Tempi nuovi, minacce nuove, risposte nuove

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Stesso concetto, differenti punti di vista: video 3

Come influirà il tempismo di questo nuovo Concetto Strategico sul risultato? Sarà in grado di fronteggiare le minacce per gli anni a venire? Come modificherà il modo in cui collaborano le organizzazioni internazionali? Ed i suoi cambiamenti cosa significheranno per gli uomini e le donne in divisa? Tutti questi interrogativi saranno esaminati nella presente sezione.

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Stesso concetto, differenti punti di vista

Come influirà il tempismo di questo nuovo Concetto Strategico sul risultato? Sarà in grado di fronteggiare le minacce per gli anni a venire? Come modificherà il modo in cui collaborano le organizzazioni internazionali? Ed i suoi cambiamenti cosa significheranno per gli uomini e le donne in divisa? Tutti questi interrogativi saranno esaminati nella presente sezione.

Le numerose minacce di un mondo nuovo, emergente e globalizzato

dovranno essere analizzate nel nuovo Concetto Strategico della NATO.

Certo, le minacce sono assai diverse da quando

nel 1949 è stato scritto questo Trattato.

Hanno numerose e differenti origini

e noi abbiamo bisogno di istituzioni e di processi per affrontarle.

Definire le nuove minacce

è qualcosa di nuovo. Cosa intendiamo per nuove minacce?

Quali sono quelle importanti?

Sebbene esista una miriade di nuovi tipi di minacce,

ciò non significa che debbano essere tutte affrontate dalla NATO.

Non si tende

a presentare un elenco dettagliato di possibili forme di attacchi.

Penso che gli alleati manterranno la formula: un attacco contro uno è un attacco contro tutti.

Il Concetto Strategico non deve essere una lista della spesa.

Non ha senso elencare le idee e le richieste di ognuno,

dato che i fondi non ci sono.

Ma vi sono esempi di nuove minacce

che hanno l’effetto di un attacco armato,

pur senza utilizzare delle armi convenzionali.

Se si utilizzano dei computer per bloccare o per creare il caos

in infrastrutture che hanno effetti sulle vite dei pazienti negli ospedali,

allora i computer diventano un’arma. E quello è un attacco armato con altri mezzi.

Consideriamo la sicurezza energetica.

Come può la NATO esaminare a fondo un’area così complessa della sicurezza?

Dovrebbe prendere in considerazione di farlo?

Se si guardano le mappe, molti paesi,

che sono praticamente confinanti o molto vicini ai paesi della NATO,

sono probabilmente esportatori di combustibili fossili.

I produttori di energia vogliono guadagnare denaro

e i consumatori di energia, desiderano disporne per il loro paese.

Penso che la cosa migliore sia quella di valutare in modo sistematico

quali siano gli aspetti di sicurezza.

La questione è se la NATO dovrebbe intervenire in caso di interruzioni energetiche,

o se questa è una responsabilità della UE o di altre istituzioni.

Anche con la migliore volontà,

questo problema dell’efficienza energetica, della sicurezza energetica,

della domanda energetica, delle scorte e di qualsiasi altra cosa,

passa attraverso paesi che non hanno dei regimi politici tranquilli,

tutto ciò è enorme... questioni enormemente difficili.

Ma, tanto i russi che la UE sono pronti ad affrontarle.

La stessa questione si potrebbe porre riguardo ai cambiamenti climatici.

Il pericolo è che ogni cosa al mondo venga collegata ai cambiamenti climatici.

Penso che competa piuttosto al gruppo di esperti pensare: se ci sono cambiamenti climatici,

vi sono degli aspetti di sicurezza che ne conseguono,

e, certamente, aspetti di sicurezza che possiamo collegare

al tipo di missione che immaginiamo per la NATO.

Degli attacchi cibernetici si sono già verificati, per esempio, in Estonia.

Quanta attenzione dovrebbe riservargli la NATO nel suo nuovo Concetto Strategico?

Deve avervi una parte adeguata,

così come avviene in numerosi Concetti adottati finora in differenti paesi.

Ma chiaramente, le minacce cibernetiche non possono essere affrontate solo...

dal punto di vista della difesa. È necessario un approccio globale.

La cosa più importante è prenderne atto

e quindi attuare delle misure difensive da parte di tutti i partecipanti,

inclusi i normali utilizzatori civili,

per evitare che i loro computer si trasformino in macchine da guerra cibernetiche.

Quale dovrebbe essere il generale approccio della NATO

nei confronti delle nuove minacce emergenti?

Dato che la NATO trova difficile agire contro delle minacce

che non hanno una chiara origine, si possono fare due cose.

