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Bosnia: un nuovo modello di esercito?

Le forze armate bosniache sono ora considerate come un’effettiva garanzia e non più come una minaccia per la sicurezza. Come si è giunti a tale risultato?

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Far sì che le forze armate bosniache venissero riorganizzate costituiva una pressante esigenza all'indomani del conflitto nel paese. Malgrado numerosi ostacoli, il risultato ottenuto ha superato ogni aspettativa. Alcuni tra coloro che hanno attuato il cambiamento ci spiegano perché tutto sia andato così bene.

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© Rivista della NATO

GIORNALISTA: Nella guerra degli anni ’90 le forze armate hanno avuto un notevole ruolo nel ridurre la Bosnia Erzegovina quasi a brandelli.

Dopo la guerra, uno dei più pressanti ma scoraggianti compiti era quello di creare una forza armata per il nuovo paese.

Ciò voleva dire mettere insieme soldati che avevano fino a poco prima combattuto gli uni contro gli altri. Questa riforma della difesa non è stata né rapida né facile ma è stata, stando ai pareri internazionali e locali, un successo.

RAFFI GREGORIAN (Vice Alto Rappresentante per la Bosnia Erzegovina, Co-presidente della Commissione per la riforma della difesa): Penso sia andata ben oltre i risultati che ci auguravamo.

BRUCE McLANE (consigliere politico, NATO Sarajevo): Pienamente d’accordo; è stato il maggiore risultato dopo gli Accordi di Dayton.

CHRIS BENNETT (esperto di Balcani e scrittore): La riforma della difesa è stata un lungo e difficile cammino.

SEAD NUMANOVIC (vice direttore del quotidiano Dnevni Avaz): Finora è, senza dubbio, una storia di grande successo.

SRECKO LATAL (giornalista e consigliere politico bosniaco): Per quanto concerne la riforma della difesa, è giusto considerarla come uno dei successi ottenuti nel paese dai leader locali, come pure dalla comunità internazionale.

GIORNALISTA: Gli effetti della riforma della difesa vanno ben oltre il far sì che oggi lavorino insieme soldati che prima combattevano gli uni contro gli altri.

Una misura dell’entità dei progressi compiuti è che i soldati bosniaci ora fungono da soldati della pace in luoghi come Iraq e Congo.

BENNETT: Ciò che è accaduto è che noi abbiamo visto tre forze armate trasformate alla fine in un’unica forza comune della Bosnia Erzegovina.

Al momento questo è un enorme progresso. Si tratta anche di rendere professionali le forze armate attraverso un notevole ridimensionamento.

GIORNALISTA: Il mandato originario della riforma della difesa consisteva nel creare un’unica struttura per gli aspetti finanziari, la logistica ed il personale.

Si prevedeva inoltre che i ministeri della difesa delle due entità del paese, la Repubblica Srpska e la Federazione croato-bosniaca, venissero aboliti.

GREGORIAN: Dopo circa quattro mesi di attività, divenne evidente che c'era un effettivo interesse a compiere l’intero processo e quindi a creare una vera forza militare unica,

se non altro nella misura in cui possiamo averne una in Bosnia Erzegovina. E siamo stati in grado di farlo.

Così siamo andati effettivamente ben oltre il mandato scritto datoci dalla NATO e dall’alto rappresentante.

GIORNALISTA: Delle forze armate comuni sono il risultato. Ma la parola chiave è "comuni" non "fuse insieme". La struttura delle forze armate bosniache è di fatto il reggimento, sul tipo di quelli usati nel Regno Unito e in Canada.

BENNETT: La composizione delle forze armate del paese di fatto rifletterà quella finale delle sue strutture politiche.

Ed abbiamo delle forze armate comuni piuttosto che unificate perché abbiamo un paese in comune piuttosto che un unico paese.

LATAL: L’attuale livello di integrazione delle forze armate rappresenta il massimo di ciò che al momento potevamo conseguire.

