Intervista
Generale Lance L. Smith, Comandante supremo alleato per la trasformazione
Nella sua qualità di Comandante supremo alleato della NATO per la trasformazione, il generale Lance L. Smith dell'Aeronautica militare USA coordina le attività per modernizzare le strutture, le forze, le capacità e le dottrine militari della NATO allo scopo di migliorare l'efficacia militare dell'Alleanza e dei suoi partner. È inoltre al vertice del Comando interforze USA (USJFCOM), che, insieme al Comando alleato per la trasformazione (ACT), è ubicato a Norfolk, Virginia, collegando così l'attività di trasformazione degli USA a quella generale della NATO. Nella sua carriera ha ricoperto varie posizioni di comando in Asia ed è stato Comandante della Scuola della NATO a Oberammergau, Germania.
Rivista della NATO: Come definisce Lei la trasformazione?
Gen. Lance L. Smith: Ognuno interpreta a modo proprio il termine "trasformazione". Vi sono certamente coloro che con questo termine intendono la sostituzione di una forza obsoleta con un tipo di forza tecnologicamente all'avanguardia. E ritengo che alla fine ciò avverrà. Ma non accadrà domani; non è così che vanno le cose nei nostri paesi o nella NATO. Si devono approntare i concetti e gli standard, si deve decidere cosa l'Alleanza vuole fare, e stabilire la missione.
Se la tecnologia è una piccola parte di ciò, l'idea di passare da uno statico scontro o guerra tra forze contrapposte nelle pianure settentrionali della Germania ad una forza dispiegabile, sostenibile, flessibile, agile che opera sia ai confini della NATO che al di fuori di essi, costituisce una enorme trasformazione che coinvolge l'addestramento degli uomini e gli equipaggiamenti di cui disponi. Coinvolge anche la logistica. Coinvolge ogni cosa che fai
Cosa interessante, si riverbera su tutti gli altri fattori di potenza a livello nazionale ed internazionale, come pure, al limite, sul motivo per cui si desidererebbe essere in grado di condurre delle operazioni prima dell'avvio delle ostilità. Anche questo è trasformazione: mettere insieme diplomazia, informazioni, mezzi militari ed economici per affrontare qualunque situazione su cui si stia cercando di influire.
Se la tecnologia è una piccola parte di ciò, l'idea di passare da uno statico scontro o guerra tra forze contrapposte nelle pianure settentrionali della Germania ad una forza dispiegabile, sostenibile, flessibile, agile che opera sia ai confini della NATO che al di fuori di essi, costituisce una enorme trasformazione che coinvolge l'addestramento degli uomini e gli equipaggiamenti di cui disponi. Coinvolge anche la logistica. Coinvolge ogni cosa che fai
Cosa interessante, si riverbera su tutti gli altri fattori di potenza a livello nazionale ed internazionale, come pure, al limite, sul motivo per cui si desidererebbe essere in grado di condurre delle operazioni prima dell'avvio delle ostilità. Anche questo è trasformazione: mettere insieme diplomazia, informazioni, mezzi militari ed economici per affrontare qualunque situazione su cui si stia cercando di influire.
RN: Ognuno interpreta a modo proprio l'Approccio alle operazioni in funzione degli effetti (EBAO).
Gen. Smith: Alcuni lo definiscono pianificazione ed azione concertate, o un approccio globale. Questo è l'EBAO, vi sono molte cose nella categoria concettuale "in funzione degli effetti" che sono difficili da definire. Si tratta di un processo "in funzione degli effetti" e questa è l'idea generale: smetterla di dire ad un comandante "è tatticamente esatto ciò che vogliamo ottenere" e poi passare a dirgli come farlo, ma dire piuttosto che questo è l'effetto che stiamo cercando di conseguire sul campo di battaglia e lasciare che il comandante decida come farlo.
