Rivista della NATO 2009
Numero 5: Terroristi e crimine organizzato: solo affari?
Numero 6: Come deve cambiare la NATO? (Parte 1 e 2)
Questo numero:
L’emergente ruolo dell’Asia
Nel prossimo numero Sicurezza marittima: affonda o galleggia?
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Dati i tempi di traduzione, l'edizione italiana della NATO Review sarà online circa due settimane dopo l'edizione inglese
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L’emergente ruolo dell’Asia
L’Asia è probabilmente il continente che è più cambiato nel XXI secolo. Di fronte alla sua straordinaria crescita economica e demografica, non c’è voluto molto prima che questi dati diventassero un argomento nell’agenda di sicurezza. Qui ne proponiamo qualche esempio: dal ruolo della Cina nell’affrontare i cambiamenti climatici all’importanza dell’Asia centrale per la stabilità regionale.

Cina: interessi nazionali o interessi globali?

La struttura militare cinese costituisce una componente fondamentale delle spinta economica del paese? Esaminiamo ciò che l’espansione degli interessi globali della Cina significa per le sue forze armate, la sua economia ed i suoi partner stranieri

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Questo video contiene materiale d’archivio concesso dalla NATO di cui ITN/Reuters detiene il copyright. Dunque, mentre il video può essere scaricato, questo materiale non può essere usato in una nuova produzione senza il permesso del detentore del copyright.

Sia l’Occidente che la Cina lamentano di subire crescenti attacchi cibernetici. Esaminiamo come entrambe le parti rafforzano le loro difese.
La Cina vuole affrontare seriamente i cambiamenti climatici? È più importante il suo sviluppo industriale o l’azione in campo ambientale? Questo video esamina entrambi gli aspetti dell’atteggiamento cinese.
Esperimenti missilistici nucleari, parate militari oceaniche e molto di più: le immagini di alcuni eventi relativi alla sicurezza in Asia risultano di per sé eloquenti. Ecco i principali.
David Snowdon del Business Monitor International analizza la crescente attività economica della Cina e come questa sia inestricabilmente legata alla sua visione della sicurezza.
Molti dei nuovi partner della NATO sono paesi dell’Asia o limitrofi ad essa. Michito Tsuruoka esamina come ciascuna parte considera questi legami - e quanto entrambi ne beneficiano.
La fine di oltre 50 anni di governo del partito Liberal Democratico lo scorso anno ha segnato la nascita di un nuovo Giappone? Birgit Huetten valuta quali cambiamenti avverranno effettivamente nel paese.
Nonostante altre regioni dell’Asia spesso occupino le prime pagine, si registra ora un crescente interesse per le risorse, la posizione e la fedeltà dei paesi dell’Asia centrale che sono sempre più importanti.

Quando ci si occupa di Asia, è raro che ci sia poco da dire. Una regione che vanta uno stato nucleare “canaglia”, la seconda e la terza economia più potenti al mondo, la più numerosa popolazione mondiale, ... e l’elenco non si ferma qui.

E sembra chiaro ora che anche le questioni transatlantiche sono inestricabilmente legate a ciò che accade in Asia. Ne volete la prova? Basta chiedere a chiunque, dagli attivisti dei movimenti ecologisti ai banchieri di Wall Street.

Per ironia, siccome gli occhi del mondo si appuntano sempre più sull’Asia (ed in particolare sulla Cina), quelli dell’Asia sono sempre più attenti alle questioni interne. In Giappone, per esempio, sono le difficoltà interne al partito da poco al governo a dominare attualmente le prime pagine.

Altrettanto avviene in Cina. Sarebbe un errore credere che le questioni esterne, come la vendita di armi americane a Taiwan, tocchino l’uomo della strada.

In un sondaggio d’opinione online, subito prima del Congresso nazionale del popolo (parlamento cinese) di marzo, si chiedeva ad alcuni cittadini cinesi a quali problemi si sarebbe dovuta prestare attenzione. Ai primi posti non sono risultati argomenti come Taiwan o il Dalai Lama, ma piuttosto la corruzione, le differenze di reddito e l’aumento vertiginoso dei prezzi delle abitazioni.

