Sintesi

NATO e Russia: qualche riflessione e qualche suggerimento pratico

Dmitri Trenin

Dopo un percorso accidentato negli anni ‘90, tra cui le divergenze sull’ampliamento della NATO e sulle operazioni nell’ex Jugoslavia, nei primi anni di questo decennio vi sono stati dei miglioramenti nel partenariato NATO-Russia. Nella prospettiva di Mosca, un’alleanza, che per decenni aveva fronteggiato l’Unione Sovietica in Europa centrale, si era trasformata in una coalizione che contribuiva a rendere sicuri i suoi collegamenti con l’Asia centrale, il fianco più vulnerabile della Russia. Più recentemente, le relazioni sono tornate a peggiorare. Tuttavia, nonostante i disaccordi, la Russia comprende la NATO molto meglio oggi che negli anni ’90. Tutto ciò conferisce un grado di stabilità e di prevedibilità al loro rapporto, anche se le reciproche aspettative vengano date al ribasso. È chiaro che perché il rapporto migliori, occorre che entrambe compiano degli sforzi. Ciò che le relazioni NATO-Russia necessitano di più, è un’accorta gestione per garantire che le rivalità e i malintesi vengano minimizzati e che la cooperazione venga massimizzata ovunque possibile.

NATO ed Ucraina al bivio

Professore Grigoriy M. Perepelytsia

L’Ucraina si trova davanti ad un bivio nelle sue relazioni con la NATO. Una scelta potrebbe portare all’adesione all’Alleanza ed offrire all’Ucraina la possibilità di divenire uno stato europeo civilizzato; l’altra potrebbe portare l’Ucraina a rinunciare alle sue aspirazioni d’integrazione euro-atlantica, con risultati meno chiari. In seguito alla Rivoluzione arancione, il Presidente Viktor Yuschenko ha posto l’adesione alla NATO in cima alle sue priorità di politica estera. Significativi passi sono stati intrapresi per spianare la strada dell’integrazione euro-atlantica. Affrontando le elezioni parlamentari (marzo 2006) in modo democratico, libero e trasparente, l’Ucraina ha superato con successo una prova fondamentale. E’ pertanto ironico che il risultato di queste elezioni abbia rappresentato un significativo rallentamento del ritmo di avanzamento verso quell’obiettivo. La “Coalizione anti-crisi”, che alla fine ha prevalso con Viktor Yanukovych quale Primo Ministro, ha frenato la propensione per l’adesione alla NATO. Le incertezze politiche in Ucraina hanno avuto un effetto sul livello di cooperazione con la NATO; l’adesione all’Alleanza rimane una questione fortemente politicizzata e i risultati sono lungi dall’essere certi.

La NATO e i Balcani: motivi per una maggiore integrazione

Amadeo Watkins e Srdjan Gligorijevic

Dopo un significativo impegno nella regione sin dalla guerra in Bosnia, la NATO oggi mantiene una significativa presenza nei Balcani occidentali. Oltre a KFOR, la NATO rimane presente nella regione con tre quartier generali locali e recentemente è stato istituito un ufficio di collegamento a Belgrado. Questa presenza sul terreno è un fattore positivo non solo in termini di sicurezza, ma anche per contribuire a spingere i paesi della regione verso l’integrazione euro-atlantica. Ciò nonostante, è necessario impegnarsi per accrescere la percezione dell’Alleanza in alcuni paesi. Il prossimo anno sarà fondamentale per la regione e per il coinvolgimento della NATO, in particolare per ciò che concerne lo status del Kosovo. L’Alleanza ha conseguito molti successi nei Balcani, la maggior parte nel fornire un contesto stabile e sicuro per lo sviluppo a lungo termine. Comunque, l’attività della NATO non dovrebbe fermarsi, poiché c’è ancora molta strada da percorrere. Il passaggio ai locali della responsabilità per la stabilità e la sicurezza va gestito con molta cura.

