Jeroen Van der Veer, Vice Presidente del Gruppo di esperti sul Concetto Strategico della NATO

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Opinioni ed interviste: video 4

Quali sono le opinioni personali di alcuni tra coloro che si occupano di redigere il nuovo Concetto Strategico? Fin dove potrà spingersi? In questa sezione, proponiamo delle interviste a tu per tu con alcuni importanti personaggi.

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Opinioni ed interviste

Quali sono le opinioni personali di alcuni tra coloro che si occupano di redigere il nuovo Concetto Strategico? Fin dove potrà spingersi? In questa sezione, proponiamo delle interviste a tu per tu con alcuni importanti personaggi.

Signor Van der Veer, perché ora abbiamo bisogno di un nuovo Concetto Strategico?

Mi vengono in mente tre ragioni.

Durante la Guerra Fredda, la gente comprendeva facilmente perché avessimo la NATO.

La Guerra Fredda è finita, e quindi la gente si chiede:

che cosa fa ora la NATO e riceve sufficiente sostegno dall’opinione pubblica?

In secondo luogo, ci sono nuove minacce.

C’è il terrorismo, la pirateria, forse la guerra cibernetica.

Così dobbiamo trasformarci… Nuovi compiti per la NATO?

E, in terzo luogo, abbiamo ora 12 membri in più di dieci anni fa.

Ora siamo in 28 stati membri.

Sono trascorsi dieci anni dall’ultimo aggiornamento del Concetto Strategico.

Ci sono tutte le ragioni per un nuovo aggiornamento.

Qual è il vantaggio di farlo con un gruppo di esperti?

Penso sia quello di abbozzare una nuova strategia,

che tutti i paesi possano considerare eccellente.

Ma non soltanto i paesi dove la gente può dire:

sì, è sensato, è quello che ci vuole oggi,

è così che vedo il mondo, posso capire il ruolo che ha la NATO.

Si tratta di un compito assai complesso. Per questo ritengo che sia opportuno procedere per gradi.

Se si passa subito a preparare la bozza di una cosa così complessa,

senza aver valutato bene ogni elemento, ascoltato con molta attenzione,

e, di fatto, creato lo spazio per scrivere qualcosa di nuovo,

allora penso che potrebbe non funzionare.

Alcuni analisti affermano che si rinnova il Concetto attraverso un gruppo di esperti,

perché ci sono troppe voci, 28 membri ora,

e ci sono troppe divisioni. Hanno ragione?

Dato che ci sono troppe voci, allora direi: è veramente assai complesso,

com’è logico che sia una nuova strategia della NATO.

Se qualcosa è veramente assai complesso,

allora occorre procedere con metodo.

Voglio dire un po’ di ordine, un po’ di logica, un po’ di sintesi.

E questo si fa discutendone con quegli altri paesi,

il che consente anche a quei paesi di rendersi conto della complessità.

Questo è il motivo per cui il gruppo di esperti può avervi un ruolo.

Lei pensa che la principale divisione sia tra coloro che

considerano la difesa territoriale come il problema principale,

che considerano cioè le vecchie minacce, come la Russia, ancora come la priorità,

e coloro che ritengono invece più importanti

le operazioni di proiezione, come l’Afghanistan?

Non si può dire che i vecchi compiti siano più importanti dei nuovi.

Penso a vecchi compiti come il territorio...

la cui difesa è assai facile da spiegare alla gente.

Se uno pensa ad ogni minaccia, ma specialmente alle nuove minacce,

la risposta non può essere sì o no:

questa compete alla NATO e questa non le compete.

Qualche volta penso che la NATO dovrebbe essere il primo,

e forse l’unico… soggetto a fronteggiare la minaccia.

Penso che a volte, sebbene non pesantemente coinvolta, la NATO dovrebbe contribuire comunque.

Ma c'è probabilmente una serie di situazioni intermedie,

e se tu dici che c'è una nuova minaccia

ed esistono alcune organizzazioni nel mondo,

allora queste forse dovrebbero unirsi insieme per affrontare quella minaccia.