E non penso che un’ulteriore integrazione sia davvero necessaria al momento perché, ritengo, le forze armate operano fondamentalmente come un’unica forza armata.

GIORNALISTA: E quindi come ha affrontato questo compito la Commissione per la riforma della difesa che era stata incaricata di apportare i necessari cambiamenti?

McLANE: Come in tutti i casi, tutto ciò dipende dal denaro e dalla gente e quella è stata la sfida pratica che abbiamo avuto all'inizio.

Ma posso dire che siamo stati assai fortunati perché, allora, le forze politiche in questo paese erano molto disponibili. Comprendevano l'importanza di tale processo per il paese.

Ed abbiamo ricevuto un sostegno veramente eccezionale dalla comunità internazionale, incluso l’alto rappresentante, l'OSCE, e la stessa NATO.

GREGORIAN: Abbiamo sviluppato il concetto per la riforma della difesa con i nostri partner locali.

Non siamo venuti qui con un modello a dir loro come si deve fare. Esattamente il contrario.

McLANE: In realtà, ritengo che sia stata la prima cosa che abbiamo compreso: di dover stabilire e plasmare il contesto politico e poi creare un processo…

... per cui la stessa gente di questo paese poteva sentirsi partecipe. Senza quel senso di partecipazione locale, non vi saremmo mai riusciti.

NIKOLA RADOVANOVIC: Il momento più importante, o il punto di svolta, è stato spiegare il contesto più ampio e individuare gli interessi dei protagonisti principali del processo e poi spiegare come i loro interessi potevano essere raggiunti attraverso le riforme.

GIORNALISTA: Durante il percorso vi sono stati alcuni momenti difficili.

GREGORIAN: Ebbene, ve ne sono stati due, di cui uno è stato l'essermi ammalato di polmonite.

L'altro direi che è stata, la mia è una considerazione bislacca, anche se è per la Rivista della NATO, l’incapacità della stessa NATO di riconoscere l’enorme successo ottenuto qui.

Il 18 luglio 2005, una settimana dopo il decimo anniversario di Srebrenica, abbiamo messo per iscritto e firmato con i leader politici locali l'accordo che scioglieva l'esercito che aveva commesso il genocidio di Srebrenica.

Ciò fu fatto senza imposizione e… di ciò non si è accorta la stessa NATO, e neanche la stampa internazionale…

... talmente concentrate nel vedere quanto accaduto nel passato, che non hanno badato all’avvenimento ancora più importante per il futuro della Bosnia Erzegovina.

GIORNALISTA: E alcuni momenti positivi.

GREGORIAN: Ho partecipato ad una riunione in cui il presidente della Repubblica Srpska spiegava agli altri politici, bosniaci e croati, in che cosa consistesse il sistema reggimentale. E l’ho considerato una specie di momento culminante.

GIORNALISTA: La riforma della difesa ha completamente cambiato l'immagine del soldato in Bosnia Erzegovina.

Per esempio, le forze armate hanno recentemente bandito per la prima volta l’arruolamento di nuovi soldati. Per i 300 posti disponibili al primo livello gerarchico sono pervenute oltre 3.000 domande. La metà circa dei candidati aveva un diploma universitario.

GREGORIAN: Questa è gente che sa di entrare a far parte di un esercito multi-etnico. Ciò non pone alcun dilemma. E, d'altra parte, stanno cercando un posto di lavoro.

Il fatto che lo stiano facendo dimostra che non c'è nessun rischio per la sicurezza, essi si sentono a loro agio ad essere e a lavorare in altre parti del loro paese, cosa che non abbiamo visto con altre importanti riforme.

GIORNALISTA: Ridurre le forze armate bosniache a circa 9.000 uomini, dalle centinaia di migliaia precedentemente impiegate, ha voluto dire provvedere a migliaia di uomini e donne che si sarebbero trovati senza lavoro.

