NATO REVIEW 2010
Numero 3: Il calcio: solo un gioco, o una guerra per una palla?
Numero 4: Yemen: pericolo in arrivo?
Questo numero:
Donne e conflitti: un argomento in prima linea?
Nel prossimo numero Un punto di vista americano
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Dati i tempi di traduzione, l'edizione italiana della NATO Review sarà online circa due settimane dopo l'edizione inglese
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Donne e conflitti: un argomento in prima linea?
Di recente, il maggiore generale olandese (a riposo) Patrick Cammaert ha affermato: “nei conflitti armati è probabilmente divenuto più pericoloso essere una donna che un soldato”. Le donne sono, senza alcun dubbio, in prima linea in molti conflitti. Soffrono in modo sproporzionato (così come i bambini) per gli effetti di un conflitto. Allora ci chiediamo se, a 10 anni dalle prime iniziative per migliorare il futuro delle donne, sia cambiato effettivamente qualcosa.
Sono passati 10 anni da quando l’ONU ha sollecitato una maggiore presenza delle donne nella risoluzione dei conflitti, più rispetto per i diritti delle donne durante i conflitti e più punti di vista al femminile nel mantenimento della pace. Che cosa è cambiato?
Fino a che punto le donne hanno avuto influenza sulla sicurezza? Quali progressi sono stati compiuti negli ultimi 10 anni? Chiediamo ad alcune donne che ricoprono posti al vertice come vedono il ruolo delle donne nella sicurezza.
La NATO sta cambiando per adattarsi ad un nuovo secolo, a nuove sfide e a nuovi modi di pensare. Che ruolo possono attendersi le donne di svolgere nella visione che la NATO ha del futuro?
Margot Wallström, inviato speciale dell’ONU per le violenze sessuali nei conflitti, sottolinea i principali problemi che le donne hanno di fronte durante i conflitti, perché sono fondamentali le azioni giudiziarie ed il suo disappunto per i progressi ancora lontani.
Colui che è considerato l’artefice della UNSCR 1325 mette in evidenza i progressi compiuti negli ultimi 10 anni - e ciò che resta da fare
Quali progressi si sono ottenuti nella lotta per emancipare e proteggere le donne della Repubblica Democratica del Congo? Il Collettivo delle donne congolesi per la pace e la giustizia racconta la sua storia a Terra Robinson.

Nel primo editoriale da me scritto per la Rivista della NATO manifestavo il mio desiderio di vedere più spazio dedicato alle donne. Devo confessarlo, non abbiamo fatto abbastanza.

Sebbene siano stati ricevuti articoli da personaggi di primo piano quali Madeleine Albright, interviste con gente come l’unico governatore donna in Afghanistan ed articoli da importanti giornaliste, le donne non ricevono ancora l’attenzione che meriterebbero.

Sfortunatamente, sembra che ciò avvenga in tutto il mondo. Nel decimo anniversario dall’approvazione della Risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (UNSCR), i progressi che essa auspicava per introdurre le donne nel mondo della sicurezza sembrano ancora labili. Solo 20 paesi si sono dotati di piani d’azione nazionali per attuare la risoluzione. Nel frattempo, il terrore causato dai conflitti nelle donne continua in luoghi come il Congo, che alcuni hanno trasformato nella “capitale mondiale dello stupro”.

In questo numero, chiediamo ad alcune delle donne più importanti nel campo della sicurezza come valutino i progressi, quali sfide rimangano e come le affronterebbero. Chiediamo inoltre all’uomo che molti considerano l’artefice della risoluzione se essa abbia corrisposto alle aspettative.

Una delle frasi che mi hanno colpito di più mentre preparavo questo numero è stata l’ultima frase pronunciata nella mia intervista da Margot Wallström, il rappresentante speciale del Segretario generale dell’ONU per la violenza sessuale nei conflitti: “Se non vi è sicurezza per le donne non si può costruire alcuna sicurezza”. Questa può essere la lezione più emblematica.

Paul King