Così non si tratta di sì o di no, esiste una specie di soluzione intermedia,

una soluzione insieme ad altri.

La sicurezza energetica rientra nei compiti della NATO?

Certo, la maggior parte dei paesi della NATO importa petrolio e gas.

Di solito questi prodotti vengono da paesi vicini alla NATO.

Ovviamente, è anche un vantaggio.

Uno vuole vendere, l’altro vuole acquistare.

Il problema con l’energia è che non si può dire:

ce l’ho per tre mesi e poi… e poi non ce l’ho per un certo periodo.

Ebbene sì, occorre che questo flusso sia garantito per la tua economia

e ciò, ovviamente, porta a pensare alla sicurezza.

Piuttosto che soffermarci ora su ciò, dobbiamo pensare che,

questi mutevoli rapporti tra domanda e offerta,

in special modo se relativi a petrolio e gas, tra paesi NATO e non NATO,

occorra valutarli con il gruppo di esperti, e chiedersi

quali sono i problemi di sicurezza che possono scaturirne?

Una volta individuati questi problemi, dobbiamo riflettere:

è questo un compito per la NATO? O è un compito in cooperazione con altri?

O non ce ne occuperemo proprio?

Come contemperare minacce a breve termine, come l’Afghanistan,

con minacce a lungo termine, come i cambiamenti climatici?

I cambiamenti climatici… il pericolo è che ogni cosa diventi un cambiamento climatico.

Penso che competa soprattutto al gruppo di esperti pensare a ciò.

Se ci sono dei cambiamenti climatici, vi saranno degli aspetti di sicurezza che ne conseguono,

e, in particolare, aspetti di sicurezza che si possono collegare

al tipo di missione che immaginiamo per la NATO. Penso che ciò potrebbe essere utile,

piuttosto che parlare in generale di cambiamenti climatici.

Quindi dobbiamo vedere quali aspetti dei cambiamenti climatici possiamo collegare

e poi quello che si può fare in merito. E, parlando delle operazioni,

come il gruppo di esperti utilizza le informazioni militari per le proprie decisioni?

Ritengo che le informazioni militari siano estremamente importanti.

Quale esempio, supponiamo che venga costituito per primo il gruppo di esperti,

questi poi forniscono consigli sulla nuova strategia,

che vengono sottoposti al Segretario generale e ai paesi.

Questi preparano una bozza della nuova strategia. A questo punto, supponiamo che i militari dicano:

che bella strategia, ma non possiamo metterla in atto. Non è utilizzabile.

Si ritiene che il processo sia aperto, trasparente e pubblico.

Come opera il gruppo di esperti perché ciò avvenga?

Prendiamo il risultato ideale: soluzioni globali per minacce globali.

La NATO ha un ruolo da svolgervi, ma la NATO non può risolvere

o occuparsi di tutte le minacce globali.

Pertanto dobbiamo sempre farlo con altri.

Ovviamente, il ruolo che la NATO svolge risulta più incisivo

se ha il sostegno dell’opinione pubblica dei paesi NATO,

così questi possono aiutare la NATO contro le minacce globali.

È altrettanto importante che i paesi non NATO

o le ONG o le Nazioni Unite pensino:

questa nuova strategia della NATO è sensata.

Vuol dire allora che tutta quella ricerca di un accordo comune

dentro e fuori dalla NATO, ciò che la NATO fa,

costituisce un modo eccezionale per conseguire il risultato ideale:

pervenire ad una soluzione globale o a fronteggiare a livello mondiale delle minacce globali.

Lei parla di situazione globale, siamo nel bel mezzo di una crisi finanziaria mondiale.

I bilanci della difesa vengono decurtati, nell’Europa orientale alcuni addirittura del 20-30%.

Si è scelto un momento particolarmente infelice per un nuovo Concetto Strategico?

Siamo sempre lì... Se si hanno delle soluzioni globali per delle minacce globali,

se si fa un rapporto molto riservato,

allora non ci si può aspettare che la gente lo sostenga.

