Uno scontro di opinioni

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Stesso concetto, differenti punti di vista: video 1

Come influirà il tempismo di questo nuovo Concetto Strategico sul risultato? Sarà in grado di fronteggiare le minacce per gli anni a venire? Come modificherà il modo in cui collaborano le organizzazioni internazionali? Ed i suoi cambiamenti cosa significheranno per gli uomini e le donne in divisa? Tutti questi interrogativi saranno esaminati nella presente sezione.

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Stesso concetto, differenti punti di vista

Come influirà il tempismo di questo nuovo Concetto Strategico sul risultato? Sarà in grado di fronteggiare le minacce per gli anni a venire? Come modificherà il modo in cui collaborano le organizzazioni internazionali? Ed i suoi cambiamenti cosa significheranno per gli uomini e le donne in divisa? Tutti questi interrogativi saranno esaminati nella presente sezione.

La NATO discute sul suo futuro documento-guida, che conosciamo come Concetto Strategico.

Ma guarda anche indietro, al testo del Trattato del 1949.

Se c’è qualcosa di ineluttabile nel futuro,

è la volontà di libertà e di pace dei popoli del mondo.

Le discussioni si concentrano sulla funzione principale:

un attacco contro un paese è un attacco contro tutti, cioè l'articolo 5.

Che importanza avrà l’articolo 5 nel nuovo Concetto Strategico?

È fondamentale comprendere cosa dice l’articolo 5.

Non si sta cercando affatto di modificare il testo del Trattato.

Il Trattato, complessivamente 14 articoli, 23 frasi,

è un eccezionale documento di notevole chiarezza.

La questione che si pone è:

che valore hanno queste parole di sessant’anni fa in un mondo così differente oggi?

L’articolo 5, insieme a tutte le nuove minacce, ma senza dimenticare le vecchie,

deve rimanere l’obiettivo fondamentale dell’alleanza.

Bene, l’articolo 5 è il fulcro della stessa NATO.

Di conseguenza, è anche il fulcro del nuovo Concetto Strategico,

perché costituisce l’essenza della NATO...

La NATO è un’alleanza politico-militare di difesa

ed occorre solo chiedersi: difesa contro chi

e contro cosa? Su questo aspetto gli alleati hanno punti di vista differenti

e questo è il motivo per cui il dibattito sull’articolo 5 diviene centrale per l’intero processo.

Alcuni ritengono che rendere il Concetto Strategico più sintetico

e più specifico possibile, sia il miglior modo di procedere.

Altri propongono che, in presenza di tante nuove minacce

e dato il mutevole contesto,

sarebbe meglio se il Concetto fosse il più vasto ed ampio possibile.

Si è più propensi a mantenere l’articolo 5 piuttosto sintetico.

In fin dei conti, un attacco armato è...

noi lo riconosceremo quando lo vedremo.

Per noi, trovare il giusto equilibrio sull’articolo 5,

in altre parole, sulle operazioni basate sull’articolo 5 e su quelle fuori area,

è probabilmente la cosa più importante del nuovo Concetto.

E se molto si discuterà sulle future minacce,

come i cambiamenti climatici, molti altri ricorderanno vividamente

come si viveva appena 20 anni fa in Europa centrale e orientale.

E chiederanno: sono veramente scomparse quelle minacce?

La guerra in Georgia del 2008 poi, ha contribuito a rendere più distanti le opinioni.

Nell’agosto 2008, la guerra in Georgia ha provocato una spaccatura nella NATO.

Ma il punto in discussione, e ciò è chiaramente presente nel dibattito odierno,

è se noi dovremmo concentrarci quasi esclusivamente sull’Afghanistan

ed adeguare le nostre direttive relative agli equipaggiamenti per la difesa e agli aspetti di bilancio,

la nostra struttura delle forze e di comando,

per combattere delle guerre come quella in Afghanistan, o se dovremmo continuare a prepararci

ad un più convenzionale attacco contro il territorio della NATO.

Gli eventi dell’agosto 2008 hanno modificato la situazione della sicurezza in Europa.

Perché si è trattato, è evidente, di un attacco...

il primo incidente di questo tipo avvenuto proprio alle porte dell’Europa

dopo il collasso dell’Unione Sovietica e la fine della Guerra Fredda.

Pertanto, è un fattore di cui tener conto

nelle riflessioni sul nuovo Concetto Strategico.

