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La riforma della polizia in Bosnia: missione incompleta o missione impossibile?

La Rivista della NATO esamina perché la riforma della polizia di Bosnia si è inceppata e fin dove può realmente andare.

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Trasformare la polizia può apparire meno pressante che non riorganizzare le forze armate; ma in Bosnia viene considerato altrettanto importante, se non di più. Qui, ne discutono i protagonisti principali perché è un argomento così scottante e perché non è mai pervenuto al livello di riforma di cui il paese ha tanto bisogno.

Durata del video: 12.32

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© Rivista della NATO

GIORNALISTA: Riorganizzare delle forze di polizia distinte di Bosnia Erzegovina non poteva che essere un compito delicato.

Nelle diverse entità del paese vi erano differenti forze di polizia, con differenti religioni e un differente passato.

Cosa ancor più importante, la polizia ha svolto un ruolo essenziale nella guerra civile del paese.

CHRIS BENNETT (esperto di Balcani e scrittore): Al termine della guerra, praticamente, l’intera popolazione maschile di questo paese era sotto le armi, molti di essi nei quadri della polizia.

E la polizia in sostanza faceva parte delle forze armate.

GIORNALISTA: Le forze di polizia in Bosnia Erzegovina rappresentano molto di più che in altri paesi occidentali.

Rappresentano l’essere Stato. Rappresentano una forza armata. E costituiscono uno dei problemi più intricati del paese.

Trasformare le forze di polizia di Bosnia Erzegovina era fondamentale per consentire un accordo multimilionario, che avrebbe portato il paese più vicino alla UE, il cosiddetto Accordo di stabilizzazione e di associazione della UE. Che ora è stato firmato.

JAVIER SOLANA (Alto Rappresentante della UE per la politica estera e di sicurezza comune): Da tempo vi stavamo lavorando con i leader bosniaci.

Si è trattato di una fase difficoltosa ma fortunatamente è passata. E oggi, quella legge è stata approvata dal Parlamento.

Mi auguro che ciò apra la via ad un’intensificazione dei rapporti tra Bosnia Erzegovina ed Unione Europea.

GIORNALISTA: Di primo acchito, la polizia sembra fare un buon lavoro in Bosnia Erzegovina.

SRECKO LATAL (giornalista e consigliere politico bosniaco): Sinceramente, oggi mi sento molto più sicuro in Bosnia che in molti altri paesi più sviluppati dell’Occidente.

GIORNALISTA: Srecko Latal è un giornalista bosniaco che si è occupato della guerra nel suo paese ed altrove. Ha inoltre lavorato come esperto in comunicazione per la Banca mondiale e per centri studi internazionali.

LATAL: Per sei anni sono stato a Washington. E la gente sa che se si supera una certa linea invisibile indossando delle eleganti scarpe Nike, c'è un’alta probabilità che qualcosa di brutto ti possa accadere.

A Sarajevo, a Banja Luka, a Foca, a Mostar, dovunque si può invece camminare liberamente di mattina e di sera.

GIORNALISTA: Il Generale di brigata Vincenzo Coppola è il responsabile della missione di polizia dell'Unione Europea in Bosnia Erzegovina.

Gen. di brigata VINCENZO COPPOLA (responsabile della missione di polizia dell'Unione Europea in Bosnia Erzegovina): Proprio in Europa, proprio nell'Unione Europea, conosco centinaia di luoghi ben più pericolosi di Sarajevo.

GIORNALISTA: E i progressi compiuti nel campo delle riforme non si sono limitati solo alla sicurezza della gente.

BENNETT: Esistevano dei servizi segreti che erano divisi tra serbi, croati, musulmani; ciascuno ovviamente spiava l'altro. Abbiamo ora creato dei servizi segreti che davvero collaborano.

GIORNALISTA: Ma malgrado questo progresso, la maggior parte degli osservatori non considera la riforma della polizia come un successo.

