Intervista
Tenente generale David Leakey, Direttore generale dello Stato maggiore militare dell'Unione Europea

Il tenente generale David Leakey, Direttore generale dello Stato maggiore militare dell'Unione Europea (© Consiglio della UE)
Nella sua qualità di Direttore generale dello Stato maggiore militare dell'Unione Europea (EUMS), il ten. gen. David Leakey dell'esercito inglese sovrintende al sistema di preallarme, alla valutazione della situazione e alla pianificazione strategica della UE. Quest'ultima include la pianificazione delle missioni della UE sia in Kosovo che in Afghanistan. Dal dicembre 2004 al dicembre 2005, il gen. Leakey ha comandato la prima Forza della UE (EUFOR) in Bosnia Erzegovina, acquisendo esperienza diretta nell'applicazione delle disposizioni Berlin Plus.

Rivista della NATO: Quali sono le Sue priorità in quanto Direttore generale dello Stato maggiore militare dell'Unione Europea?
Gen. David Leakey: L'aspetto militare della PESD (Politica europea di sicurezza e di difesa) ormai esiste da sei anni e quindi, al confronto della NATO, è ancora nella prima infanzia. Ma ha avuto un buon avvio tanto sul piano organizzativo che politico e militare. Ha dato alcuni risultati veramente eccellenti e, come ogni organizzazione, evolve.

È mia ambizione, innanzi tutto, rendere la nostra organizzazione adeguata allo scopo. In questo mondo mutevole, le missioni militari della PESD sono state alquanto diverse: Operazione Artemis nella Repubblica democratica del Congo; poi l'avventura nella Repubblica ex jugoslava di Macedonia*; poi la Bosnia; e poi di nuovo il Congo. Queste operazioni sono state tutte diverse tra loro per dimensione e portata, per i potenziali rischi e per la distanza geografica. A differenza dei Balcani, il Congo - e ci siamo stati due volte - non è "dietro l'angolo". Di conseguenza, è necessario essere agili, perché la prossima operazione militare non è mai la stessa della precedente; e non è mai quella che ti aspetti.

Il secondo aspetto collegato alle operazioni - dato che ciò è fondamentale dove noi andiamo - è che nelle capitali della NATO, dell'ONU e della UE, parliamo di operazioni mirate agli effetti, di approccio generale o di approccio globale. Non è importante come lo si chiami. Penso che tutti noi sappiamo grosso modo di cosa stiamo parlando: l'immissione delle linee di attività nelle diverse componenti: militare, economica, politica, e giudiziaria, come pure di polizia. Ed è solo se si perviene ad un buon effetto integrato che si può aver successo nelle aree di instabilità del mondo.

Pertanto una delle cose su cui ci stiamo impegnando seriamente nel Segretariato è la cooperazione civile-militare, il lavoro di squadra tra civili e militari. Stiamo procedendo alla ristrutturazione di una delle divisioni del quartier generale al fine di integrare meglio le capacità militari nella pianificazione, nel sostegno e nel lavoro con la pianificazione civile. Si tratta di qualcosa che dobbiamo gestire meglio all'interno del Segretariato del Consiglio, cioè quella di mettere insieme la pianificazione civile e militare. Finora, l'abbiamo fatto qualche volta. Ma stiamo cercando di rafforzare tale integrazione.

Se una delle mie ambizioni è quella di migliorare l'integrazione civile-militare, però, non a discapito della capacità militare. Innanzi tutto, è necessario una massa critica di personale addetto alla pianificazione militare per attuare le operazioni essenzialmente militari; tanto le operazioni strettamente militari che gli aspetti militari di altri tipi di operazioni. In secondo luogo, non ci accingiamo ad adottare una mentalità tale per cui le operazioni civil-militari si riducono ad aspetti ecologici, relazioni tra comunità e progetti umanitari.

È necessario essere agili, perché la prossima operazione militare non è mai la stessa della precedente; e non è mai quella che ti aspetti
L'essenziale contributo delle forze armate è quello di stabilire le condizioni. Per stabilire quelle condizioni, uno può dover combattere, e la UE è pronta a farlo. Ciò che dobbiamo fare per dar luogo all'integrazione e alla cooperazione civil-militare è di non perdere di vista il fatto che, innanzi tutto, dobbiamo disporre della massa critica per la pianificazione militare, e che dobbiamo sentirci soldati; essere dei combattenti. Si può dover lottare. Si possono subire dei danni. Si possono infliggere danni. E se non si è stati addestrati a possedere ciò quale parte del nostro carattere, allora non siamo militarmente credibili.

