratko Mladic

che ora verrà processato davanti all’ICTY.

Ma non è l’unico. Non c’è pace senza giustizia.

Ciò vuol dire che dobbiamo essere preparati

a punire chiunque abbia perpetrato crimini di guerra.

Tutti i criminali di guerra di tutte le fazioni. Questo è il punto principale

perchè senza un ugual trattamento di tutti i criminali di guerra

non ci sarà alcun senso di giustizia e di riconciliazione.

Ritiene che la giustizia del Tribunale di L’Aia

possa sempre risultare accettabile da tutti nei Balcani occidentali?

Se si analizza quanto viene scritto

nei differenti paesi della regione sull’ICTY,

si riscontra che non in tutti i paesi l’ICTY è considerato imparziale.

Ma la realtà è differente. Ognuno ha i propri criteri.

Nessuno è sempre felice,

ma in fondo L’Aia ha modificato l’atteggiamento della giustizia

nonostante tutte le debolezze che si possono menzionare.

Ciò è importante, perché è cambiato l’approccio

degli ordinamenti giudiziari interni in tutti paesi.

E ogni cosa è cominciata con l’ICTY

perché proprio all’inizio della guerra e dopo la guerra

non tutti i paesi volevano giudicare i criminali di guerra.

Perciò L’Aia è molto importante, ma è ancora più importante

che in particolari paesi ci sia il giusto approccio verso i criminali di guerra.

Ciò significa che tutti gli ordinamenti giudiziari sono ora in grado di giudicare

e di essere ad un livello assai alto.

Oggi, la Croazia ha firmato il trattato di adesione alla UE

e c’è la possibilità che il prossimo anno anche la candidatura

della Serbia possa essere confermata.

Ritiene che questi sviluppi significhino

che la regione è ora divenuta più integrata?

È in atto una sorta di nuova integrazione.

Nessuno pensa di rimettere in piedi l’ex Yugoslavia.

Non è possibile dopo quanto è accaduto,

ma dobbiamo fondere tutti i neo nati paesi dell’ex Yugoslavia nell’Europa

e ciò è assai importante perché la mia politica, la politica del mio paese,

e mi auguro la politica di tutti i leader della regione,

è quella di creare un’area di pace, stabilità, sicurezza e cooperazione.

Ciò è importante, non solo per noi, ma anche per l’Europa.

Rimangono ancora punti di disaccordo

tra i paesi dei Balcani su questioni quali la proprietà,

le vie di navigazione, le banche, ecc.

Ritiene che ora siano in grado di affrontare

le questioni più importanti, cioè quelle sui crimini di guerra,

che quelle meno importanti saranno più facili da risolvere?

Certamente ciò contribuisce ad una nuova atmosfera,

ma ancor più decisiva sarà la capacità dei leader della regione

di comprendere che un diverso approccio, non la guerra, non la guerra fredda,

è il modo per ricostruire i rapporti nella regione.

Penso che da un anno o due a questa parte,

abbiamo un nuovo approccio.

Abbiamo cominciato a discutere tutte quelle cose assai complicate,

persone scomparse, confini, questioni economiche,

la successione dell’ex Yugoslavia.

Ci sono degli argomenti veramente difficili,

ma dobbiamo cominciare a risolverli

e il primo passo è sempre il più difficile.

Abbiamo fatto il primo passo e ora dobbiamo continuare.

Ciò che è assai importante… per esempio è la questione dei confini.

La Croazia ha problemi di confine con la Serbia, con la Slovenia,

con la Bosnia Erzegovina, con il Montenegro,

ma ora quello non è più un problema politico intricato.

Lo consideriamo come un problema legale che sarà risolto con un arbitrato

o dalla Corte Internazionale di Giustizia o semplicemente con un negoziato.

Ora c’è un’atmosfera assai differente rispetto a dieci anni fa.

Siamo in grado di discutere di ogni cosa in un’atmosfera amichevole.