BENNETT: Ciò che, in sostanza, è accaduto in Bosnia Erzegovina è che questa questione è stata accantonata.

Ed è stata accantonata finché non avremo qualche soluzione più vasta, forse costituzionale, perché tante questioni relative alla riforma delle forze di polizia coinvolgevano anche aspetti essenzialmente di natura costituzionale.

Di conseguenza, penso che queste siano delle questioni a lungo termine che, lo ripeto, sono legate alla struttura di questo specifico paese.

LATAL: La riforma della polizia è stata gestita male dalla comunità internazionale. E questo è stato uno degli elementi fondamentali che ha consentito la firma dell’Accordo di stabilizzazione e di associazione con la UE.

Però, la riforma della polizia fondamentalmente ristagnava già sin dal 2003-2004. E c'era…

…voglio dire che le poche leggi approvate, votate dai parlamenti locali, e che erano una condizione per la firma del SAA non vogliono dire granché.

GIORNALISTA: Sead Numanovic è il vice direttore del Dnevni Avaz, un importante giornale bosniaco.

SEAD NUMANOVIC (vice direttore del Dnevni Avaz): Ciò che abbiamo ora sono le rovine delle rovine delle rovine della riforma originale.

GIORNALISTA: Le riforme sembravano volte più a ciò che simboleggiavano che non ai loro contenuti.

NUMANOVIC: Paddy Ashdown, è colui che ha avviato questa riforma, che ne ha spiegato la sostanza e l'importanza. Non riguarda tanto la polizia. Riguarda l’essere Stato. Chi ha una polizia, ha uno Stato.

RAFFI GREGORIAN (vice Alto Rappresentante): Penso che la riforma della polizia avesse delle carenze concettuali.

Penso che molti abbiano considerato questa riforma come una manovra per il cambiamento costituzionale, credendo che se... per esempio, la Repubblica Srpska avesse accettato di trasferire le competenze relative alla polizia dall'entità allo Stato, ciò in qualche modo avrebbe compromesso l'esistenza della stessa entità.

Perciò abbiamo incontrato molta resistenza su questo argomento e non sui vantaggi tecnici. Così abbiamo riscontrato nella riforma della polizia, penso, ciò che avevamo sperimentato in precedenza nella riforma della difesa. Che si trattasse in realtà di una questione politica e non di una questione tecnica.

COPPOLA: Anche i politici più radicali di questo paese non potrebbero difendere il fatto di avere tre eserciti…su base etnica. Una tale posizione era indifendibile.

Ma avevano delle ragioni molto buone, almeno sulla carta, per difendere il fatto che ogni istituzione, entità, cantone, lo stato di Brcko potessero avere la propria polizia. Perché ciò avviene in molti altri paesi.

GIORNALISTA: Vi è stato inoltre qualche dubbio sulle scelte fatte durante la riforma e sui suoi tempi.

LATAL: Le ragioni del fallimento di questa riforma risalgono al 2002, 2003 e al 2004. Paddy Ashdown ha scelto per la riforma della polizia una delle tre possibilità proposte dalla UE, e ritengo, abbia scelto la più difficile. Disse:

"Bene, queste saranno le condizioni per la UE". E, ritengo, da allora, voglio dire già all’epoca, questa opzione è stata respinta dai serbo-bosniaci.

COPPOLA: La riforma della polizia ha richiesto tanto tempo, perché abbiamo scelto il momento sbagliato per proporla.

Era un progetto estremamente ambizioso. Non dico che non fosse necessario, ma era estremamente ambizioso.

È stata proposta in un momento in cui non vi era sufficiente accordo politico tra i leader politici: un effettivo, forte, serio e solido accordo politico. Così, in pratica, abbiamo perso tre anni.

GIORNALISTA: Secondo Sean Numanovic una completa riforma della polizia era a portata di mano, ma ce la siamo lasciata sfuggire in almeno un paio di occasioni.

