Sintesi

L'evoluzione delle operazioni della NATO

James Pardew e Christopher Bennett

In poco più di un decennio, la NATO si è evoluta da un'Alleanza focalizzata sulla pianificazione dell'eventualità di una guerra ad alta intensità in Europa centrale in un'organizzazione altamente operativa con una eclettica miriade di missioni. Oggi, alleati e partner della NATO sono impegnati in diverse operazioni guidate dall'Alleanza in tre continenti - Africa, Asia ed Europa. Questo dinamico clima operativo è stato e continua ad essere di stimolo per riformare tutta la struttura dell'Alleanza. Le iniziative per rendere la NATO idonea alle missioni che dovrà probabilmente intraprendere nei prossimi anni includono lo sviluppo della Forza di risposta della NATO; passi perché l'Alleanza assuma un ruolo più politico, in particolare nelle regioni in cui le forze della NATO sono dispiegate; e misure per creare sempre più solidi partenariati con i paesi non membri e con altre organizzazioni internazionali. E' probabile che aumenti la pressione sulla NATO perché intraprenda ulteriori operazioni ma ci sono limiti a ciò che l'Alleanza può fare. Ciononostante, quando i 26 alleati sono d'accordo sull'esigenza di intervenire, la NATO ha la capacità di trasformare una limitata volontà politica e risorse quasi sempre scarse in un'efficace azione internazionale.

Creare stabilità in Afghanistan

Mihai Carp

Circa tre anni dopo aver assunto la responsabilità della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (ISAF), la missione della NATO in Afghanistan rimane senza eguali, con particolari sfide per l'Alleanza. La NATO si sta focalizzando su tre settori prioritari: continuare l'espansione di ISAF; rafforzare l'assistenza alle attività relative alla riforma del settore della sicurezza, come l'addestramento delle forze di sicurezza afgane; e migliorare i meccanismi di coordinamento tra NATO/ISAF e le altre organizzazioni e missioni internazionali che operano in Afghanistan. Avendo esteso la missione da Kabul, prima al nord e poi all'ovest del paese, ISAF è ora pronta a muoversi verso il sud e, infine, verso l'est dell'Afghanistan. Di conseguenza, le forze della NATO saranno presto operative in aree meno stabili. Ciò richiederà un più vigoroso approccio. Per ISAF e per la NATO, i prossimi anni saranno decisivi. Applicando una decisa e coerente politica, la NATO non solo contribuirà a sconfiggere il terrorismo e alla stabilità regionale, ma offrirà una vita migliore a milioni di afgani.

Approfondire le relazioni

Gabriele Cascone e Joaquin Molina

I Balcani occidentali hanno compiuto molta strada negli anni successivi all'intervento della NATO nel 1995 in Bosnia Erzegovina e gran parte dei progressi possono essere attribuiti al sicuro contesto fornito dall'Alleanza. Le sfide, ciononostante, rimangono e il 2006 sarà fondamentale. È l'anno in cui verrà deciso lo status finale del Kosovo. È anche l'anno in cui si dovrebbe stabilire la natura del rapporto tra Montenegro e Serbia, in seguito al referendum sull'indipendenza del Montenegro. Ed è l'anno in cui i bosniaci eleggeranno i leader che tracceranno il futuro corso del loro paese, dato che i poteri della comunità internazionale in Bosnia Erzegovina saranno ridotti. La NATO conduce in Kosovo l'operazione di mantenimento della pace più vasta al mondo e manterrà una forte presenza militare nella provincia. L'Alleanza ha anche in corso dei Programmi di cooperazione personalizzati con Bosnia Erzegovina e con Serbia e Montenegro. Comunque, questi paesi devono migliorare la loro cooperazione con il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia prima di poter aderire al programma del Partenariato per la Pace dell'Alleanza. E la NATO crea sempre più strette relazioni con Albania, Croazia e Repubblica ex jugoslava di Macedonia*, che sono già membri del Piano d'azione per l'adesione, il programma dell'Alleanza per preparare i paesi candidati all'adesione alla NATO.

Il crescente ruolo umanitario della NATO

Maurits Jochems

Gli interventi della NATO sia in occasione dell'uragano Katrina negli Stati Uniti che del terremoto in Pakistan dello scorso anno hanno evidenziato la capacità dell'Alleanza di effettuare azioni di soccorso in caso di calamità. Queste operazioni hanno anche sollevato una quantità di domande tra cui se sia giusto dispiegare delle capacità militari, se la NATO dovrebbe esservi coinvolta e chi dovrebbe guidarle. La componente civile dell'intervento dovrebbe essere sempre al comando e richiedere formalmente il sostegno militare se e quando venga deciso che l'entità della calamità è troppo grande per poterla gestire da sola. La NATO riconosce che le Nazioni Unite dovrebbero essere sempre l'agenzia internazionale principale. Il più importante contributo della NATO è quello di coordinare, collegare e facilitare la funzione che il Centro euro-atlantico di coordinamento per la reazione in caso di calamità e le strutture militari dell'Alleanza forniscono. Questo ruolo di coordinamento è utile sia per le autorità del paese beneficiario che per le Nazioni Unite, che in questo modo possono trattare con un unico interlocutore. Una delle questioni più importanti da risolversi prima che la NATO o che singoli alleati di nuovo rendano disponibili capacità militari per operazioni di soccorso in caso di calamità è quella concernente adeguati meccanismi di finanziamento.

