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Colmare il divario di capacità
James Appathurai
La NATO si è confrontata in tutta la sua storia con problemi di interoperabilità e di ripartizione degli oneri. Ma poiché il vantaggio tecnologico degli USA è ora così grande, le attuali preoccupazioni sono più gravi. La differenza di capacità rischia di creare una divisione dei compiti, in base alla quale gli alleati muniti di alta tecnologia (in primo luogo gli USA) forniscono la logistica, il trasporto aereo e marittimo strategico, l'intelligence e la potenza aerea, e gli altri, di conseguenza, si trovano sempre più a dover assumere compiti con un uso intensivo di uomini, come il mantenimento della pace a lungo termine. Una tale divisione dei compiti, se diviene troppo marcata, è politicamente insostenibile. Creerebbe differenti percezioni dei rischi, dei costi, e del risultato, e, di conseguenza, un'enorme tensione per l'unità e la coesione della NATO. Si stanno compiendo sforzi per colmare il divario di capacità. In occasione del prossimo vertice di Praga, la NATO adotterà una nuova iniziativa sulle capacità, che affiancherà e rafforzerà gli sforzi dell'Unione Europea per sviluppare, entro il 2003, il suo Obiettivo primario, e cioè una forza dispiegabile a livello di corpo d'armata. Comunque, il successo della NATO nello sviluppare le necessarie capacità, come pure il successo dell'Unione Europea nel conseguire il suo Obiettivo primario, richiedono adeguate risorse.
Obiettivi raggiungibili
Edgar Buckley
La NATO avvierà, nell'imminente vertice di Praga, una nuova iniziativa sulle capacità che differirà da quella precedente, l'Iniziativa sulle capacità della difesa (DCI), sotto tre aspetti. Sarà maggiormente focalizzata. Si baserà su una più rigorosa forma di impegno nazionale. E prevederà una maggiore importanza attribuita alla cooperazione multinazionale, inclusa la specificazione dei ruoli, e il reciproco rafforzamento con l'indirizzo dato dall'Unione Europea allo sviluppo delle proprie capacità militari. I quattro settori su cui concentrarsi sono: difendersi contro attacchi chimici, biologici, radioattivi e nucleari; assicurare la superiorità nel comando, nei mezzi di comunicazione e informatici; migliorare l'interoperabilità tra le forze dispiegate e gli aspetti fondamentali dell'efficacia in combattimento; e assicurare i mezzi di rapido dispiegamento e per il sostegno delle forze. Se è poco realistico aspettarsi che la nuova iniziativa produca rapidamente tutti i miglioramenti di capacità, dovrebbe però accrescere le capacità globali della NATO e ridurre la differenza di capacità tra gli Stati Uniti e gli altri alleati, purché i governi dell'Alleanza mantengano i loro impegni.
Investire nella sicurezza
Lord Robertson
Le sfide che affrontiamo oggi non sono così immediatamente evidenti come la minaccia costituita dall'Unione Sovietica durante la Guerra fredda. Ma sono altrettanto reali e, forse, ancor più insidiose. Nei prossimi anni, dobbiamo attenderci più terrorismo, più stati che si sgretolano e una maggiore proliferazione di armi di distruzione di massa. Le soluzioni a queste sfide non sono semplicemente militari, ma la capacità militare costituisce l'indispensabile fondamento della nostra sicurezza e della nostra protezione. Il contesto di sicurezza odierno ci obbliga a porre maggiore attenzione sull'applicazione della forza a lungo raggio, sulla dispiegabilità, sulla sostenibilità e sull'effettivo impegno. Vi sono alcuni segnali incoraggianti che l'Europa si è resa conto di tale problema. Comunque, molti alleati europei soffrono ancora di una mentalità del tipo "bilancio a crescita zero", che frena la loro necessaria trasformazione nel settore militare. Anche senza importanti aumenti nei bilanci della difesa, è possibile creare maggiori capacità e il vertice di Praga dovrebbe costituire una decisiva tappa verso i nuovi risultati che ci si attende dal settore della difesa. Non si tratta di un problema di natura economica o di acquisti, e neanche di una valutazione militare. E' un problema di volontà politica.