Bene, in modo evidente la nostra esperienza storica e i recenti avvenimenti...

...nella parte orientale dell’Europa hanno mostrato

che là vi sono ancora delle minacce convenzionali.

La loro probabilità è chiaramente bassa,

ma, nel caso di minacce convenzionali,

anche un evento poco probabile va considerato.

Più gli alleati dell’Europa centrale, orientale e settentrionale,

che sono i più preoccupati riguardo alla Russia, temeranno di non essere efficacemente sostenuti

dalla NATO per quanto riguarda il loro più grande timore, la Russia,

più troveranno difficile giustificare lo sperpero di denaro,

di risorse e di vite in Afghanistan. Le loro opinioni pubbliche chiederanno:

perché siamo là? E perché la NATO non fa per noi ciò che noi facciamo per altri?

E questo dibattito avviene durante la peggiore crisi finanziaria degli ultimi decenni.

Ciò significa che la gente ha meno disponibilità economica,

ma anche che i governi hanno bilanci più esigui.

Ci si attende che i bilanci della difesa vengano colpiti duramente.

Così il nuovo Concetto Strategico dovrà stabilire delle priorità.

Era logico che nel dibattito si manifestassero opinioni divergenti,

questo era in parte il motivo per farlo,

ed esse si sono già puntualmente manifestate.

Al momento, questo è probabilmente uno degli argomenti di maggiore contrasto nella NATO:

come considerare la Russia. E la Russia non è sempre di aiuto,

non fa granchè per evitare questa impressione.

Abbiamo degli alleati della NATO che la vedono come un partner.

Vi sono anche alleati che la considerano un problema.

Non per essere aggressivo, ma la Russia potrebbe, sotto l’aspetto economico, crollare

o destabilizzarsi.

Chiaramente ci sono punti di vista differenti nell’alleanza.

Questa è l’essenza della democrazia. Ne discutiamo,

ci confrontiamo e apertamente cerchiamo di giungere ad una nuova soluzione

che la maggior parte di noi possa accettare. Questa è l’essenza della democrazia.

Non possiamo tener nascoste le nostre differenze.

Invece, manifestandole possiamo trovare nuove soluzioni

di collaborazione e compiere progressi.

Ma malgrado queste differenze, vi è ampio accordo nella NATO

che la Russia e la collaborazione con essa restano fondamentali.

Penso che non si debba rinunciare...

...a cercare di coinvolgere la Russia, facendolo in modo pragmatico.

E siamo in grado di indicare numerose questioni su cui possiamo collaborare.

Vi sono cose per le quali abbiamo bisogno della Russia

e dovremo lavorare insieme ad essa.

Demonizzare la Russia o qualsiasi altro paese non è di nessun aiuto.

Abbiamo da tempo convenuto che la Russia non è una minaccia.

Nel 1997 abbiamo firmato l’Atto istitutivo

che afferma che non ci consideriamo reciprocamente come avversari.

Quindi il Concetto non si occupa di stabilire

chi tra i paesi ci minaccia.

Ciò che cerca di stabilire è:

qual è il contesto in cui opera l’alleanza?

Quali sono le sfide con cui si confrontano gli stati membri?

E cosa dovrebbero fare per affrontarle meglio?

Molto dipende anche da ciò che farà la Russia.

Se la Russia vuole realmente essere un vero partner della NATO.

La Lettonia sarebbe assai favorevole al fatto che essa costituirebbe

un affidabile e prevedibile partner dell’alleanza...

Comunque, se guardiamo a ciò che di recente è accaduto in Russia,

allora sorgono alcuni dubbi circa l’affidabilità della Russia come partner.

Ma è importante che noi,

che l’alleanza coinvolga la Russia ovunque possibile.

Che ne pensa la Russia?

Igor Yurgens è un consigliere di politica estera del presidente Medvedev.

Il nostro paese confina con tre super-giganti:

l’Unione Europea, gli Stati Uniti e la Cina.

A volte, se qualcuno ti è poco amico, il trovarsi in questo triangolo

ti offre più alternative.

Se alla fine troviamo un accordo sui principi, i valori e gli interessi,

con gli Stati Uniti e con l’Europa, su alcune questioni,

allora la Cina, che sarà sempre un grande protagonista,

risulterà di minore importanza in questa cooperazione,

perché non siamo cinesi.