Così si devono rendere pubblici certi aspetti delle proposte,

così da ottenere il sostegno della gente.

Cioè occorre rendere la nostra proposta d’azione molto chiara.

Provengo dal mondo degli affari, e qui si riscontra un aspetto in comune.

Se si può dire: questo è il compito, e tutto è chiaro al riguardo.

Se la gente lo comprende, allora comprende pure che ciò richiede risorse.

E bilanci. Così la vedo io. E lei ha fatto riferimento all’assicurarsi

che il messaggio raggiunga il pubblico.

Alcune nazioni della NATO non hanno conseguito buoni livelli di comunicazione

su ciò che la NATO rappresenta.

Perché lei ritiene che lo farebbero meglio con il Concetto?

Non lo pensiamo. Ovviamente discuteremo di ciò con il gruppo di esperti.

Penso che la cosa migliore sia spiegare con molta attenzione,

senza avere esitazioni al riguardo,

e ciò perché qualsiasi cosa la nuova strategia comporterà per la NATO...

in un momento in cui siamo appena passati attraverso una crisi economica...

costerà denaro, coinvolgerà un sacco di gente,

esporrà ovviamente la gente a rischi.

Quindi è importante per ogni membro della NATO avere il sostegno dell’opinione pubblica.

Personalmente, penso che sia piuttosto facile convincere la gente.

Vi sono stati numerosi contatti con la Russia su progetti riguardanti il petrolio,

sia con il governo che con le compagnie.

Lei considera la Russia come un importante partner o come una potenziale minaccia?

Occorre rendersi conto che la NATO è uscita dalla Guerra Fredda.

Penso che ora sia molto importante per il futuro che i paesi della NATO,

incluso il gruppo di esperti, cerchino di comprendere

perché le opinioni della Russia sono oggi quelle che sono.

Perché sono quelle che sono?

E poi riflettere su ciò

e vedere dove sta il punto d’incontro.

Pertanto non la metterei in termini di confronto.

Come ha detto il Segretario generale, dobbiamo pensare ad un nuovo rapporto

ed un nuovo rapporto è sempre... Si può avere un nuovo rapporto solo

se si realizza chi siamo noi oggi, chi vorremmo essere. Questo deve fare la NATO.

Ma per quanto riguarda l’altra parte...

Perché l’altra parte ragiona come ragiona

e come può cambiare? Sono ottimista al riguardo.

Nella sua carriera ha trasformato la più grande raffineria d’Europa.

Si è rivelato più facile o più difficile

che trasformare la più vasta organizzazione militare del mondo?

Penso che l’arte di... creare una nuova strategia sia...

In questo caso, occorre lavorare in modo trasparente, sin dalle prime fasi,

e poi assicurarsi di coinvolgere bene tutte le parti.

Penso che rimettere in sesto la più vasta raffineria che abbiamo in Europa,

riguardi piuttosto l’attuazione della strategia.

Visto sotto l’aspetto NATO, questo è ciò

che il settore militare deve fare in seguito. Ciò concerne l’efficienza di un’organizzazione.

Riguarda molte truppe che devono muoversi, ecc.

Questo rappresentava il problema successivo. Avendo detto che...

Alla fine, anche di fronte alla complessità,

ciò che sempre aiuta a rendere le cose più chiare

è che puoi spiegare i problemi in cinque minuti

piuttosto che in appunti di 40 pagine.

E mi auguro di cuore che nel parere degli esperti

e nella nuova strategia per la NATO,

ci siano più documenti di 2 o 3 pagine che di 30.

Se avesse dovuto cambiare una cosa in questo Concetto, quale sarebbe stata?

Sempre, quando si dice che c’è una cosa da affrontare,

allora penso che così si ignora la complessità di questo mondo.

Dobbiamo fronteggiare le nostre numerose minacce.

Se c’è una priorità, è quella di considerarle tutte,

e fare una selezione. In questo modo ho schivato la sua domanda.

Ma penso che ciò sia essenziale.