NUMANOVIC: Sono stati compiuti almeno due enormi errori durante tale processo. Uno, fatto da Paddy Ashdown a Vlasic nel giugno 2005, quando si era ad un passo dall’accordo e Ashdown lasciò che i serbi prendessero una pausa.

E quando ritornarono dissero "No", non lo firmeremo. Ed egli lo ha ammesso. Di recente, quando ci siamo incontrati, ha ammesso che l'errore più grande della sua carriera in Bosnia è stato consentire che i serbi interrompessero quel giorno le trattative perché erano pronti a firmare.

Il successivo enorme errore è stato quello compiuto dai politici bosniaci il 13 marzo 2006. I politici bosniaci si opponevano per un motivo assai stupido,

affermando: "Non possiamo accettare alcunché che includa il nome della Repubblica Srpska".

GIORNALISTA: Ripensandoci, cosa si sarebbe potuto fare di diverso?

COPPOLA: Mi sarei aspettato un maggiore coinvolgimento dello Stato, degli organismi dello stato, del ministero della sicurezza, della SIPA, della polizia di confine, in operazioni di sicurezza.

Mi sarei aspettato che l'entità trasferisse alcune competenze allo Stato, l’entità e i cantoni allo Stato, così da avere, se non altro, le principali attività contro il crimine organizzato ed il terrorismo solo nelle mani dello Stato, il che non è.

Per di più, avremmo dovuto procedere più velocemente in numerosi progetti come il database, il sistema di comunicazioni e il sistema di intercettazioni della polizia.

GIORNALISTA: In termini di crimini, il rapporto delle Nazioni Unite di giugno indicava che le strade in Bosnia sono più sicure di quelle della maggior parte dei paesi occidentali.

Allora quali sono le principali preoccupazioni di sicurezza della gente qui in Bosnia Erzegovina?

NUMANOVIC: Il più grande problema che vedo in Bosnia non sono i movimenti nazionalisti, non sono i movimenti separatisti, ma la corruzione e l’assenza dello stato di diritto.

COPPOLA: Il livello di attività criminali comuni è più che accettabile. Il crimine organizzato qui sembra essere in aumento, ma devo anche dire che, nel combatterlo, la polizia ha ottenuto una quantità di risultati molto buoni.

Probabilmente, dobbiamo migliorare le capacità della polizia e della magistratura perché operino come un sistema, se vogliamo conseguire dei buoni risultati.

Altrimenti, il crimine organizzato rischierebbe di divenire un fenomeno fuori controllo. Pertanto, per il futuro, questo è il nostro principale problema.

GIORNALISTA: Ma non tutti ritengono che questo sia un problema così importante nella vita di ogni giorno in Bosnia Erzegovina.

LATAL: Non dico che non vi sia corruzione. E non dico che non vi sia crimine organizzato.

Ma, dopo molti anni trascorsi in Bosnia, la mia impressione generale è che nella regione, come pure vedendo ciò che accade nel resto del mondo, direi che fondamentalmente parliamo di una tempesta in un bicchiere d’acqua.

GIORNALISTA: Qualcuno di questi problemi potrebbe essere collegato al fatto che vi sono troppi poliziotti in Bosnia Erzegovina? Poliziotti che guadagnano sì e no un salario medio?

COPPOLA: I poliziotti non sono pagati molto bene. E questo, qualche volta, può determinare dei casi di corruzione, che non sono diffusi, ma esistono.

BENNETT: Abbiamo anche tanti poliziotti, come avevamo tanti soldati. Rispetto ai paesi europei occidentali, questo paese è eccessivamente dotato di forze di polizia .

GIORNALISTA: Anche dopo le nuove riforme, generale Coppola, Lei ritiene che ci sia ancora spazio per migliorare le odierne forze di polizia in Bosnia Erzegovina?