La sfida della droga in Afghanistan

Alexia Mikhos

La più grande sfida a lungo termine che l'Afghanistan ha di fronte è probabilmente quella costituita dalla produzione illecita di droga. Secondo l'Ufficio sulla droga e il crimine dell'ONU (UNODC), in Afghanistan si concentra l'87% della produzione e il 63% della coltivazione mondiale di oppio. Si stima che il 52% del prodotto interno lordo dell'Afghanistan, cioè circa 2,7 miliardi di dollari USA, sia stato ottenuto attraverso la coltivazione illegale del papavero. E la produzione di oppio è cresciuta dopo la cacciata dei talebani nel 2001. Se compete alle autorità afgane la responsabilità per la lotta alla droga nel loro paese, anche la comunità internazionale deve avervi un ruolo. La NATO, presente come Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (ISAF), non può ignorare il problema. Il Piano operativo in base al quale ISAF dovrebbe operare allorché si espande nell'Afghanistan meridionale esplicita il ruolo della NATO. Questo include: sostegno logistico, condivisione di intelligence e di informazioni, ed il fornire assistenza all'addestramento per la polizia e l'Esercito nazionale afgano nelle procedure antidroga. La questione della produzione e del traffico di droga in Afghanistan è complessa. Ma, a meno che e finché questa questione non sarà stata risolta, il contesto di sicurezza in Afghanistan richiederà la presenza di una forza internazionale di stabilizzazione.

La storia di tre valorosi combattenti della Guerra Fredda

Kenneth Weisbrode

Tra il 2004 e il 2005, nell'arco di sei mesi sono scomparsi tre importanti personaggi della strategia USA della Guerra Fredda: George F. Kennan, il padre della politica di "contenimento"; Paul H. Nitze, che curò il famoso documento NSC-68; ed Andrew J. Goodpaster, un generale a quattro stelle dell'esercito, Staff Secretary del Presidente Dwight D. Eisenhower e Comandante supremo alleato della NATO. Dopo la morte di Stalin nel 1953, Eisenhower creò tre squadre di consiglieri perché valutassero le implicazioni di approcci politici alternativi in quello che divenne noto come il Progetto del Solarium. Il Gruppo A, capeggiato da Kennan, si occupò della strategia politica. L'approccio del Gruppo B era simile ma faceva maggiormente affidamento sull'arsenale nucleare USA. Il Gruppo C di Goodpaster era il gruppo del "roll back". Nitze era stato escluso dal progetto, ma il mandato del Gruppo C si basava sull'NSC-68. Prese nel loro complesso, le strategie dei tre gruppi non si dimostrarono soddisfacenti. Allora Eisenhower fece in modo di fonderne i principi in una singola strategia - NSC-162/2 - che si dimostrò valida. Gli interessi USA richiedevano un attento dosaggio: Kennan faceva affidamento sulla diplomazia e sulla pressione politica; Nitze, sullo stato di preparazione militare; e Goodpaster mantenendo la dissuasione. Ciascuno di loro, a modo suo, fu al contempo un soldato, un accademico ed uomo di stato.

Il rapporto dei "Tre Saggi": 50 anni dopo

Lawrence S. Kaplan

Halvard Lange, Gaetano Martino e Lester B. Pearson, rispettivamente Ministri degli esteri di Norvegia, Italia e Canada, erano i "Tre Saggi" che nel 1956 prepararono il Rapporto del Comitato dei Tre sulla cooperazione non militare nella NATO. Questo fondamentale documento cercò di affrontare l'esclusione degli alleati più piccoli dal processo decisionale e di estendere le funzioni dell'Alleanza ai settori non militari. Dopo la pubblicazione del rapporto, venne creato un Comitato di consiglieri politici e nel 1957 venne avviato il Programma scientifico della NATO. Nonostante ciò, negli anni successivi le principali potenze della NATO - Francia, Regno Unito e Stati Uniti - continuarono a prendere decisioni consultandosi poco o niente con gli altri alleati. Comunque, molti dei suggerimenti dei "Tre Saggi" riapparvero un decennio più tardi nel Rapporto Harmel quando il contesto di sicurezza era assai più favorevole ad una maggiore consultazione politica. Sebbene non sempre applicata nel corso degli anni, la consultazione politica rimane nel 2006 così importante per il futuro della NATO quanto lo era nel 1956.

Addio alle armi

Christoph Bertram

La NATO deve prendere atto di non essere più adeguata né richiesta per combattere una guerra convenzionale. Invece, l'Alleanza dovrebbe focalizzarsi sulle operazioni di stabilizzazione. Però la NATO teme che così facendo indebolirebbe se stessa e porterebbe il divario tra livelli di preparazione militare europei ed americani ad ampliarsi, con gli europei che preferiscono i compiti apparentemente meno costosi della stabilizzazione. Questi timori sono infondati. Se le guerre hanno diviso gli alleati, le operazioni di stabilizzazione li hanno uniti. Inoltre, i compiti di stabilizzazione non sono meno costosi. Contrariamente alle campagne militari, che di solito si concludono in breve tempo, le operazioni di stabilizzazione possono richiedere degli anni. Focalizzarsi sulla stabilizzazione consentirebbe anche di affrontare altri problemi della NATO, tra gli altri, aiuterebbe a ridurre i sospetti che uno stretto rapporto UE-NATO impedirebbe all'Unione Europea di effettuare la propria integrazione nel campo della difesa. La NATO non deve rinunciare al suo impegno per la difesa collettiva. Può solo rinnovarsi dimostrando la sua importanza come il principale fornitore di forze militari per la gestione delle crisi e la stabilizzazione nella fase successiva ad un conflitto.

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* La Turchia riconosce la Repubblica di Macedonia con il suo nome costituzionale.