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      Questo numero: Estate 2005 Numeri precedenti  |  Lingua
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Migliorare l'interoperabilità linguistica


Tornare a scuola: i visitatori del Collegio di difesa del
Baltico di Tartu (Estonia) non possono non esserne
impressionati. (© Baltic Defence College)

Mark Crossey prende in considerazione l'importanza di una politica linguistica nella NATO ed i suoi effetti sull'interoperabilità, basandosi sull'esperienza nei paesi dell'Europa centrale ed orientale.

Dalla fine della Guerra Fredda, la formazione nelle lingue straniere - in particolare l'apprendimento dell'inglese, che di fatto costituisce la lingua operativa - è divenuta sempre più importante nell'ambito delle forze armate. Ciò è particolarmente importante nella NATO, a causa del numero sempre crescente di operazioni a sostegno della pace, da una parte, e dell'allargamento dell'Alleanza e delle sue attività di partenariato, dall'altra. Le conoscenze linguistiche - sia nei paesi alleati che in quelli partner - sono in primo luogo una responsabilità nazionale. Comunque, la formazione linguistica deve essere di competenza della NATO in quanto tale, dato che, come qualsiasi altra forma di interoperabilità, l'interoperabilità linguistica è importante per garantire che i paesi siano in grado di partecipare efficacemente sia alle missioni della NATO che alle più vaste attività dell'Alleanza.

Mentre i soldati di tutte le forze armate alleate beneficiano di una formazione linguistica, tale necessità è stata particolarmente sentita nei paesi dell'ex Patto di Varsavia, dove storicamente la popolazione ed i soldati non hanno avuto le stesse opportunità di apprendere e praticare l'inglese che esistono nell'Europa occidentale. Di conseguenza, organizzazioni come il Defense Language Institute degli Stati Uniti, e il mio, il British Council, attraverso il suo Progetto l'inglese per il mantenimento della pace, sin dalla metà degli anni '90 hanno lavorato per contribuire a migliorare le conoscenze linguistiche dell'inglese nei futuri stati membri e paesi partner.

Le sfide che tali organismi hanno incontrato nell'Europa centrale ed orientale derivano dal basso livello in cui si trovavano molti soldati di questi paesi. Inoltre, la situazione si è spesso complicata per un approccio "verticistico" alla formazione, ereditato dalla filosofia militare dell'era sovietica, dove l'investimento si focalizzava sugli ufficiali superiori a spese dei loro colleghi sottufficiali.

Per comprensibili ragioni, si è dimostrato difficile per i dipartimenti della formazione dei ministeri della difesa modificare questo modo di pensare al ritmo incalzante richiesto dalla NATO. Per effetto di ciò, spesso si pretendeva che quanti si trovavano in uno stadio avanzato della loro carriera acquisissero una conoscenza completamente nuova e difficile in tempi irrealistici. In molti sono stati sottratti alle loro funzioni ed inseriti in corsi di lingua lunghi e costosi, a volte della durata di almeno due anni. Comunque, a causa della loro età, i progressi compiuti sono stati spesso lenti e deludenti per i promotori. Inoltre, in questi paesi i nuovi esami linguistici hanno determinato dei problemi politici. Laddove ai "vecchi tempi" gli esami linguistici, specialmente quelli per gli ufficiali superiori, erano considerati poco più di una formalità, il processo è divenuto sempre più rigoroso. Infatti, in alcuni casi, degli alti generali sono stati ammessi ad usufruire dell'Accordo di standardizzazione per la lingua inglese della NATO - i cosiddetti esami "STANAG" - solo per farsi bocciare.

Ad onor del vero, numerosi ufficiali superiori hanno anche compiuto notevoli progressi in inglese, e alcuni di questi sono anche divenuti capi di stato maggiore. Ciononostante, in retrospettiva, l'enfasi nel fornire una formazione linguistica a degli ufficiali superiori si è dimostrata doppiamente controproducente, per effetto della riduzione degli organici su vasta scala che aveva luogo nello stesso periodo. Infatti, dato che il corpo ufficiali era di solito sproporzionatamente numeroso nelle forze armate del Patto di Varsavia, molti tra coloro che avevano beneficiato di una formazione linguistica sono stati in seguito messi in congedo.