Questo è il livello tattico del pensare "in funzione degli effetti". Quando si passa ai livelli più alti della grande strategia, si trova ancor più confusione, ma il concetto è sempre lo stesso. Stai cercando di ottenere un effetto in un paese, regione, area, e ciò che abbiamo chiaramente imparato nel corso del tempo è che non può essere fatto solo dai militari. Sono necessari altri elementi di potere nazionale, e quindi devi adeguarti a questo modo di pensare. Specie nelle forze armate, non abbiamo sempre ragionato in questo modo, ma sarei propenso a credere che neanche gli altri protagonisti lo abbiano sempre fatto.
Questo è il livello tattico del pensare "in funzione degli effetti". Quando si passa ai livelli più alti della grande strategia, si trova ancor più confusione, ma il concetto è sempre lo stesso. Stai cercando di ottenere un effetto in un paese, regione, area, e ciò che abbiamo chiaramente imparato nel corso del tempo è che non può essere fatto solo dai militari. Sono necessari altri elementi di potere nazionale, e quindi devi adeguarti a questo modo di pensare. Specie nelle forze armate, non abbiamo sempre ragionato in questo modo, ma sarei propenso a credere che neanche gli altri protagonisti lo abbiano sempre fatto.
RN: Quali sono le Sue priorità nel campo della trasformazione?
Gen. Smith: La cosa più importante, specialmente quando ti devi confrontare con 26 paesi diversi, è di assicurarsi che qualunque cosa si faccia, la si possa fare insieme, il che significa che la forza deve essere interoperabile. È enormemente importante ed ogni nazione lo sa, ma è anche molto, molto difficile. Già essere in grado di procedere insieme e stabilire degli standard non è compito da poco. Ricorderete, per esempio dalle operazioni nei Balcani, che vi furono molte situazioni in cui non potevamo parlare tra di noi su delle linee di comunicazione sicure. Eppure, prima della caduta del Muro di Berlino, ci eravamo esercitati a quei livelli e potevamo farlo meglio. Pertanto, standard e un'effettiva interoperabilità sono ai primi posti nella lista della priorità.
L'altra priorità che abbiamo è quella di garantire la dispiegabilità e il sostegno. Essere in grado di operare insieme non è molto utile, se non si è in grado di andare dove occorra, e di restarvi.
Le mie prime tre priorità sono dispiegabilità, interoperabilità e sostegno. E ciò costituisce un'enorme parte della trasformazione. Ciò che facciamo con il Comando alleato per le operazioni, con SHAPE (Quartier generale supremo delle potenze alleate in Europa) è collaborare per stabilire le loro esigenze, e quindi cerchiamo di assicurarci che vengano sviluppati i concetti che affrontano le loro necessità così che tutte le nazioni saranno sullo stesso piano quando creeranno e trasformeranno le loro forze.
L'altra priorità che abbiamo è quella di garantire la dispiegabilità e il sostegno. Essere in grado di operare insieme non è molto utile, se non si è in grado di andare dove occorra, e di restarvi.
Le mie prime tre priorità sono dispiegabilità, interoperabilità e sostegno. E ciò costituisce un'enorme parte della trasformazione. Ciò che facciamo con il Comando alleato per le operazioni, con SHAPE (Quartier generale supremo delle potenze alleate in Europa) è collaborare per stabilire le loro esigenze, e quindi cerchiamo di assicurarci che vengano sviluppati i concetti che affrontano le loro necessità così che tutte le nazioni saranno sullo stesso piano quando creeranno e trasformeranno le loro forze.
RN: Qual è il ruolo e la collocazione di ACT nella struttura di comando della NATO?
Gen. Smith: Ci siamo occupati sinora di valutare esattamente in cosa consistono i ruoli e le missioni e se li abbiamo definiti correttamente. Sotto la guida e la supervisione del Comitato militare, la NATO sta rinnovando la sua struttura di comando.
Penso che ci siamo inseriti nella struttura globale di comando abbastanza bene. Come delimitiamo le nostre responsabilità e come attuiamo ciò che stiamo cercando di fare, questo richiede ancora dei miglioramenti, e lo stiamo facendo.
Tra Jim Jones (Comandante supremo alleato in Europa) a Mons e me a Norfolk, penso che sul piano filosofico, concettuale e pratico si sia totalmente d'accordo che questo è il modo giusto di occuparsene. Questo è il momento giusto perché noi si dia un'occhiata per vedere se abbiamo disposto bene o meno tutte le nostre responsabilità.