O decidiamo che in futuro non c’è un buon sistema di rappresaglia

perché non c’è un soggetto che possiamo effettivamente ritenere responsabile dell’attacco.

Oppure decidiamo di considerare responsabili lo stato, la società, il sistema

che hanno protetto e nascosto coloro che hanno attaccato un alleato della NATO.

Come abbiamo fatto in Afghanistan.

Le numerose minacce di un mondo nuovo, emergente e globalizzato

dovranno essere analizzate nel nuovo Concetto Strategico della NATO.

Certo, le minacce sono assai diverse da quando

nel 1949 è stato scritto questo Trattato.

Hanno numerose e differenti origini

e noi abbiamo bisogno di istituzioni e di processi per affrontarle.

Definire le nuove minacce

è qualcosa di nuovo. Cosa intendiamo per nuove minacce?

Quali sono quelle importanti?

Sebbene esista una miriade di nuovi tipi di minacce,

ciò non significa che debbano essere tutte affrontate dalla NATO.

Non si tende

a presentare un elenco dettagliato di possibili forme di attacchi.

Penso che gli alleati manterranno la formula: un attacco contro uno è un attacco contro tutti.

Il Concetto Strategico non deve essere una lista della spesa.

Non ha senso elencare le idee e le richieste di ognuno,

dato che i fondi non ci sono.

Ma vi sono esempi di nuove minacce

che hanno l’effetto di un attacco armato,

pur senza utilizzare delle armi convenzionali.

Se si utilizzano dei computer per bloccare o per creare il caos

in infrastrutture che hanno effetti sulle vite dei pazienti negli ospedali,

allora i computer diventano un’arma. E quello è un attacco armato con altri mezzi.

Consideriamo la sicurezza energetica.

Come può la NATO esaminare a fondo un’area così complessa della sicurezza?

Dovrebbe prendere in considerazione di farlo?

Se si guardano le mappe, molti paesi,

che sono praticamente confinanti o molto vicini ai paesi della NATO,

sono probabilmente esportatori di combustibili fossili.

I produttori di energia vogliono guadagnare denaro

e i consumatori di energia, desiderano disporne per il loro paese.

Penso che la cosa migliore sia quella di valutare in modo sistematico

quali siano gli aspetti di sicurezza.

La questione è se la NATO dovrebbe intervenire in caso di interruzioni energetiche,

o se questa è una responsabilità della UE o di altre istituzioni.

Anche con la migliore volontà,

questo problema dell’efficienza energetica, della sicurezza energetica,

della domanda energetica, delle scorte e di qualsiasi altra cosa,

passa attraverso paesi che non hanno dei regimi politici tranquilli,

tutto ciò è enorme... questioni enormemente difficili.

Ma, tanto i russi che la UE sono pronti ad affrontarle.

La stessa questione si potrebbe porre riguardo ai cambiamenti climatici.

Il pericolo è che ogni cosa al mondo venga collegata ai cambiamenti climatici.

Penso che competa piuttosto al gruppo di esperti pensare: se ci sono cambiamenti climatici,

vi sono degli aspetti di sicurezza che ne conseguono,

e, certamente, aspetti di sicurezza che possiamo collegare

al tipo di missione che immaginiamo per la NATO.

Degli attacchi cibernetici si sono già verificati, per esempio, in Estonia.

Quanta attenzione dovrebbe riservargli la NATO nel suo nuovo Concetto Strategico?

Deve avervi una parte adeguata,

così come avviene in numerosi Concetti adottati finora in differenti paesi.

Ma chiaramente, le minacce cibernetiche non possono essere affrontate solo...

dal punto di vista della difesa. È necessario un approccio globale.

La cosa più importante è prenderne atto

e quindi attuare delle misure difensive da parte di tutti i partecipanti,

inclusi i normali utilizzatori civili,

per evitare che i loro computer si trasformino in macchine da guerra cibernetiche.

Quale dovrebbe essere il generale approccio della NATO

nei confronti delle nuove minacce emergenti?

Dato che la NATO trova difficile agire contro delle minacce

che non hanno una chiara origine, si possono fare due cose.

O decidiamo che in futuro non c’è un buon sistema di rappresaglia

perché non c’è un soggetto che possiamo effettivamente ritenere responsabile dell’attacco.

Oppure decidiamo di considerare responsabili lo stato, la società, il sistema

che hanno protetto e nascosto coloro che hanno attaccato un alleato della NATO.

Come abbiamo fatto in Afghanistan.

Filmati contenuti in Stesso concetto, differenti punti di vista:

1. Uno scontro di opinioni

2. Il tempismo è tutto?

3. Tempi nuovi, minacce nuove, risposte nuove

4. Che significato ha per i militari?

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