Vi sono stati anche altri problemi. In alcuni casi, i requisiti relativi alla conoscenza della lingua straniera per alcuni posti sono stati stabiliti senza una sufficiente ricerca. Ciò ha fatto sorgere dei problemi: posti di alto profilo che venivano occupati da personale di alto grado ma con scarse conoscenze linguistiche, o, al contrario, difficoltà nel trovare candidati per taluni posti, richiedendo requisiti linguistici irrealisticamente alti. Inoltre, ciò ha direttamente contribuito alla demoralizzazione e ad una emorragia di personale qualitativamente valido in numerosi paesi candidati ad aderire alla NATO.

Un ulteriore problema è costituito dalla differente percezione di ciò che rappresenta un livello "professionale" di conoscenza della lingua straniera. Questo è aggravato dalle differenze culturali negli esami linguistici, il che porta a grandi difficoltà nello stabilire quali conoscenze linguistiche sono "sufficienti" per un particolare posto, associate ad alcuni stereotipi per cui i candidati di alcune nazioni sono considerati con inferiori capacità linguistiche. In alcuni paesi, il fatto che ci si basi su certificati rilasciati numerosi anni prima piuttosto che su esami immediatamente prima della partenza rende ancor più difficile la situazione. In alcuni paesi partner, vi è anche carenza di competenti insegnanti di lingua straniera, di solito per effetto di insufficienti mezzi finanziari per attirare personale più qualificato.

Operazioni a sostegno della pace

L'esigenza di una efficace comunicazione è particolarmente sentita nelle operazioni a sostegno della pace, in cui i malintesi linguistici rischiano di condurre ad errori, che potrebbero, nel peggiore dei casi, causare anche vittime. Ad oggi, sembra che le difficoltà linguistiche abbiano contribuito a mettere dei soldati in situazioni imbarazzanti e anche pericolose, ma non sono state finora causa di alcuna perdita. Ciò non andrebbe, comunque, considerato come un motivo per gioirne.

Se le capacità linguistiche delle forze dispiegate nelle operazioni a sostegno della pace sono generalmente sufficienti per i compiti loro assegnati, molti paesi hanno manifestato di incontrare difficoltà nel fornire una sufficiente conoscenza linguistica per operare al massimo dell'efficienza. La situazione appare assai più seria in quelle operazioni a sostegno della pace che sono costituite in larga parte da ufficiali superiori che non padroneggiano l'inglese. Inoltre, nei casi in cui gli ufficiali superiori hanno difficoltà ad operare in inglese, la situazione di solito è ancora peggiore nei ranghi inferiori, dove alcuni sottufficiali possono non aver avuto alcuna formazione scolastica in inglese.

Un'altra difficoltà frequentemente incontrata da coloro che non sono di madrelingua inglese nelle operazioni a sostegno della pace è quella costituita dal forte accento locale di molti dei madrelingua inglese con cui lavorano. Infatti, molti mostrano di sperimentare maggiori problemi nel comprendere l'inglese dei madrelingua che non di quelli non madrelingua, lamentando che i madrelingua non vengono mai preparati a modificare il loro idioma quando parlano con i loro colleghi non madrelingua. In altre parole, i madrelingua raramente riconoscono che il comune linguaggio di lavoro nelle operazione a sostegno della pace è l'inglese internazionale, e non la loro personale interpretazione della lingua.

Nell'ambito del suo Progetto l'inglese per il mantenimento della pace, il British Council ha condotto alcune ricerche tra il personale in servizio nelle varie sedi della NATO. Dato che il numero di individui coinvolto era relativamente esiguo, i risultati non sono assolutamente definitivi ed equivalgono solo a delle impressioni. Ciononostante, sembrano indicare che le delegazioni composte da non madrelingua possono essere svantaggiate a causa della loro supposta carenza linguistica.