Per esempio, che ruolo ha il Comando alleato per la trasformazione nella formazione? Stiamo preparando in modo adeguato la gente di cui il generale Jones ed i suoi hanno bisogno per essere in grado di effettuare la missione? Potremmo farlo meglio? Le responsabilità per la formazione sono ben divise tra noi e il Comando alleato per le operazioni? Ce ne occuperemo prossimamente e collaboreremo strettamente con loro per evitare che si creino duplicati.
Penso che ci siamo inseriti nella struttura globale di comando abbastanza bene. Come delimitiamo le nostre responsabilità e come attuiamo ciò che stiamo cercando di fare, questo richiede ancora dei miglioramenti, e lo stiamo facendo.
Tra Jim Jones (Comandante supremo alleato in Europa) a Mons e me a Norfolk, penso che sul piano filosofico, concettuale e pratico si sia totalmente d'accordo che questo è il modo giusto di occuparsene. Questo è il momento giusto perché noi si dia un'occhiata per vedere se abbiamo disposto bene o meno tutte le nostre responsabilità.
Per esempio, che ruolo ha il Comando alleato per la trasformazione nella formazione? Stiamo preparando in modo adeguato la gente di cui il generale Jones ed i suoi hanno bisogno per essere in grado di effettuare la missione? Potremmo farlo meglio? Le responsabilità per la formazione sono ben divise tra noi e il Comando alleato per le operazioni? Ce ne occuperemo prossimamente e collaboreremo strettamente con loro per evitare che si creino duplicati.
RN: Quanto alla prossima fase di ristrutturazione, di quanto tempo necessiterà?
Gen. Smith: L'attività è già in corso e prevediamo di approntare un rapporto provvisorio per il vertice di Riga. Il rapporto finale sarà discusso nella riunione dei ministri della difesa del prossimo febbraio.
RN: Come interagiscono la NATO o l'ACT con le attività di trasformazione USA?
Gen. Smith: Una delle ragioni per attribuire il doppio cappello a colui che ha questo compito, attribuendogli cioè il Comando interforze USA (USJFCOM) e il Comando alleato per la trasformazione, è perché vi sono molte attività, idee e responsabilità in comune. È logico che ci debba essere uno stretto rapporto. È difficile dire dove comincia il ruolo della NATO e termina o si arresta il ruolo di JFCOM, o viceversa, perché abbiamo condiviso obiettivi con ciascuna delle sperimentazioni nazionali, con ciascuna delle organizzazioni nazionali per lo sviluppo del concetto e via dicendo.
E' anche interessante che nella mia qualità di Comandante interforze ho rapporti bilaterali, in primo luogo nei laboratori di sperimentazione di Suffolk, con i rappresentanti di 42 paesi, molti dei quali sono membri della NATO. Tra quei paesi ci sono rapporti bilaterali ed ognuno di essi ha pure una propria rappresentanza all'interno del Comando alleato per la trasformazione. Così si determina un assai importante e significativo contesto di collaborazione, in cui noi tutti possiamo scambiare informazioni e sviluppare modi per gestire i futuri conflitti che ci preoccupano. Pertanto, è quasi naturale, ma non è strettamente un rapporto ACT/USJFCOM.
L'altro aspetto che vale la pena di menzionare riguardo a tale rapporto è che gli Stati Uniti spendono notevolmente più soldi in alcuni di questi settori di quanto non faccia l'Alleanza, o di quanto altre singole nazioni potrebbero fare. Si tratta di un enorme vantaggio a cui possiamo attingere e traslare in parte nell'Alleanza. Utilizzerei come esempio la lotta ai Congegni esplosivi artigianali (IED). Gli Stati Uniti spenderanno quest'anno oltre 3 miliardi di dollari USA in azioni per contrastare gli IED e per quanto possibile, o per quanto la NATO vorrà, trasferiremo quelle informazioni e quelle capacità. E ciò sarà pure in sintonia con tutte le cose che le altre nazioni stanno facendo in quel settore. Pertanto si tratta di una bella forma di collaborazione, molto valida e certamente non a senso unico.