Ciò perché in Cina tutto ciò che è politica è politica locale, per parafrasare un modo di dire americano. In questo numero, analizziamo come l’atteggiamento esteriore del paese è spesso dettato da esigenze interne. E gli esperti di Cina ci dicono che l’effettiva stabilità del paese dipende dall’essere in grado di soddisfare queste esigenze.

Far uso di queste informazioni nel valutare la posizione della Cina riguardo ai vari problemi, dai cambiamenti climatici al programma missilistico della Corea del Nord, è fondamentale se vogliamo veramente comprendere quelle posizioni. Ogni cosa che è esterna viene dopo. Tenere il paese unito, in modo che si sviluppi e sia stabile, viene al primo posto.

I vertici cinesi sanno che il loro principale interlocutore sono i propri concittadini. A tale scopo, possono prestare la dovuta attenzione alla saggezza di Confucio – in modo particolare forse alla sua affermazione “Se senti montare l’ira, pensa alle conseguenze”.

Paul King, Direttore

Quando si comincia a pianificare nel campo della sicurezza, la conoscenza è importante.

Sapere chi è il primo.

Chi è, per esempio, il più grande investitore estero in Afghanistan?

Quale paese ha il maggior numero di utenti di Internet?

Quale paese è il più grande produttore di emissioni di carbonio?

E quale paese è il più popoloso al mondo?

C’è un solo paese che compendia tutti questi requisiti… Benvenuti in Cina.

La crescita della Cina è il segno tangibile dell’espandersi dei suoi interessi nel mondo.

I progetti e le imprese cinesi ora operano in tutti i continenti,

ma questa espansione non è stata sempre senza problemi.

Si sono verificati numerosi incidenti in Africa,

per esempio, in Nigeria, in Kenya, ma anche, per esempio, nello Zimbawe,

dove gli investitori cinesi sono stati minacciati in maniera esplicita da gruppi di interesse politici

come pure da fazioni armate.

Vi sono stati rapimenti, assassini,

navi cinesi dirottate

o tenute in ostaggio.

E ciò non è accaduto solo in Africa.

Anche in Pakistan si sono verificati attacchi contro gli interessi cinesi.

Abbiamo assistito a situazioni d’emergenza, ad attacchi contro obiettivi cinesi in Belucistan,

in Waziristan, ed anche nelle capitale del Pakistan.

Quindi si tratta di una cosa piuttosto seria.

Come reagisce la Cina?

Ci sono state notizie non confermate che in Africa i cinesi

hanno le loro agenzie private di sicurezza

che possono difendere gli oleodotti o le centrali energetiche.

Ma gli investimenti in Africa contribuiscono allo sviluppo dei paesi in via di sviluppo.

Ho sentito Jeffrey Sachs dichiarare che la Cina appare più interessata

a sviluppare le infrastrutture dell’Africa di quanto l’Occidente lo sia mai stato.

Stanno costruendo nuove linee ferroviarie.

Hanno costruito ferrovie negli anni ’50 e ‘60,

ma ora costruiscono strade, ferrovie, stadi di calcio,

sedi di ministeri governativi... Tutto rientra nel pacchetto.

Ma alcuni di questi benefici non sono senza condizioni.

Se si guarda, per esempio, ai massicci prestiti

che la Cina elargisce al continente africano,

i cinesi sono bravi nel riciclare questo denaro tre o anche quattro volte.

E si tratta di un prestito, non di un regalo. Quando si giunge ad utilizzare questi prestiti,

spesso ci si deve limitare ad utilizzare appaltatori cinesi, con lavoratori cinesi,

e cose simili.

In altre parole, non vi sono condizioni politiche aggiunte, ma condizioni economiche.

Qualche volta, la Cina sembra non avere alcun motivo recondito

nell’aiutare i paesi africani, che non possiedono risorse naturali.

Molti osservatori affermano che i programmi cinesi sono prevalentemente…

o esclusivamente in funzione delle risorse; ma è anche vero il contrario.

Per esempio il Mali, è un paese privo di risorse.

I cinesi aiutano la gente del Mali a costruire il secondo ponte

sul fiume Niger.