Ha citato le questioni economiche. Ritiene

che con la Serbia probabile membro della UE nel prossimo futuro,

con la Croazia che aderirà alla UE a breve

e con la Slovenia che è già membro, la loro collaborazione

possa far sì che l’economia dell’Europa sud-orientale divenga

come una forza propulsiva, ora che è più integrata?

Ora abbiamo relazioni commerciali.

Non sempre eccezionali, ma ora abbiamo il commercio,

abbiamo società che si sono stabilite in differenti paesi e

che operano in quelli contigui. E i risultati sono visibili.

Proprio ieri ho partecipato all’inaugurazione

di un programma tra Bosnia Erzegovina e Croazia.

È importante perché non è un programma locale,

ma esporteranno strumentazioni mediche in tutto il mondo.

Questo è un buon esempio e spero che le nostre economie

nel nostro interesse, di ogni singolo paese,

alla fine possano migliorare attraverso la cooperazione.

C’è stata una conferenza qui a Bruxelles

sui problemi dei Balcani, dell’area dei Balcani occidentali,

e se questi sono ora problemi comuni a tutti noi.

I problemi della sua regione sembrano simili a quelli di tutti gli altri?

I problemi economici sono più o meno gli stessi in tutta l’Europa,

ma vorrei sottolineare che:

sì, abbiamo dei problemi irrisolti tra paesi,

ma ora l’Europa sud-orientale, i paesi dei Balcani occidentali,

i problemi di maggiore intensità alla fine ce li hanno al loro interno

più che tra loro. Dentro la Bosnia-Erzegovina,

le relazioni tra Serbia e Kosovo, due paesi diversi,

ma con delle significative differenze politiche.

Ora c’è una buona atmosfera per risolvere tutti questi problemi.

Ora è il momento opportuno per cominciare a creare nuovi rapporti.

E penso che ora rientri nella responsabilità di ogni

leader della regione perché questa generazione di politici

non dovrebbe lasciare questi problemi alla prossima generazione.

Sarebbe assai rischioso per la regione e per l’Europa.

Alcuni commentatori hanno indicato che il 2011

potrebbe essere l’anno in cui i paesi dei Balcani occidentali

cominciano a stabilire rapporti più stretti

piuttosto che ad allontanarsi l’uno dall’altro come in passato.

É vero o pensa che gli scontri

tra Kosovo e Serbia riguardo ai confini

siano più indicativi del fatto che non tutti nella regione

abbiano abbandonato la violenza?

Alla fine la storia è in qualche modo anche parte delle nostre vite quotidiane.

Vi è un retaggio, sfortunatamente un retaggio di odio,

specialmente in alcune aree dei Balcani occidentali,

ma qui subentra la responsabilità degli attuali politici.

Devono rompere questa tradizione, devono creare nuovi rapporti

e risolvere tutti questi problemi.

Ultima domanda. Per quanto riguarda la riconciliazione,

ognuno ha affermato quanto sia importante.

Quando ritiene che possa essere raggiunto il punto d’arrivo della riconciliazione

e quanto è stato importante il 2011?

Ci sono degli alti e bassi.

Specialmente in alcune parti della nostra regione,

non sempre miglioriamo la situazione.

Capitano fasi poco felici, ma la tendenza è chiara.

L’approccio generale è positivo.

Penso che nessuno possa dire in quale anno, giorno e mese

avremo una stabile pace e prosperità,

ma sicuramente ora ci muoviamo nella giusta direzione

e la completa soluzione di tutti i problemi non avverrà domani.

Abbiamo bisogno di tempo, abbiamo ancora bisogno di tempo,

ma ciò che è importante è che la tendenza è visibile.

Se si confrontano le nostre relazioni, le relazioni della Croazia con la Serbia,

con la Bosnia Erzegovina o con la Slovenia o con il Montenegro,

non sono tra loro comparabili.

Le differenze sono marcate.

Grazie signor Presidente.

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