Ed è fiducioso che le scelte della Russia non saranno in collisione con quelle dell’Occidente.

L’Europa occidentale, che è probabilmente 50 anni avanti

in termini di sviluppo civile, ha valori più sviluppati.

Ma fondamentalmente i valori della famiglia,

non rubare, ama i tuoi bambini, ama il tuo paese,

quanto c’è di fondamentale nei Dieci Comandamenti, lo abbiamo in comune.

Le riflessioni non collimano. Questo accade quando poniamo un po’ più

di enfasi sugli interessi, d’accordo,

perché i valori sono un po’ più sviluppati e raffinati

nella vostra parte del mondo e meno nella mia.

Tuttavia penso che finiranno per convergere.

Il Concetto potrebbe inoltre rendere più chiaro

dove, quando e perché la NATO effettua le sue operazioni.

Ci occorrono dei criteri e dei principi per le nostre operazioni.

Penso che ciò ci renderebbe la vita più facile a casa nostra

nel confronto con i nostri governi e parlamenti,

con i nostri partner politici e sociali,

perché ogni operazione ha notevoli e importanti ripercussioni interne.

Vi è la tendenza a rimanere coinvolti in situazioni che sono senza fine.

E... non è un approccio saggio, anche con un mandato dell’ONU,

con il più vasto sostegno internazionale possibile,

come nel caso dell’Afghanistan.

Ci rendiamo conto di essere invischiati e di non trovare sempre il sostegno di cui necessitiamo,

sia nell’ambito che al di fuori della NATO.

Ed il sostegno, sia in risorse che in volontà politica, diviene vitale

se si vuole che il prossimo Concetto Strategico sia un successo.

In questo contesto definirei

la strategia come un tipo di mentalità per il futuro per i paesi della NATO,

riguardo agli aspetti di sicurezza.

Se poi si tratta di parole che o non puoi eseguire

o non hai i bilanci adeguati per farlo, quella è una strategia inutile.

Dobbiamo essere realistici e realisticamente ambiziosi.

Allo stesso tempo, si tratta anche della nostra affidabilità.

Ogni volta che accettiamo una sfida o un impegno

dobbiamo essere in grado di portarlo a termine.

Se si dice: ci occuperemo di tutte le principali situazioni concernenti la sicurezza nel mondo,

e quella è la nostra missione,

allora si decida sin dall’inizio quali saranno le risorse disponibili.

Non si può creare solidarietà solo su un pezzo di carta.

Occorre viverla ed attuarla. Ma quel pezzo di carta può aiutare.

La NATO discute sul suo futuro documento-guida, che conosciamo come Concetto Strategico.

Ma guarda anche indietro, al testo del Trattato del 1949.

Se c’è qualcosa di ineluttabile nel futuro,

è la volontà di libertà e di pace dei popoli del mondo.

Le discussioni si concentrano sulla funzione principale:

un attacco contro un paese è un attacco contro tutti, cioè l'articolo 5.

Che importanza avrà l’articolo 5 nel nuovo Concetto Strategico?

È fondamentale comprendere cosa dice l’articolo 5.

Non si sta cercando affatto di modificare il testo del Trattato.

Il Trattato, complessivamente 14 articoli, 23 frasi,

è un eccezionale documento di notevole chiarezza.

La questione che si pone è:

che valore hanno queste parole di sessant’anni fa in un mondo così differente oggi?

L’articolo 5, insieme a tutte le nuove minacce, ma senza dimenticare le vecchie,

deve rimanere l’obiettivo fondamentale dell’alleanza.

Bene, l’articolo 5 è il fulcro della stessa NATO.

Di conseguenza, è anche il fulcro del nuovo Concetto Strategico,

perché costituisce l’essenza della NATO...

La NATO è un’alleanza politico-militare di difesa

ed occorre solo chiedersi: difesa contro chi

e contro cosa? Su questo aspetto gli alleati hanno punti di vista differenti

e questo è il motivo per cui il dibattito sull’articolo 5 diviene centrale per l’intero processo.

Alcuni ritengono che rendere il Concetto Strategico più sintetico

e più specifico possibile, sia il miglior modo di procedere.

Altri propongono che, in presenza di tante nuove minacce

e dato il mutevole contesto,

sarebbe meglio se il Concetto fosse il più vasto ed ampio possibile.

Si è più propensi a mantenere l’articolo 5 piuttosto sintetico.