COPPOLA: Il primo problema che si deve risolvere è un buon coordinamento delle forze di polizia. E il secondo problema è che esse, ovviamente, devono rispettare una quantità di leggi diverse.

Ma fanno lo stesso lavoro. Quindi l'altro aspetto principale della nostra strategia è armonizzare la legislazione in modo che le diverse forze di polizia operino secondo lo stesso tipo di legislazione.

GIORNALISTA: Prima che si avvii una qualunque riforma delle forze di polizia, è possibile aumentare la coesione nel paese o almeno ridurre le sue divisioni etniche?

BENNETT: Vi è una legislazione globale che obbligherebbe le autorità ad introdurre delle quote etniche nell’ambito della polizia.

GIORNALISTA: Ma ciò non ha mai fatto parte del programma, stando al generale Coppola.

COPPOLA: La riforma della polizia non è stata... non è volta a unificare il paese.

La riforma della polizia ha il compito di migliorare la sicurezza in Bosnia, ciò vorrà dire che la gente si sentirà sicura in ogni luogo, anche coloro che si sposteranno da un’area ad un’altra si sentiranno più sicuri.

E ciò farà certamente aumentare la fiducia nello stato, cioè nella Bosnia Erzegovina.

LATAL: Nel ‘95, nel ‘96, la gente non si muoveva affatto attraverso la Bosnia Erzegovina. Vi erano posti di controllo su ogni strada, ecc., ecc.

Pertanto, ritengo, che sia avvenuto un enorme cambiamento. Però ora siamo fermi.

GIORNALISTA: Ciò che è chiaro è che la fiducia nella polizia avrà un ruolo chiave per la fiducia che i bosniaci avranno nel futuro del loro paese.

NUMANOVIC: Se tu... non sei ricco, o se non conosci qualcuno che ti protegga, allora ti senti perduto.

Se tu... e la maggior parte della gente non siete in tale condizione. Se la maggior parte della gente si sente perduta, se poi non hanno fiducia nelle istituzioni del sistema, allora cominceranno ad odiare il paese.

La gente che odia il paese rema contro, e quel paese è condannato a fallire.

Se hai un sistema giudiziario adeguato, un sistema giudiziario adeguato che funziona, allora ogni cosa è molto più facile.

GIORNALISTA: Riorganizzare delle forze di polizia distinte di Bosnia Erzegovina non poteva che essere un compito delicato.

Nelle diverse entità del paese vi erano differenti forze di polizia, con differenti religioni e un differente passato.

Cosa ancor più importante, la polizia ha svolto un ruolo essenziale nella guerra civile del paese.

CHRIS BENNETT (esperto di Balcani e scrittore): Al termine della guerra, praticamente, l’intera popolazione maschile di questo paese era sotto le armi, molti di essi nei quadri della polizia.

E la polizia in sostanza faceva parte delle forze armate.

GIORNALISTA: Le forze di polizia in Bosnia Erzegovina rappresentano molto di più che in altri paesi occidentali.

Rappresentano l’essere Stato. Rappresentano una forza armata. E costituiscono uno dei problemi più intricati del paese.

Trasformare le forze di polizia di Bosnia Erzegovina era fondamentale per consentire un accordo multimilionario, che avrebbe portato il paese più vicino alla UE, il cosiddetto Accordo di stabilizzazione e di associazione della UE. Che ora è stato firmato.

JAVIER SOLANA (Alto Rappresentante della UE per la politica estera e di sicurezza comune): Da tempo vi stavamo lavorando con i leader bosniaci.

Si è trattato di una fase difficoltosa ma fortunatamente è passata. E oggi, quella legge è stata approvata dal Parlamento.

Mi auguro che ciò apra la via ad un’intensificazione dei rapporti tra Bosnia Erzegovina ed Unione Europea.

GIORNALISTA: Di primo acchito, la polizia sembra fare un buon lavoro in Bosnia Erzegovina.