NATO e Giappone: rafforzare la stabilità in Asia

Masako Ikegami

La NATO e il Giappone condividono comuni valori democratici e fondamentali preoccupazioni strategiche. L’Asia orientale è sempre più importante per mantenere la stabilità globale. Diversamente dall’area euro-atlantica, vi restano alcuni pericolosi focolai regionali, e i conflitti tra stati sono una possibilità reale. Con la globalizzazione delle minacce e delle sfide, la NATO ora conduce operazioni lontane dal suo tradizionale teatro euro-atlantico. Anche il Giappone ha ampliato il proprio contributo alle operazioni internazionali di pace, umanitarie e di sicurezza. L’Alleanza si sta espandendo; ciò presenta delle minacce come pure delle opportunità per la comunità euro-atlantica. Ammettervi o cooperare con stati che non condividono i fondamentali valori democratici potrebbe eventualmente ridurre la futura efficacia della NATO. Invece, una coalizione composta da partner che condividono i fondamentali valori democratici rafforzerebbe la capacità di attuazione della NATO, come pure il suo effetto deterrente. Ove intendesse sfruttare questi vantaggi, la NATO potrebbe creare una nuova struttura di partenariato a più livelli con paesi come il Giappone che condividono i valori dell’Alleanza e che possono contribuire in modo significativo alle operazioni.

I dieci anni del Consiglio di partenariato euro-atlantico: una riflessione personale

Robert F. Simmons Jr

Nel decimo anniversario del Consiglio di partenariato euro-atlantico (EAPC), riflettiamo sul successo ottenuto da questa istituzione e guardiamo al futuro. Prendendovi parte 26 paesi alleati e 23 partner, l'EAPC è un forte catalizzatore della trasformazione interna e della cooperazione internazionale nel campo della sicurezza. Quale foro di dialogo e di coordinamento degli sforzi di cooperazione tra alleati e partner, l’EAPC ha consentito ai partner di contribuire alle operazioni a guida NATO in Afghanistan, nei Balcani e nel Mediterraneo. In futuro, l’EAPC continuerà ad evolvere lungo le linee stabilite nei vertici di Praga, Istanbul e Riga. Le procedure e i programmi devono essere semplificati ed ulteriormente ampliati. Ma gli alleati devono fare di più per garantire che i nostri partner dell’EAPC abbiano un’effettiva percezione di esserne anch’essi parte.

NATO ed Unione Europea: cooperazione e sicurezza

Professor Adrian Pop

La NATO e l’Unione Europea fronteggiano sfide strategiche simili, dal portare pace e sicurezza nelle loro rispettive periferie, al terrorismo, alla criminalità transnazionale, ai conflitti sopiti, alle possibili pandemie. Occorre compiere grandi sforzi per cooperare a promuovere la sicurezza e la stabilità. A livello strategico, la cooperazione evita duplicati ed accresce l’influenza di entrambe le organizzazioni. In pratica, è ora ampiamente accettato che alcune forme di “outreach”, per esempio il mantenimento della pace in Africa e nei Balcani, dovrebbero essere targate “UE”, mentre altre, come le attuali operazioni in Afghanistan contro i Talebani, dovrebbero esserlo “NATO”.

Intervista

Tenente generale David Leakey, Direttore generale dello Stato maggiore militare della UE

Nella sua qualità di Direttore generale dello Stato maggiore militare dell'Unione Europea (EUMS), il ten. gen. David Leakey dell'esercito inglese sovrintende al sistema di preallarme, alla valutazione della situazione e alla pianificazione strategica della UE. Dal dicembre 2004 al dicembre 2005, il gen. Leakey ha comandato la prima Forza della UE (EUFOR) in Bosnia Erzegovina, acquisendo esperienza diretta nell’applicazione delle disposizioni Berlin Plus. In questa intervista, il gen. Leakey si sofferma sulla cooperazione civile-militare, sulla idoneità al combattimento della UE e sulle lezioni apprese nelle operazioni in Congo. Inoltre, vede sotto una nuova luce le proprie esperienze quale primo comandante di EUFOR in Bosnia Erzegovina e la possibile cooperazione operativa con la NATO.