Ciò ci porta alla successiva ambizione. Ovviamente, per le operazioni, dobbiamo avere le capacità necessarie. A tale riguardo, i miei predecessori hanno compiuto grandi progressi in molti settori.

Innanzi tutto, il concetto di "gruppi di battaglia" ha raggiunto nel 2005 la capacità operativa iniziale, ed è divenuto pienamente operativo dal gennaio di quest'anno. Due gruppi di battaglia sono in allerta, pronti a muoversi in ogni momento durante i loro rispettivi periodi semestrali, e necessitiamo di un agile sistema di comando e controllo per gestire bene tutto ciò. Ciò che abbiamo ora non è niente male, ma potrebbe essere migliore. Tra le altre preoccupazioni vi sono gli attivatori del gruppo di battaglia. Quanto a questo, ci troviamo di fronte allo stesso problema della NATO: il trasporto strategico. Chi lo deve fornire? Chi deve pagarlo? Sarà tempestivamente disponibile?

Abbiamo fatto veramente del buon lavoro per ciò che riguarda gli obiettivi generali. Nel far ciò, siamo stati particolarmente attenti a come la NATO ha attuato i suoi questionari sulla pianificazione della difesa, in tal modo siamo stati in grado di utilizzare le lezioni tratte da tale attività. Lo facciamo per uno scopo leggermente diverso, pertanto abbiamo delle esigenze leggermente diverse e abbiamo stabilito obiettivi diversi. Questa attività ha rappresentato un esercizio estremamente utile. Ora stiamo per raggiungere il punto in cui possiamo trarre delle conclusioni in base all'elenco di carenze e divari di capacità, e valutare inoltre se si possa usare l'industria europea in alcuni settori separati per conseguire una maggiore interoperabilità e ridurre il divario. In questo settore l'Agenzia europea di difesa ha un ruolo da svolgere.

Torniamo quindi, di nuovo, al punto in cui abbiamo fatto un lavoro molto buono. Ora veniamo alla parte difficile. Abbiamo fatto la parte meccanica: produrre i dati. Dobbiamo utilizzare tali dati sia nel Quartier generale militare della UE, che tra gli stati membri e nell'Agenzia europea di difesa. Ciò ha davvero complicato il lavoro, tanto da un punto di vista del personale, come pure sotto una prospettiva politica. Questa è la sfida, e richiederà un sacco di duro lavoro.

Siamo veramente in pochi. Il Quartier generale militare della UE ha solo 178 uomini, e quindi dobbiamo velocizzare il modo in cui pianifichiamo a livello strategico.

RN: Quali lezioni EUFOR ha tratto la scorsa estate in Congo?
Gen. Leakey: Il Congo è stato un successo. Abbiamo fatto dispiegare la UE - circa duemila uomini in un luogo assai lontano, con un quartier generale operativo - e questo è stato un grande successo. Abbiamo collocato una forza sul teatro che ha svolto il proprio lavoro ed è ritornata. Abbiamo avuto un po' di fortuna, ma ogni operazione necessita della sua dose di fortuna. Così è stato un successo. Ma una delle molte lezioni è che a livello militare strategico dobbiamo affinare la pianificazione politico-militare nell'ambito dei nostri meccanismi. E ciò significa tener conto da subito di ogni lezione appresa.

RN: Quando terminerà il processo "lezioni apprese"?
Gen. Leakey: Nell'arco di circa dieci anni. Questo è un aspetto importante perché potremmo non avere la stessa operazione di nuovo per un altro decennio, ed alcune delle lezioni apprese non si applicheranno alle prossime quattro operazioni che faremo. Alcune di esse non si applicheranno a meno che non si vada di nuovo in Congo. Pertanto, quando dico un arco di dieci anni, è quello che io ritengo.