E' anche interessante che nella mia qualità di Comandante interforze ho rapporti bilaterali, in primo luogo nei laboratori di sperimentazione di Suffolk, con i rappresentanti di 42 paesi, molti dei quali sono membri della NATO. Tra quei paesi ci sono rapporti bilaterali ed ognuno di essi ha pure una propria rappresentanza all'interno del Comando alleato per la trasformazione. Così si determina un assai importante e significativo contesto di collaborazione, in cui noi tutti possiamo scambiare informazioni e sviluppare modi per gestire i futuri conflitti che ci preoccupano. Pertanto, è quasi naturale, ma non è strettamente un rapporto ACT/USJFCOM.
L'altro aspetto che vale la pena di menzionare riguardo a tale rapporto è che gli Stati Uniti spendono notevolmente più soldi in alcuni di questi settori di quanto non faccia l'Alleanza, o di quanto altre singole nazioni potrebbero fare. Si tratta di un enorme vantaggio a cui possiamo attingere e traslare in parte nell'Alleanza. Utilizzerei come esempio la lotta ai Congegni esplosivi artigianali (IED). Gli Stati Uniti spenderanno quest'anno oltre 3 miliardi di dollari USA in azioni per contrastare gli IED e per quanto possibile, o per quanto la NATO vorrà, trasferiremo quelle informazioni e quelle capacità. E ciò sarà pure in sintonia con tutte le cose che le altre nazioni stanno facendo in quel settore. Pertanto si tratta di una bella forma di collaborazione, molto valida e certamente non a senso unico.
RN: Cosicché, anche gli Stati Uniti ne beneficiano?
Gen. Smith: Gli Stati Uniti beneficiano largamente dell'attività che ciascuno dei singoli paesi compie nei settori che sono di reciproco interesse. Anche l'Alleanza ne beneficia, perché investe attraverso la NC3A (l'Agenzia della NATO per il comando, controllo e consultazione) ed altre organizzazioni all'interno dell'Alleanza in settori di reciproco interesse. Così, quando è ben coordinato e ben fatto, si ha l'opportunità di ottenere il modo migliore di attuazione e le migliori azioni sia dell'Alleanza che delle singole nazioni e di creare qualcosa addirittura meglio di quanto si potrebbe fare da soli.
RN: Qual è il ruolo di ACT nello sviluppo della NRF?
Gen. Smith: Ci occupiamo della NRF più nel breve e nel medio termine, contribuendo a sviluppare i concetti di concerto con le esigenze che il Comando alleato per le operazioni ha per la loro capacità di "vai ed esegui". Il Comando alleato per le operazioni a sua volta controllerà e vedrà di cosa vogliono che ciascuna delle rotazioni della NRF sia dotata quanto a capacità. Poi ci adoperiamo per assicurare che concetti e dottrina siano pronti, e che le nazioni siano pienamente consapevoli di ciò che ci si aspetta da loro e di come conseguirlo in termini di capacità che ci si attenderebbe che essi mettano a disposizione della NRF.
Contemporaneamente, partecipando al processo di pianificazione della difesa, che compete tanto alla NATO che al Comando alleato per la trasformazione, cerchiamo di aiutare l'Alleanza a stabilire di che tipo di forza essa necessiti per potere fare le cose che la portata delle ambizioni richiede, tra cui ovviamente si colloca la NRF. Allo stesso tempo, facciamo di tutto perché quelle forze, quando operano insieme, siano interoperabili, anche con ACO (Comando alleato per le operazioni, SHAPE) contribuendo a stabilire i necessari standard.
E poi addestriamo i vertici della leadership come pure i comandi di componente, una volta individuata la leadership. Costoro passano attraverso varie sedi di addestramento, di solito attraverso il Centro per la guerra interforze a Stavanger, Norvegia ed il Centro di addestramento interforze a Bydgoszcz, Polonia.