Un eccesso di semplificazione è proprio ciò che non vogliamo.

Signor Van der Veer, grazie mille. Grazie.

Signor Van der Veer, perché ora abbiamo bisogno di un nuovo Concetto Strategico?

Mi vengono in mente tre ragioni.

Durante la Guerra Fredda, la gente comprendeva facilmente perché avessimo la NATO.

La Guerra Fredda è finita, e quindi la gente si chiede:

che cosa fa ora la NATO e riceve sufficiente sostegno dall’opinione pubblica?

In secondo luogo, ci sono nuove minacce.

C’è il terrorismo, la pirateria, forse la guerra cibernetica.

Così dobbiamo trasformarci… Nuovi compiti per la NATO?

E, in terzo luogo, abbiamo ora 12 membri in più di dieci anni fa.

Ora siamo in 28 stati membri.

Sono trascorsi dieci anni dall’ultimo aggiornamento del Concetto Strategico.

Ci sono tutte le ragioni per un nuovo aggiornamento.

Qual è il vantaggio di farlo con un gruppo di esperti?

Penso sia quello di abbozzare una nuova strategia,

che tutti i paesi possano considerare eccellente.

Ma non soltanto i paesi dove la gente può dire:

sì, è sensato, è quello che ci vuole oggi,

è così che vedo il mondo, posso capire il ruolo che ha la NATO.

Si tratta di un compito assai complesso. Per questo ritengo che sia opportuno procedere per gradi.

Se si passa subito a preparare la bozza di una cosa così complessa,

senza aver valutato bene ogni elemento, ascoltato con molta attenzione,

e, di fatto, creato lo spazio per scrivere qualcosa di nuovo,

allora penso che potrebbe non funzionare.

Alcuni analisti affermano che si rinnova il Concetto attraverso un gruppo di esperti,

perché ci sono troppe voci, 28 membri ora,

e ci sono troppe divisioni. Hanno ragione?

Dato che ci sono troppe voci, allora direi: è veramente assai complesso,

com’è logico che sia una nuova strategia della NATO.

Se qualcosa è veramente assai complesso,

allora occorre procedere con metodo.

Voglio dire un po’ di ordine, un po’ di logica, un po’ di sintesi.

E questo si fa discutendone con quegli altri paesi,

il che consente anche a quei paesi di rendersi conto della complessità.

Questo è il motivo per cui il gruppo di esperti può avervi un ruolo.

Lei pensa che la principale divisione sia tra coloro che

considerano la difesa territoriale come il problema principale,

che considerano cioè le vecchie minacce, come la Russia, ancora come la priorità,

e coloro che ritengono invece più importanti

le operazioni di proiezione, come l’Afghanistan?

Non si può dire che i vecchi compiti siano più importanti dei nuovi.

Penso a vecchi compiti come il territorio...

la cui difesa è assai facile da spiegare alla gente.

Se uno pensa ad ogni minaccia, ma specialmente alle nuove minacce,

la risposta non può essere sì o no:

questa compete alla NATO e questa non le compete.

Qualche volta penso che la NATO dovrebbe essere il primo,

e forse l’unico… soggetto a fronteggiare la minaccia.

Penso che a volte, sebbene non pesantemente coinvolta, la NATO dovrebbe contribuire comunque.

Ma c'è probabilmente una serie di situazioni intermedie,

e se tu dici che c'è una nuova minaccia

ed esistono alcune organizzazioni nel mondo,

allora queste forse dovrebbero unirsi insieme per affrontare quella minaccia.

Così non si tratta di sì o di no, esiste una specie di soluzione intermedia,

una soluzione insieme ad altri.

La sicurezza energetica rientra nei compiti della NATO?

Certo, la maggior parte dei paesi della NATO importa petrolio e gas.

Di solito questi prodotti vengono da paesi vicini alla NATO.

Ovviamente, è anche un vantaggio.

Uno vuole vendere, l’altro vuole acquistare.

Il problema con l’energia è che non si può dire:

ce l’ho per tre mesi e poi… e poi non ce l’ho per un certo periodo.