Tra i provvedimenti presi c’è un fondo NATO per aiutarli a compiere il passaggio verso nuove professionalità e attività.

McLANE: Sin dall'inizio del processo di riforma della difesa siamo stati particolarmente attenti all'esigenza di occuparci di quei soldati e di quegli ufficiali della difesa…

... considerati in eccesso, sia fornendo programmi che davano loro un incentivo finanziario per attutire la fase di transizione, che l'addestramento e la formazione di cui necessitavano per divenire dei produttivi membri della società civile.

GIORNALISTA: Ma non tutti i provvedimenti, specialmente alcuni di quelli attuati dalle entità, hanno avuto necessariamente lo stesso successo.

GREGORIAN: Ciò che mi preoccupa è che la quantità di denaro che viene spesa per i soldati smobilitati, per i veterani di guerra e per i veterani disabili eccede almeno di due o tre volte l’attuale bilancio della difesa.

Nella Federazione, la ragione per cui si trovano nei guai è che hanno approvato una legge prima delle ultime elezioni generali che praticamente prometteva ad ogni disabile, o ad ogni smobilitato…

ad ogni veterano smobilitato che fosse disoccupato un contributo mensile senza esigere nessun tipo di formazione professionale o di ricerca di un lavoro o di inserimento nel sistema di infrastrutture o qualcosa di simile.

E sorpresa, sorpresa, il numero di veterani disoccupati è addirittura cresciuto di circa 40-50 mila nei mesi successivi al passaggio di questa legge.

Oltre a questo, hanno riscontrato esserci ora più veterani di guerra di quanti non ve ne fossero effettivamente al termine della guerra stessa.

GIORNALISTA: Siccome la Bosnia costruisce la sua forza di sicurezza sulla base di una domanda fondamentale: "quale è al momento la più grande minaccia di sicurezza per il paese?"

McLANE: Dirò qualcosa che potrebbe sorprendere molta gente. A mio avviso, una delle maggiori minacce per la futura sicurezza di questo paese sta nel suo sistema educativo.

BENNETT: Se guardiamo alla prossima generazione… alla generazione che sta crescendo, la guerra cominciò 16 anni fa, quindi molta gente ha completato la propria istruzione in scuole in cui vigeva la segregazione.

Ed esiste ancora un sistema scolastico separato. Così, se si cresce in sistemi diversi, apprendendo differenti versioni del passato, si sta effettivamente creando un problema per il futuro.

LATAL: C'è stato di recente un sondaggio, forse non così di recente, condotto da PRISM secondo cui vi è un aumento del numero di persone…

... che praticamente combatterebbero tanto per proteggere la Bosnia Erzegovina che per distruggerla.

GIORNALISTA: Malgrado queste divisioni, in pochi si aspettavano che si potesse giungere a qualcosa che somigliasse al passato conflitto in Bosnia.

NUMANOVIC: Non si tratta di questo. Non c’è nessun "motore" per una nuova guerra qui. C'è sempre la possibilità di nuovi conflitti, di minore portata però.

RADOVANOVIC: Ogni storia di successo è importante per la coesione sociale e per l’integrazione della società. Allo stesso modo, ritengo che questo processo sia assai positivo per l’integrazione.

GIORNALISTA: La riforma della difesa in Bosnia è stata aiutata dalla comunità internazionale e, in un certo senso, va anche nella loro direzione.

Fino a che punto hanno convinto la comunità internazionale che la Bosnia è pronta a far parte degli organismi internazionali?

McLANE: Dipendesse dal ministro degli esteri e da quello della difesa di questo paese, sarebbero nella NATO già dall'anno prossimo.

Tutti ci rendiamo conto che ci vorrà più tempo. Ma, dato il tipo di sostegno politico e con il sostegno del quartier generale della NATO a Sarajevo,

sono certo che continueranno sulla via che porta all’adesione alla NATO e, fortunatamente, è politicamente possibile essere invitati ad aderire alla NATO quanto prima.