Il partenariato NATO-Russia: c’è ben più di quanto non sembri

Paul Fritch

Le relazioni NATO-Russia spesso occupano le prime pagine solo per le ragioni sbagliate. In Russia e in Occidente, giornalisti, analisti politici e anche molti politici di spicco traggono vantaggio da una situazione di contrapposizione, sia in atto che possibile. Non c’è nulla che faccia vendere più giornali che proclamare una “nuova Guerra Fredda”. Comunque, la cooperazione e il dibattito sono assai più poliedrici di quanto molti credano. Il Consiglio NATO-Russia (NRC) si è trasformato in un foro di approfondito dialogo su tematiche spinose, come pure su quelle meno controverse. All’inizio di quest’anno, la Russia ha manifestato preoccupazione per le implicazioni del piano USA di difesa anti missile e il NRC ne è divenuto il principale foro di dibattito. Accanto al dialogo politico, proseguono le principali attività operative e di cooperazione pratica. A causa delle urgenti minacce determinate dal terrorismo e dalla proliferazione, l’attività del Consiglio NATO-Russia si è concentrata sul futuro e sui nuovi modi di cooperare per fronteggiare nuove impreviste minacce. Nei prossimi cinque anni, dovremo puntare simultaneamente ad entrambi questi obiettivi, per garantire che una più valida cooperazione si basi su solide fondamenta di reciproca fiducia.

Il denaro alla radice del male: gli aspetti economici del terrorismo transnazionale

Adrian Kendry

Le nozioni e le tecniche economiche hanno una validità fuori dal tempo. Questa consiste nella loro capacità di rendere chiare le motivazioni, le scelte e le conseguenze nel processo decisionale degli individui e delle organizzazioni in qualsiasi attività. Il terrorismo non fa eccezione - i finanziamenti per il terrorismo possono provenire da una vasta tipologia di possibili fonti, tra cui stati, traffici illeciti e associazione con il crimine organizzato. La NATO non è un'organizzazione economica, ma ha un importante, se pur limitato, ruolo da svolgere nello scambio di informazioni economiche e finanziarie con alleati e partner per aiutarli ad affrontare una sfida sempre più complessa e sofisticata. Ci sono numerosi passi che gli alleati possono intraprendere per arrestare il finanziamento del terrorismo. I fondamentali punti di partenza sono una gestione economica adeguata dei bilanci della difesa, la cooperazione nelle attività internazionali di polizia e la protezione delle infrastrutture più importanti, in coordinamento con altri organismi nazionali e internazionali.

La lezione di solidarietà dell’Alleanza

Lech Walęsa

La via percorsa dalla Polonia e da altri paesi dell’ex blocco orientale per aderire all’Alleanza Atlantica non è stata né facile né breve. L’Occidente non si rendeva conto che il contesto geopolitico era radicalmente mutato e che, con la scomparsa della Cortina di Ferro, era iniziata una nuova era. Quest’era andava governata con regole diverse. Il mondo senza confini in cui ora viviamo deve basarsi possibilmente su norme e regole precise. Ciò rientra nel ruolo dell’Alleanza. Più paesi abbraccia, meglio e più efficacemente svolgerà il suo compito. Oggi, dieci anni dopo questa importante e storica decisione di ampliare la NATO, gli alleati possono dire con piena fiducia che valeva la pena farlo. E la Polonia può affermare in piena coscienza di aver portato la sua parte del peso dell’Alleanza.

Il grande trasferimento

François Le Blévennec

Il 10 marzo 1966, in un promemoria indirizzato alle altre 14 nazioni della NATO, il governo francese manifestava l’intenzione di ritirare il personale francese dal quartier generale militare integrato della NATO, di non lasciare più le forze francesi sotto comando internazionale e di richiedere l’allontanamento dal territorio francese dei quartier generali della NATO, delle unità alleate, e delle altre installazioni e basi che non fossero sotto l’autorità francese. La Francia, però, non metteva in discussione il Trattato di Washington e desiderava che l’Alleanza Atlantica continuasse ad esistere. Rimaneva il problema della sede dell’Alleanza. Per molti mesi si visse nell’incertezza, mentre si diffondevano voci disparate. Alcune città vennero proposte, ma, alla fine, venne scelta Bruxelles quale ubicazione della nuova sede. Intrighi comunisti, piste indistruttibili costruite dalla Luftwaffe, questioni di sicurezza e un incommensurabilmente breve lasso di tempo per costruirla: nel 1967, tutto contribuiva a rendere movimentato il trasloco verso nord della sede della NATO.
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