Anche nella più facile operazione di dissuasione, di rassicurazione o di mantenimento della pace, se un soldato si trova sotto il fuoco, per lui si tratta di scontro ad alta intensità
La prima cosa che abbiamo imparato è che dobbiamo avere queste lezioni disponibili su un database accessibile, dove possiamo ritrovarle e recuperarle. Pertanto, a questo punto, ha luogo una fase di elaborazione, ed una delle cose che facciamo è installare un database di lezioni apprese su un sistema di software avanzato. Abbiamo dato uno sguardo al sistema della NATO, lo abbiamo fatto con alcuni stati membri e abbiamo visto ciò che hanno, ed abbiamo ottimizzato una soluzione che pensiamo sia di avanguardia in merito a come queste cose vadano fatte. C'è molta esperienza disponibile, e come affermo, l'elemento chiave consiste nel rendere le lezioni accessibili a chi ne ha bisogno.

RN: Come si possono definire i rapporti e i contatti del suo stato maggiore con la NATO?
Gen. Leakey: Noi necessitiamo di contatti tra stati maggiori. Quotidianamente sento che i miei uomini hanno incontrato gente della NATO qui, o che siamo andati alla NATO per discutere una delle tante questioni - temi che vanno dal confrontarsi sui rispettivi database delle lezioni apprese per vedere come si fanno le cose, al contratto relativo alla Soluzione provvisoria per il trasporto aereo strategico. In Sudan, condividiamo responsabilità e trasporto aereo strategico in comune.

La nostra cellula a SHAPE (Quartier generale supremo delle potenze alleate in Europa), che costituisce il nostro collegamento là, e il gruppo di collegamento permanente della NATO presso il mio quartier generale qui si occupano degli accordi tecnici con la NATO per l'imminente missione PESD in Kosovo. Insieme ai Gruppi di ricostruzione provinciale (PRT) stiamo inoltre compiendo una notevole attività di pianificazione per la missione di polizia della PESD in Afghanistan.

Ai più alti livelli, i comitati militari (UE e NATO) si riuniscono insieme, il PSC-NAC (il Comitato politico e di sicurezza e il Consiglio Nord Atlantico) si riuniscono insieme, e i due segretari generali si riuniscono insieme. Quindi le relazioni sono buone? La risposta è sì e no. Quando le relazioni (personali) sono buone, allora le relazioni sono buone. E quando non sono così buone, allora devono essere migliorate. Se penso a quando ero in Bosnia e comandavo EUFOR in base ai dispositivi del Berlin Plus, ricordo che abbiamo affrontato alcune effettive sfide in questo campo - e che quei problemi esistenti andavano risolti.

È un merito per entrambe le organizzazioni che il rispettivo personale sia orgoglioso di appartenervi e dimostri un po' di atteggiamento corporativo - e ciò va rispettato. Ma, in questo momento, sia a livello politico che ai più alti livelli di comando c'è in entrambe apertura e consapevolezza che lavoriamo tutti per lo stesso globale obiettivo. Ricordo che SACEUR (il generale James Jones allora Comandante supremo alleato) diceva "sono impegnato ad assicurare che l'operazione di EUFOR in Bosnia sia un successo". E nei ranghi più bassi, posso onestamente dire che ciò ha funzionato abbastanza bene, e penso che lo stesso valga per la pianificazione tanto in Kosovo che in Afghanistan. All'avvio vi saranno alcuni problemi iniziali da ripartire e da risolvere. Per esempio la questione di chi sarà chiamato e dovrà pagare. O di chi effettivamente detiene la responsabilità. O cosa si debba fare se dobbiamo avere un avallo politico sugli accordi a livello di stato maggiore che poniamo in essere.

Si tratta di un'attività in cooperazione e ritengo che sia alquanto valida. Su alcune cose dobbiamo operare in assai stretta collaborazione. Per esempio, per quanto riguarda le esigenze relative allo scambio di informazioni e alle avanzate capacità in rete, c'è molto lavoro che l'EDA non può fare senza che l'EUMS stabilisca le necessarie basi.

La gente ascolta solo le cattive notizie. Se un funzionario della NATO o della UE dichiara che le cose sono andate di male in peggio in una determinata situazione, poteva riferirsi ad un determinato argomento in un determinato giorno. A mio avviso, l'andamento generale è in meglio e in avanti.

RN: Per quanto concerne le capacità, in cosa consiste la divisione dei compiti tra Agenzia europea di difesa (EDA) e EUMS?
Gen. Leakey: Non vi è una linea divisoria tra i due che risulti concreta e netta. Di fatto, se ci fosse, allora dovremmo cominciare a preoccuparci perché, per esempio, tutto il lavoro da noi fatto nel settore delle capacità ricadrebbe nella competenza dell'EDA. Pertanto, vi è un'osmosi. Vi è personale dell'EDA che lavora qui che quotidianamente porta roba fuori dell'EUMS, ed abbiamo scavalcato i nostri ragazzi nell'EDA parlando di altre cose e inserendoci in quell'organizzazione.