Gli svantaggi si sono manifestati sotto varie forme. In alcuni casi, allorché i gruppi di lavoro vengono costituiti per affrontare compiti importanti o quando complessi compiti vengono assegnati a degli individui, la preferenza può essere data ai madrelingua. In questo modo, i non madrelingua possono di fatto trovarsi esclusi dalle attività più importanti. In altri casi, i superiori non madrelingua possono far circolare del lavoro di qualità inferiore redatto in inglese dal personale subordinato nell'ambito delle loro delegazioni senza comprenderlo pienamente, con ciò riducendo di fatto il valore dei non madrelingua agli occhi dei madrelingua. I madrelingua possono anche, per ragioni linguistiche, costituire il primo punto di contatto privilegiato in un ufficio, creando involontariamente l'impressione di una "discriminazione culturale" e minando il senso di autostima dei non madrelingua. Le implicazioni politiche di questa situazione sono chiare. La supposta debolezza in inglese può ridurre direttamente l'influenza delle delegazioni nazionali.

L'esigenza di un'efficace comunicazione è particolarmente sentita nelle operazioni a sostegno della pace, in cui i malintesi linguistici rischiano di causare anche vittime

Una ragione dell'apparente carenza linguistica sembra risiedere nell'assenza di pertinenza del tipo di lingua insegnato in un paese prima dell'assegnazione. Per esempio, se molti corsi militari inglesi enfatizzano una particolare forma di inglese, che si tratti dello "Standard inglese americano" o dello "Standard inglese britannico", la realtà in molte assegnazioni è che la maggior parte del lavoro si svolge con altri non madrelingua. Questa lingua è diversa e potrebbe essere definita grosso modo come "inglese internazionale professionale".

Un altro esempio di questa differenza tra l'uso scolastico e l'uso di una lingua comprensibile a tutti è la persistente tendenza in alcuni paesi ad insegnare una forma piuttosto accademica dell'inglese. Ciò si verifica in modo particolare quando si tratta di scriverlo. La ricerca del British Council ha mostrato che la maggior parte dei documenti nel Quartier generale supremo delle potenze alleate in Europa (SHAPE), per esempio, consiste di brevi testi, quali promemoria, note e brevi email. E che peraltro alcuni programmi linguistici non sono riusciti a rendere gli studenti al termine dei corsi capaci di elaborare delle composizioni lunghe e dettagliate. Le percezioni di ciò che dovrebbe essere "l'inglese militare" appaiono qualche volta problematiche. Anche se le esigenze linguistiche osservate allo SHAPE appaiano molto simili a ciò che è tradizionalmente definito come "inglese commerciale", scrivere cioè brevi lettere, usare il telefono e organizzare delle riunioni, questa realtà non si riflette sufficientemente altrettanto spesso nell'impostazione del corso. Sebbene la situazione stia attualmente migliorando grazie all'introduzione di nuovi testi ben elaborati per i corsi di inglese militare, in alcuni ambienti prevale un'idea piuttosto stereotipa di ciò che costituisce "l'inglese militare".

Progressi

Se i problemi riguardanti la politica in campo linguistico sono stati traumatici per molti ministeri della difesa, dei progressi, ciononostante, sono stati compiuti in questo campo in un breve periodo di tempo. Ciò in gran parte è dovuto al fatto che l'apprendimento linguistico è stato considerato fondamentale per l'integrazione nella NATO da parte di tutti i paesi candidati all'adesione e di conseguenza ha avuto priorità. In questo modo, vi è stato un costante miglioramento nel corso degli anni negli standard sia dell'insegnamento dell'inglese che nelle conoscenze linguistiche dei soldati. In alcuni paesi sono state create delle strutture per la formazione linguistica altamente efficienti che dispongono ora di risorse e vengono considerate ai primi posti in termini di corsi militari e di standard d'insegnamento. Per esempio, i visitatori del Collegio di difesa del Baltico di Tartu (Estonia) o dell'Accademia navale polacca di Gdynia non possono non esserne impressionati. Inoltre, un corso di inglese militare svolto dalla NATO, insieme con il Progetto l'inglese per il mantenimento della pace del British Council, ha visto istruttori di paesi come la Lituania formare con pieno successo il personale di paesi come la Svezia e la Francia. Invece, dove i problemi nei nuovi paesi membri permangono, tendono a riflettere più vaste problematiche relative alla trasformazione delle forze armate da un modello Patto di Varsavia a un modello NATO.