Ebbene sì, occorre che questo flusso sia garantito per la tua economia

e ciò, ovviamente, porta a pensare alla sicurezza.

Piuttosto che soffermarci ora su ciò, dobbiamo pensare che,

questi mutevoli rapporti tra domanda e offerta,

in special modo se relativi a petrolio e gas, tra paesi NATO e non NATO,

occorra valutarli con il gruppo di esperti, e chiedersi

quali sono i problemi di sicurezza che possono scaturirne?

Una volta individuati questi problemi, dobbiamo riflettere:

è questo un compito per la NATO? O è un compito in cooperazione con altri?

O non ce ne occuperemo proprio?

Come contemperare minacce a breve termine, come l’Afghanistan,

con minacce a lungo termine, come i cambiamenti climatici?

I cambiamenti climatici… il pericolo è che ogni cosa diventi un cambiamento climatico.

Penso che competa soprattutto al gruppo di esperti pensare a ciò.

Se ci sono dei cambiamenti climatici, vi saranno degli aspetti di sicurezza che ne conseguono,

e, in particolare, aspetti di sicurezza che si possono collegare

al tipo di missione che immaginiamo per la NATO. Penso che ciò potrebbe essere utile,

piuttosto che parlare in generale di cambiamenti climatici.

Quindi dobbiamo vedere quali aspetti dei cambiamenti climatici possiamo collegare

e poi quello che si può fare in merito. E, parlando delle operazioni,

come il gruppo di esperti utilizza le informazioni militari per le proprie decisioni?

Ritengo che le informazioni militari siano estremamente importanti.

Quale esempio, supponiamo che venga costituito per primo il gruppo di esperti,

questi poi forniscono consigli sulla nuova strategia,

che vengono sottoposti al Segretario generale e ai paesi.

Questi preparano una bozza della nuova strategia. A questo punto, supponiamo che i militari dicano:

che bella strategia, ma non possiamo metterla in atto. Non è utilizzabile.

Si ritiene che il processo sia aperto, trasparente e pubblico.

Come opera il gruppo di esperti perché ciò avvenga?

Prendiamo il risultato ideale: soluzioni globali per minacce globali.

La NATO ha un ruolo da svolgervi, ma la NATO non può risolvere

o occuparsi di tutte le minacce globali.

Pertanto dobbiamo sempre farlo con altri.

Ovviamente, il ruolo che la NATO svolge risulta più incisivo

se ha il sostegno dell’opinione pubblica dei paesi NATO,

così questi possono aiutare la NATO contro le minacce globali.

È altrettanto importante che i paesi non NATO

o le ONG o le Nazioni Unite pensino:

questa nuova strategia della NATO è sensata.

Vuol dire allora che tutta quella ricerca di un accordo comune

dentro e fuori dalla NATO, ciò che la NATO fa,

costituisce un modo eccezionale per conseguire il risultato ideale:

pervenire ad una soluzione globale o a fronteggiare a livello mondiale delle minacce globali.

Lei parla di situazione globale, siamo nel bel mezzo di una crisi finanziaria mondiale.

I bilanci della difesa vengono decurtati, nell’Europa orientale alcuni addirittura del 20-30%.

Si è scelto un momento particolarmente infelice per un nuovo Concetto Strategico?

Siamo sempre lì... Se si hanno delle soluzioni globali per delle minacce globali,

se si fa un rapporto molto riservato,

allora non ci si può aspettare che la gente lo sostenga.

Così si devono rendere pubblici certi aspetti delle proposte,

così da ottenere il sostegno della gente.

Cioè occorre rendere la nostra proposta d’azione molto chiara.

Provengo dal mondo degli affari, e qui si riscontra un aspetto in comune.

Se si può dire: questo è il compito, e tutto è chiaro al riguardo.

Se la gente lo comprende, allora comprende pure che ciò richiede risorse.

E bilanci. Così la vedo io. E lei ha fatto riferimento all’assicurarsi

che il messaggio raggiunga il pubblico.

