Generale Klaus Naumann, ex Presidente del Comitato militare della NATO

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Sono trascorsi 10 anni dall’ultimo Concetto Strategico. Quali fattori influenzarono l’elaborazione della versione del 1999? E quanto la situazione differiva da quella odierna?

 Sottotitoli: On / Off

Cosa è cambiato dal 1999

Sono trascorsi 10 anni dall’ultimo Concetto Strategico. Quali fattori influenzarono l’elaborazione della versione del 1999? E quanto la situazione differiva da quella odierna?

Nel 1999 non avevamo un Gruppo di esperti ad affiancarci.

Abbiamo dovuto fare tutto da noi

e, lo ricordo molto bene, si è trattato di un processo meticoloso,

qualche volta con divergenze.

Una delle ragioni per cui lasciammo…

...alcune questioni un po’ nel vago

fu perché ci rendevamo conto delle divergenze di opinioni esistenti.

Così, per esempio, la questione degli armamenti nucleari rimase più o meno

allo stesso punto in cui era prima.

Vedo con crescente preoccupazione

che molti paesi della NATO si preparano,

stando ai loro programmi di armamenti, per le guerre come si facevano una volta

mentre spendono il denaro di domani. Una cosa che va cambiata.

Ciò che conta in futuro è innanzitutto e soprattutto la superiorità nelle informazioni

e, in questo campo, nella NATO non si sono fatti molti progressi.

In secondo luogo, ci dobbiamo preparare per le operazioni cibernetiche.

E là penso che la NATO sia appena all’inizio

di una riflessione sulla dimensione cibernetica.

Terzo… mi dispiace, ma dobbiamo mettere in conto,

più di quanto non si faccia in questo momento,

che può verificarsi la proliferazione delle armi di distruzione di massa.

E che si sia preparati ed equipaggiati adeguatamente

per esempio per la CRBN,

la difesa contro le armi chimiche, biologiche e nucleari,

non ne sarei del tutto sicuro.

La carenza di capacità è, penso, al secondo posto nelle mie priorità,

la prima è la volontà politica.

E se non agiamo di concerto, in quanto europei,

e non parliamo con una sola voce

e non cerchiamo di trovare dei punti di vista comuni con i nostri partner americani,

allora possiamo scordarci le questioni relative alle capacità.

Bene, quello è ovviamente il tema più caldo.

A questo punto, abbiamo anche il processo piuttosto contorto

che tutti i paesi della NATO partecipano alla decisione,

non solo nel Consiglio, bensì a tutti i livelli inferiori.

Insieme ai miei colleghi di allora proposi

di mantenere il processo decisionale basato sul consenso

solo a livello di Consiglio.

A tutti i livelli inferiori avrebbe dovuto esserci una decisione a maggioranza.

Ciò renderebbe più celere il processo.

Nella gestione delle crisi il tempo è essenziale.

E più diventa complesso il processo decisionale,

come è avvenuto sinora nella NATO

a 28 membri, meno ci consentirà di essere rapidi.

Mi sembra che la nuova amministrazione americana,

il Presidente Obama, abbia manifestato effettivamente apertura

verso gli europei.

Ma, se posso dirlo, da europeo, non è stato ripagato

dagli europei con degli accresciuti impegni per la causa comune.

E per questa ragione, se noi europei non agiamo insieme,

specialmente sull’Afghanistan,

allora possiamo presto provocare una crescente frustrazione

negli americani...

Penso che noi... Una delle lezioni apprese in tutte le azioni dell’alleanza è

che questa deve risultare vantaggiosa per tutti i partner.

Pertanto l’Europa non può essere solo un consumatore di sicurezza,

dobbiamo invece, insieme agli Stati Uniti, essere dei produttori di sicurezza.

Penso che il nocciolo della questione sia:

cosa vorrà dire in futuro difesa collettiva?

È questo che si aspettano i nuovi alleati,

che hanno aderito all’alleanza

perché volevano partecipare all’impegno americano verso l’Europa.

E… contro l’ipotesi di una Russia più forte,

che pretende di esserlo, sebbene non lo sia affatto,

vogliono avere l’assicurazione che la vecchia formula

uno per tutti e tutti per uno sia ancora valida.

Sono convinto che la difesa collettiva e la garanzia dell’articolo 5,

siano l’effettivo presupposto perché i paesi si dicano pronti

ad impegnarsi al di là dell’area del Trattato della NATO.

Se i paesi non sono in grado di dire ai loro cittadini che sono protetti,

non avremo mai il sostegno della gente

per l’invio di forze in posti pericolosi e lontani.

Penso che dobbiamo trovare delle formule convincenti, anche nel nuovo Concetto,

che dicano alle nostre opinioni pubbliche che vi è bisogno di investire in sicurezza.

Ovviamente, in modo equilibrato,

ma penso che questo sia uno dei principali compiti del nuovo Concetto Strategico,

raccontare alla gente la storia dei successi della NATO,

e dir loro che dobbiamo continuare

a rimanere vincolati all’Alleanza transatlantica,

dato che non c’è sicurezza per l’Europa senza gli Stati Uniti,

e che gli Stati Uniti d’America hanno bisogno di un partner come l’Europa.