Abbiamo responsabilità nel settore dell'addestramento e dello sviluppo del concetto; poi una volta che la NRF sia realmente decollata e che siamo in grado di creare la forza attraverso un meccanismo a lungo termine di creazione della forza - così che una nazione sappia cosa comporti, per esempio, partecipare alla NRF/10 o /11 o /12 o a qualunque altra più avanti nel tempo - il Comando alleato per la trasformazione potrà operare con quelle determinate nazioni e sperimentare. Questo è il secondo compito della Forza di risposta della NATO, essere il veicolo della trasformazione.
Per quanto riguarda la NRF, abbiamo un ruolo di sostegno, ma nondimeno un ruolo assai importante al fine di garantire che essa sia in grado e pronta a fare ciò che dovrebbe essere necessario.
Contemporaneamente, partecipando al processo di pianificazione della difesa, che compete tanto alla NATO che al Comando alleato per la trasformazione, cerchiamo di aiutare l'Alleanza a stabilire di che tipo di forza essa necessiti per potere fare le cose che la portata delle ambizioni richiede, tra cui ovviamente si colloca la NRF. Allo stesso tempo, facciamo di tutto perché quelle forze, quando operano insieme, siano interoperabili, anche con ACO (Comando alleato per le operazioni, SHAPE) contribuendo a stabilire i necessari standard.
E poi addestriamo i vertici della leadership come pure i comandi di componente, una volta individuata la leadership. Costoro passano attraverso varie sedi di addestramento, di solito attraverso il Centro per la guerra interforze a Stavanger, Norvegia ed il Centro di addestramento interforze a Bydgoszcz, Polonia.
Abbiamo responsabilità nel settore dell'addestramento e dello sviluppo del concetto; poi una volta che la NRF sia realmente decollata e che siamo in grado di creare la forza attraverso un meccanismo a lungo termine di creazione della forza - così che una nazione sappia cosa comporti, per esempio, partecipare alla NRF/10 o /11 o /12 o a qualunque altra più avanti nel tempo - il Comando alleato per la trasformazione potrà operare con quelle determinate nazioni e sperimentare. Questo è il secondo compito della Forza di risposta della NATO, essere il veicolo della trasformazione.
Per quanto riguarda la NRF, abbiamo un ruolo di sostegno, ma nondimeno un ruolo assai importante al fine di garantire che essa sia in grado e pronta a fare ciò che dovrebbe essere necessario.
RN: Uno dei ruoli di ACT è quello di valutare le lezioni apprese. Quali lezioni sono state tratte dalla prima esercitazione dal vivo della NRF, Steadfast Jaguar a Capo Verde in giugno?
Gen. Smith: Tra le lezioni chiare e iniziali emerse da questa - e dobbiamo ancora stabilire se attribuibili all'artificiosità dell'esercitazione dal vivo o reali - vi sono i processi che includono la conoscenza di dove si trovino le forze e la tempestività di avere un comune quadro operativo. Nella Steadfast Jaguar, il comune quadro operativo c'era, ma in alcuni casi le informazioni erano superate o più vecchie di quanto vorresti che fossero se stessi cercando di operare in tempo quasi reale. Di conseguenza, la ricontrolliamo per verificare se ciò era dovuto a processi, all'ampiezza di banda o ad altre tecnologie. Se, insieme con gli operatori, stabiliamo che c'è bisogno di un ulteriore controllo o messa a punto ai sistemi di comando e controllo, allora lo faremo.
Durante l'esercitazione, sono stati valutati i concetti della logistica integrata. Pensiamo di poter continuare ad operare con successo con la gente della logistica per far sì che ogni cosa avvenga nel modo giusto - e ciò è assai difficile - in un contesto in cui i paesi detengono delle competenze nazionali per la logistica. Potete immaginare cosa sarebbe accaduto se tutti i 26 paesi o, per esempio, la maggior parte dei paesi che hanno partecipato a Steadfast Jaguar, avessero avuto il proprio codazzo logistico ed i propri depositi sul terreno, ecc., ecc. Quindi, una delle principali lezioni apprese è che i concetti relativi alla logistica integrata funzionano e che dobbiamo continuare ad utilizzarli. E lo faremo
Durante l'esercitazione, sono stati valutati i concetti della logistica integrata. Pensiamo di poter continuare ad operare con successo con la gente della logistica per far sì che ogni cosa avvenga nel modo giusto - e ciò è assai difficile - in un contesto in cui i paesi detengono delle competenze nazionali per la logistica. Potete immaginare cosa sarebbe accaduto se tutti i 26 paesi o, per esempio, la maggior parte dei paesi che hanno partecipato a Steadfast Jaguar, avessero avuto il proprio codazzo logistico ed i propri depositi sul terreno, ecc., ecc. Quindi, una delle principali lezioni apprese è che i concetti relativi alla logistica integrata funzionano e che dobbiamo continuare ad utilizzarli. E lo faremo
RN: Ha fatto riferimento al ruolo avuto da ACT nella formazione. Come sta andando la Missione di formazione della NATO in Iraq (NTM-I)?
