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Dati i tempi di traduzione, l'edizione italiana della NATO Review sarà online circa due settimane dopo l'edizione inglese
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I meccanismi del terrorismo
La storia fotografica di questo mese è dedicata all’evoluzione del terrorismo nel corso degli anni ed alle principali sfide che esso pone attualmente.
Ahmed Rashid, autore dell’importante libro “Taliban”, racconta alla Rivista della NATO come il terrore, il tribalismo e i Talebani si rafforzino l’un l’altro.
Gli attacchi terroristici sono spesso a basso costo. Le azioni per impedirli possono risultare invece assai costose. Come fare perché questo denaro sia speso bene?
Che differenza farebbe per la NATO se avesse una chiara e definita strategia antiterrorismo? Seda Gurkan ne valuta i pro e i contro.
Negli ultimi cinque anni, che effetto hanno avuto sui talebani la tecnologia, i proseliti stranieri e le attività anti-insurrezionali? Paula Hanasz recensisce un nuovo libro di Antonio Giustozzi sull’argomento.

Ricordo di aver udito alcuni anni fa un narratore inglese raccontare la storia di un suo amico che era arrivato in ritardo al lavoro. Ricordo di aver pensato che era uno strano argomento per una storia.

Sembra che, quale regalo di compleanno, il suo amico avesse ricevuto dalla madre una camicia di un bel verde sgargiante. L'amico non aveva avuto il coraggio di dire che non era di suo gusto. Così aveva deciso, prima di andare al lavoro, di recarsi nel negozio dove era stata acquistata per vedere se poteva sostituirla. Il commesso lo aveva fatto attendere per circa 15 minuti, perché non aveva con sé la ricevuta della camicia. Alla fine, gli era stata offerta un’altra camicia ma, rendendosi conto di essere in ritardo, era partito di corsa verso il lavoro, giungendovi con 15 minuti di ritardo.

Una storia insulsa? In un giorno qualsiasi, sicuramente. Ma quello non era un giorno normale - era l’11 settembre 2001. E il protagonista lavorava nel World Trade Centre di New York. Finché vi arrivò, la Torre Nord era già stata colpita dal primo aereo. Se fosse stato puntuale, si sarebbe trovato al piano superiore a quello colpito dall’aereo.

Il cattivo gusto di sua madre gli aveva salvato la vita.

Questa storia è solo una delle migliaia sulle tante vite che quel giorno vennero sfiorate dal terrore. Se alcuni non hanno avuto vittime tra i loro conoscenti, ve ne sono molti altri che conoscevano persone che lavoravano nelle città colpite. E sono ancora più numerosi coloro che pensavano di poter essere le prossime vittime.

Che significa tutto ciò? Che il terrorismo in effetti colpisce in modo diretto piuttosto poca gente, ma in modo indiretto tanta gente. Le cifre fornite da Bjorn Lomborg nel suo articolo, in questo stesso numero, ci indicano che il terrorismo transnazionale, dal 2001, ha ucciso circa 500 persone l’anno. Ma, a questa cifra, occorre aggiungere quanti sono stati colpiti dal panico che questi attacchi miravano a creare. Questo è lo scopo degli attacchi terroristici: per ciascuna persona uccisa, terrorizzarne migliaia.

In questo numero ci occuperemo di quanto costi contrastare il terrorismo, le sue mutevoli tattiche, la sua capacità di essere sia mirato che indiscriminato, le sue fonti di sostegno e come organizzazioni come la NATO possono affrontarlo.

La risposta non è semplice. Le probabilità spesso sono favorevoli ai terroristi. Negli anni ’80, dopo il fallito attentato all’hotel Brighton dove soggiornava Margaret Thatcher, l'IRA rilasciò una dichiarazione: “Oggi sei stata fortunata. Ma dovrai esserlo sempre. A noi basta essere fortunati una volta sola”.

Il terrorismo è un obiettivo mobile. Le organizzazioni che si occupano di sicurezza devono esserlo altrettanto: se possibile, in modo più rapido.