Siamo fortunati perché finora, a mio avviso, all’adesione alla NATO è favorevole la maggioranza della popolazione.

GREGORIAN: Si stanno compiendo dei così validi progressi in termini di riforma della difesa, che non è irrealistico aspettarsi, per esempio, l’approvazione del Piano d'azione per l'adesione l'anno prossimo o nel 2010.

È un’evoluzione assai più soddisfacente rispetto ad altri paesi della regione.

GIORNALISTA: Ad alcuni, ciò può apparire non sufficientemente rapido.

NUMANOVIC: In quanto giovane, sono impaziente. Non voglio aspettare di essere un pensionato per entrare a far parte della Commissione europea o della NATO. Vorrei godermi la UE e la NATO un poco prima.

GIORNALISTA: Le forze armate hanno compiuto molti progressi dai primi giorni della riforma della difesa. Quale sarà il prossimo passo?

NUMANOVIC: Mi sembra di essere ora ad una specie di bivio: o si va verso delle forze armate unite o si ritorna indietro a delle forze armate divise.

E sin dal prossimo... nei prossimi mesi questo argomento si porrà sempre di più, almeno questa è la mia sensazione.

LATAL: Il prossimo passo che è… o che è stato discusso da alcuni politici come pure dai funzionari internazionali consiste nella completa smilitarizzazione del paese.

Ma va detto che il passo è molto improbabile fintanto che vi sono eserciti presenti nei paesi vicini.

GIORNALISTA: Senza considerare ciò che avverrà prossimamente, le forze armate della Bosnia hanno dato un esempio di alto profilo di come il paese può ed ha effettuato importanti progressi rispetto al suo passato e verso un futuro più radioso.

McLEAN: Vedo le forze armate di Bosnia Erzegovina in una singola forza armata che deve essere ancora creata, quale elemento trainante del cambiamento sociale in Bosnia Erzegovina,

anche se tutti costoro provengono da differenti contesti etnici e hanno servito su fronti opposti durante il recente conflitto, oggi con orgoglio vestono la stessa uniforme.

E così, mi rendono assai fiducioso ed ottimista per il futuro della Bosnia Erzegovina.

GIORNALISTA: Nella guerra degli anni ’90 le forze armate hanno avuto un notevole ruolo nel ridurre la Bosnia Erzegovina quasi a brandelli.

Dopo la guerra, uno dei più pressanti ma scoraggianti compiti era quello di creare una forza armata per il nuovo paese.

Ciò voleva dire mettere insieme soldati che avevano fino a poco prima combattuto gli uni contro gli altri. Questa riforma della difesa non è stata né rapida né facile ma è stata, stando ai pareri internazionali e locali, un successo.

RAFFI GREGORIAN (Vice Alto Rappresentante per la Bosnia Erzegovina, Co-presidente della Commissione per la riforma della difesa): Penso sia andata ben oltre i risultati che ci auguravamo.

BRUCE McLANE (consigliere politico, NATO Sarajevo): Pienamente d’accordo; è stato il maggiore risultato dopo gli Accordi di Dayton.

CHRIS BENNETT (esperto di Balcani e scrittore): La riforma della difesa è stata un lungo e difficile cammino.

SEAD NUMANOVIC (vice direttore del quotidiano Dnevni Avaz): Finora è, senza dubbio, una storia di grande successo.

SRECKO LATAL (giornalista e consigliere politico bosniaco): Per quanto concerne la riforma della difesa, è giusto considerarla come uno dei successi ottenuti nel paese dai leader locali, come pure dalla comunità internazionale.

GIORNALISTA: Gli effetti della riforma della difesa vanno ben oltre il far sì che oggi lavorino insieme soldati che prima combattevano gli uni contro gli altri.

Una misura dell’entità dei progressi compiuti è che i soldati bosniaci ora fungono da soldati della pace in luoghi come Iraq e Congo.