SRECKO LATAL (giornalista e consigliere politico bosniaco): Sinceramente, oggi mi sento molto più sicuro in Bosnia che in molti altri paesi più sviluppati dell’Occidente.

GIORNALISTA: Srecko Latal è un giornalista bosniaco che si è occupato della guerra nel suo paese ed altrove. Ha inoltre lavorato come esperto in comunicazione per la Banca mondiale e per centri studi internazionali.

LATAL: Per sei anni sono stato a Washington. E la gente sa che se si supera una certa linea invisibile indossando delle eleganti scarpe Nike, c'è un’alta probabilità che qualcosa di brutto ti possa accadere.

A Sarajevo, a Banja Luka, a Foca, a Mostar, dovunque si può invece camminare liberamente di mattina e di sera.

GIORNALISTA: Il Generale di brigata Vincenzo Coppola è il responsabile della missione di polizia dell'Unione Europea in Bosnia Erzegovina.

Gen. di brigata VINCENZO COPPOLA (responsabile della missione di polizia dell'Unione Europea in Bosnia Erzegovina): Proprio in Europa, proprio nell'Unione Europea, conosco centinaia di luoghi ben più pericolosi di Sarajevo.

GIORNALISTA: E i progressi compiuti nel campo delle riforme non si sono limitati solo alla sicurezza della gente.

BENNETT: Esistevano dei servizi segreti che erano divisi tra serbi, croati, musulmani; ciascuno ovviamente spiava l'altro. Abbiamo ora creato dei servizi segreti che davvero collaborano.

GIORNALISTA: Ma malgrado questo progresso, la maggior parte degli osservatori non considera la riforma della polizia come un successo.

BENNETT: Ciò che, in sostanza, è accaduto in Bosnia Erzegovina è che questa questione è stata accantonata.

Ed è stata accantonata finché non avremo qualche soluzione più vasta, forse costituzionale, perché tante questioni relative alla riforma delle forze di polizia coinvolgevano anche aspetti essenzialmente di natura costituzionale.

Di conseguenza, penso che queste siano delle questioni a lungo termine che, lo ripeto, sono legate alla struttura di questo specifico paese.

LATAL: La riforma della polizia è stata gestita male dalla comunità internazionale. E questo è stato uno degli elementi fondamentali che ha consentito la firma dell’Accordo di stabilizzazione e di associazione con la UE.

Però, la riforma della polizia fondamentalmente ristagnava già sin dal 2003-2004. E c'era…

…voglio dire che le poche leggi approvate, votate dai parlamenti locali, e che erano una condizione per la firma del SAA non vogliono dire granché.

GIORNALISTA: Sead Numanovic è il vice direttore del Dnevni Avaz, un importante giornale bosniaco.

SEAD NUMANOVIC (vice direttore del Dnevni Avaz): Ciò che abbiamo ora sono le rovine delle rovine delle rovine della riforma originale.

GIORNALISTA: Le riforme sembravano volte più a ciò che simboleggiavano che non ai loro contenuti.

NUMANOVIC: Paddy Ashdown, è colui che ha avviato questa riforma, che ne ha spiegato la sostanza e l'importanza. Non riguarda tanto la polizia. Riguarda l’essere Stato. Chi ha una polizia, ha uno Stato.

RAFFI GREGORIAN (vice Alto Rappresentante): Penso che la riforma della polizia avesse delle carenze concettuali.

Penso che molti abbiano considerato questa riforma come una manovra per il cambiamento costituzionale, credendo che se... per esempio, la Repubblica Srpska avesse accettato di trasferire le competenze relative alla polizia dall'entità allo Stato, ciò in qualche modo avrebbe compromesso l'esistenza della stessa entità.

Perciò abbiamo incontrato molta resistenza su questo argomento e non sui vantaggi tecnici. Così abbiamo riscontrato nella riforma della polizia, penso, ciò che avevamo sperimentato in precedenza nella riforma della difesa. Che si trattasse in realtà di una questione politica e non di una questione tecnica.