In fin dei conti, un attacco armato è...

noi lo riconosceremo quando lo vedremo.

Per noi, trovare il giusto equilibrio sull’articolo 5,

in altre parole, sulle operazioni basate sull’articolo 5 e su quelle fuori area,

è probabilmente la cosa più importante del nuovo Concetto.

E se molto si discuterà sulle future minacce,

come i cambiamenti climatici, molti altri ricorderanno vividamente

come si viveva appena 20 anni fa in Europa centrale e orientale.

E chiederanno: sono veramente scomparse quelle minacce?

La guerra in Georgia del 2008 poi, ha contribuito a rendere più distanti le opinioni.

Nell’agosto 2008, la guerra in Georgia ha provocato una spaccatura nella NATO.

Ma il punto in discussione, e ciò è chiaramente presente nel dibattito odierno,

è se noi dovremmo concentrarci quasi esclusivamente sull’Afghanistan

ed adeguare le nostre direttive relative agli equipaggiamenti per la difesa e agli aspetti di bilancio,

la nostra struttura delle forze e di comando,

per combattere delle guerre come quella in Afghanistan, o se dovremmo continuare a prepararci

ad un più convenzionale attacco contro il territorio della NATO.

Gli eventi dell’agosto 2008 hanno modificato la situazione della sicurezza in Europa.

Perché si è trattato, è evidente, di un attacco...

il primo incidente di questo tipo avvenuto proprio alle porte dell’Europa

dopo il collasso dell’Unione Sovietica e la fine della Guerra Fredda.

Pertanto, è un fattore di cui tener conto

nelle riflessioni sul nuovo Concetto Strategico.

Bene, in modo evidente la nostra esperienza storica e i recenti avvenimenti...

...nella parte orientale dell’Europa hanno mostrato

che là vi sono ancora delle minacce convenzionali.

La loro probabilità è chiaramente bassa,

ma, nel caso di minacce convenzionali,

anche un evento poco probabile va considerato.

Più gli alleati dell’Europa centrale, orientale e settentrionale,

che sono i più preoccupati riguardo alla Russia, temeranno di non essere efficacemente sostenuti

dalla NATO per quanto riguarda il loro più grande timore, la Russia,

più troveranno difficile giustificare lo sperpero di denaro,

di risorse e di vite in Afghanistan. Le loro opinioni pubbliche chiederanno:

perché siamo là? E perché la NATO non fa per noi ciò che noi facciamo per altri?

E questo dibattito avviene durante la peggiore crisi finanziaria degli ultimi decenni.

Ciò significa che la gente ha meno disponibilità economica,

ma anche che i governi hanno bilanci più esigui.

Ci si attende che i bilanci della difesa vengano colpiti duramente.

Così il nuovo Concetto Strategico dovrà stabilire delle priorità.

Era logico che nel dibattito si manifestassero opinioni divergenti,

questo era in parte il motivo per farlo,

ed esse si sono già puntualmente manifestate.

Al momento, questo è probabilmente uno degli argomenti di maggiore contrasto nella NATO:

come considerare la Russia. E la Russia non è sempre di aiuto,

non fa granchè per evitare questa impressione.

Abbiamo degli alleati della NATO che la vedono come un partner.

Vi sono anche alleati che la considerano un problema.

Non per essere aggressivo, ma la Russia potrebbe, sotto l’aspetto economico, crollare

o destabilizzarsi.

Chiaramente ci sono punti di vista differenti nell’alleanza.

Questa è l’essenza della democrazia. Ne discutiamo,

ci confrontiamo e apertamente cerchiamo di giungere ad una nuova soluzione

che la maggior parte di noi possa accettare. Questa è l’essenza della democrazia.

Non possiamo tener nascoste le nostre differenze.

Invece, manifestandole possiamo trovare nuove soluzioni

di collaborazione e compiere progressi.

Ma malgrado queste differenze, vi è ampio accordo nella NATO

che la Russia e la collaborazione con essa restano fondamentali.

Penso che non si debba rinunciare...

...a cercare di coinvolgere la Russia, facendolo in modo pragmatico.

E siamo in grado di indicare numerose questioni su cui possiamo collaborare.

Vi sono cose per le quali abbiamo bisogno della Russia

e dovremo lavorare insieme ad essa.

Demonizzare la Russia o qualsiasi altro paese non è di nessun aiuto.

