Intervista
Christian Schwarz-Schilling: ultimo Alto Rappresentante per la Bosnia Erzegovina
(© OHR)
Dal 1 febbraio Christian Schwarz-Schilling è divenuto l'Alto Rappresentante della comunità internazionale in Bosnia Erzegovina, con il compito di monitorarvi il processo di pace. Come il suo predecessore, Schwarz-Schilling deve sorvegliare la transizione da quello che è oggi quasi un protettorato all'assunzione di responsabilità da parte dell'elemento locale. Poi chiuderà l'Ufficio dell'Alto Rappresentante e restituirà i vasti poteri correlati a tale carica. Ma rimarrà in Bosnia Erzegovina, quale Rappresentante speciale dell'Unione Europea. Nel decennio precedente alla sua nomina ad Alto Rappresentante, Schwarz-Schilling, ex industriale e uomo politico, ha operato in Bosnia Erzegovina come mediatore internazionale. Nel 1992, si dimise dal governo tedesco, dove era stato Ministro delle poste e telecomunicazioni dal 1982, in segno di protesta nei confronti del fallimento collettivo della Germania e dell'Europa nell'arrestare la guerra in Bosnia Erzegovina. Tra il 1994 e il 2002, data in cui lasciò il Bundestag, Schwarz-Schilling è stato presidente e vice presidente del Comitato per i diritti umani e gli aiuti umanitari del Bundestag. Divenuto un mediatore internazionale, è stato il primo a sperimentare la cosiddetta mediazione integrativa, cioè delle tecniche innovative per la soluzione dei problemi, nelle fasi successive al conflitto. Queste tecniche vengono usate oggi in Kosovo e nella Repubblica ex jugoslava di Macedonia* sotto gli auspici del Progetto CSS, un programma che Schwarz-Schilling ha creato e che porta le sue iniziali.

Quali sono le maggiori sfide che la Bosnia Erzegovina ha davanti?
La Bosnia Erzegovina deve divenire uno stato normale con istituzioni funzionanti che garantiscono ad ogni cittadino del paese lo stato di diritto e un governo efficiente. La via per pervenire a tale risultato è lunga e complessa e ci saranno molti ostacoli da superare nei prossimi anni. Comunque, i preparativi richiesti per la possibile adesione all'Unione Europea già tracciano la via da seguire. La sfida, perciò, sta nel seguire questa via. La Bosnia Erzegovina si muove ora insieme ai suoi vicini avendo come meta l'Europa. È assai arretrata rispetto al resto della regione, ma, con un aiuto, può compiere progressi più rapidamente di altri paesi. In futuro, la competizione tra i paesi della regione riguarderà, ci si augura, il ritmo di adattamento alle strutture europee e di conseguenza sarà positiva e di reciproco rafforzamento.

Quali sono le Sue priorità come Alto Rappresentante?
L'economia costituisce una notevole priorità. L'agricoltura è alla base della loro economia e sarà importante sviluppare le opportunità di esportazione tanto nell'ambito della regione che al di fuori di questa, nell'Unione Europea. Sarà anche importante promuovere migliori condizioni per gli investimenti diretti dall'estero in Bosnia Erzegovina. Una seconda priorità sta nei negoziati su un Accordo di stabilizzazione e di associazione con l'Unione Europea. Spero che questi negoziati possano concludersi entro la fine di questo anno e che non vengano ritardati o vanificati da questioni come una scarsa cooperazione con il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia. Una terza priorità consiste nel mantenere lo slancio riformatore degli ultimi anni con, per esempio, ulteriori riforme in campo costituzionale, in quello della polizia e della difesa. E una quarta priorità è l'istruzione. Solo investendo nell'istruzione i giovani bosniaci acquisiranno le attitudini necessarie per il mondo moderno e sceglieranno di rimanere in Bosnia Erzegovina e di costruirsi una vita migliore a casa piuttosto che emigrare.

Per quanto tempo pensa di conservare i vasti poteri di Alto Rappresentante?
Manterrò tali poteri fino al momento in cui l'Ufficio di Alto Rappresentante si trasformerà in quello di Rappresentante speciale della UE. Nessuna data è stata ancora fissata per la transizione. Comunque, intendo usare questi poteri solo in due circostanze: nel caso vi sia una minaccia alla pace e alla sicurezza o nel caso si tenti di sabotare il lavoro del Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia. Se le autorità bosniache tentassero di sabotare il processo di pace in qualsiasi modo, non esiterò ad usare tutti i poteri dell'Alto Rappresentante.