BENNETT: Ciò che è accaduto è che noi abbiamo visto tre forze armate trasformate alla fine in un’unica forza comune della Bosnia Erzegovina.

Al momento questo è un enorme progresso. Si tratta anche di rendere professionali le forze armate attraverso un notevole ridimensionamento.

GIORNALISTA: Il mandato originario della riforma della difesa consisteva nel creare un’unica struttura per gli aspetti finanziari, la logistica ed il personale.

Si prevedeva inoltre che i ministeri della difesa delle due entità del paese, la Repubblica Srpska e la Federazione croato-bosniaca, venissero aboliti.

GREGORIAN: Dopo circa quattro mesi di attività, divenne evidente che c'era un effettivo interesse a compiere l’intero processo e quindi a creare una vera forza militare unica,

se non altro nella misura in cui possiamo averne una in Bosnia Erzegovina. E siamo stati in grado di farlo.

Così siamo andati effettivamente ben oltre il mandato scritto datoci dalla NATO e dall’alto rappresentante.

GIORNALISTA: Delle forze armate comuni sono il risultato. Ma la parola chiave è "comuni" non "fuse insieme". La struttura delle forze armate bosniache è di fatto il reggimento, sul tipo di quelli usati nel Regno Unito e in Canada.

BENNETT: La composizione delle forze armate del paese di fatto rifletterà quella finale delle sue strutture politiche.

Ed abbiamo delle forze armate comuni piuttosto che unificate perché abbiamo un paese in comune piuttosto che un unico paese.

LATAL: L’attuale livello di integrazione delle forze armate rappresenta il massimo di ciò che al momento potevamo conseguire.

E non penso che un’ulteriore integrazione sia davvero necessaria al momento perché, ritengo, le forze armate operano fondamentalmente come un’unica forza armata.

GIORNALISTA: E quindi come ha affrontato questo compito la Commissione per la riforma della difesa che era stata incaricata di apportare i necessari cambiamenti?

McLANE: Come in tutti i casi, tutto ciò dipende dal denaro e dalla gente e quella è stata la sfida pratica che abbiamo avuto all'inizio.

Ma posso dire che siamo stati assai fortunati perché, allora, le forze politiche in questo paese erano molto disponibili. Comprendevano l'importanza di tale processo per il paese.

Ed abbiamo ricevuto un sostegno veramente eccezionale dalla comunità internazionale, incluso l’alto rappresentante, l'OSCE, e la stessa NATO.

GREGORIAN: Abbiamo sviluppato il concetto per la riforma della difesa con i nostri partner locali.

Non siamo venuti qui con un modello a dir loro come si deve fare. Esattamente il contrario.

McLANE: In realtà, ritengo che sia stata la prima cosa che abbiamo compreso: di dover stabilire e plasmare il contesto politico e poi creare un processo…

... per cui la stessa gente di questo paese poteva sentirsi partecipe. Senza quel senso di partecipazione locale, non vi saremmo mai riusciti.

NIKOLA RADOVANOVIC: Il momento più importante, o il punto di svolta, è stato spiegare il contesto più ampio e individuare gli interessi dei protagonisti principali del processo e poi spiegare come i loro interessi potevano essere raggiunti attraverso le riforme.

GIORNALISTA: Durante il percorso vi sono stati alcuni momenti difficili.

GREGORIAN: Ebbene, ve ne sono stati due, di cui uno è stato l'essermi ammalato di polmonite.

L'altro direi che è stata, la mia è una considerazione bislacca, anche se è per la Rivista della NATO, l’incapacità della stessa NATO di riconoscere l’enorme successo ottenuto qui.

Il 18 luglio 2005, una settimana dopo il decimo anniversario di Srebrenica, abbiamo messo per iscritto e firmato con i leader politici locali l'accordo che scioglieva l'esercito che aveva commesso il genocidio di Srebrenica.