Abbiamo da tempo convenuto che la Russia non è una minaccia.

Nel 1997 abbiamo firmato l’Atto istitutivo

che afferma che non ci consideriamo reciprocamente come avversari.

Quindi il Concetto non si occupa di stabilire

chi tra i paesi ci minaccia.

Ciò che cerca di stabilire è:

qual è il contesto in cui opera l’alleanza?

Quali sono le sfide con cui si confrontano gli stati membri?

E cosa dovrebbero fare per affrontarle meglio?

Molto dipende anche da ciò che farà la Russia.

Se la Russia vuole realmente essere un vero partner della NATO.

La Lettonia sarebbe assai favorevole al fatto che essa costituirebbe

un affidabile e prevedibile partner dell’alleanza...

Comunque, se guardiamo a ciò che di recente è accaduto in Russia,

allora sorgono alcuni dubbi circa l’affidabilità della Russia come partner.

Ma è importante che noi,

che l’alleanza coinvolga la Russia ovunque possibile.

Che ne pensa la Russia?

Igor Yurgens è un consigliere di politica estera del presidente Medvedev.

Il nostro paese confina con tre super-giganti:

l’Unione Europea, gli Stati Uniti e la Cina.

A volte, se qualcuno ti è poco amico, il trovarsi in questo triangolo

ti offre più alternative.

Se alla fine troviamo un accordo sui principi, i valori e gli interessi,

con gli Stati Uniti e con l’Europa, su alcune questioni,

allora la Cina, che sarà sempre un grande protagonista,

risulterà di minore importanza in questa cooperazione,

perché non siamo cinesi.

Ed è fiducioso che le scelte della Russia non saranno in collisione con quelle dell’Occidente.

L’Europa occidentale, che è probabilmente 50 anni avanti

in termini di sviluppo civile, ha valori più sviluppati.

Ma fondamentalmente i valori della famiglia,

non rubare, ama i tuoi bambini, ama il tuo paese,

quanto c’è di fondamentale nei Dieci Comandamenti, lo abbiamo in comune.

Le riflessioni non collimano. Questo accade quando poniamo un po’ più

di enfasi sugli interessi, d’accordo,

perché i valori sono un po’ più sviluppati e raffinati

nella vostra parte del mondo e meno nella mia.

Tuttavia penso che finiranno per convergere.

Il Concetto potrebbe inoltre rendere più chiaro

dove, quando e perché la NATO effettua le sue operazioni.

Ci occorrono dei criteri e dei principi per le nostre operazioni.

Penso che ciò ci renderebbe la vita più facile a casa nostra

nel confronto con i nostri governi e parlamenti,

con i nostri partner politici e sociali,

perché ogni operazione ha notevoli e importanti ripercussioni interne.

Vi è la tendenza a rimanere coinvolti in situazioni che sono senza fine.

E... non è un approccio saggio, anche con un mandato dell’ONU,

con il più vasto sostegno internazionale possibile,

come nel caso dell’Afghanistan.

Ci rendiamo conto di essere invischiati e di non trovare sempre il sostegno di cui necessitiamo,

sia nell’ambito che al di fuori della NATO.

Ed il sostegno, sia in risorse che in volontà politica, diviene vitale

se si vuole che il prossimo Concetto Strategico sia un successo.

In questo contesto definirei

la strategia come un tipo di mentalità per il futuro per i paesi della NATO,

riguardo agli aspetti di sicurezza.

Se poi si tratta di parole che o non puoi eseguire

o non hai i bilanci adeguati per farlo, quella è una strategia inutile.

Dobbiamo essere realistici e realisticamente ambiziosi.

Allo stesso tempo, si tratta anche della nostra affidabilità.

Ogni volta che accettiamo una sfida o un impegno

dobbiamo essere in grado di portarlo a termine.

Se si dice: ci occuperemo di tutte le principali situazioni concernenti la sicurezza nel mondo,

e quella è la nostra missione,

allora si decida sin dall’inizio quali saranno le risorse disponibili.

Non si può creare solidarietà solo su un pezzo di carta.

Occorre viverla ed attuarla. Ma quel pezzo di carta può aiutare.

Filmati contenuti in Stesso concetto, differenti punti di vista:

1. Uno scontro di opinioni

2. Il tempismo è tutto?

3. Tempi nuovi, minacce nuove, risposte nuove

4. Che significato ha per i militari?

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