Anche noi aiutiamo il popolo del Mali a creare un centro contro la malaria

e forniamo materiale sanitario e medicine alle popolazioni locali

per aiutarle a curare gratuitamente la malattia.

Non vi si sono assolutamente risorse di cui la Cina

voglia impossessarsi per il proprio sviluppo.

Ma nonostante questi effetti positivi, gli affari restano affari.

La Cina non è una ONG, e se si considerano i punti di vista degli esperti cinesi,

ma anche dei funzionari governativi riguardo alla loro cooperazione economica,

questi da una parte mettono in evidenza come sia molto importante mostrare

l’esistenza di questa alleanza Sud-Sud,

ma d’altra parte il punto fondamentale resta pur sempre

quello che dobbiamo badare ai nostri interessi economici.

Inoltre dichiarano che le imprese cinesi più che essere solo avide di risorse,

pensano anche a venderle sul libero mercato.

Le imprese cinesi hanno interessi in Africa.

Per esempio, in Sudan, la compagnia petrolifera cinese compie notevoli investimenti.

Ma vendono il petrolio estratto in Sudan

su tutti gli altri mercati mondiali,

invece di portare tutto il petrolio in Cina e destinarlo allo sviluppo. Perché?

Perché quelle imprese seguono le regole del mercato.

Devono produrre utili.

Difendere un insieme in espansione di interessi cinesi a livello mondiale

potrebbe far sì che l’esercito cinese scopra un nuovo ruolo.

Delle economie emergenti come questa

scoprono di avere degli interessi da difendere,

di doversi proteggere da quelle che ritengono minacce,

ed uno status,

uno status simbolico che impone loro di dotarsi

di una valida forza militare o di sicurezza.

Tra i vertici militari vi è molto interesse

nel trovare nuovi importanti compiti da attribuire all’Esercito di Liberazione del Popolo (PLA).

Difendere i confini continua ad essere molto importante,

così pure mantenere la stabilità interna,

ma vi è inoltre un’assai interessante richiesta di una nuova,

così la chiamano, storica missione per il PLA.

In tale richiesta di nuovi compiti, le minacce non tradizionali alla sicurezza

certamente svolgono un importante ruolo.

Per rendere il proprio esercito più indipendente,

la Cina si è trasformata da acquirente in produttrice dei materiali militari che le occorrono.

Finora, aveva acquistato dalla Russia gran parte dei materiali militari che le occorrevano.

Due miliardi di dollari USA ogni anno, il che è assai significativo.

Ma considerano come un importante obiettivo strategico a lungo termine

avere un proprio complesso industrial-militare

in casa e indipendente.

Si può già vedere dappertutto che i cinesi cominciano ad esportare

i loro prodotti militari verso altri paesi in via di sviluppo,

cosa che risulta per essi anche remunerativa.

La Cina è stata accusata di dichiarare meno

di quanto effettivamente spenda nel settore militare.

La spesa militare ufficiale cinese è sottostimata,

Le cifre sono fin troppo basse, ma questo non è solo il caso della Cina.

Se si guarda all’India o alla Russia, si riscontra lo stesso problema.

Anche il ministro della difesa brasiliano, un paio di anni fa, giunse a dichiarare

che il loro bilancio della difesa doveva aumentare del 50%.

Nessuno se ne stupì.

I cinesi dicono che le differenze dipendono

da modi diversi di conteggiare la spesa militare.

E che si tende sempre ad esagerare l’entità delle spese militari cinesi.

Negli ultimi anni abbiamo aumentato l’ammontare globale delle spese militari.

Ma, come si sa, il denaro...

... per lo più viene usato per gli stipendi

e per migliorare il livello di vita.

La Cina ha oltre due milioni di soldati.

Se si attribuisce ad un ufficiale o ad un semplice soldato un piccolo miglioramento salariale,

il totale sarà enorme.

Anche il tipo di materiali è cambiato,

con progetti offensivi che si aggiungono a quelli difensivi.

Constatiamo oggigiorno che la Cina effettua molta ricerca e sviluppo

in sistemi d’arma non difensivi.

La sua più recente generazione di missili da crociera ha un grande raggio d’azione.

Se guardiamo la sua più recente generazione di missili anti-nave,

ha un raggio di circa 200 chilometri.