Dato che la Bosnia Erzegovina è divenuta così dipendente dal sostegno internazionale, è realistico ora pensare che il paese possa farcela da solo?
Il sostegno internazionale è stato tanto necessario quanto utile per la ricostruzione postbellica della Bosnia Erzegovina. Comunque, i bosniaci hanno contribuito notevolmente alla ricostruzione del loro paese. Senza la partecipazione della gente comune e la loro buona volontà non sarebbe stato possibile da nessuna parte conseguire così tanto. Di conseguenza, credo che sia realistico aspettarsi che i bosniaci ce la facciano da soli e ritenere che la comunità internazionale dovrebbe avere maggiore fiducia nelle loro capacità. Anche se i bosniaci non prendono sempre le decisioni giuste, sono capaci di apprendere dai loro errori e trasformare tale esperienza in qualcosa di positivo.

Il mio ottimismo si basa sulla mia esperienza quale mediatore in Bosnia Erzegovina. Il solo modo per raggiungere un accordo è quello di avere tanta pazienza - più di quanta la comunità internazionale di solito ha - e credere e aver fiducia nei bosniaci. Dato che sono trascorsi poco più di dieci anni dalla fine delle ostilità, è straordinario quanta buona volontà vi sia. Un decennio è un periodo breve in termini di storia europea. Difatti, c'è voluto assai più tempo per ricreare la fiducia tra i paesi dell'Europa occidentale dopo la Seconda Guerra mondiale.

Quali prospettive vede per l'economia bosniaca e come può facilitarne la crescita?
La Bosnia Erzegovina ha un disperato bisogno di una migliore regolamentazione del mercato, di ingenti riduzioni dell'apparato burocratico, di maggiori incentivi per gli investimenti, di migliori condizioni per le piccole e le medie imprese e di una consapevolezza: che lo stato è al servizio di quelle istituzioni e degli individui che creano posti di lavoro e ricchezza. Queste questioni devono essere affrontate e c'è molta strada da fare. Comunque, allorché le riforme saranno attuate, l'economia crescerà e i bosniaci percepiranno i benefici di tale crescita; dovrebbe essere possibile di conseguenza creare un circolo virtuoso di sviluppo. Questo, a sua volta, rafforzerà la sensazione di benessere e di sicurezza nell'intera popolazione e ciò promuoverà il processo di pace. Perché ciò avvenga, comunque, è importante che tutti i bosniaci, non solo i cittadini di una o dell'altra entità, accettino il processo di riforma.

Che valore ha per la Bosnia Erzegovina l'arresto ed il processo di Radovan Karadzic e di Ratko Mladic?
L'arresto di questi individui e di tutti gli imputati è della massima importanza perché se e fintanto che i più noti sospettati di crimini di guerra non saranno arrestati, parlare di stato di diritto è privo di senso. Solo quando questi individui saranno a L'Aia e il ciclo dell'impunità verrà veramente infranto, solo allora sarà possibile dimostrare al popolo bosniaco che esso vive in un paese in cui tutti sono uguali di fronte alla legge. L'arresto e il processo di Radovan Karadzic e di Ratko Mladic sono forse ancor più importanti dopo la morte di Slobodan Milosevic. La scomparsa di quest'ultimo prima di giungere ad un verdetto ha ridotto l'impatto potenziale del suo caso sul processo di guarigione sia in Bosnia Erzegovina che in tutti i Balcani.

Che prospettive ha la Bosnia Erzegovina di aderire al Programma di Partenariato per la Pace della NATO?
Auspico che in parallelo si svolgano i negoziati tanto per l'adesione al PfP che per un Accordo di stabilizzazione e di associazione della UE. Sfortunatamente, il fatto che Ratko Mladic e Radovan Karadzic siano ancora in libertà, se non addirittura in Bosnia Erzegovina, è di ostacolo e ha ritardato l'avvio di questi negoziati. È importante che i rappresentanti di tutte le parti politiche, inclusi quelli della Republika Srpska, dimostrino la loro volontà a fare quanto è necessario per instradare il loro paese sulla via dell'integrazione europea ed euro-atlantica. Mi augurerei vivamente che la Bosnia Erzegovina venga invitata ad aderire al programma di Partenariato per la Pace in occasione del vertice dell'Alleanza a Riga, alla fine dell'anno.