COPPOLA: Anche i politici più radicali di questo paese non potrebbero difendere il fatto di avere tre eserciti…su base etnica. Una tale posizione era indifendibile.

Ma avevano delle ragioni molto buone, almeno sulla carta, per difendere il fatto che ogni istituzione, entità, cantone, lo stato di Brcko potessero avere la propria polizia. Perché ciò avviene in molti altri paesi.

GIORNALISTA: Vi è stato inoltre qualche dubbio sulle scelte fatte durante la riforma e sui suoi tempi.

LATAL: Le ragioni del fallimento di questa riforma risalgono al 2002, 2003 e al 2004. Paddy Ashdown ha scelto per la riforma della polizia una delle tre possibilità proposte dalla UE, e ritengo, abbia scelto la più difficile. Disse:

"Bene, queste saranno le condizioni per la UE". E, ritengo, da allora, voglio dire già all’epoca, questa opzione è stata respinta dai serbo-bosniaci.

COPPOLA: La riforma della polizia ha richiesto tanto tempo, perché abbiamo scelto il momento sbagliato per proporla.

Era un progetto estremamente ambizioso. Non dico che non fosse necessario, ma era estremamente ambizioso.

È stata proposta in un momento in cui non vi era sufficiente accordo politico tra i leader politici: un effettivo, forte, serio e solido accordo politico. Così, in pratica, abbiamo perso tre anni.

GIORNALISTA: Secondo Sean Numanovic una completa riforma della polizia era a portata di mano, ma ce la siamo lasciata sfuggire in almeno un paio di occasioni.

NUMANOVIC: Sono stati compiuti almeno due enormi errori durante tale processo. Uno, fatto da Paddy Ashdown a Vlasic nel giugno 2005, quando si era ad un passo dall’accordo e Ashdown lasciò che i serbi prendessero una pausa.

E quando ritornarono dissero "No", non lo firmeremo. Ed egli lo ha ammesso. Di recente, quando ci siamo incontrati, ha ammesso che l'errore più grande della sua carriera in Bosnia è stato consentire che i serbi interrompessero quel giorno le trattative perché erano pronti a firmare.

Il successivo enorme errore è stato quello compiuto dai politici bosniaci il 13 marzo 2006. I politici bosniaci si opponevano per un motivo assai stupido,

affermando: "Non possiamo accettare alcunché che includa il nome della Repubblica Srpska".

GIORNALISTA: Ripensandoci, cosa si sarebbe potuto fare di diverso?

COPPOLA: Mi sarei aspettato un maggiore coinvolgimento dello Stato, degli organismi dello stato, del ministero della sicurezza, della SIPA, della polizia di confine, in operazioni di sicurezza.

Mi sarei aspettato che l'entità trasferisse alcune competenze allo Stato, l’entità e i cantoni allo Stato, così da avere, se non altro, le principali attività contro il crimine organizzato ed il terrorismo solo nelle mani dello Stato, il che non è.

Per di più, avremmo dovuto procedere più velocemente in numerosi progetti come il database, il sistema di comunicazioni e il sistema di intercettazioni della polizia.

GIORNALISTA: In termini di crimini, il rapporto delle Nazioni Unite di giugno indicava che le strade in Bosnia sono più sicure di quelle della maggior parte dei paesi occidentali.

Allora quali sono le principali preoccupazioni di sicurezza della gente qui in Bosnia Erzegovina?

NUMANOVIC: Il più grande problema che vedo in Bosnia non sono i movimenti nazionalisti, non sono i movimenti separatisti, ma la corruzione e l’assenza dello stato di diritto.

COPPOLA: Il livello di attività criminali comuni è più che accettabile. Il crimine organizzato qui sembra essere in aumento, ma devo anche dire che, nel combatterlo, la polizia ha ottenuto una quantità di risultati molto buoni.