Di conseguenza, considero tutti questi come segnali che la Cina sta gradualmente ampliando

il suo tradizionale raggio d’azione militare, e questo è solo l’inizio.

La Cina è sempre più in grado di costruire da sé i propri materiali, ma questo è positivo?

Ho udito degli esperti militari indicare, per esempio,

che l’ultima tecnologia cinese,

il G10, è fondamentalmente una tecnologia degli anni ‘80.

Quella portaerei può restare l’unica.

La Cina ritiene che, lungi dall’essere una minaccia,

ha già contribuito a salvare l’economia mondiale durante la crisi.

La Cina detiene complessivamente titoli di stato USA

equivalenti a circa un terzo del pacchetto di incentivi USA.

Il governo americano ha già un grosso deficit di bilancio.

Ha bisogno di più denaro per il suo pacchetto di incentivi,

per stimolare la ripresa economica americana.

Da questo punto di vista, la Cina investe il proprio denaro nel bilancio americano.

Lo fa per salvare gli USA.

Lo fa anche per salvare l’economia mondiale.

Il nuovo approccio di una Cina più potente e globalizzata

nei confronti della propria politica estera e di sicurezza pone degli interrogativi.

I conflitti congelati non saranno più tali dopo la creazione di un suo apparato militare?

Come assocerà il suo principio di non-ingerenza

con l’esigenza di proteggere i suoi sempre più numerosi investimenti all’estero?

Pochi hanno tutte le risposte, ma molti vogliono che una cosa sia chiara.

Questo è un processo ancora in atto.

In realtà si è riconosciuto che la Cina è più preoccupata

dai problemi e dalle minacce interne che da quelle esterne.

Si sono resi conto che le questioni di sicurezza interne

sono la minaccia più diretta, ed hanno quindi la più alta priorità.

Le insurrezioni interne, il terrorismo, ed anche il controllo della folla.

Vi sono dimostrazioni, dimostrazioni di massa

sulle questioni ambientali.

Di conseguenza, si sono abituati a questo concetto di sicurezza non-tradizionale.

Lo tengono d’occhio con grande attenzione. Mi sono trovato coinvolto

nel bel mezzo di alcune di queste dimostrazioni pubbliche di massa.

Ora arriva la fase più difficile,

pensare di rendere lo sviluppo più equilibrato,

di indirizzarlo maggiormente verso la creazione di nuovi posti di lavoro,

di renderlo più trasparente. Tutte queste sfide sono ancora da affrontare

e ritengo che ciò alla fine dia a Pechino una quantità di ragioni per preoccuparsi.

Quando si comincia a pianificare nel campo della sicurezza, la conoscenza è importante.

Sapere chi è il primo.

Chi è, per esempio, il più grande investitore estero in Afghanistan?

Quale paese ha il maggior numero di utenti di Internet?

Quale paese è il più grande produttore di emissioni di carbonio?

E quale paese è il più popoloso al mondo?

C’è un solo paese che compendia tutti questi requisiti… Benvenuti in Cina.

La crescita della Cina è il segno tangibile dell’espandersi dei suoi interessi nel mondo.

I progetti e le imprese cinesi ora operano in tutti i continenti,

ma questa espansione non è stata sempre senza problemi.

Si sono verificati numerosi incidenti in Africa,

per esempio, in Nigeria, in Kenya, ma anche, per esempio, nello Zimbawe,

dove gli investitori cinesi sono stati minacciati in maniera esplicita da gruppi di interesse politici

come pure da fazioni armate.

Vi sono stati rapimenti, assassini,

navi cinesi dirottate

o tenute in ostaggio.

E ciò non è accaduto solo in Africa.

Anche in Pakistan si sono verificati attacchi contro gli interessi cinesi.

Abbiamo assistito a situazioni d’emergenza, ad attacchi contro obiettivi cinesi in Belucistan,

in Waziristan, ed anche nelle capitale del Pakistan.

Quindi si tratta di una cosa piuttosto seria.

Come reagisce la Cina?

Ci sono state notizie non confermate che in Africa i cinesi

hanno le loro agenzie private di sicurezza

che possono difendere gli oleodotti o le centrali energetiche.