Quando trasferiamo dall'EUMS all'EDA dati o informazioni, esigenze che abbiamo individuato o lezioni apprese, loro le prendono e le utilizzano per alcuni dei loro programmi, come quello sulle differenze di capacità, sulla ricerca e sviluppo. L'EDA ha una visione a lungo termine e cerca di effettuare delle estrapolazioni utilizzando le nostre lezioni apprese e la nostra attività nel campo della dottrina.

Si tratta di un'attività in cooperazione e ritengo che sia alquanto valida. Su alcune cose dobbiamo operare in assai stretta collaborazione. Per esempio, per quanto riguarda le esigenze relative allo scambio di informazioni e alle avanzate capacità in rete, c'è molto lavoro che l'EDA non può fare senza che l'EUMS stabilisca le linee di riferimento per essa.

L'EDA perviene ad un diverso insieme di risultati - basati sulla ricerca e le capacità - per quanto concerne equipaggiamenti, sviluppo e così via. Questo è l'obiettivo dell'EDA. Il risultato ed il punto di arrivo dell'EUMS sono operativi. Quelli dell'EDA sono in qualche modo proiettati nel futuro. I nostri tendono a essere di pronto impiego. Ma uno non può vivere senza l'altro.

RN: Riguardo al coordinamento con la NATO: come fare per evitare che la Forza di risposta della NATO (NRF) entri in conflitto con i gruppi di battaglia della UE?
Gen. Leakey: I gruppi di battaglia sono diversi: vengono assegnati alla UE solo a rotazione. Ciascun gruppo di battaglia viene assegnato solo quando è il suo turno. Non c'è duplice impiego. Così se c'è un luogo dove, per esempio, avviene una catastrofe, potremmo essere invitati dall'ONU ad andarvi e a mettere in atto un'operazione in sua vece, fintanto che l'ONU non pervenga alla creazione della propria forza. Quindi allerteremmo uno dei gruppi di battaglia a disposizione della UE. Così non c'è nessun conflitto. I gruppi di battaglia in tabella sono disponibili, e non vengono assegnati a nessun altro.

RN: Quale primo comandante di EUFOR in Bosnia, come ha funzionato in pratica il Berlin Plus?
Gen. Leakey: Sin dal primo momento, il Berlin Plus ha funzionato bene perché il Segretario generale e SACEUR hanno inviato un messaggio lungo la catena di comando della NATO per sollecitarlo. C'erano stati, fin dall'inizio, volontà politica ed un sano proponimento. In secondo luogo, ha avuto successo perché molti uomini sul campo di SFOR (Forza di stabilizzazione della NATO), tanto nel quartier generale che nell'ambito della forza, erano passati a EUFOR. E ciò effettivamente ha aiutato, ha reso tutto più facile. Quindi lo spirito era quello giusto.

Abbiamo imparato alcune lezioni riguardo agli accordi relativi alla ripartizione dei costi, alla condivisione dell'intelligence e ad alcuni aspetti procedurali. Abbiamo anche appreso lezioni riguardo al ricevere dei compiti chiaramente definiti ovunque vi fossero operazioni militari della NATO e della UE nello stesso teatro.

Abbiamo avuto una transizione da SFOR a EUFOR senza scossoni, un continuo accesso ai database dell'intelligence e di solito dei buoni trasferimenti di intelligence. Non abbiamo avuto interruzioni nella dotazione del CIS (Sistema di comunicazione e di informazioni) per il quartier generale di EUFOR, il che si è ottenuto in base al Berlin Plus. Abbiamo effettuato delle prove concernenti l'invio di riserve in Bosnia, coordinate sia dalla UE che dalla NATO. Ed ha funzionato bene.

Ma ciò che è interessante riguardo all'operazione EUFOR in Bosnia è che la UE ha sostituito in quella operazione la NATO per varie ragioni. La NATO riteneva che fosse il momento giusto, di aver già fatto la propria parte. Il punto raggiunto dalla Bosnia era tale che essa necessitava per il futuro di una soluzione integrata completamente UE. Pertanto era logico includere anche l'aspetto militare insieme ai settori civili in una crescente presenza della UE.