Ciò fu fatto senza imposizione e… di ciò non si è accorta la stessa NATO, e neanche la stampa internazionale…

... talmente concentrate nel vedere quanto accaduto nel passato, che non hanno badato all’avvenimento ancora più importante per il futuro della Bosnia Erzegovina.

GIORNALISTA: E alcuni momenti positivi.

GREGORIAN: Ho partecipato ad una riunione in cui il presidente della Repubblica Srpska spiegava agli altri politici, bosniaci e croati, in che cosa consistesse il sistema reggimentale. E l’ho considerato una specie di momento culminante.

GIORNALISTA: La riforma della difesa ha completamente cambiato l'immagine del soldato in Bosnia Erzegovina.

Per esempio, le forze armate hanno recentemente bandito per la prima volta l’arruolamento di nuovi soldati. Per i 300 posti disponibili al primo livello gerarchico sono pervenute oltre 3.000 domande. La metà circa dei candidati aveva un diploma universitario.

GREGORIAN: Questa è gente che sa di entrare a far parte di un esercito multi-etnico. Ciò non pone alcun dilemma. E, d'altra parte, stanno cercando un posto di lavoro.

Il fatto che lo stiano facendo dimostra che non c'è nessun rischio per la sicurezza, essi si sentono a loro agio ad essere e a lavorare in altre parti del loro paese, cosa che non abbiamo visto con altre importanti riforme.

GIORNALISTA: Ridurre le forze armate bosniache a circa 9.000 uomini, dalle centinaia di migliaia precedentemente impiegate, ha voluto dire provvedere a migliaia di uomini e donne che si sarebbero trovati senza lavoro.

Tra i provvedimenti presi c’è un fondo NATO per aiutarli a compiere il passaggio verso nuove professionalità e attività.

McLANE: Sin dall'inizio del processo di riforma della difesa siamo stati particolarmente attenti all'esigenza di occuparci di quei soldati e di quegli ufficiali della difesa…

... considerati in eccesso, sia fornendo programmi che davano loro un incentivo finanziario per attutire la fase di transizione, che l'addestramento e la formazione di cui necessitavano per divenire dei produttivi membri della società civile.

GIORNALISTA: Ma non tutti i provvedimenti, specialmente alcuni di quelli attuati dalle entità, hanno avuto necessariamente lo stesso successo.

GREGORIAN: Ciò che mi preoccupa è che la quantità di denaro che viene spesa per i soldati smobilitati, per i veterani di guerra e per i veterani disabili eccede almeno di due o tre volte l’attuale bilancio della difesa.

Nella Federazione, la ragione per cui si trovano nei guai è che hanno approvato una legge prima delle ultime elezioni generali che praticamente prometteva ad ogni disabile, o ad ogni smobilitato…

ad ogni veterano smobilitato che fosse disoccupato un contributo mensile senza esigere nessun tipo di formazione professionale o di ricerca di un lavoro o di inserimento nel sistema di infrastrutture o qualcosa di simile.

E sorpresa, sorpresa, il numero di veterani disoccupati è addirittura cresciuto di circa 40-50 mila nei mesi successivi al passaggio di questa legge.

Oltre a questo, hanno riscontrato esserci ora più veterani di guerra di quanti non ve ne fossero effettivamente al termine della guerra stessa.

GIORNALISTA: Siccome la Bosnia costruisce la sua forza di sicurezza sulla base di una domanda fondamentale: "quale è al momento la più grande minaccia di sicurezza per il paese?"

McLANE: Dirò qualcosa che potrebbe sorprendere molta gente. A mio avviso, una delle maggiori minacce per la futura sicurezza di questo paese sta nel suo sistema educativo.

BENNETT: Se guardiamo alla prossima generazione… alla generazione che sta crescendo, la guerra cominciò 16 anni fa, quindi molta gente ha completato la propria istruzione in scuole in cui vigeva la segregazione.