Ma gli investimenti in Africa contribuiscono allo sviluppo dei paesi in via di sviluppo.

Ho sentito Jeffrey Sachs dichiarare che la Cina appare più interessata

a sviluppare le infrastrutture dell’Africa di quanto l’Occidente lo sia mai stato.

Stanno costruendo nuove linee ferroviarie.

Hanno costruito ferrovie negli anni ’50 e ‘60,

ma ora costruiscono strade, ferrovie, stadi di calcio,

sedi di ministeri governativi... Tutto rientra nel pacchetto.

Ma alcuni di questi benefici non sono senza condizioni.

Se si guarda, per esempio, ai massicci prestiti

che la Cina elargisce al continente africano,

i cinesi sono bravi nel riciclare questo denaro tre o anche quattro volte.

E si tratta di un prestito, non di un regalo. Quando si giunge ad utilizzare questi prestiti,

spesso ci si deve limitare ad utilizzare appaltatori cinesi, con lavoratori cinesi,

e cose simili.

In altre parole, non vi sono condizioni politiche aggiunte, ma condizioni economiche.

Qualche volta, la Cina sembra non avere alcun motivo recondito

nell’aiutare i paesi africani, che non possiedono risorse naturali.

Molti osservatori affermano che i programmi cinesi sono prevalentemente…

o esclusivamente in funzione delle risorse; ma è anche vero il contrario.

Per esempio il Mali, è un paese privo di risorse.

I cinesi aiutano la gente del Mali a costruire il secondo ponte

sul fiume Niger.

Anche noi aiutiamo il popolo del Mali a creare un centro contro la malaria

e forniamo materiale sanitario e medicine alle popolazioni locali

per aiutarle a curare gratuitamente la malattia.

Non vi si sono assolutamente risorse di cui la Cina

voglia impossessarsi per il proprio sviluppo.

Ma nonostante questi effetti positivi, gli affari restano affari.

La Cina non è una ONG, e se si considerano i punti di vista degli esperti cinesi,

ma anche dei funzionari governativi riguardo alla loro cooperazione economica,

questi da una parte mettono in evidenza come sia molto importante mostrare

l’esistenza di questa alleanza Sud-Sud,

ma d’altra parte il punto fondamentale resta pur sempre

quello che dobbiamo badare ai nostri interessi economici.

Inoltre dichiarano che le imprese cinesi più che essere solo avide di risorse,

pensano anche a venderle sul libero mercato.

Le imprese cinesi hanno interessi in Africa.

Per esempio, in Sudan, la compagnia petrolifera cinese compie notevoli investimenti.

Ma vendono il petrolio estratto in Sudan

su tutti gli altri mercati mondiali,

invece di portare tutto il petrolio in Cina e destinarlo allo sviluppo. Perché?

Perché quelle imprese seguono le regole del mercato.

Devono produrre utili.

Difendere un insieme in espansione di interessi cinesi a livello mondiale

potrebbe far sì che l’esercito cinese scopra un nuovo ruolo.

Delle economie emergenti come questa

scoprono di avere degli interessi da difendere,

di doversi proteggere da quelle che ritengono minacce,

ed uno status,

uno status simbolico che impone loro di dotarsi

di una valida forza militare o di sicurezza.

Tra i vertici militari vi è molto interesse

nel trovare nuovi importanti compiti da attribuire all’Esercito di Liberazione del Popolo (PLA).

Difendere i confini continua ad essere molto importante,

così pure mantenere la stabilità interna,

ma vi è inoltre un’assai interessante richiesta di una nuova,

così la chiamano, storica missione per il PLA.

In tale richiesta di nuovi compiti, le minacce non tradizionali alla sicurezza

certamente svolgono un importante ruolo.

Per rendere il proprio esercito più indipendente,

la Cina si è trasformata da acquirente in produttrice dei materiali militari che le occorrono.

Finora, aveva acquistato dalla Russia gran parte dei materiali militari che le occorrevano.

Due miliardi di dollari USA ogni anno, il che è assai significativo.

Ma considerano come un importante obiettivo strategico a lungo termine

avere un proprio complesso industrial-militare

in casa e indipendente.