La maggior parte delle ricerche internazionali sull'apprendimento degli aspetti militari di una lingua straniera sono stati focalizzati sui paesi candidati alla NATO e su quelli del PfP. Comunque, in questo campo non vi è alcuna differenza netta "tra Est e Ovest" e molti dei più vecchi alleati segnalano di aver sperimentato analoghe difficoltà nell'individuare, formare e conservare soldati con capacità linguistiche adeguate ai compiti internazionali. Di conseguenza, occorre fare di più se la base linguistica dell'interoperabilità deve diventare una effettiva realtà, in sostituzione di integrazioni dettate dal caso nella preparazione per operazioni a sostegno della pace e per le destinazioni in ambito NATO.

Nonostante l'importanza dell'interoperabilità linguistica, sono state scarse le ricerche effettuate a livello NATO sulla lingua attuale usata durante le missioni e sulle sue attuali lacune. Sebbene vi siano ovvie sensibilità coinvolte, l'atteggiamento che ciò vada ignorato perché è "politico" o "culturale" non giova. Per ragioni storiche, culturali, finanziarie e anche geografiche, i paesi hanno chiaramente delle differenti capacità per risolvere i problemi linguistici. Ma i problemi vanno affrontati perché hanno un impatto diretto sull'influenza di una nazione all'interno dell'Alleanza e/o del programma del Partenariato per la Pace e, di conseguenza, sul profilo politico dell'organizzazione.

Un grosso impegno per la standardizzazione degli esami linguistici è stato intrapreso da singoli paesi, con l'assistenza di agenzie come il Defense Language Institute, il Progetto l'inglese per il mantenimento della pace del British Council ed il Bureau for International Language Cooperation, organismo della NATO per la politica di formazione linguistica. Inoltre, molto si può apprendere dall'esperienza dei nuovi alleati, dai paesi candidati e dai membri del PfP. Per esempio, le commissioni di valutazione linguistica di Armenia, Azerbaigian e Georgia nel Caucaso hanno cooperato nel gestire gli esami in ciascuno dei paesi, come pure per giungere ad una comune intesa dei livelli di inglese richiesti, basata sullo STANAG della NATO, e sul tipo di lingua che dovrebbe essere insegnata. Questi paesi hanno capito anche che i candidati per i posti internazionali vanno valutati immediatamente prima della partenza, e a non basarsi su certificati rilasciati in alcuni casi molti anni prima.

I ministeri della difesa hanno un concreto interesse nell'assicurarsi che i soldati inviati a rappresentare i loro paesi negli organismi dell'Alleanza e nelle operazioni a guida NATO abbiano tutte le necessarie competenze, incluse delle valide capacità linguistiche, per il compito che è stato loro assegnato. Ma per ottenere ciò, dovrebbero beneficiare di un'ulteriore direttiva a livello di Alleanza relativa alle esigenze e ai modi migliori per conseguirle. Un completo e coordinato riesame di tutti gli aspetti della politica di formazione linguistica, con la partecipazione e la collaborazione di tutti gli stati coinvolti, è essenziale perché la NATO affronti i problemi derivanti da questo problema. Se l'Alleanza non dovesse intraprendere questo compito, l'organizzazione si troverà davanti crescenti problemi di interoperabilità allorché cerca di reinventare se stessa per affrontare le sfide nel campo della sicurezza del XXI secolo. Rischia inoltre di generare inutile frustrazione e risentimento al suo interno per effetto di una percepita "discriminazione culturale", laddove può in realtà trattarsi semplicemente di un problema linguistico.

Mark Crossey è coordinatore degli esami del Progetto l'inglese per il mantenimento della pace del British Council.

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