Nel 1999 non avevamo un Gruppo di esperti ad affiancarci.

Abbiamo dovuto fare tutto da noi

e, lo ricordo molto bene, si è trattato di un processo meticoloso,

qualche volta con divergenze.

Una delle ragioni per cui lasciammo…

...alcune questioni un po’ nel vago

fu perché ci rendevamo conto delle divergenze di opinioni esistenti.

Così, per esempio, la questione degli armamenti nucleari rimase più o meno

allo stesso punto in cui era prima.

Vedo con crescente preoccupazione

che molti paesi della NATO si preparano,

stando ai loro programmi di armamenti, per le guerre come si facevano una volta

mentre spendono il denaro di domani. Una cosa che va cambiata.

Ciò che conta in futuro è innanzitutto e soprattutto la superiorità nelle informazioni

e, in questo campo, nella NATO non si sono fatti molti progressi.

In secondo luogo, ci dobbiamo preparare per le operazioni cibernetiche.

E là penso che la NATO sia appena all’inizio

di una riflessione sulla dimensione cibernetica.

Terzo… mi dispiace, ma dobbiamo mettere in conto,

più di quanto non si faccia in questo momento,

che può verificarsi la proliferazione delle armi di distruzione di massa.

E che si sia preparati ed equipaggiati adeguatamente

per esempio per la CRBN,

la difesa contro le armi chimiche, biologiche e nucleari,

non ne sarei del tutto sicuro.

La carenza di capacità è, penso, al secondo posto nelle mie priorità,

la prima è la volontà politica.

E se non agiamo di concerto, in quanto europei,

e non parliamo con una sola voce

e non cerchiamo di trovare dei punti di vista comuni con i nostri partner americani,

allora possiamo scordarci le questioni relative alle capacità.

Bene, quello è ovviamente il tema più caldo.

A questo punto, abbiamo anche il processo piuttosto contorto

che tutti i paesi della NATO partecipano alla decisione,

non solo nel Consiglio, bensì a tutti i livelli inferiori.

Insieme ai miei colleghi di allora proposi

di mantenere il processo decisionale basato sul consenso

solo a livello di Consiglio.

A tutti i livelli inferiori avrebbe dovuto esserci una decisione a maggioranza.

Ciò renderebbe più celere il processo.

Nella gestione delle crisi il tempo è essenziale.

E più diventa complesso il processo decisionale,

come è avvenuto sinora nella NATO

a 28 membri, meno ci consentirà di essere rapidi.

Mi sembra che la nuova amministrazione americana,

il Presidente Obama, abbia manifestato effettivamente apertura

verso gli europei.

Ma, se posso dirlo, da europeo, non è stato ripagato

dagli europei con degli accresciuti impegni per la causa comune.

E per questa ragione, se noi europei non agiamo insieme,

specialmente sull’Afghanistan,

allora possiamo presto provocare una crescente frustrazione

negli americani...

Penso che noi... Una delle lezioni apprese in tutte le azioni dell’alleanza è

che questa deve risultare vantaggiosa per tutti i partner.

Pertanto l’Europa non può essere solo un consumatore di sicurezza,

dobbiamo invece, insieme agli Stati Uniti, essere dei produttori di sicurezza.

Penso che il nocciolo della questione sia:

cosa vorrà dire in futuro difesa collettiva?

È questo che si aspettano i nuovi alleati,

che hanno aderito all’alleanza

perché volevano partecipare all’impegno americano verso l’Europa.

E… contro l’ipotesi di una Russia più forte,

che pretende di esserlo, sebbene non lo sia affatto,

vogliono avere l’assicurazione che la vecchia formula

uno per tutti e tutti per uno sia ancora valida.

Sono convinto che la difesa collettiva e la garanzia dell’articolo 5,

siano l’effettivo presupposto perché i paesi si dicano pronti

ad impegnarsi al di là dell’area del Trattato della NATO.

Se i paesi non sono in grado di dire ai loro cittadini che sono protetti,

non avremo mai il sostegno della gente

per l’invio di forze in posti pericolosi e lontani.

Penso che dobbiamo trovare delle formule convincenti, anche nel nuovo Concetto,

che dicano alle nostre opinioni pubbliche che vi è bisogno di investire in sicurezza.

Ovviamente, in modo equilibrato,

ma penso che questo sia uno dei principali compiti del nuovo Concetto Strategico,

raccontare alla gente la storia dei successi della NATO,

e dir loro che dobbiamo continuare

a rimanere vincolati all’Alleanza transatlantica,

dato che non c’è sicurezza per l’Europa senza gli Stati Uniti,

e che gli Stati Uniti d’America hanno bisogno di un partner come l’Europa.

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1. Storia: quali fattori hanno determinato il Concetto Strategico?

2. Generale Klaus Naumann, ex Presidente del Comitato militare della NATO

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