Si può già vedere dappertutto che i cinesi cominciano ad esportare

i loro prodotti militari verso altri paesi in via di sviluppo,

cosa che risulta per essi anche remunerativa.

La Cina è stata accusata di dichiarare meno

di quanto effettivamente spenda nel settore militare.

La spesa militare ufficiale cinese è sottostimata,

Le cifre sono fin troppo basse, ma questo non è solo il caso della Cina.

Se si guarda all’India o alla Russia, si riscontra lo stesso problema.

Anche il ministro della difesa brasiliano, un paio di anni fa, giunse a dichiarare

che il loro bilancio della difesa doveva aumentare del 50%.

Nessuno se ne stupì.

I cinesi dicono che le differenze dipendono

da modi diversi di conteggiare la spesa militare.

E che si tende sempre ad esagerare l’entità delle spese militari cinesi.

Negli ultimi anni abbiamo aumentato l’ammontare globale delle spese militari.

Ma, come si sa, il denaro...

... per lo più viene usato per gli stipendi

e per migliorare il livello di vita.

La Cina ha oltre due milioni di soldati.

Se si attribuisce ad un ufficiale o ad un semplice soldato un piccolo miglioramento salariale,

il totale sarà enorme.

Anche il tipo di materiali è cambiato,

con progetti offensivi che si aggiungono a quelli difensivi.

Constatiamo oggigiorno che la Cina effettua molta ricerca e sviluppo

in sistemi d’arma non difensivi.

La sua più recente generazione di missili da crociera ha un grande raggio d’azione.

Se guardiamo la sua più recente generazione di missili anti-nave,

ha un raggio di circa 200 chilometri.

Di conseguenza, considero tutti questi come segnali che la Cina sta gradualmente ampliando

il suo tradizionale raggio d’azione militare, e questo è solo l’inizio.

La Cina è sempre più in grado di costruire da sé i propri materiali, ma questo è positivo?

Ho udito degli esperti militari indicare, per esempio,

che l’ultima tecnologia cinese,

il G10, è fondamentalmente una tecnologia degli anni ‘80.

Quella portaerei può restare l’unica.

La Cina ritiene che, lungi dall’essere una minaccia,

ha già contribuito a salvare l’economia mondiale durante la crisi.

La Cina detiene complessivamente titoli di stato USA

equivalenti a circa un terzo del pacchetto di incentivi USA.

Il governo americano ha già un grosso deficit di bilancio.

Ha bisogno di più denaro per il suo pacchetto di incentivi,

per stimolare la ripresa economica americana.

Da questo punto di vista, la Cina investe il proprio denaro nel bilancio americano.

Lo fa per salvare gli USA.

Lo fa anche per salvare l’economia mondiale.

Il nuovo approccio di una Cina più potente e globalizzata

nei confronti della propria politica estera e di sicurezza pone degli interrogativi.

I conflitti congelati non saranno più tali dopo la creazione di un suo apparato militare?

Come assocerà il suo principio di non-ingerenza

con l’esigenza di proteggere i suoi sempre più numerosi investimenti all’estero?

Pochi hanno tutte le risposte, ma molti vogliono che una cosa sia chiara.

Questo è un processo ancora in atto.

In realtà si è riconosciuto che la Cina è più preoccupata

dai problemi e dalle minacce interne che da quelle esterne.

Si sono resi conto che le questioni di sicurezza interne

sono la minaccia più diretta, ed hanno quindi la più alta priorità.

Le insurrezioni interne, il terrorismo, ed anche il controllo della folla.

Vi sono dimostrazioni, dimostrazioni di massa

sulle questioni ambientali.

Di conseguenza, si sono abituati a questo concetto di sicurezza non-tradizionale.

Lo tengono d’occhio con grande attenzione. Mi sono trovato coinvolto

nel bel mezzo di alcune di queste dimostrazioni pubbliche di massa.

Ora arriva la fase più difficile,

pensare di rendere lo sviluppo più equilibrato,

di indirizzarlo maggiormente verso la creazione di nuovi posti di lavoro,

di renderlo più trasparente. Tutte queste sfide sono ancora da affrontare

e ritengo che ciò alla fine dia a Pechino una quantità di ragioni per preoccuparsi.