Alcune nazioni della NATO non hanno conseguito buoni livelli di comunicazione

su ciò che la NATO rappresenta.

Perché lei ritiene che lo farebbero meglio con il Concetto?

Non lo pensiamo. Ovviamente discuteremo di ciò con il gruppo di esperti.

Penso che la cosa migliore sia spiegare con molta attenzione,

senza avere esitazioni al riguardo,

e ciò perché qualsiasi cosa la nuova strategia comporterà per la NATO...

in un momento in cui siamo appena passati attraverso una crisi economica...

costerà denaro, coinvolgerà un sacco di gente,

esporrà ovviamente la gente a rischi.

Quindi è importante per ogni membro della NATO avere il sostegno dell’opinione pubblica.

Personalmente, penso che sia piuttosto facile convincere la gente.

Vi sono stati numerosi contatti con la Russia su progetti riguardanti il petrolio,

sia con il governo che con le compagnie.

Lei considera la Russia come un importante partner o come una potenziale minaccia?

Occorre rendersi conto che la NATO è uscita dalla Guerra Fredda.

Penso che ora sia molto importante per il futuro che i paesi della NATO,

incluso il gruppo di esperti, cerchino di comprendere

perché le opinioni della Russia sono oggi quelle che sono.

Perché sono quelle che sono?

E poi riflettere su ciò

e vedere dove sta il punto d’incontro.

Pertanto non la metterei in termini di confronto.

Come ha detto il Segretario generale, dobbiamo pensare ad un nuovo rapporto

ed un nuovo rapporto è sempre... Si può avere un nuovo rapporto solo

se si realizza chi siamo noi oggi, chi vorremmo essere. Questo deve fare la NATO.

Ma per quanto riguarda l’altra parte...

Perché l’altra parte ragiona come ragiona

e come può cambiare? Sono ottimista al riguardo.

Nella sua carriera ha trasformato la più grande raffineria d’Europa.

Si è rivelato più facile o più difficile

che trasformare la più vasta organizzazione militare del mondo?

Penso che l’arte di... creare una nuova strategia sia...

In questo caso, occorre lavorare in modo trasparente, sin dalle prime fasi,

e poi assicurarsi di coinvolgere bene tutte le parti.

Penso che rimettere in sesto la più vasta raffineria che abbiamo in Europa,

riguardi piuttosto l’attuazione della strategia.

Visto sotto l’aspetto NATO, questo è ciò

che il settore militare deve fare in seguito. Ciò concerne l’efficienza di un’organizzazione.

Riguarda molte truppe che devono muoversi, ecc.

Questo rappresentava il problema successivo. Avendo detto che...

Alla fine, anche di fronte alla complessità,

ciò che sempre aiuta a rendere le cose più chiare

è che puoi spiegare i problemi in cinque minuti

piuttosto che in appunti di 40 pagine.

E mi auguro di cuore che nel parere degli esperti

e nella nuova strategia per la NATO,

ci siano più documenti di 2 o 3 pagine che di 30.

Se avesse dovuto cambiare una cosa in questo Concetto, quale sarebbe stata?

Sempre, quando si dice che c’è una cosa da affrontare,

allora penso che così si ignora la complessità di questo mondo.

Dobbiamo fronteggiare le nostre numerose minacce.

Se c’è una priorità, è quella di considerarle tutte,

e fare una selezione. In questo modo ho schivato la sua domanda.

Ma penso che ciò sia essenziale.

Un eccesso di semplificazione è proprio ciò che non vogliamo.

Signor Van der Veer, grazie mille. Grazie.

Filmati in Opinioni ed interviste:

1. Ammiraglio James G. Stavridis, Comandante supremo delle forze alleate in Europa

2. Ivo Daalder, Ambasciatore USA presso la NATO

3. Madeleine K. Albright, Presidente del Gruppo di esperti sul Concetto Strategico della NATO

4. Jeroen Van der Veer, Vice Presidente del Gruppo di esperti sul Concetto Strategico della NATO

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