Conseguire l'Obiettivo primario di Helsinki
General Rainer Schuwirth
Tre anni fa, l'Unione Europea si è data l'Obiettivo primario per essere in grado dal prossimo anno di dispiegare, entro 60 giorni, una forza di 60.000 uomini e di sostenere tale forza sul campo per almeno un anno. La determinazione a sviluppare delle capacità militari non è volta a far concorrenza alla NATO, ma a migliorare le capacità europee in generale e, in questo modo, a rafforzare il pilastro europeo della NATO e contribuire più efficacemente alle operazioni a guida NATO. L'Unione Europea non sarà coinvolta nella difesa collettiva, ma nelle operazioni di gestione delle crisi, in cui la NATO in quanto tale non è impegnata. Attualmente, permangono numerose carenze di capacità. Alcune potrebbero essere eliminate in modo relativamente facile attraverso offerte supplementari dei paesi membri. Ma vi sono altri settori in cui un aumento delle capacità si può ottenere solo attraverso considerevoli investimenti. In un periodo di bilanci limitati, ottenere il massimo rendimento da ogni euro investito nella difesa sarà fondamentale. Far ciò richiederà un modo di pensare e degli approcci nuovi e innovativi. Di conseguenza, il più importante cambiamento richiesto è di natura psicologica. Le massime autorità europee dovranno pensare e agire da "europei", se desiderano sviluppare e accrescere le capacità europee.
In modo lento ma sicuro
Stewart Henderson
Nell'estate del 1999, la creazione del Patto di stabilità per l'Europa sud-orientale determinò grandi aspettative in tutta la regione. Comunque, presto si diffuse una sensazione che non fosse in grado di mantenere le sue promesse. Una parte del problema consisteva nel non aver compreso ciò che il Patto di stabilità avrebbe potuto realisticamente fare. Non è un organismo per la distribuzione di fondi o un ente di attuazione. E' piuttosto un organismo composto da circa 40 tra paesi e organismi internazionali che cerca di sviluppare e di promuovere delle strategie coordinate per i problemi riguardanti l'intera Europa sud-orientale. Un'analisi degli sviluppi verificatisi nella regione nel corso degli ultimi tre anni indica che un quadro positivo sta emergendo. I paesi della regione si stanno avvicinando alle istituzioni e alle strutture europee ed euro-atlantiche. I contatti tra loro sono stati intensificati e normalizzati. E una rete di iniziative è stata creata per fronteggiare quelli che ora vengono riconosciuti come problemi comuni. Le attuali priorità sono il commercio, gli investimenti, le infrastrutture, i prodotti energetici, il ritorno dei rifugiati, la lotta al crimine organizzato, la riduzione dei livelli delle armi leggere e di piccolo calibro e la creazione di un processo di cooperazione sub-regionale che ha il compito di impegnare il Kosovo con i suoi vicini più prossimi. Il Patto di stabilità non costituisce una soluzione miracolosa per l'Europa sud-orientale. Ma la regione va nella giusta direzione e il Patto di stabilità influisce sempre più su tale processo.
Oltre Praga
Andrew Cottey, Timothy Edmunds and Anthony Forster
Dopo la metà degli anni '90 i paesi dell'Europa centrale e orientale hanno avviato - con il sostegno e l'incoraggiamento della NATO - importanti riforme della difesa. Hanno posto in essere meccanismi per il controllo democratico e civile delle forze armate, hanno sviluppato forze in grado di partecipare alle operazioni internazionali a sostegno della pace ed hanno ridotto l'entità globale delle loro forze armate. Quando questi paesi entreranno a far parte della NATO, i loro dilemmi riguardo alla difesa nazionale si ripercuoteranno maggiormente sulle più vaste capacità di difesa e sulle questioni relative alla ripartizione degli oneri che ha l'Alleanza nel suo complesso. Di conseguenza, i governi dei paesi dell'Europa centrale e orientale e la NATO devono esplorare collettivamente i possibili modi per andare avanti. Le soluzioni possono richiedere delle riduzioni più radicali delle forze complessive, l'abbandono di alcuni progetti di acquisto di alto prestigio ma costosi, lo sviluppo di forze e di progetti di acquisto più marcatamente multinazionali, una maggiore specializzazione dei ruoli dei singoli paesi nell'ambito della NATO e dell'Unione Europea ed una maggiore attenzione indirizzata agli aspetti meno appariscenti della politica di difesa quali l'addestramento, le operazioni e la manutenzione, e il materiale per le comunicazioni. Senza effettuare questi passi, il contributo militare dei paesi dell'Europa centrale e orientale alla NATO e all'Unione Europea risulterà inferiore a quello che avrebbe potuto o dovuto essere, e i benefici dell'ampliamento non saranno pienamente conseguiti.
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