Gen. Smith: Bene. Il livello di apprendimento, comprensione ed esperienza dei partecipanti è migliorato notevolmente, costringendoci a mutare il livello dei nostri corsi, il che costituisce un buon successo. Nei primi giorni era chiaramente fondamentale. Dato che i nostri partecipanti mostrano di possedere maggiore esperienza - e dato che stanno facendo un po' di esperienza, ovviamente, in Iraq - modifichiamo il corso per far fronte alle loro esigenze. Così va meglio. Ciò è tutto positivo, e continueremo a migliorare e cercheremo di affrontare le esigenze manifestateci.
Partecipiamo alla missione NTM-I a Ar-Rustamiyah e sosteniamo il Comando alleato per le operazioni ed il loro ruolo come comandante coadiuvato. Sono stato lì recentemente e sono ripartito avendo un'impressione abbastanza buona circa la direzione presa. Le strutture che vengono costruite sembrano adeguate per il personale e le attività scolastiche, i programmi e i manuali sono al giusto livello in base alla mia esperienza.
Ritengo che tutto stia andando nella giusta direzione, ed ACT dà un aiuto quando c'è bisogno. Per quanto riguarda l'addestramento fuori dal paese, lo coordiniamo per conto della NATO ed utilizziamo le nostre strutture NATO, come pure strutture nazionali. Non facciamo che fornire agli iracheni i corsi che le loro autorità ritengono necessari.
Allo stesso tempo, attraverso il Gruppo di coordinamento dell'addestramento e degli equipaggiamenti della NATO, coordiniamo gran parte delle attrezzature donate da vari paesi della NATO.
Siamo totalmente coinvolti in questa attività e prevediamo di continuare ad esserlo. L'aspetto positivo è che i livelli di complessità riguardo alle tipologie di cose di cui stiamo parlando e le tipologie di cose che gli iracheni chiedono si elevano entrambe per collocarsi ai più alti livelli della strategia, della logistica e delle operazioni.
Partecipiamo alla missione NTM-I a Ar-Rustamiyah e sosteniamo il Comando alleato per le operazioni ed il loro ruolo come comandante coadiuvato. Sono stato lì recentemente e sono ripartito avendo un'impressione abbastanza buona circa la direzione presa. Le strutture che vengono costruite sembrano adeguate per il personale e le attività scolastiche, i programmi e i manuali sono al giusto livello in base alla mia esperienza.
Ritengo che tutto stia andando nella giusta direzione, ed ACT dà un aiuto quando c'è bisogno. Per quanto riguarda l'addestramento fuori dal paese, lo coordiniamo per conto della NATO ed utilizziamo le nostre strutture NATO, come pure strutture nazionali. Non facciamo che fornire agli iracheni i corsi che le loro autorità ritengono necessari.
Allo stesso tempo, attraverso il Gruppo di coordinamento dell'addestramento e degli equipaggiamenti della NATO, coordiniamo gran parte delle attrezzature donate da vari paesi della NATO.
Siamo totalmente coinvolti in questa attività e prevediamo di continuare ad esserlo. L'aspetto positivo è che i livelli di complessità riguardo alle tipologie di cose di cui stiamo parlando e le tipologie di cose che gli iracheni chiedono si elevano entrambe per collocarsi ai più alti livelli della strategia, della logistica e delle operazioni.