Come immagina l'evoluzione del rapporto tra la Bosnia Erzegovina e l'Unione Europea?
I negoziati ora in corso con la Commissione europea su un Accordo di stabilizzazione e di associazione (SAA) costituiscono un primo passo importante. Pervenire ad un accordo sul SAA costituirà un'importante pietra miliare, ma andrebbe comunque considerato solo come l'inizio di un lungo e probabilmente arduo processo. La Bosnia Erzegovina non può pensare di starsene con le braccia conserte e di aspettare che l'Europa faccia la maggior parte del lavoro. Piuttosto, il paese dovrà adattare le sue strutture e procedure per renderle simili agli standard e alle norme europee. I prossimi anni saranno cruciali. Se la Bosnia Erzegovina si mostra riluttante e non effettua le necessarie riforme, rischia di non cogliere un'opportunità.

L'Unione Europea potrebbe, comunque, essere più accomodante in molti settori. Per esempio il regime dei visti tra Bosnia Erzegovina ed Unione Europea dovrebbe essere facilitato. Allo stato delle cose, anche i bosniaci che hanno parenti nei paesi della UE incontrano difficoltà ad ottenere i visti necessari per il viaggio. Il processo di integrazione deve essere reciproco ed un accresciuto contatto è utile per tutte le parti. Mi piacerebbe vedere eliminate molte restrizioni alla circolazione così da consentire ai bosniaci con famiglia nell'Unione Europea, ai professionisti, agli studenti e ai professori universitari di andare e venire facilmente dall'Unione Europea. Questa questione deve essere affrontata quanto prima a causa dello status della popolazione di etnia croata della Bosnia Erzegovina. Dato che i croato-bosniaci hanno anche diritto al passaporto croato, saranno presto in grado di viaggiare liberamente nell'Unione Europea, il che costituirebbe una notevole discriminazione nei riguardi delle popolazioni musulmane e serbe della Bosnia Erzegovina.

Come immagina il Suo futuro ruolo quale Rappresentante speciale della UE?
Il compito invadente svolto dall'Alto Rappresentante terminerà. Invece, i politici bosniaci dovranno assumere su di sé la responsabilità del processo di pace e con essa la responsabilità delle proprie azioni, tanto dei successi che dei fallimenti. Quale Rappresentante speciale della UE, intendo contribuire e facilitare, sia dall'interno che dall'esterno, il processo attraverso cui la Bosnia Erzegovina viene integrata in Europa.

Dall'interno, spero di farlo fornendo ai bosniaci consigli e sostegno, in termini di capacità e competenza professionali, per assisterli nei negoziati. Inoltre, cercherò di convincerli della necessità di adottare misure che spesso saranno impopolari. Per far ciò, il principale strumento a mia disposizione sarà il potere di persuasione. Inoltre, comunque, mi rivolgerò alla società civile bosniaca per averne il sostegno. Difatti, mi auguro che la società civile bosniaca divenga un potente gruppo di pressione favorevole all'integrazione europea.

Dall'esterno, considero il mio ruolo quello di promuovere la Bosnia Erzegovina all'estero, nell'Unione Europea ed altrove, e di assicurare che il paese riceva nei prossimi anni l'aiuto che richiede. L'attuale aiuto internazionale è fondamentale non solo per la Bosnia Erzegovina ma per tutta la regione balcanica e per l'Europa, dato che è nell'interesse di noi tutti che il paese divenga un faro di stabilità in Europa piuttosto che un buco nero ai margini dell'Europa.

Quale Rappresentante speciale della UE, intendo anche sviluppare meccanismi per mantenere i legami con gli Stati Uniti e con altri stati non membri della UE, come Canada, Giappone, Norvegia, Russia e Turchia, che hanno svolto un importante ruolo ed hanno dunque interesse nel processo di pace bosniaco. Ciò è importante perché questi paesi hanno finora avuto una considerevole influenza sul processo di pace attraverso la loro partecipazione al Consiglio per l'attuazione della pace, che controllava l'attuazione dell'Accordo di pace di Dayton e sull'Ufficio dell'Alto Rappresentante. Quando l'Unione Europea assumerà la responsabilità del processo di pace, questi paesi non avranno più una così grande influenza. Voglio fare in modo che rimangano impegnati sia per la credibilità che hanno fra i bosniaci e sia per il contributo che possono dare al futuro della Bosnia Erzegovina.

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* La Turchia riconosce la Repubblica di Macedonia con il suo nome costituzionale.