Probabilmente, dobbiamo migliorare le capacità della polizia e della magistratura perché operino come un sistema, se vogliamo conseguire dei buoni risultati.

Altrimenti, il crimine organizzato rischierebbe di divenire un fenomeno fuori controllo. Pertanto, per il futuro, questo è il nostro principale problema.

GIORNALISTA: Ma non tutti ritengono che questo sia un problema così importante nella vita di ogni giorno in Bosnia Erzegovina.

LATAL: Non dico che non vi sia corruzione. E non dico che non vi sia crimine organizzato.

Ma, dopo molti anni trascorsi in Bosnia, la mia impressione generale è che nella regione, come pure vedendo ciò che accade nel resto del mondo, direi che fondamentalmente parliamo di una tempesta in un bicchiere d’acqua.

GIORNALISTA: Qualcuno di questi problemi potrebbe essere collegato al fatto che vi sono troppi poliziotti in Bosnia Erzegovina? Poliziotti che guadagnano sì e no un salario medio?

COPPOLA: I poliziotti non sono pagati molto bene. E questo, qualche volta, può determinare dei casi di corruzione, che non sono diffusi, ma esistono.

BENNETT: Abbiamo anche tanti poliziotti, come avevamo tanti soldati. Rispetto ai paesi europei occidentali, questo paese è eccessivamente dotato di forze di polizia .

GIORNALISTA: Anche dopo le nuove riforme, generale Coppola, Lei ritiene che ci sia ancora spazio per migliorare le odierne forze di polizia in Bosnia Erzegovina?

COPPOLA: Il primo problema che si deve risolvere è un buon coordinamento delle forze di polizia. E il secondo problema è che esse, ovviamente, devono rispettare una quantità di leggi diverse.

Ma fanno lo stesso lavoro. Quindi l'altro aspetto principale della nostra strategia è armonizzare la legislazione in modo che le diverse forze di polizia operino secondo lo stesso tipo di legislazione.

GIORNALISTA: Prima che si avvii una qualunque riforma delle forze di polizia, è possibile aumentare la coesione nel paese o almeno ridurre le sue divisioni etniche?

BENNETT: Vi è una legislazione globale che obbligherebbe le autorità ad introdurre delle quote etniche nell’ambito della polizia.

GIORNALISTA: Ma ciò non ha mai fatto parte del programma, stando al generale Coppola.

COPPOLA: La riforma della polizia non è stata... non è volta a unificare il paese.

La riforma della polizia ha il compito di migliorare la sicurezza in Bosnia, ciò vorrà dire che la gente si sentirà sicura in ogni luogo, anche coloro che si sposteranno da un’area ad un’altra si sentiranno più sicuri.

E ciò farà certamente aumentare la fiducia nello stato, cioè nella Bosnia Erzegovina.

LATAL: Nel ‘95, nel ‘96, la gente non si muoveva affatto attraverso la Bosnia Erzegovina. Vi erano posti di controllo su ogni strada, ecc., ecc.

Pertanto, ritengo, che sia avvenuto un enorme cambiamento. Però ora siamo fermi.

GIORNALISTA: Ciò che è chiaro è che la fiducia nella polizia avrà un ruolo chiave per la fiducia che i bosniaci avranno nel futuro del loro paese.

NUMANOVIC: Se tu... non sei ricco, o se non conosci qualcuno che ti protegga, allora ti senti perduto.

Se tu... e la maggior parte della gente non siete in tale condizione. Se la maggior parte della gente si sente perduta, se poi non hanno fiducia nelle istituzioni del sistema, allora cominceranno ad odiare il paese.

La gente che odia il paese rema contro, e quel paese è condannato a fallire.

Se hai un sistema giudiziario adeguato, un sistema giudiziario adeguato che funziona, allora ogni cosa è molto più facile.

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