Ed esiste ancora un sistema scolastico separato. Così, se si cresce in sistemi diversi, apprendendo differenti versioni del passato, si sta effettivamente creando un problema per il futuro.

LATAL: C'è stato di recente un sondaggio, forse non così di recente, condotto da PRISM secondo cui vi è un aumento del numero di persone…

... che praticamente combatterebbero tanto per proteggere la Bosnia Erzegovina che per distruggerla.

GIORNALISTA: Malgrado queste divisioni, in pochi si aspettavano che si potesse giungere a qualcosa che somigliasse al passato conflitto in Bosnia.

NUMANOVIC: Non si tratta di questo. Non c’è nessun "motore" per una nuova guerra qui. C'è sempre la possibilità di nuovi conflitti, di minore portata però.

RADOVANOVIC: Ogni storia di successo è importante per la coesione sociale e per l’integrazione della società. Allo stesso modo, ritengo che questo processo sia assai positivo per l’integrazione.

GIORNALISTA: La riforma della difesa in Bosnia è stata aiutata dalla comunità internazionale e, in un certo senso, va anche nella loro direzione.

Fino a che punto hanno convinto la comunità internazionale che la Bosnia è pronta a far parte degli organismi internazionali?

McLANE: Dipendesse dal ministro degli esteri e da quello della difesa di questo paese, sarebbero nella NATO già dall'anno prossimo.

Tutti ci rendiamo conto che ci vorrà più tempo. Ma, dato il tipo di sostegno politico e con il sostegno del quartier generale della NATO a Sarajevo,

sono certo che continueranno sulla via che porta all’adesione alla NATO e, fortunatamente, è politicamente possibile essere invitati ad aderire alla NATO quanto prima.

Siamo fortunati perché finora, a mio avviso, all’adesione alla NATO è favorevole la maggioranza della popolazione.

GREGORIAN: Si stanno compiendo dei così validi progressi in termini di riforma della difesa, che non è irrealistico aspettarsi, per esempio, l’approvazione del Piano d'azione per l'adesione l'anno prossimo o nel 2010.

È un’evoluzione assai più soddisfacente rispetto ad altri paesi della regione.

GIORNALISTA: Ad alcuni, ciò può apparire non sufficientemente rapido.

NUMANOVIC: In quanto giovane, sono impaziente. Non voglio aspettare di essere un pensionato per entrare a far parte della Commissione europea o della NATO. Vorrei godermi la UE e la NATO un poco prima.

GIORNALISTA: Le forze armate hanno compiuto molti progressi dai primi giorni della riforma della difesa. Quale sarà il prossimo passo?

NUMANOVIC: Mi sembra di essere ora ad una specie di bivio: o si va verso delle forze armate unite o si ritorna indietro a delle forze armate divise.

E sin dal prossimo... nei prossimi mesi questo argomento si porrà sempre di più, almeno questa è la mia sensazione.

LATAL: Il prossimo passo che è… o che è stato discusso da alcuni politici come pure dai funzionari internazionali consiste nella completa smilitarizzazione del paese.

Ma va detto che il passo è molto improbabile fintanto che vi sono eserciti presenti nei paesi vicini.

GIORNALISTA: Senza considerare ciò che avverrà prossimamente, le forze armate della Bosnia hanno dato un esempio di alto profilo di come il paese può ed ha effettuato importanti progressi rispetto al suo passato e verso un futuro più radioso.

McLEAN: Vedo le forze armate di Bosnia Erzegovina in una singola forza armata che deve essere ancora creata, quale elemento trainante del cambiamento sociale in Bosnia Erzegovina,

anche se tutti costoro provengono da differenti contesti etnici e hanno servito su fronti opposti durante il recente conflitto, oggi con orgoglio vestono la stessa uniforme.

E così, mi rendono assai fiducioso ed ottimista per il futuro della Bosnia Erzegovina.

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