RN: Con il ridimensionamento di EUFOR, dato che la forza si riduce, è ancora necessario il Berlin Plus?
Gen. Leakey: Il Berlin Plus è ancora necessario perché vi sono delle riserve in comune. Ciò è fondamentale. Berlin Plus è ancora funzionante perché una gran parte del comando e controllo che da Bruxelles discende al quartier generale dell'operazione è ancora fornito da SHAPE. Questo è il Berlin Plus. Non lo si può aggirare.

RN: Quindi questo ruolo non potrebbe essere svolto da un quartier generale operativo della UE?
Gen. Leakey: Lo potrebbe svolgere, ma non c'è alcun motivo per cambiare l'attuale struttura di comando e controllo. Per l'organizzazione del Berlin Plus con i quartier generali operativi, ciò funziona molto bene. Non si è inceppato, quindi non è da sostituire.

RN: EUMS sta pianificando delle missioni in Afghanistan e in Kosovo ed il loro coordinamento con le forze della NATO che sono là?
Gen. Leakey: Sì, ma sono a guida civile perché si tratta di operazioni civili - missioni di polizia, nei settori della giustizia e dello stato di diritto - quelle che verranno effettuate in Kosovo ed Afghanistan. Civili, non militari. Ma forniamo sostegno per la pianificazione e la preparazione di quelle missioni, sostegno che coprirà tutti gli aspetti che garantiscono che i pianificatori civili, esperti nei settori della polizia, dello stato di diritto e della giustizia, sappiano esattamente cosa fare e quali siano i loro obiettivi.

Ma vi sono anche delle cose in cui possiamo aiutarli. Per esempio, assicurare che abbiano riflettuto sulle implicazioni del CIS e che devono avere un buon piano per tale CIS. E che abbiano riflettuto sullo stato della sicurezza sul terreno e prese le necessarie precauzioni, specie con la NATO, per la propria sicurezza e protezione. Le forze armate sanno assai bene che cosa sia il contributo dell'intelligence, la disponibilità di database. Abbiamo predisposto dei buoni dispositivi tecnici per avere l'accesso ai database? Abbiamo il personale idoneo, e le necessarie autorizzazioni?

Vi è una grande quantità di cose che i militari possono fare per aiutare i civili a pianificare meglio le loro operazioni. Possiamo fornire competenza, esperienza, conoscenza nella pianificazione e qualche volta diretto sostegno alla pianificazione, perché questo è il nostro mestiere. Per esempio, nella missione di Aceh in Indonesia, oltre la metà degli uomini apparteneva alle forze armate perché, date le circostanze, erano quelli adatti per svolgere quel compito. Ciò ha richiesto qualche consiglio militare nella pianificazione e nella strutturazione della missione. Non si trattava di una missione militare, ma era un modo per rendere una missione civile più efficace: fornire loro una pianificazione maggiormente strutturata, dei piani più sicuri e l'accesso a qualche forma di sostegno disponibile.

Non si tratta di svilire la guida civile delle missioni civili, né di svilire lo spirito delle forze militari che consiste nell'essere pronti a combattere. Anche nella più facile operazione di dissuasione, di rassicurazione o di mantenimento della pace, se un soldato si trova sotto il fuoco, per lui si tratta di scontro ad alta intensità. Deve essere in grado di fare tutte le cose giuste al momento giusto e non dire: "Bene, pensavo di essere qui a fare del mantenimento della pace. Dov'è la pace?"

In questo mondo straordinariamente instabile, molte guerre non giungono a conclusione. Di solito, le fermiamo a metà. Ed è in queste aree di instabilità che i nostri soldati devono catapultarsi. Devono essere preparati a combattere se necessario, se si trovano sotto attacco o se c'è una seria questione di protezione, in quel caso devono diventare un po' offensivi per la loro stessa difesa.

Che sia in Afghanistan, in Iraq o nei Balcani, non c'è mai una quantità sufficiente di carabinieri, gendarmi, personale delle dogane, guardie di confine o di esploratori, ed alcune di queste attività non sono necessariamente estranee al manuale di combattimento, ma i soldati devono essere adattabili.
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* La Turchia riconosce la Repubblica di Macedonia con il suo nome costituzionale.